giovedì 1 ottobre 2015

«Sarebbe buona cosa, come frutto del Sinodo, la promulgazione pontificia di un Catechismo del matrimonio e della famiglia, per tutta la Chiesa»

«Dal Sinodo esca un catechismo per lanciare la proposta cristiana su matrimonio e famiglia» 
di Riccardo Cascioli 
«Sarebbe buona cosa, come frutto del Sinodo, la promulgazione pontificia di un Catechismo del matrimonio e della famiglia, per tutta la Chiesa». 
È la proposta lanciata dal cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, al Convegno internazionale "Permanere nella verità di Cristo", svoltosi ieri a Roma e organizzato da La Nuova Bussola Quotidiana, insieme a Il Timone, L'Homme Nouveau, Dignitatis Humanae Institute e Infovaticana. 
Relatori, insieme al cardinale Caffarra e introdotti dal rettore dell'Angelicum padre Mirosklav Adam, anche il cardinale Raymond Leo Burke, l'arcivescovo Cyril Vasil e il professor Stephan Kampowski, dell'Istituto Giovanni Paolo II dell'Università Lateranense. 
Caffarra ha affermato che la risposta alla sfida posta dalla modernità al matrimonio - «una sfida radicale, senza precedenti nella storia» - deve arrivare a rispondere alla domanda su «come curare le ferite»: non può essere una risposta desunta dalla sociologia, né la misericordia. 
Soltanto la riproposizione della proposta cristiana può essere una risposta adeguata. 
E la vera natura della proposta cristiana «non è un ideale ma è la verità circa il matrimonio e la famiglia. 
Non è una legge, ma è grazia che viene donata». 
A sua volta il cardinale Burke, dopo aver smontato alcuni luoghi comuni intorno al Sinodo, si è soffermato sui problemi legati alla verifica della validità del matrimonio e ai relativi processi di nullità. 
Mentre mons. Vasil ha messo in evidenza l'estrema superficialità di chi pensa di prendere ad esempio le Chiese ortodosse nella possibilità di concedere un secondo matrimonio, e il prof. Kampowski ha negato la possibilità di riconoscere un qualsiasi bene in unioni non matrimoniali, come invece l'Instrumentum Laboris del Sinodo suggerirebbe. 
Nei prossimi giorni pubblicheremo gli interventi dei singoli relatori. 
In occasione del convegno, che vedeva tra il folto pubblico (circa 200 persone) anche i cardinali Sarah e Brandmuller, monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, e mons. Livio Melina, preside dell'Istituto Giovanni Paolo II, è stato anche presentato un Appello ai Padri Sinodali, in cui si chiede la riproposizione integrale della tradizione cattolica sui problemi della vita, della famiglia e dell'educazione. 
Ecco il testo di seguito con le firme di chi vi ha aderito.

Carissimi padri,
è evidente che «la famiglia, il matrimonio non è mai stato attaccato come in questo momento», e che la cultura dominante e il potere esercitato attraverso i mass media «bastonano la famiglia da tutte le parti e la lasciano molto ferita» (Papa Francesco, 25 ottobre 2014).
Ciò accade soprattutto perché la famiglia – con la sua identità, la sua responsabilità educativa, i suoi fini – impedisce il controllo sociale dei suoi membri, è l’istituzione che maggiormente resiste al potere dominante.
La posta in gioco per tutta l’umanità è enorme: «Le tenebre che oggi avvolgono la stessa concezione dell'uomo, oscurano in primo luogo e direttamente la realtà e le espressioni che le sono connaturali. Persona e famiglia procedono parallele nella stima e nel riconoscimento della propria dignità, così come negli attacchi e nei tentativi di disgregazione.
La grandezza e la sapienza di Dio si manifestano nelle sue opere. Tuttavia, oggi sembra che i nemici di Dio, più che attaccare frontalmente l'Autore del creato, preferiscano colpirLo nelle sue opere. L'uomo è il culmine, il vertice delle sue opere visibili. (…)
Tra le verità oscurate nel cuore dell'uomo, a causa della crescente secolarizzazione e dell'edonismo imperante, sono particolarmente colpite tutte quelle che riguardano la famiglia.
Attorno alla famiglia e alla vita si svolge oggi la lotta fondamentale della dignità dell'uomo». (Giovanni Paolo II, 3 ottobre 1997).
L’attacco alla famiglia non è solo culturale: è sociale, economico, giuridico, dottrinale, e persino sacramentale. Perciò la sua difesa vuole un Magistero specifico, forte e ben chiaro.
Un Magistero che ribadisca i dettami del diritto naturale – che il Vangelo non abolisce ma perfeziona - e orienti i fedeli cattolici circa la necessità di difendere la famiglia anche per responsabilità nei confronti del bene comune della società e di tutti.
La profonda riflessione che la Chiesa sta facendo in questo tempo sulla famiglia, con i due Sinodi ad essa dedicati, coglie perciò il punto nodale dell’attuale momento storico.
Sarebbe un grave errore accettare la posizione che le forze oggi dominanti nel mondo vorrebbero riservare alla Chiesa: ridotta a pratiche devozionali e caritative, ma non tollerata laddove abbia la pretesa di una proposta globale, che interessi l’esistenza dell’uomo in quanto tale.
Oggi non c’è niente di più necessario alla società che la Chiesa e i cristiani vivano la novità della famiglia cristiana e ne esprimano le convinzioni profonde o la dottrina che è implicata nell’esperienza della famiglia. «Quello che ci è chiesto è di riconoscere quanto è bello, vero e buono formare una famiglia, essere famiglia oggi; quanto è indispensabile questo per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità. Ci viene chiesto di mettere in evidenza il luminoso piano di Dio sulla famiglia e aiutare i coniugi a viverlo con gioia nella loro esistenza, accompagnandoli in tante difficoltà, con una pastorale intelligente, coraggiosa e piena d'amore» (Papa Francesco, Concistoro 20 febbraio 2014).
Carissimi padri, 
proprio per questo vi chiediamo che dal Sinodo esca una riproposizione integrale della tradizione cattolica sui problemi della vita, della famiglia, dell’educazione, che consenta al popolo cristiano di oggi di approfondire la propria identità per svolgere in maniera adeguata la propria missione. Principio di unità e d'indissolubilità del matrimonio, principio su cui si fonda l'istituzione della famiglia e tutta la vita familiare» (4 ottobre 1997).
Questa consapevolezza implica anche un giudizio culturale sulla mentalità dominante, che permetta di essere sempre più caritatevoli.
Vi chiediamo di superare l’astratta contrapposizione tra verità e carità, tra dottrina e pastorale, che non ha alcun fondamento dal punto di vista dell’esperienza della Chiesa, perché la verità si esprime nel mondo come giudizio sulle posizioni e come carità verso le persone.
Vi chiediamo di investire tutte le problematiche particolari, alcune anche dolorose, non come punti totalizzanti ma come punti che esprimono la totalità della posizione.
In particolare non è pensabile che la Chiesa ipotizzi l’equivalenza di fatto, non solo di diritto, fra un rapporto e una coppia eterosessuale e una relazione di carattere omosessuale, perché questa sarebbe la sovversione del diritto naturale e del piano d’amore di Dio creatore.
Vi chiediamo nel corso del Sinodo di dare il giusto spazio all’esperienza di famiglie che vivono e testimoniano la bellezza della famiglia come ricordava Giovanni Paolo II, «alla base di tutto l'ordine sociale si trova quindi questo princillezza di un amore indissolubile, capace di attrarre e illuminare le tante famiglie che vivono nelle tenebre.
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