domenica 12 novembre 2017

Benedizione (in rito antico) delle campane tra i terremotati (foto)

Tolentino (MC).  Nella Festa di San Tommaso da Tolentino Martire nello spazio antistante la tenda/chiesa della Concattedrale di San Catervo il Vescovo Diocesano S.E.R. Mons. Nazzareno Marconi (che dopo il sisma vive praticamente assieme alle famiglie terremotate portando a tutti un segno di speranza nel Signore) ha benedetto e consacrato secondo il rito antico le nuove cinque campane della chiesa del Sacro Cuore di Tolentino che assieme alle altre tre esistenti formeranno un'ottava della scala di Mi bemolle maggiore.
La Chiesa del Sacro Cuore, dell'omonima Confraternita, generosamente restaurata in toto dal Governo di Ungheria, sarà solennemente riaperta sabato 9 dicembre con il canto dei primi Vespri Pontificali della Festa della Traslazione della Santa Casa di Loreto

E' l'unica chiesa che verrà riaperta dopo il terremoto dello scorso anno: i lavori di messa in sicurezza antisismica finanziati dal Governo Ungherese hanno dato  lavoro  a diverse donne e uomini del settore edilizio , del restauro, dell'impiantistica ecc ecc. 

Le cinque nuove campane sono state dedicate : 


1.In Fatimensium visionum saecularibus. 
In honore beatissimae Mariae virginis, Christifidelium auxiliatricis, 
Hungariae reginae 

2. In honore Sancti Iosephi Sanchez Del Rio, 
adulescentis pro fide martyris 

3. Sancto Emygdio martyri, 
contra terraemotus patrono  
(ricordando Fabio Quarchioni prematuramente scomparso:
 cultore di arte organaria e delle campane) 

4. In honore Sancti Nicolai a Tolentino, 
animarum purgatorio igni poenas luentium patroni 
 (ricordando Niccolò: un ragazzino vittima di un incidente di moto)

5. Sanctis angelis custodibus, 
iuventutis patronis 

Le altre tre campane sul campanile "a vela" furono benedette il 30 ottobre 2007 in piazza San Pietro da S.S. Benedetto XVI  e poi consacrate da Mons.Luigi De Magistris, ora Cardinale, nella Chiesa di San Salvatore in Lauro in Roma.
Recano la scritta "Motu Proprio Summorum Pontificum" e sono dedicate al Sacro Cuore di Gesù,  San Tommaso da Tolentino, Martire ucciso dai musulmani e  San Vincenzo Maria Strambi Vescovo, fondatore della Confraternita del Sacro Cuore.

Il Pontificale Romano (PONTIFICALE ROMANUM JUSSU EDITUM A BENEDICTO XIV ET LEONE XIII RECOGNITUM ET CASTIGATUM DE BENEDICTIONE SIGNI VEL CAMPANAE ) prescrive che 
"la campana, prima di essere collocata sul campanile deve essere benedetta secondo questo ordine: anzitutto la campana stessa deve essere sospesa e collocata in modo tale che possa essere toccata, manipolata dentro e fuori e le si possa girare tutto intorno; poi presso la stessa campana che deve essere benedetta siano preparati per il vescovo il faldistorio (sedile), il vaso dell’acqua santa, l’aspersorio, il vaso del sale, le bende pulite per asciugare la campana quando occorrerà; il vaso dell’olio santo degli infermi; il santo Crisma, la corteccia d’incenso, l’incenso, la mirra e il turibolo con i carboni".  

La benedizione della campana comporta tre elementi principali:
1) La lustrazione della campana con acqua miscelata di sale 
"La prima delle due formule relative enuncia in dettaglio gli scopi della benedizione, che non sono frutto di magia, ma effetto della virtù dello Spirito Santo: Benedic, Domine, hanc aquam benedictione caelesti et assistat super eam virtus Spiritus sancti, ut cum hoc vasculum ad invitandos filios eclesiae preparatum, in ea fuerit tinctum, ubicumque sonnuerit ejus tintinnabulum, longe recedat virtus inimicorum... incursio turbinum... calamitas tempestatum... et credscat in eis devotionis augmentum ut festinanter ad piae matris Ecclesiae gremium, cantent tibi canticum novum in eclesia sanctorum, deferentes in sono praeconium tubae, modulationem psalterii...

Il pensiero della nota festiva che desta il suono della campana in chi ne ascolta la voce simbolica, ha suggerito a questo punto il canto dei sei salmi di Laudes: ps. 145-150.

