Pubblichiamo la recentissima intervista a Mons. Guido Pozzo, segretario della Ponfificia Commissione Ecclesia Dei, sullo stato dei rapporti tra la Fraternità di San Pio X e la S. Sede.
Roberto
A che punto è il dialogo con i Lefebvriani?
da Zenit di L. Marcolivio, del 26.02.2016
Dopo la remissione della scomunica nel 2009, da parte di Benedetto
XVI, il gesto d’apertura compiuto da papa Francesco in occasione
dell’Anno Santo rappresenta un nuovo passo avanti verso il
riconoscimento canonico
Molto si è parlato in questi anni del sofferto riavvicinamento alla
Chiesa di Roma, da parte della Fraternità San Pio X, fondata da
monsignor Marcel Lefebvre. La remissione della scomunica ad opera di
Benedetto XVI non cancella ancora la posizione irregolare in cui versano
i lefebvriani.
Permane, infatti, la loro mancata accettazione della liturgia Novus Ordo,
dell’ecumenismo e della libertà religiosa, tuttavia l’ulteriore
apertura avanzata da papa Francesco – che, in occasione del Giubileo, ha
sancito la validità della ricezione dei sacramenti della confessione e
dell’unzione dei malati amministrate dai sacerdoti lefevriani –
rappresenta un nuovo passo avanti verso il riconoscimento canonico.
Per conoscere più da vicino la situazione attuale della Fraternità
San Pio X, ZENIT ha intervistato monsignor Guido Pozzo, segretario della
Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita nel 1988 da San
Giovanni Paolo II, con il precipuo scopo di avviare un dialogo con i
lefebvriani, per giungere un giorno alla loro piena reintegrazione.
.
.
- Eccellenza, nel 2009 papa Benedetto XVI ha rimesso la
scomunica alla Fraternità San Pio X. Ciò significa che ora sono di nuovo
in comunione con Roma?
- Con la remissione da parte di Benedetto XVI della censura della
scomunica ai Vescovi della FSSPX (2009), essi non sono più soggetti a
questa grave punizione ecclesiastica. Con tale provvedimento tuttavia la
FSSPX rimane ancora in una posizione irregolare, perché non ha ricevuto
il riconoscimento canonico da parte della Santa Sede. Finché la
Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa, i suoi ministri
non esercitano in modo legittimo il ministero e la celebrazione dei
sacramenti. Secondo la formula adoperata dall’allora cardinale Bergoglio
a Buenos Aires e confermata da Papa Francesco alla Pontificia
Commissione Ecclesia Dei, i membri della FSSPX sono cattolici in cammino
verso la piena comunione con la Santa Sede. Questa piena comunione si
avrà quando vi sarà il riconoscimento canonico della Fraternità.
Tale confronto, durato circa due anni, ha consentito di chiarire le
rispettive posizioni
teologiche in materia, di mettere in luce i punti
di convergenza e di divergenza.
- Quali passi sono stati fatti dalla Santa Sede in questi 7 anni per favorire il riavvicinamento della Fraternità San Pio X?
- A seguito della remissione della scomunica nel 2009, sono stati
avviati una serie di incontri di carattere dottrinale tra esperti
nominati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, cui è
strettamente legata la Pontificia Commissione Ecclesia Dei dopo il Motu
proprio di Benedetto XVI Ecclesiae unitatem (2009), ed esperti
della FSSPX per discutere e confrontarsi sui principali problemi
dottrinali che sono alla base della controversia con la Santa Sede: il
rapporto tra Tradizione e Magistero, la questione dell’ecumenismo, del
dialogo interreligioso, della libertà religiosa e della riforma
liturgica, nel contesto dell’insegnamento del Concilio Vaticano II.
Negli anni successivi i colloqui dottrinali sono proseguiti con
alcune iniziative mirate all’approfondimento e alla precisazione delle
tematiche in discussione. Nello stesso tempo i contatti tra i Superiori
della Commissione Ecclesia Dei e il Superiore e altri esponenti della
FSSPX hanno favorito lo sviluppo di un clima di fiducia e di rispetto
reciproci, che deve essere alla base di un processo di riavvicinamento.
Occorre superare le diffidenze e gli irrigidimenti che sono
comprensibili dopo tanti anni di frattura, ma che possono essere
gradualmente dissipati se l’atteggiamento reciproco cambia e se le
divergenze non vengono considerate come muri invalicabili, ma come punti
di discussione che meritano di essere approfonditi e sviluppati verso
una chiarificazione utile alla Chiesa intera. Ora siamo in una fase che
ritengo costruttiva e orientata a raggiungere la auspicata
riconciliazione. Il gesto di Papa Francesco di concedere ai fedeli
cattolici di ricevere validamente e lecitamente il sacramento della
riconciliazione e dell’unzione degli infermi dai vescovi e sacerdoti
della FSSPX nel corso dell’Anno Santo della Misericordia, è chiaramente
il segno della volontà del Santo Padre di favorire il cammino verso il
pieno e stabile riconoscimento canonico.
