domenica 21 ottobre 2018

"Funzione" senza Messa a Pinerolo con il pastore valdese: "valida per il precetto festivo". L'abominio della desolazione?



In Cattedrale a Pinerolo il 28 ottobre prossimo 2018: invece della Messa si dice espressamente che si terrà una
 "celebrazione ecumenica della Parola di Dio... presieduta dal nostro vescovo Derio e dal pastore valdese Gianni Genre.". 
E già la gravità della cosa è massima perchè ci pare inopportuna una preghiera comune nella cattedrale, di domenica, nell'orario della S. Messa. 

Ma la cosa è ancora più grave è  la seguente: 
"Dopo la sua conclusione, i cattolici presenti in chiesa potranno comunque fermarsi per ricevere la comunione [scritta minuscolo]. La funzione è valida per il soddisfacimento del precetto festivo."
Ma come? Senza il sacrificio eucaristico? O, per essere più ecumenici: senza "la santa cena"?

Non è possibile. 
Non siamo dotti in teologia, ma ragioniamo da semplici fedeli:  il precetto festivo si assolve assistendo alla S. Messa (e cioè, assistendo almeno dall'offertorio in poi: tant'è vero che
, come si diceva una volta, il fedele "prende validamente la Messa se vi assiste dall'offertorio, cioè da quanto il sacerdote scopre il calice").
In una celebrazione cattolica, infatti, perchè "ci sia Messa" è necessario che ci sia l'offerta del Sacrificio Eucaristico. 
Orbene: a Pinerolo non si celebrerà nessun offertorio, nessun Sacrificio Eucaristico, nessuna "santa cena". 
Ergo: come si può dire che i fedeli cattolici che assisteranno alla "celebrazione della (sola) Parola di Dio" potranno assolvere il precetto festivo? 

Ma non è speficato anche nella Costituzione Lumen Gentium che i fedeli battezzati   "partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi  ... compiono la propria parte dell'azione liturgica"  (LG, II, n., 11)? 
E poi: "Sine dominico non possumus", ha testimoniato, usque ad sanguinis effusionem, Saturinino e altri 49 martiri cartaginesi.  Come può il Vescovo disporre il contrario? Non ne ha la facoltà!

Il precetto (di assistere alla S. Messa almeno la domenica) non è commutabile: non si può cioè sostituire con nessuna altra opera pia nè con altra preghiera. Nemmeno se al termine ci si comunica! 
Infatti sino a non pochi decenni fa, molti fedeli percorrevano anche diversi chilometri a piedi pur di andare a Messa la domenica mattina. Se il precetto fosse commutabile, il parroco li avrebbe autorizzati ad un bel rosario mattutino et voilà, ecco assolto il precetto domenicale. Ma così non era, non è e non potrà essere. 

Per S. Messa per i cattolici si deve intendere sempre e solamente il Sacrificio Eucaristico cattolico (quello ciosè con la formula consacratoaria di transustanziazione).
Senza questo, non vi è Messa nè assoluzione del precetto. Con buona pace del Vescovo di Pinerolo. 


Chi ha deciso ciò o è ignorante (in teologia, e non solo...) o, ci pare essere eretico. Tertium non datur. 

Possiamo essere smentiti da chi di dovere?

Ci sarà pure un giudice a Berlino (o a Roma?).
QUI l'ignominia dell'anno scorso.
Altrimenti, vergogna!
L

23 commenti:

  1. A parte lo strafalcione di un concetto teologico e liturgico ampiamente superato e riassunto dalla inopportuna rubrica: "prende validamente la Messa se vi assiste dall'offertorio in poi, cioè da quanto il sacerdote scopre il calice" commuovono proprio quei poveri fedeli di Pineruolo costretti a migrare pur di rimanere minimamente cattolici. Di questo dobbiamo ringraziare "zio" Nunzio che con le sue nomine vescovili ha infestato di matti modernisti diverse diocesi. Ormai non resta che migrare: i mezzi stradali permettono una buona percorribilità.