Nel frattempo il vescovo coll'acqua benedetta che ha confezionato, lava la campana entro e fuori, concludendo la lustrazione con una orazione a Dio, affinché al suono di quello strumento ... fideles invitentur ad praemium...; crescat in eis devotio fidei, procul pellantur omnes insidiae inimici... ventorum flabra fiant salubriter ac moderate suspensa, prosternat aereas potestas dextera tuae virtutis. Per Christum.."




Benedizione dell'acqua mista a sale

Lustrazione delle campane

2) Le unzioni sacre. 
"Astersa la campana, viene consacrata col Crisma. ( Nel rito attuale previsto dal Pontificale di Leone XIII dapprima viene unta con l'Olio degli Infermi poi con il Sacro Crisma .N.d.R.
Il rito è d'origine gallicana, e, dato l'oggetto, non si presenta certamente ben indovinato; ma ci voleva per completare l'analogia col battesimo. 
Il vescovo pratica undici unzioni; sette sulla superficie esterna della campana, quattro all'interno. 
Negli Ordines più antichi, come nel Gellonense, le ultime unzioni soltanto sono compiute col Crisma; le prime con altro olio sacro senza distinguere fra quello dei catecumeni o degli infermi. 
Attualmente è prescritto quest'ultimo. 
Il Pontificale romano al secolo XIII dà la formula dell'unzione: Consecretur ut sanctificetur, Domine, signum istud in honorem S. Mariae Matris Christi, vel sancti illius, in nomine P. et F. et S.S. Amen. 
La formula accenna ad una intitolazione della campana; l'uso infatti di darle un nome sacro in occasione del suo battesimo, è già attestato nel sec. X. 
Il Baronio riferisce che pp Giovanni XIII, nel 961, fu il primo a imporre un nome ad una campana, quella di s. Giovanni in Laterano, facendovi iscrivere il nome Joannes. 
Anche le unzioni hanno carattere apotropaico. 
Risulta dal sal. 28 Afferte Domino filii Dei..., prescritto durante la cerimonia, che afferma la potenza sovrana della voce di Dio su tutti gli elementi, ripetendone l'alto concetto in sette versetti successivi. 
Per questo, il Pontificale romano-germanico portava in rubrica: Quot vicibus in psalmis dicit: Vox Domini... totidem (episcopus) signa faciat cum chrismate..."

 Unzioni con l'Olio degli Infermi

Unzioni con il Sacro Crisma e imposizione del nome

3) Le fumigazioni d'incenso. 
"Unta la campana, il vescovo le sottopone un incensiere fumante, thimiamate, thure et myrra, in modo che i vapori profumati si raccolgano e tutto riempiano l'imbuto campanario. 
L'incenso vuol essere innanzitutto un atto in onore allo strumento, divenuto res sacra; ma in pari tempo continua la linea esorcistica che compenetra tutto il rito. 
La Schola, infatti, durante la fumigazione, esegue gli ultimi sette versetti del sal. 76 Voce mea ad Dominum clamavi... nei quali si riafferma l'idea della onnipotenza di Dio sugli elementi. 
Dal canto suo il vescovo nella colletta che segue, dopo aver richiamato la forza taumaturga di Gesù nel sedare la tempesta sul lago di Cafarnao, prega il Signore che: dum huius vasculi sonitus transit per nubila, Ecclesiae tuae conventum manus servet angelica, fruges credentium, mentes et corpora, salvet protectione sempiterna".

Incensazioni e  fumigazioni d'incenso

Il faldistorio è presente anche negli accampamenti terremotati

I fedeli fra le case e le chiese puntellate

"Da quanto detto, risulta che la campana non è considerata come un oggetto funzionale ma, quasi, come una realtà vivente, come, d'altronde, l'intero tempio.
Essa ha un nome, un rito simile a quello battesimale (ora inesistente in ambito latino) e le si attribuisce una forza che deriva dalla grazia divina.
E' esattamente questo che spiega l'atteggiamento devozionale nella liturgia bizantina di consacrazione delle campane ... 
Un atteggiamento che l'Occidente cristiano ha praticamente dimenticato in seguito ad un vero e proprio rinsecchimento, in molti suoi ambiti, della sua stessa fede". 


Fonte delle spiegazioni liturgiche e storiche del rito: Traditio Liturgica ( QUI )
AC