sabato 5 settembre 2015

Snob e "radical chic" contro i simboli cristiani nel sonno dei cattolici " e la sua rovina fu grande"

Prosegue, in sfregio alla corretta informazione e al comune buon senso , l'ininterrotta serie televisiva delle scosciate "nobildonne" televisive, tutte rigorosamente con la "erre moscia", che, schiave qual sono , pur di ricevere  la pagnotta non esitano a denigrare solo ed unicamente le usanze e i simboli cristiani. 
In alcuni salotti della putrefatta e nauseabonda mondanità italica, sempre in cerca di nuovi padroni, qualche aspirante odalisca ( se ne avesse ancora i requisiti ) ha osato inneggiare ai ritrovati della feroce dittatura laicista francese di «strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. È come una nuova nascita».
"Una nuova nascita, ça va sans dire, all’insegna della morale laica"
Queste vestali informatiche televisive e salottiere della feroce dittatura laicista arretrano solo davanti l'Islam adottando la sempre valida formula delle tre scimmie sagge: " non vedo, non sento, non parlo".
«Nel discorso di Ratisbona nel 2006 Benedetto XVI denunciò il lato violento della religione musulmana. New York Times e Repubblica lo accusarono: così spezza il dialogo. ...
E scandalo fu. Boom! Alt, però.Attenzione.
Benedetto XVI, prima di essere raffigurato come un fantoccio e incendiato dai musulmani indiani e da quelli palestinesi, fu impiccato in Occidente.
Cominciò il New York Times a gettare in pasto il mite tedesco alle folle feroci delle moschee.
Seguì, dopo aver fiutato l'aria, Repubblica . In contemporanea con gli anatemi degli ulema e degli imam oltre che dei muftì, arrivò quello di Eugenio Scalfari.
Ci fu l'assassinio di una suora gentile e votata al servizio degli orfani in Somalia. Chiese e canoniche furono assaltate in Oriente e in Africa.
I signori del pensiero e della matita, gli uomini della satira e delle alte riflessioni, affibbiarono la responsabilità di questi linciaggi e tumulti al Papa.
Non si sognarono neanche per un istante di ammettere che proprio le reazioni criminali al libero pensiero del Pontefice confermavano quanto avesse ragione il Vescovo di Roma a denunciare un legame piuttosto nefasto tra la fede islamica e la spada.» 
Nell'articolo che segue, Caterina Maniaci, intellettuale e scrittrice di valore, descrive,  con elegante pacatezza, il "sogno" degli islamici, ora conosciuto attraverso la  formula più cruda urlata dai demòni-terroristi dell'Isis : «Conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne».
Davvero strano che, fra un selfie e l'altro, vengono  abbassate le difese immunitarie dei Cristiani proprio nell'ora in cui il demonio sta scatenando un forte combattimento contro l'Agnello e suoi fedeli...
Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

Gli islamici in piazza San Pietro a caccia di nuovi fedeli 
di Caterina Maniaci 

Due donne, più che velate, tre uomini, tutti giovani. 
Sfidando il sole ancora cocente di mezzogiorno e l’afa soffocante, si mettono in posa per almeno un quarto d’ora: a colpi di selfie, si immortalano davanti all’imponente mole di San Pietro. 
Un’innocente famiglia islamica in vacanza che si fa le foto con il Cupolone sullo sfondo. 
Una scena sempre più comune, ma certo non frequente fino a non molti anni fa. 
E ce ne corre da questi scatti innocui a quelli (finti) in cui la propaganda dell’Isis mostrava la sua nera bandiera, foriera di morte e distruzione, sventolare sulla cupola della basilica centro del cattolicesimo nel mondo. 
Un’immagine che aveva colpito fortemente l’opinione pubblica dell’intero globo. 
Passeggiando per le sempre affollate vie di Borgo (Borgo Pio, Borgo Sant’Angelo, Borgo Vittorio), quell’intrico fascinoso di vicoli e stradine che stendono una sorta di rete tutt’intorno a San Pietro, si scopre che quella di farsi le foto davanti alla facciata della basilica, o ai piedi dell’immenso obelisco nel mezzo della piazza, è diventata un’abitudine per molti islamici, anche per quelli più integralisti. 
«Ho visto qualche volta un gruppetto di uomini con la barba lunga e una specie di tunica bianca farsi dei selfie in mezzo alla piazza, ci passavo per venire al ristorante», ci racconta un ragazzo che fa il cameriere stagionale in uno dei numerosissimi locali di cui brulica il quartiere. 
Gli chiediamo se per caso ha poi notato se questi stessi amanti del selfie si radunano da qualche parte, in qualche negozio, o in qualche locale, magari per pregare o altro... 
«E chi può dirlo? Di sicuro sono aumentati nel quartiere, perché ci sono sempre più negozi, bancarelle, bar gestiti da pachistani, o insomma islamici...». 
Se sono aumentati, è probabile «che si trovino da qualche parte, anche per pregare, visto che in genere se ne vedono per strada di più il venerdì», ci spiega il commesso di un negozio di souvenir, ma non vuole aggiungere altro. In realtà siamo venuti a fare un giro per il quartiere proprio per verificare fatti che ci hanno raccontato alcuni amici che vivono o lavorano da queste parti. 
Fatti che poi abbiamo letto, nero su bianco, proprio sul settimanale Venerdì di Repubblica, in un articolo firmato dal vaticanista Filippo Di Giacomo, dal titolo «La preghiera islamica sempre più forte intorno a San Pietro». 
In cui si legge, appunto, di gruppi di uomini con «tuniche lunghe almeno fino a metà polpaccio» e con «vistose barbe curate, tinte», che arrivano all’obelisco di piazza San Pietro «per un selfie sorridenti e con le dita della mano destra aperta in segno di vittoria». 
E poi, ancora: «Dalle nove del mattino per le vie di Borgo interpellano turisti e borghiciani, in inglese oppure in un italiano stentato: Vuoi Allah? Ti piace Allah?». 
L’invito rivolto in questo modo sarebbe quello alla preghiera, appunto, magari nei retrobottega dei tanti negozi controllati da immigrati pachistani. 
Conclusione dell’articolo: «E così mentre in Vaticano si discute, il quartiere più papalino di Roma conta la più alta concentrazione di luoghi di preghiera islamica».

Fonte : Libero Quotidiano