.
.
- Quali sono gli ostacoli che ancora si frappongono alla definitiva riconciliazione?
- Distinguerei due livelli. Il livello propriamente dottrinale, che
riguarda alcune divergenze circa singoli temi proposti dal Concilio
Vaticano II e dal Magistero post-conciliare, relativi all’ecumenismo, al
rapporto tra il Cristianesimo e le religioni del mondo, alla libertà
religiosa soprattutto nel rapporto tra Chiesa e Stato, ad alcuni aspetti
della riforma liturgica. Il livello dell’atteggiamento mentale e
psicologico, che deve passare da una posizione di scontro polemico e
antagonista, ad una posizione di ascolto e di reciproco rispetto, di
stima e di fiducia, come deve essere tra membri dello stesso Corpo di
Cristo, che è la Chiesa. Occorre lavorare su entrambi questi due
livelli. Penso che il cammino di riavvicinamento intrapreso abbia dato
qualche frutto, soprattutto per questo cambiamento di atteggiamento da
entrambe le parti e vale la pena proseguire su questa linea.
Anche sulla questione del Concilio Vaticano II, penso che la FSSPX
debba riflettere sulla distinzione, che è a mio avviso fondamentale e
assolutamente dirimente, tra la mens autentica del Vaticano II, la sua intentio docendi,
come risulta dagli Atti ufficiali del Concilio, e ciò che chiamerei il
“paraconcilio”, cioè l’insieme di orientamenti teologici e di
atteggiamenti pratici, che accompagnarono il corso del Concilio stesso,
pretendendo poi di coprirsi con il suo nome, e che nell’opinione
pubblica, grazie anche all’influsso dei mass media, si sono sovrapposti
spesso al vero pensiero del Concilio. Spesso nella discussione con la
FSSPX, l’opposizione non è al Concilio, ma allo “spirito del Concilio”,
che si avvale di alcune espressioni o formulazioni dei documenti
conciliari per aprire la strada a interpretazioni e posizioni che sono
lontane e talvolta strumentalizzano il vero pensiero conciliare. Anche
per quanto concerne la critica lefebvriana sulla libertà religiosa, al
fondo della discussione a me pare che la posizione della FSSPX sia
caratterizzata dalla difesa della dottrina tradizionale cattolica contro
il laicismo agnostico dello Stato e contro il secolarismo e relativismo
ideologico e non contro il diritto della persona a non essere coartata
né impedita dallo Stato nell’esercizio della professione di fede
religiosa. Si tratta comunque di temi che potranno essere oggetto di
approfondimento e di chiarificazione anche dopo la piena
riconciliazione. Ciò che appare essenziale è ritrovare una piena
convergenza su ciò che è necessario per essere in piena comunione con la
Sede Apostolica, e cioè sull’integrità della Professione di Fede
cattolica, sul vincolo dei sacramenti e sull’accettazione del Supremo
Magistero della Chiesa. Il Magistero, che non è al di sopra della Parola
di Dio scritta e trasmessa, ma la serve, è l’interprete autentico anche
dei testi precedenti del Magistero, incluso quelli del Concilio
Vaticano II, nella luce della perenne Tradizione, che progredisce nella
Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo, non però con una novità
contraria (che sarebbe negare il dogma cattolico), ma con una migliore
intelligenza del deposito della fede, sempre nella stessa dottrina,
nello stesso senso e nella medesima sentenza (in eodem scilicet dogmate, eodem sensu et eademque sententia, cf. Concilio Vaticano I, Const. Dogm. Dei Filius,
4). Credo che su questi punti la convergenza con la FSSPX sia non solo
possibile, ma doverosa. Tutto ciò non pregiudica la possibilità e la
legittimità di discutere e approfondire altre questioni particolari, cui
accennavo sopra, che non riguardano materia di fede, ma piuttosto
orientamenti pastorali e giudizi di carattere prudenziale, e non
dogmatico, su cui è possibile avere anche differenti punti di vista. Non
si tratta quindi di ignorare o addomesticare le differenze su alcuni
aspetti della vita pastorale della Chiesa, ma si tratta di tenere
presente che nel Concilio Vaticano II vi sono documenti dottrinali, che
intendono riproporre verità di fede già definite o verità di dottrina
cattolica (es. Cost. dogm. Dei Verbum, Cost. dogm. Lumen gentium),
e vi sono documenti che intendono suggerire indicazioni o orientamenti
per l’agire pratico, cioè per la vita pastorale come applicazione della
dottrina (Dich. Nostra Aetate, Decreto Unitatis Redintegratio, Dich. Dignitatis humanae).
