mercoledì 7 febbraio 2018

Stati Uniti, la Giornata nazionale della sacralità della vita umana

Non credo che la stampa italiana si accorgerà del Decreto di indizione della Giornata per la  sacralità della Vita Umana indetto da Donald Trump.
Ci pensiamo noi con l'aiuto dell'amico Maurizio,  traduttore del Decreto del Presidente Trump.
L

Cristianità, 24-1-18
Il 19 gennaio, giorno in cui a Washington si è svolta la 45a Marcia per la vita in occasione della quale, per la prima volta, un presidente degli Stati Uniti d’America ha rivolto un messaggio in diretta video ai manifestanti , Donald J. Trump è tornato a proclamare il 22 gennaio
Giornata nazionale della sacralità della vita umana .
La data è quella in cui, nel 1973, la Corte Suprema federale legalizzò l’aborto con la sentenza che chiuse il caso Roe vs Wade.
Il primo presidente a indire tale Giornata è stato Ronald Reagan (1911-2004) nel 1984. Essendo un decreto con validità annuale, va riconfermato ogni anno, cosa che non hanno mai fatto i presidenti Democratici (Bill Clinton e Barack Obama) a differenza di quelli Repubblicani (George Bush padre e George Bush figlio).
L’anno scorso Trump non riconfermò il decreto, assai probabilmente perché entrò in carica il 20 gennaio. Però il 23 gennaio reintrodusse un’altra legge con validità annuale voluta da Reagan sempre nel 1984, disattesa da ogni presidente Democratico e ribadita invece da ogni presidente Repubblicano: quella che attua la “Mexico City Policy”, così detta giacché proclamata durante la Conferenza internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sulla popolazione svoltasi nella capitale messicana dal 6 al 14 agosto 1984, ovvero la sospensione degli aiuti federali statunitensi ai Paesi stranieri le cui leggi prevedano l’aborto e questo come estensione della legge ‒ sempre di validità annuale ‒, che negli Stati Uniti vieta di finanziare l’aborto con fondi federali.
Di seguito la traduzione italiana completa del proclama di Trump:
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Oggi concentriamo la nostra attenzione sull’amore e sulla protezione cui ogni persona, nata e non ancora nata, ha diritto, a prescindere da eventuali disabilità, genere, aspetto o appartenenza etnica. Molte delle più grandi sofferenze, nella storia del nostro Paese – e, di fatto, nella storia dell’intero pianeta –, sono state il risultato di tentativi scandalosamente sbagliati di disumanizzare intere categorie di persone discriminando in base a quelle caratteristiche non modificabili.
Noi non possiamo permettere che questa vergogna si ripeta in forme nuove e dobbiamo essere particolarmente vigili nel salvaguardare le vite più vulnerabili. Ecco perché intendiamo celebrare la Giornata Nazionale della Sacralità della Vita Umana: per affermare la verità che ogni vita è sacra, che ogni persona ha una dignità e un valore intrinseci e che nessuna classe di persone potrà mai essere bollata come «non umana» e per questo scartata.
Il rispetto per ogni vita umana, uno dei valori per cui combatterono i nostri Padri fondatori, definisce il carattere del nostro Paese. Oggi ci spinge a promuovere la salute delle madri in gravidanza e dei loro bambini non ancora nati; anima la nostra preoccupazione per le madri single; per gli anziani, per gl’infermi e per i disabili; per gli orfani e per i bambini in affido. Ci obbliga a fronteggiare il dilagare epidemico degli oppiacei e di soccorrere chi si trova a lottare contro le malattie mentali. Ci dà il coraggio di schierarci dalla parte dei deboli e degl’indifesi. E sfata l’idea che a determinare quanto valiamo sia la misura in cui siamo stati pianificati o voluti.
La scienza continua a sostenere e a rafforzare gli argomenti a favore della vita. Le tecnologie mediche permettono di vedere le immagini di bambini non ancora nati che muovono le dita appena formate delle mani e dei piedi, che sbadigliano e che addirittura sorridono. Queste immagini mostrano con un’evidenza irrefutabile che i bambini crescono all’interno nel grembo delle madri: preziosi, unici, ognuno di loro meritevole di un futuro pieno di promesse e di speranza. Oggi siamo anche in grado di operare bambini nell’utero per scongiurare malattie potenzialmente mortali. Queste importanti conquiste nel campo della medicina ci danno la possibilità di apprezzare in modo ancora più deciso l’umanità dei non ancora nati.
Oggi cittadini di ogni parte del nostro grande Paese sono impegnati nella battaglia a favore della vita e combattono per difendere i non ancora nati, spinti dall’amore e forti di motivazioni tanto scientifiche quanto filosofiche.
Questi americani compassionevoli sono volontari che assistono le donne nel corso di gravidanze difficili, che facilitano le adozioni, che offrono speranza a chi sta considerando di ricorrere all’aborto o a chi ne sta patendo i postumi.
Talvolta sono fornitori di prestazioni sanitarie che, spesso mettendo a rischio la propria sicurezza economica, si rifiutano in coscienza di prendere parte ad aborti procurati. Altre volte sono legislatori che danno il proprio supporto a norme sanitarie e di sicurezza, sul consenso informato, che prevedano la notifica ai genitori di minorenni e che vietano aborti a gravidanza avanzata, quando il bambino prova dolore. Questi guerrieri impavidi, molti dei quali vengono a Washington ogni anno, per la Marcia per la Vita, stanno cambiando cuori e salvando vite, difendendo appassionatamente e curando amorevole ogni vita umana. Per fortuna, il numero annuo degli aborti, che dal 1980 è andato costantemente diminuendo, è ora ai minimi storici.
Tuttavia, la battaglia per proteggere la vita non è ancora finita. Noi ci impegniamo a difendere, giorno dopo giorno, tutti coloro che non possono farlo da soli.
ORA, PERCIO’, IO, DONALD J. TRUMP, Presidente degli Stati Uniti d’America, in virtù dell’autorità conferitami dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti d’America, con la presente indìco per il 22 gennaio 2018 la Giornata Nazionale della Sacralità della Vita Umana. Invito tutti i cittadini statunitensi a riflettere sul valore delle nostre vite; a convincere il prossimo al rispetto della propria dignità intrinseca; ad agire con compassione nei confronti di chi convive con disabilità, infermità o fragilità; a guardare al di là dei fattori esterni che potrebbero dividerci; e ad abbracciare l’umanità comune che ci unisce.
IN FEDE, appongo la mia firma in questo diciannovesimo giorno di gennaio, nell’Anno di Nostro Signore 2018, duecentoquarantaduesimo dall’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

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