mercoledì 29 agosto 2018

Il memoriale Viganò e le accuse di mendacio

Ha fatto un po’ di rumore, tra gli innumerevoli interventi che si susseguono a ritmo serrato sul memoriale Viganò, la presa di posizione dell’UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali), datata 28 agosto, che mette in dubbio la circostanza delle sanzioni inflitte da Benedetto XVI al Card. McCarrick; sanzioni per le quali il porporato (oggi ex), come tutti sanno, «doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza».



Secondo l’UCCR, sul punto mons. Viganò avrebbe mentito.

Egli, infatti, contesta a Papa Francesco «di aver disatteso il presunto ordine di Benedetto XVI nei confronti del card. McCarrick ad una vita di silenzio e preghiera a causa della sua condotta immorale». Ma il Card. McCarrick, dice l’UCCR, «faceva beata e tranquilla vita pubblica ben prima dell’inizio del pontificato di Francesco (marzo 2013). Il 29 marzo 2011, infatti, McCarrick ha testimoniato davanti al Senato degli Stati Uniti addirittura «a nome della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti», con l’obiettivo di «proteggere i diritti civili dei musulmani americani». Nel giugno 2011, McCarrick celebrava Messa per l’importante ordinazione di alcuni sacerdoti e nell‘ottobre dello stesso anno ha concelebrato con l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, addirittura in Saint Patrick’s Cathedral, cioè il principale luogo di culto cattolico a New York. Nel dicembre 2011il cardinale partecipava a Meet the press, seguitissimo programma televisivo della NBC, accettando due premi». L’UCCR soggiunge che ci sono uscite pubbliche anche nel 2012 (gennaio e aprile), e nel 2013, quando mons. Viganò era già Nunzio negli Usa, addirittura con la sua partecipazione. McCarrick andò persino più volte in Vaticano. Dunque, dice l’UCCR, niente sanzioni e, soprattutto, nessun tana liberi tutti da parte di Papa Francesco in favore di McCarrick.

Che dire? 

Abbiamo cercato di farci qualche idea in proposito usando l’unico mezzo di cui
disponiamo: la rete. Ecco che cosa abbiamo trovato (meglio: che cosa hanno trovato ricercatori più in gamba di noi, ma che noi non ci asteniamo dallo sfruttare...).

C’è un interessante articolo del National Catholic Report datato 21 giugno 2014 - epoca non sospetta - nel quale si spiega che l’avvento al soglio di Papa Francesco ha dato al Card. McCarrick una specie di nuova giovinezza: Globe-trotting Cardinal Theodore McCarrick is almost 84 and working harder than ever. Ecco la nostra traduzione (ne ringraziamo Federico Baldelli) dei passaggi più interessanti: «McCarrick è solo uno dei prelati più anziani che sono stati più o meno messi da parte durante gli otto anni di pontificato di Papa Benedetto XVI. Ma ora il Papa è Francesco, e prelati come il Cardinal Walter Kasper (un altro vecchio amico di McCarrick) e McCarrick stesso sono di nuovo nella mischia e più impegnati che mai. McCarrick in particolare è stato occupato nell'anno passato, viaggiando nelle Filippine per consolare le vittime del tifone e visitando punti chiave geopolitici cone la Cina e l'Iran per avviare trattative rilevanti sulla libertà religiosa e la proliferazione del settore nucleare. A volte McCarrick viaggia all'estero per conto del Vaticano. Occasionalmente il Dipartimento di Stato americano gli chiede di fare un viaggio, come quando visitò la Repubblica Centrafricana in Aprile con l'Imam Mohamed Magid della Società Islamica Nordamericana Leith Anderson, capo dell'Associazione Nazionale Evangelica. Francesco, che ha riportato il Vaticano sul palcoscenico geopolitico, sa che quando ha bisogno di un esperto inviato nelle retrovie può rivolgersi a McCarrick, come ha fatto per il viaggio in Armenia».

Dunque sembra assodato che il nuovo pontificato abbia rimesso in pista McCarrick, dopo un periodo passato in secondo piano durante il regno di Benedetto XVI. Ovviamente non si afferma che tale “messa da parte” dipendesse da qualche sanzione, ma dalla circostanza che «"Papa Benedetto è un uomo meraviglioso ed era mio amico prima di diventare Papa", dice McCarrick. "Ma era ansioso di riportare la Chiesa dove pensava dovesse essere, e immagino non mi ritenesse uno che lo avrebbe aiutato in questo. Avrei ovviamente fatto ciò che mi avesse chiesto"». Resta il fatto, comunque, che se Benedetto XVI avesse imposto qualche limitazione all’attività di McCarrick, con Francesco essa sarebbe venuta meno, o, perlomeno, McCarrick si sarebbe sentito libero di ignorarla.