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    1. Il carattere di tale rubrica, che s'inserisce in un quadro legalista di certo cattolicesimo otto-novecentesco, presuppone peraltro una messa letta, cosa che non dovrebbe essere la norma ma un'eccezione per la messa privata, tanto meno nei giorni di precetto, quando dovrebbe officiarsi la messa solenne (o cantata quantomeno; ricordo che le chiese con obbligo di coro erano tenute a cantare ogni giorno, se non due volte al giorno, la messa solenne, perché quella è la vera liturgia, e non la messa bassa che ne è una riduzione all'uopo)... ma si sa come andarono le cose in contesto liturgico sempre più vituperata dalla maggior parte del clero cattolico (disprezzo che poi ha mostrato i suoi frutti nelle scellerate riforme del '55 e del '62, prima che anche queste fossero surclassate dall'introduzione di un "ritus modernus" che sostituì il "ritus christianus").

      Per il resto, l'anti-canonicità di tale iniziativa contraria alla Fede è assai palese.

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  2. Che pena leggere che basta assistere dall'offertorio in poi...

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    1. E' vero fa un certo senso anche perchè quella desueta norma è stata abbandonata del tutto da TUTTE le comunità tradizionali "Summorum Pontificum"- Ma c'è sempre qualcuno che preso da iper eccitazione ripropone delle norme sempre più antiche... che , grazie a Dio, nessuno rispetta più.

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    2. Ottimo commento Anonimo 13:39 bravissimo !!!

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  3. I cattolici non devono assolutamente andare a quell'incontro

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  4. Non mi stupisce questa notizia poiché conosco l'attuale vescovo di Pinerolo da anni..
    Una sua frase ricoorente era:" Noi cristiani non abbiamo la verità in tasca ma siamo in ricerca della verità come tutti".

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    1. Abbia il buon gusto di dimettersi da Vescovo e continui felicemente e serenamente le sue ponderose ricerche.

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    2. perché, c'è qualche dubbio?

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  5. Qualcuno fa finta di dimenticare gli Incontri di Assisi, le visite alle moschee, sinagoghe e il Giubile "ecumenico" del 2000....

    PS Mi raccomando censurate il commento.

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    1. Non faccia l'inutile vittima: noi NON censuriamo mai nessuno! Provare per credere!

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  6. Lobby gay e lobby protestante che imperversano in Vaticano: questi sono gli inevitabili risultati.

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  7. Poveri parrocchiani di Pinerolo! Anche loro hanno bisogno della S.Messa, magari ogni giorno, è così bello!
    È crudele costringerli a subire queste fesserie, o a fare chilometri in auto, che razza di vescovo anticattolico!
    E magari ha anche il coraggio di dire che le Messe FSSPX non valgono per il precetto
    festivo!
    Dio li aiuti e converta il Derio alla vera Religione.
    T.G.

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  8. Infatti , grazie a Dio, quel concetto di validità non è più valido. Grazie a Dio la Parola di Dio varrà pur qualcosa!

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    1. Rosichi anche dopo cena?

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  9. Non capisco cosa trovino alcuni di così strano nella determinazione "quando il sacerdite scopre il calice" dek ritardo massimo per cui non si è obbligati ad assistere ad un'altra messa per assolvere il precetto. Chiunque sia stato minimamente a contatto pastorale si è sebtito chiedere in confessione e fuori: "Padre, sono arrivata in ritardo, è valida la messa?" Che si dovrebbe rispondere, secondo gli illuminati liturgisti? Dove porre 8l limite entro cui, non essendo materialmente impedidi, si dovrebbe assistere ad un'altra celebrazione per assolvere quello che è e rimane il precetto festivo? Chi l'ha detto che la risposta a tale donanda deve essere un trattatello sulla actuosa partecipatio del fedeli e non una tanto chiara e motivata teologicamente, ancorché non esplicitata, quanto pratica risposta fino all'inizio dell'offertorio?

    Quanto alla questione della messa cantata o solenne ricordo che nelle parrocchie come nelle rettorie e cioè nella ampia maggioranza delle chiese presso cui i fedeli assolvono il precetto, la messa principale era cantata e non solenne ed alla messa cantata il calice era di norma posto sull'altare velato come alla messa letta.
    Ed anche alla messa solenne, quantunque posto sulla credenza il calice è coperto dal velo (omerale) fino all'offertorio.

