martedì 15 ottobre 2013

Intervista a Gnocchi e a Palmaro dopo la "cacciata" da Radio Maria


 Riportiamo l'intervista di Libero a Gnocchi e a Palmaro a seguito della loro "cacciata" da Radio Maria (si veda qui) per aver scritto che "quel Papa non piaceva loro" (si veda qui). 
Non possiamo che condividere in toto le argomentazioni (esaurienti, chiare e documentate) -e lo stile riverente con cui sono esposte-, dei due giornalisti cattolici in merito alle loro lecite osservazioni (che parimenti condividiamo) sullo stile di Papa Bergoglio e sulle sue dichiarazioni ambigue e a volte anche "erronee", nonostante la buona fede, che creano danni, e sconcerto tra tanti fedeli cattolici. 
Massima solidarietà ai coraggiosi Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro che, come ha imposto loro la propria coscienza, hanno rotto il coro unanime di consenso papale, per dire, finalmente, che il "re è nudo", e che il Papa sta sbagliando a gestire alcuni aspetti -importantissimi- del proprio ruolo.
E, parafrasando il Papa: se secondo la loro coscienza scrivere quell'articolo era il Bene, allora hanno fatto bene, e non avrebbero potuto fare altrimenti.
Sottolineato nostro.
Roberto

Intervista ad Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
di Luciano Capone, da LIbero del 12.10.2013

              

Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, due giornalisti cattolici, hanno rotto l’unanimismo mediatico favorevole a Papa Francesco con un articolo su Il Foglio  dal titolo «Questo Papa non ci piace». I due  hanno mosso dure, ma precise critiche ad alcune prese di posizione e agli strappi del Pontefice, pagando le opinioni espresse con un’epurazione da Radio Maria, emittente dove da 10 anni conducevano trasmissioni sulla bioetica e sul Vangelo.


Partiamo dall’articolo, cos’ha fatto e detto il Papa che non  piace a due giornalisti cattolici?
«Ci sono due aspetti problematici: la forma e i contenuti. Francesco ha assunto comportamenti e uno stile che portano alla dissoluzione del pontificato nella sua struttura formale, e che tendono a ridurre il papa a uno dei vescovi, e non al “dolce Cristo in terra” di cui parlava Santa Caterina. Sul piano dei contenuti, nelle interviste a Civiltà cattolica e a Repubblica ci sono non solo ambiguità ma oggettivi errori filosofici e dottrinali. Parliamoci da giornalisti, stiamo dibattendo sul classico caso di una non notizia. Qui ci sono due cattolici battezzati che ascoltano per mesi quanto dice il papa e, per mesi, si trovano a disagio perché quanto sentono stride evidentemente con quanto sostiene la dottrina. Alla fine, visto che fanno il mestiere di scrivere e commentare, scrivono e commentano. Non lo prevede solo una delle regole base dell’informazione, ma lo prevede anche il diritto canonico. La lettera e l’intervista a Scalfari, l’intervista a Civiltà Cattolica sono solo gli ultimi esempi più eclatanti. Hanno fatto il giro del mondo, hanno fatto gridare alla rivoluzione, hanno lasciato di sasso migliaia e migliaia di fedeli, quindi di anime, e nessuno trova niente da dire? La notizia invece è il coro unanime di osanna che va da certi cattolici conservatori fino a Pannella passando per Enzo Bianchi e Hans Kung».


Avete criticato l’intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari. Non andava bene l’intervista o l’intervistatore?
«La scelta di Eugenio Scalfari è singolare e lascia interdetti molti cattolici. Egli infatti non è solo un laico o un non credente, ma uno storico antagonista del cattolicesimo. La Repubblica è il quotidiano simbolo di quella cultura radical chic che ha fatto di divorzio e aborto le colonne di una nuova società nichilista, nella quale non c’è più posto per Cristo e i sacramenti. Diverso sarebbe stato incontrare in modo riservato Scalfari, e parlare con lui in vista del suo bene. E nella speranza della sua conversione».
Quanto all’intervista del Papa a Civiltà cattolica, dite che le frasi sull’aborto contrappongono dottrina e misericordia. Cosa vuol dire?
«La prima forma di carità è la verità. Il buon medico non nasconde al malato la gravità della sua patologia, affinché si curi. Dio desidera senza sosta di perdonarci, ma pretende il nostro pentimento, il riconoscere che abbiamo peccato. Una Chiesa che tacesse sulla morale per non scontrarsi con il mondo mancherebbe di carità verso i peccatori. È facile dire che trecento morti a Lampedusa sono “una vergogna”. Più difficile dire che trecento bambini abortiti legalmente in Italia ogni giorno sono una vergogna ancor più grande».