Poi c’è questo articolo uscito il 27 agosto su Catholic News Agency: Where did retired McCarrick live after alleged Vatican sanctions?Qui ne trovate la traduzione proposta dal benemerito blog di Sabino Paciolla.

Il pezzo si riferisce già al periodo delle “sanzioni”, in particolare a quella concernente l’abbandono del seminario, cui sembrerebbe che McCarrick abbia dato esecuzione.

Infine, il problema centrale: il divieto di iniziative pubbliche. Mons. Viganò, parlando del Card. Wuerl, racconta un episodio: «dovetti richiamare la sua attenzione perché mi accorsi che in una pubblicazione dell’arcidiocesi, sulla copertina posteriore a colori, veniva annunciato un invito ai giovani che ritenevano di avere la vocazione al sacerdozio ad un incontro con il Card. McCarrick. Telefonai subito al Card. Wuerl, che mi manifestò la sua meraviglia, dicendomi che non sapeva nulla di quell’annuncio e che avrebbe provveduto ad annullare detto incontro».

Ecco, dunque almeno un caso in cui la questione dell’attività pubblica di McCarrick fu sollevata, e l’iniziativa repressa.


L’episodio è stato confermato da una fonte assai credibile. Ce lo dice, il 27 agosto, il Catholic Herald, nell'articolo Viganò letter: spokesman confirms Cardinal Wuerl cancelled meeting between McCarrick and potential seminarians, anch’esso tradotto da Sabino Paciolla. La fonte è Ed McFadden, Secretary for Communications dell’Arcidiocesi di Washington. Riferisce il cronista che «il portavoce dell’arcidiocesi Ed McFadden ha confermato al Catholic Herald che il cardinale Wuerl ha, infatti, annullato l’evento “su richiesta del nunzio”».



Ma l’articolo è molto interessante anche sotto un altro profilo. Ci spiega, infatti, perché le “sanzioni” irrogate a McCarrick non ne avrebbero prodotto la clausura totale: sicché - attenzione - il racconto di mons. Viganò sarebbe del tutto veritiero anche a fronte delle apparizioni pubbliche (una dozzina circa lungo tutto il periodo “critico”) tenute dal cardinale sanzionato.

Per il Catholic Herald, «le sanzioni a cui fa riferimento l’arcivescovo Viganò sembrano essere state un segreto custodito. Questo reporter ha parlato con un ex dipendente della Radio Vaticana che non ha ricordi di aver mai ricevuto l’ordine di non parlare con McCarrick. In qualche maniera, la cosa suona come se fosse una sorta di “double-secret probation (periodo di prova segreto con seconda chance, ndr)” ecclesiastica in cui solo pochi funzionari di alto rango sarebbero stati a conoscenza delle misure, che in realtà non sono state altro che un avvertimento a McCarrick affinché tenesse la testa bassa.
In ogni caso, una fonte vicina al cardinale Wuerl ha detto al Catholic Herald che Wuerl ha scritto a McCarrick nel bel mezzo dell’indagine preliminare sull’accusa che il comitato di revisione arcidiocesano di New York alla fine avrebbe trovato “credibile e motivato”, suggerendo che McCarrick si togliesse dal ministero pubblico e cessasse le comparse in pubblico. McCarrick – che all’epoca era ancora un cardinale e apparentemente un chierico di buona reputazione – respinse il suggerimento del cardinale Wuerl».

Non vogliamo tirare conclusioni, e ci rimettiamo al giudizio dei lettori. Ma i dati raccolti dal Catholic Herald e la loro spiegazione ci sembrano interessanti. Essi si sposano benissimo con il racconto di mons. Viganò (uno dei pochi “funzionari di alto rango” a conoscenza delle misure; mentre è controverso se, come afferma mons. Viganò, il Card. Wuerl abbia mentito dichiarando di non esser stato della partita) e chiariscono perché egli chiese lumi al Card. Parolin sul persistere o meno delle sanzioni proprio quando si accorse che McCarrick aveva cessato di tenere “la testa bassa”.