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    1. Alla messa solenne il calice sta velato sulla credenza (di norma col velo proprio, e l'omerale sta a parte; anche se è invalso l'uso di metterci sopra l'omerale), ma lo svela il suddiacono pria di portarlo all'altare. Alla messa cantata (fatta bene, non come facevano i francesi nel Novecento col calice sull'altare, che poi hanno copiato tutti i tradies) pure sta sulla credenza, il chierico lo porta velato all'altare, il sacerdote stende il corporale e tocca il velo, dando al chierico mandato di svelare il calice (cfr. Menghini, Baldeschi e innumerevoli altri, nonchè i rispettivi decreti della SRC)

      Non intendevo dire che alla messa solenne/cantata il calice non sia velato (ci mancherebbe! È il misero resto dei tria vela medievali), sibbene che non sia il sacerdote a svelarlo.

      Non si preoccupi, di liturgia qualcosa so...

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  10. Non capisco cosa trovino alcuni di così strano nella determinazione "quando il sacerdite scopre il calice" dek ritardo massimo per cui non si è obbligati ad assistere ad un'altra messa per assolvere il precetto. Chiunque sia stato minimamente a contatto pastorale si è sebtito chiedere in confessione e fuori: "Padre, sono arrivata in ritardo, è valida la messa?" Che si dovrebbe rispondere, secondo gli illuminati liturgisti? Dove porre 8l limite entro cui, non essendo materialmente impedidi, si dovrebbe assistere ad un'altra celebrazione per assolvere quello che è e rimane il precetto festivo? Chi l'ha detto che la risposta a tale donanda deve essere un trattatello sulla actuosa partecipatio del fedeli e non una tanto chiara e motivata teologicamente, ancorché non esplicitata, quanto pratica risposta fino all'inizio dell'offertorio?

    Quanto alla questione della messa cantata o solenne ricordo che nelle parrocchie come nelle rettorie e cioè nella ampia maggioranza delle chiese presso cui i fedeli assolvono il precetto, la messa principale era cantata e non solenne ed alla messa cantata il calice era di norma posto sull'altare velato come alla messa letta.
    Ed anche alla messa solenne, quantunque posto sulla credenza il calice è coperto dal velo (omerale) fino all'offertorio.

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    1. Suvvia quella norma desueta e neppure valida all'epoca della messa valida fin quando il calice era coperto è stata la principale causa del rinnegamento della liturgia antica quando è stata orrendamente mutilata e saccheggiata.
      Si può difende quel che non si ama?
      Colla perniciosissima usanza della messa valida fin quando c'era il calice coperto gli uomnini stavano fuori la chiesa non ascoltando la predica del curato e senza fare il minimo sforzo di comprendere le letture che erano state proclamate in una lingua di preti sconosciuta ai più. Poi entravano in chiesa quando il calice veniva scoperto per poi uscirne dopo la benedizione finale.
      Era ovvio che alla prima occasione nessuno avrebbe difeso una liturgia che non conosceva e che non poteva amare ( come ci ha ricordato papa Benedetto ...). All'estero invece grazie ai movimenti liturgici che avevano fatto comprendere la bellezza della liturgia le conse andarono diversamente ... e la vera liturgia cattolica si è salvata.
      Riflettete per favore.

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  11. Il CVII ha inventato, con l'ecumenismo distorto e il dialogo relativista, l'ammucchiata religiosa, esaltando la miriade di sette ' cristiane' come valide ricercatrici di fede. Poiché la Verità è una e una sola, questa non può stare dalla parte di chi ha insultato, perseguitato e abbandonato la gloriosa Chiesa millenaria composta di grandi papi, di martiri e santi e una infinità di fedeli, che hanno dato la vita per Cristo. e che dopo 1500 anni hanno inventato, sbandati ed incerti, una miriade di cristianesimi, generati dalla miscredenza e dal dubbio nichilista. Quel mitrato, fazioso ( e ignorante) dovrebbe studiare se può un po di storia della Chiesa e se non si ricrede abbia l'onestà di andarsene con una delle tante sette pseudocristiane e non scandalizzi i fedeli.