L’adesione agli insegnamenti del Magistero varia a seconda del grado di
autorità e della categoria di verità propria dei documenti
magisteriali. Non mi risulta che la FSSPX abbia negato dottrine di fede o
verità di dottrina cattolica insegnate dal Magistero. I rilievi critici
riguardano invece affermazioni o indicazioni concernenti la rinnovata
cura pastorale nei rapporti ecumenici e con le altre religioni e alcune
questioni di ordine prudenziale nel rapporto Chiesa e società, Chiesa e
Stato. Sulla riforma liturgica, mi limito a menzionare una dichiarazione
che Mons. Lefebvre scrisse a Papa Giovanni Paolo II in una lettera
dell’8 marzo 1980: “quanto alla messa del Novus Ordo, malgrado
tutte le riserve che si devono fare al riguardo, io non ho mai affermato
che essa sia invalida o eretica”. Quindi le riserve al rito del Novus Ordo,
che non sono ovviamente da sottovalutare, non si riferiscono né alla
validità della celebrazione del sacramento né alla retta fede cattolica.
Sarà pertanto opportuno proseguire nella discussione e nella
chiarificazione di tali riserve.
.
.
In occasione dell’Anno della Misericordia è arrivato un gesto
distensivo da parte di papa Francesco: i fedeli cattolici potranno
ricevere il sacramento della riconciliazione anche da parte di sacerdoti
appartenenti alla Fraternità. Cosa comporta questo provvedimento?
Ritiene che questo gesto possa concretamente riaprire un dialogo che, da
qualche tempo, sembrava essersi arenato?
Come ho detto sopra, il dialogo con la FSSPX non si è mai arenato. Si
è piuttosto deciso che esso continuasse in una forma meno ufficiale e
formale, per dare spazio e tempo ad una maturazione dei rapporti nella
linea dell’atteggiamento di fiducia e di ascolto reciproco per favorire
un clima di relazioni più idoneo ove collocare anche il momento della
discussione teologica e dottrinale. Il Santo Padre ha incoraggiato la
Pontificia Commissione Ecclesia Dei fin dall’inizio del suo
pontificato a perseguire questo stile nei rapporti e nel confronto con
la FSSPX. In questo contesto il gesto distensivo e magnanimo di Papa
Francesco nella circostanza dell’Anno della Misericordia ha
indubbiamente contribuito a rasserenare ulteriormente lo stato dei
rapporti con la Fraternità, mostrando che la Santa Sede ha a cuore il
riavvicinamento e la riconciliazione, che dovrà avere anche un
rivestimento canonico. Spero e mi auguro che lo stesso sentimento e la
stessa volontà siano condivisi anche dalla FSSPX.
Que Nosso Senhor, no Seu infinito poder e pela Sua honra, possa livrar a FSSPX de qualquer acordo com essa atua Roma modernista que vai perdendo a fé a cada ano que passa.
RispondiEliminaAmen.
EliminaQue Nosso Senhor, no Seu infinito poder e pela Sua honra, possa livrar a FSSPX de qualquer acordo com essa atua Roma modernista que vai perdendo a fé a cada ano que passa.
RispondiEliminaPapa Francesco procede verso una Chiesa all inclusive ove tutti vengono accolti: anglicani, luterani, pentecostali, ortodossi, cattolici tradizionalisti e modernisti, la FSSPX e Kasper e chi più ne ha più ne metta. Tutti insieme appassionatamente.
RispondiEliminaSe glielo chiedessero accoglierebbe pure buddisti ed animisti.
Insomma una accozzaglia di riti e credenze senza un minimo denominatore.
Infatti dà sempre ragione ai suoi interlocutori e li blandisce:
si fa benedire dal vescovo anglicano, riceve pubblicamente e ridendo il suo amico gay argentino con il suo compagno, concede ai lefebvriani di confessare e ne vuole il riavvicinamento, riceve le vescovesse finlandesi, firma una dichiarazione con il Patriarca Ortodosso chiamandolo Santità, andrà alla prossima ricorrenza della nascita del luteranesimo.
Che DIO mi perdoni per quanto dico ma che Papa è mai questo ?
Non capisco cosa sia questa regolarità canonica.
RispondiEliminaIl marchio della bestia?
in eodem scilicet dogmate, eodem sensu et eademque sententia.
