martedì 30 maggio 2017

"Missa in scena", un buon libro sulla c.d. "riforma della riforma" (di L. Marinetti)



Dello stesso autore di "Le forme del sacro" (sulla potente portata del Rito Romano antico, del silenzio e della liturgia ieratica), uscirà ora un'altra opera sull'importanza "scenica" (e didattica) della liturgia (con comparazione tra antica e moderna).

 Un libro utile come strumento della cosiddetta
“riforma della riforma” della liturgia cattolica. 

Un libro che affronta in modo critico la struttura e la prassi celebrativa della liturgia eucaristica celebrata secondo la forma ordinaria del rito romano. Un libro che affronta il problema da un punto di vista insolito: quello del teatro.
La Messa è uno spettacolo? Certamente no. Tuttavia la liturgia, in quanto rito, intrattiene forti relazioni con il teatro poiché anch’esso trae origine dal rito e mantiene al suo interno forme e meccanismi rituali. Dunque attraverso una comparazione tra la liturgia e il teatro si intendono portare allo scoperto le contraddizioni performative della liturgia postconciliare e, nello stesso tempo, si vogliono anche offrire anche delle soluzioni.

Ossia? Trasformare la Messa in uno show? Assolutamente no, secondo l’autore la liturgia moderna è già troppo spettacolarizzata. La via d’uscita alla crisi liturgica dei nostri tempi è tutta ratzingeriana, infatti l’autore propone come soluzione preferenziale un ritorno della tradizione nella liturgia che non si significa cadere nel tradizionalismo, ma affidarsi a quel patrimonio di gesti e di simboli che la storia della liturgia ci ha affidato nel corso dei secoli per comunicare in maniera efficace la grazia salvifica di Dio che agisce nei sacramenti.

Nella liturgia tradizionale, soprattutto in quella celebrata secondo la forma straordinaria del rito romano, ci sono degli elementi archetipi capaci di funzionare in ogni tempo, anche oggi, e portare efficacemente l’uomo contemporaneo a contatto con il sacro, quel sacro che anche ai nostri giorni l’uomo cerca disperatamente in
tutti i modi, anche al di fuori dal contesto religioso, ma che le forme liturgiche moderne della Catholica, erose dal razionalismo, non sono più in grado di dispensare.


LUIGI MARTINELLI, MISSA IN SCENA - riflessioni teatrali sulla liturgia
Prefazione di Roberto Tagliaferri, docente di teologia presso l'Istituto di Liturgia Pastorale Santa Giustina (Padova), liturgista.

Cavinato Editore International – Brescia 2017



Dalla quarta di copertina:



Come superare la crisi liturgica contemporanea che ha imbrigliato la liturgia cattolica nel verbalismo, nella sovraesposizione fonetica e nel creativismo? L'autore attraverso una comparazione efficace con il mondo del teatro e dello spettacolo intende suggerire alla liturgia proposte di cambiamento e di riforma. Ovviamente la liturgia, guardando alla propria storia e alla propria tradizione, può trovare autonomamente le risorse per riformarsi, tuttavia un confronto con il mondo del teatro, che ha un retroterra rituale, può stimolare riflessioni ed analisi, interessanti e inaspettate, nella prospettiva di un miglioramento della situazione liturgica attuale.



Dalle pagine 244-247 del libro:

Nella mia esperienza personale, ho sperimentato la noia e l'inespressivita di certe liturgie cattoliche post-conciliari, mi sono lasciato logorare dalla sovraesposizione fonetica e dal logocentrismo. Ho cercato di investire la mia spiritualità e la mia preghiera in quelle liturgie, ma mancava qualcosa. Sentivo l'assenza di qualcuno, più che di qualcosa. Non che non credessi alla presenza di Gesù nella parola di Dio e nell'Eucaristia, ma così come mi venivano offerte non soddisfacevano la mia domanda e il mio bisogno di Sacro. Forse ero io a pretendere troppo, forse ero io che mi dovevo adeguare allo status quo, ma ero arrivato al punto di non sentire più nulla, a livello spirituale e fisico, nella mia partecipazione ai Santi Misteri. Non vivevo la liturgia come esperienza attiva, ma come lezione passiva. È per questo motivo che sono passato a frequentare la Messa secondo il rito romano antico riportato in auge dal motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. In quel contesto ho percepito un piena ed autentica performatività della liturgia, il rilevante ruolo che il corpo gioca nella preghiera, la ripetitività dei gesti che fa toccare con mano l'esperienza del Sacro, ma soprattutto ho ritrovato la serietà della liturgia, la sua pericolosità, la sua gravità, il suo essere un evento fuori dall'ordinario che vuole creare un altro mondo, un altro cosmos, con le sue regole e le sue armonie. È li che ho scoperto la vertigine dell'evento liturgico.