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  12. Vorrei riproporre qui un brano letto tempo fa non ricordo su quale sito cattolico, che mi ha colpito per la sua profondità e lucidità di analisi cattolica (la sugla PP penso stia per Paolo Pasqualucci, ma non ne sono sicuro) :
    “E’ da compiangere - ha detto giustamente San Francesco - quel predicatore che con la malvagità della vita contraddice la santità della dottrina che predica.
    Oggi abbiamo ‘predicatori’ che eccellono nella malvagità della dottrina: papi che fanno l’elogio ripetuto di Lutero e delle sue eresie, esaltano in tutti i modi le false religioni, definendo ‘una sciocchezza’ il convertir i popoli a Cristo, che sembrano intenti a distruggere il matrimonio cattolico in nome di una falsa misericordia, autorizzando gli adulteri a comunicarsi pur restando nel peccato; vescovi che falsificano apertamente i Sacri Testi, come il segretario della CEI, che ha raccontato ai giovani, non molto tempo fa, aver l’intercessione di Abramo salvato Sodoma dalla distruzione!
    Sulla vita di questi chierici corruttori della fede non sta a noi indagare, ma certo cosa pensare di tutti quegli ecclesiastici dalla pastorale così lassista, così aperta all’accettazione non solo delle debolezze, ma persino delle aberrazioni del nostro tempo?
    Guai a loro, la cui ignoranza dei Sacri Testi e della Dottrina deve essere abissale. Ecco come andranno a finire, se non si pentiranno e non torneranno alla fede:
    ‘Poiché, se noi cadiamo nel peccato (di apostasia) volontariamente, dopo aver ricevuto la pena conoscenza della Verità, non rimane più alcun sacrificio per tali peccati, ma solo l’attesa angosciosa del Giudizio e la vampa di un fuoco che divorerà i ribelli. Colui che ha violato la legge di Mosè, sulla deposizione di due o tre testimoni, è messo a morte senza pietà: di qual supplizio più atroce pensate voi non sarà degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e reputa come immondo il Sangue della Sua alleanza, col quale è stato santificato, e avrà fatto oltraggio allo Spirito della Grazia? Noi ben conosciamo quel Dio che ha detto: a Me la vendetta! Io darò la retribuzione; e ancora : il Signore giudicherà il Suo popolo! È cosa terribile cadere nelle mani del Dio vivente! (Ebrei, 10, 26-31’
    E noi, lasciati come a noi stessi dal tradimento di troppi pastori, tuttavia non disperiamo, forti nella fede e nella speranza: ‘il Signore sa liberare dalla prova gli uomini pii, e riserbare gli empi per esser puniti nel giorno del Giudizio, specialmente quelli che seguono la carne nei suoi desideri immondi e disprezzano l’autorità’ (2 Pietro, 2, 9-10).
    PP

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  13. le Messe FSSPX valgono per il precetto festivo eccome!!

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  14. La norma bacata e desueta della messa valida fin quando il calice era coperto è stata la principale causa del generale rinnegamento della liturgia antica quando fu orrendamente mutilata e saccheggiata.
    Si può difende quel che non si ama?
    Infatti specie in Italia in pochi difesero la messa di sempre! Perchè? Perchè non la conoscevano!
    Colla perniciosissima usanza della messa valida fin quando c'era il calice coperto gli uomnini stavano fuori la chiesa non ascoltando neppure la predica in italiano del curato e senza fare il minimo sforzo di comprendere le letture che erano state proclamate in una lingua di preti sconosciuta ai più che spesso venivano tradotte e proclamate in volgare dalle suore. Poi dopo la sigaretta gli uomini entravano in chiesa quando il calice veniva scoperto per poi uscirne dopo la benedizione finale.
    Era ovvio che alla prima occasione nessuno avrebbe difeso una liturgia che non conosceva e che non poteva amare ( come ci ha ricordato papa Benedetto ...). All'estero invece grazie ai movimenti liturgici che avevano fatto comprendere la bellezza della liturgia le conse andarono diversamente ... e la vera liturgia cattolica si è salvata.

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