RispondiElimina-----------------
Già, proprio qui è il punto. I cosiddetti documenti dogmatici del concilio più che un carattere dottrinale assertivo hanno un carattere teologico discorsivo ed in essi ci son affermazioni quanto meno ambigue, tanto ambigue da permetter il paraconcilio. Restano sempre valide, con buona pace di mons. Pozzo, le irrefutabili osservazioni critiche di mons. Gherardini.
Ratzinger, da cardinale, ebbe a dire che il Vaticano II si era voluto porre, in quanto pastorale, su di un livello inferiore rispetto ai grandi concilii dogmatici. Lo si lasci lì e si giri pagina, tamquam non esset.
Il Concilio conta poco quello che conta è il Papa.
RispondiEliminaQuando avremo un Papa timorato di Dio ,il Papa aprirà l'ultima sessione del Concilio Vaticano II che durerà un pomeriggio nel quale si scriverà che l'esperimento durato una settantina di anni è stato un fallimento miserando e miserevole.
Il concilio conta e molto. I papi conciliari e post hanno ribadito le sue costituzioni e ne hanno applicato le conclusioni. Il fatto stesso che tu affermi la necessità di riaprire l'ultima sessione lo conferma. Non ci sarà mai un papa pronto a dichiarare erroneo il contenuto del Vat. II. Potrà qualcuno raddrizzare affermazioni anbigue e contradittorie o interpretarle secondo tradizione. Molto più facile, pertanto, riprendere a predicar la retta dottrina e formare su questa strada la nuova gerarchia, a cominciar dai seminari.
EliminaIn verità, in verità vi dico che gli accordi fra FSSX e Santa Sede sono già stati firmati da tempo avendo come fondamento tenero rapporto di stima reciproca Papa-fraternità.
RispondiEliminaPer comprendere l'ampiezza dell'operazione bisogna avere la mente più aperta di quel che si riesce a percepire su codesto spazio.
Questo spazio, a quanto mi risulta, anche se ormai sporadicamente mi vi affaccio, ha la mente molto aperta sul tema. Non mancano gli anonimi estremizzanti, ma la conciliazione tra Fraternità e S. Sede è sempre stata un obiettivo primario.
EliminaDicava un amico diacono"La la FSSPX è SCOMunicata".
RispondiEliminaA parte che la scomunica era invalida; a parte che (ammesso e non concesso) se fosse stata valida avrebbe riguardato solo le persone dei vescovi; a parte ciò, BXVI la ha "RIMESSA"-
-vEDI, lo stai riconoscendo pure tu, l'HA TORNATA A METTERE"
Scomunica invalida per le ordinazioni illecite di vescovi, senza il mandato apostolico?
EliminaMa sei un cattolico o un protestante ??????????????????????????
La remissione dei peccati significa che il prete nell'assolvere il fedele lo ricarica di tutti i peccati?
EliminaTrova http://www.unavox.it/ArtDiversi/div008FSSPX.htm
EliminaPreghiamo per la completa comunione, anche canonica, nella Santa Chiesa di Dio.
RispondiEliminaAnche se piu' di 25 anni in completa autonomia qualche danno lo hanno fatto, sulle anime e di immagine nei confronti dei vescovi....
Sto parlando dell'apostolato "selvaggio" completamente fuori controllo e Messe celebrate nei granai.
Oremus!
Senza volere essere duro verso un bravo vescovo come mons. Pozzo, che sta operando in un constesto oggettivamente più difficile rispetto ad anni fa, non mi sembra che l'intervista aggiunga gran che. Antiquario
RispondiEliminaFiniranno come i Francescani dell'Immacolata!
RispondiEliminaSicuro che finirebbero come loro!
EliminaSe stai nelle grinfie dei satana CV2 ed osi discutere seriamente sul CV2, quelli ti commissariano e ti distruggono.
Anche solo se, calmo e tranquillo, vuoi vivere una vita religiosa seria e vera: vedi Suore FI.
Così hanno cercato di fare nel '75 con Lefèbvre: commissariamento, e lui in cima ad un monte a pregare. Lui però non si è piegato, ha continuato.
Ed è la fine che prepara alla FSSPX il serpente Pozzingher: infatti, questo sonaglio agita loro davanti:
"Si tratta comunque di temi che potranno essere oggetto di approfondimento e chiarificazione anche dopo la riconciliazione."
Capito? Vieni da noi, vedrai come chiariremo tutto...
Però mi sa che non ci cascano, i FSSPX nelle fauci dei CV2.
Infatti, in tutti i suoi contorcimenti, che risultati positivi Pozzingher ci può raccontare?