È lì che ho ritrovato e riscoperto la Messa cattolica come ri-presentazione credibile del sacrificio di Cristo. Infatti ricordo perfettamente la prima volta che assistetti a questa liturgia, durante il Canone, mi misi a piangere a dirotto, questo avvenne perché tanta era la tensione e l’emozione che quel rito mi trasmetteva nel corpo e perché capii, attraverso i gesti del sacerdote e la mia prolungata posizione inginocchio, la pericolosità di ciò che stava accadendo, la realtà della ri-presentazione del sacrificio di Cristo, e avvertii la vertigine che qualcosa più grande di me stava agendo su di me e attorno a me. Per la prima volta mi sono sentito una piccola creatura in balia dell’onnipotenza di Dio. In quel momento fui sfiorato potentemente dal senso del Sacro, dalla grazia salvifica di Cristo.

Tutto ciò non lo affermo per ideologismo o fanatismo nei confronti del rito romano antico, anche perché nella realtà frequento maggiormente il Novus Ordo rispetto al Vetus Ordo, tuttavia la verità è che ciò che di positivo la mia anima e il mio corpo provano partecipando alla liturgia preconciliare non lo provano assistendo a quella postconciliare. Sarà perché nella liturgia preconciliare prevale la forma sul contenuto? Sarà perché la ripetitività dei gesti innesca meccanismo di percezione del sacro? Sarà perché non sentivo la petulanza del logocentrismo dovuto all’uso della lingua sacra che emancipa la parola dall’urgenza di significare? Sarà perché in quel rito dromenon e legomenon sono bilanciati? Sarà perché attraverso la performance rituale si avverte quel senso di pericolosità e vertigine come se si stesse assistendo realmente, fisicamente e spiritualmente, al sacrificio di Cristo?

 

LUIGI MARTINELLI è nato a Brescia nel 1987. Nel 2011 si è laureato in Scienze e Tecnologie delle Arti e dello Spettacolo presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Per la Cavinato Editore International ha pubblicato nel 2015 il libro "Le forme del Sacro. La performance nel rito romano". I suoi campi di ricerca ed interesse sono la storia della liturgia, la storia del cristianesimo e la storia del teatro e dello spettacolo. 

4 commenti:

  1. "Affidarsi a quel patrimonio di gesti e di simboli che la storia della liturgia.....".Ma come la mettiamo con la dottrina che differenzia fortemente le due forme di rito; da una parte il sacerdozio ministeriale per il popolo e dall'altra l'assemblea, che spesso si autogestisce, dove il sacerdote riveste la equivoca funzione di 'presidente' ? Sacrificio o vaga commemorazione, more protestante? Una cosiddetta 'riforma della riforma' ha bisogno di ben altro: il ritorno al VO, seppure con qualche modifica, per far comprendere meglio al popolo che cosa significa la S. Messa

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  2. La cena protestante di Paolo VI e la messa cattolica di S. Pio V, basta che sistemiamo qualche canto o qualche coreografia e tutto si sistema...

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  3. anonimo17:22 hai ragione

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  4. La 'riforma della riforma' è stata proposta da papa Benedetto, forse perché nel momento attuale non si potrebbe che tentare di evitare i cosiddetti 'abusi' e, nella impossibilità, da parte sua, di rinnegare il NO, verso il quale ha più volte espresso la sua sofferenza. Ma rimane un concetto vago ed equivoco poiché non è chiaro in cosa consista, con il pericolo di generare un ibrido sul quale non si troverebbe mai un accordo, data la mentalità sovversiva dei novatori e, soprattutto, la distanza teologica tra N e V ordo.

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