"Atteggiamento", "Fiducia", "Rispetto", "Clima", "Stima", "Posizione di ascolto" (brrr)...
Da nessuna parte P. dice:
"Su questo punto di dottrina/disciplina la FSSPX ha detto queste cose belle è buone"; solo quello che c'è ancora da fare (secondo lui) ci può raccontare, Pozzingher...
Mi sa che i FSSPX tengono fermo sulla dottrina.
Laus Deo!
piuttosto quello che piu' mi inquieta E' QUELLO CHE SARA' , quando i vescovi consacrati da Monsignore non saranno piu' e come si potra' risolvere questo nodo gordiano . Monsignore ha avuto il coraggio e la tribolazione di farlo da solo dopo averne considerato con responsabilita' e sofferenza delle conseguenze ... che ne sara' di tutto cio'??? .......
EliminaBravo vescovo mons. Pozzo ? Teologo modernista che critica il metodo teologico della Humani Generis ? Andiamo bene. La Chiesa dei modernisti vuol tacere i pochi opositori. Non mi fido di mons. Pozzo. Ne pazzo.
Eliminail Papa è stato magnanimo nel dare piena validita' ai sacramenti amministrati dai sacerdoti , degni di tanto nome !!!!!!! , per questo anno giubilare ?? bene , io al contrario mai e poi mai vorrei ricevere i sacramenti da un Cantalemessa e company , senza aver dubbio alcuno sulla loro validita' e me ne ultrasbatto delle scomuniche e str......e varie !! altro che scomuniche per certa gente dalle belle pance e che si fanno bell.......... e in tv ci vorrebbero i roghi !!
RispondiEliminaRicordo agli scalmanati che la cosiddetta Messa novus ordo risulta essere pienamente valida,perfettamente regolare e completamente inutile.
RispondiEliminaMonsignore ha difeso da solo la Santa Dottrina Cattolica e da solo l' ha difesa al contrario di tanti apostati autodichiarati , osannati e celebrati dai media . Grazie Monsignore per i santi insegnamenti che ci ha lasciato , che stia nel piu' alto dei Cieli come merita !!
EliminaChe Dio ce ne liberi e scampi! Se quando i tempi erano migliori la FSSPX ha resistito, spero non entri nella tela del ragno proprio ora che il ragno si è mostrato pubblicamente intenzionato a distruggere tutto ciò che è retto, santo, vero, buono. Sarebbe la fine!
RispondiEliminaLa confessione(l'assoluzione) è valida solo per i fedeli della fraternita, oppure per ogni cattolico? Le parole del Papa:" mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di *questi* fedeli" mi mettono un po il dubbio. Se qualcuno puo chiarirmi, scusando la mia ignoranza. Grazie!
RispondiEliminaNon credo. Questi fedeli son tutti coloro che voglion ricorrere a quei sacerdoti, anche senza bisogno d'esser praticanti nelle loro chiese, distretti ecc. Io, se ne avessi bisogno, non avrei dubbio alcuno.
RispondiEliminase ne avessi bisogno, non avrei dubbio alcuno.
EliminaPerché, prima ne aveva?
Il trattamento riservato ai sacerdoti della fraternità se rientreranno sotto le grinfie moderniste sarà peggiore di quello riservato a Manelli e ai suoi poveri frati... a meno che non accetteranno di essere convertiti al modernismo e al protestantesimo in mezzo c'è lo stipendiuccio del sostentamento del clero.
RispondiEliminaFinché non vedrò chiese e/o parrocchie affidate alla cura pastorale della FSSPX non crederò ad un fico secco di quello che vogliono propinarci. La realtà è che anche il clero "tradizionale", che io invece definisco semplicemente cattolico, accettato dalla Chiesa è emarginato in chiese fuori mano, con celebrazioni ad orari impossibili ed effettuate a giorni alterni come le targhe per l'inquinamento. Non era questo lo scopo del Summorum Pontificum assolutamente. Di "riserve indiane" pur lodevoli e necessarie non ne abbiamo bisogno. Si torna sempre "a Pasqua di domenica" purtroppo: approvati de voce emarginati de facto!
RispondiEliminaCaro Hierro , hai presente quelli che io definisco '' i cani randagi di Amiens,, poichè il feudatario del luogo non concede loro un luogo apropiato ? con bambini e anziani alle intemperie ? l' anno della misericordia vero ? magari io in mezzo a questi appestati con la loro fede e buon per me fossi uno di loro ! magari si preferisce dare chiese in disuso per farne moschee piuttosto che a questi intoccabili !! va a cercare su youtube amiens fsspx o catholique a la rue
RispondiElimina