Per questo ed altro ve la siete presa con i “normalisti”, i cattolici che, a differenza della stampa laica, non avrebbero visto la rivoluzione rispetto al magistero della Chiesa. Ma cos’è cambiato in realtà?
«Ce la siamo presa con quelli che abbiamo definito normalisti per un motivo molto semplice. Questi signori, da sei mesi, non fanno che mettere pezze agli svarioni di papa Francesco. Sulla coscienza, su etica e bioetica, sulla vita religiosa. Fatta salva la buona fede e le buone intenzioni, producono un danno tremendo perché, dicendo che tutto è normale e che non c’è nulla di nuovo, iniettando dosi di cattolicità là dove non ci sono, finiscono per far passare per cattoliche le affermazioni nude e crude del papa. Si illudono, poveretti, di essere mediaticamente più forti di Bergoglio e pensano che le loro correzioni arrivino al destinatario. Ma non hanno capito proprio niente di che cosa è la macchina massmediatica. contemporanea. Non sono loro a correggere il papa, è il papa a fagocitare loro».


Ma se il papa farebbe addirittura affermazioni non cattoliche, perché i normalisti fanno finta di non vedere tutto ciò?
«Perché al centro del problema c’è niente meno che il Papa. Giustamente i cattolici lo considerano la guida della Chiesa nella storia, e non vorrebbero mai doverlo criticare. Per intenderci: se l’intervista a Civiltà Cattolica fosse stata rilasciata da un teologo o perfino da un vescovo, sarebbe stata contestata nelle molte parti che non quadrano».


Ma, interviste a parte, avete criticato anche l’interpretazione che il Papa dà del Concilio Vaticano II. Non è una critica troppo forte?
«Ci atteniamo ai fatti: con il Vaticano II la Chiesa dichiara apertamente di volersi aprire al mondo e di rispondere alle sue aspettative. Un capovolgimento che in questi decenni ha prodotto i suoi risultati: i seminari si sono svuotati, in molti di essi si insegnano dottrine non cattoliche, e in cattedra si mettono, come volle Carlo Maria Martini, i non credenti».


Imputate a Bergoglio anche l’eccessivo feeling con i mass media. Non pensate invece che stia rafforzando l’immagine della Chiesa?
«Qui la risposta è sempre quella di McLuhan: i media creano una finzione che diventa un facsimile del Corpo Mistico, e lui la chiama “un’assordante manifestazione dell’anticristo”».


Ma ieri il Papa nella sua predica ha insistito sul fatto che il Diavolo è una realtà e non una metafora, dicendo che “Chi non è con Gesù, è contro Gesù, non ci sono atteggiamenti a metà”. Non è in contraddizione con la vostra immagine di “Papa progressista”?
«In questi mesi Papa Francesco ha detto molte cose cattoliche. Ma questo è normale: è il Papa. Ma nel nostro articolo abbiamo messo a confronto quanto dice sulla coscienza papa Francesco e quanto nel 1993 ha scritto papa Giovanni Paolo II nell’enciclica “Veritatis splendor”. Ebbene, uno dice esattamente il contrario dell’altro e pensiamo che nessun contorcimento della mente più contorta possa dire che, in fondo, sono la stessa cosa. Fino a oggi, nessuno è entrato nel merito di quanto abbiamo scritto. Nessuno ha trovato da ridire su una sola riga. Un gentile signore ci ha anche invitato pubblicamente ad andare a confessarci. Ma lo sa, questo signore, che ci è capitato di dire queste cose in confessione e di sentirci dire dal confessore che la pensa allo stesso modo, ma non lo può dire a nessuno? E dovrebbe sapere, questo signore, quante lettere e telefonate abbiamo ricevuto da cattolici che non ne potevano più e ci ringraziano per quanto abbiamo scritto».


Queste considerazioni vi sono costate l’epurazione da Radio Maria. Era una decisione che potevano evitare o l’avevate messa in conto prima di esporvi? 
«Ci avevamo pensato, ma non era possibile tacere oltre. Eravamo amici di padre Livio Fanzaga prima di questa vicenda e lo siamo anche adesso. Lui è il direttore della radio e lui stabilisce la linea editoriale. Se questa linea prevede che il papa non si possa criticare neanche se parla di calcio, evidentemente due come noi sono fuori posto. Ma ci permettiamo anche di dire che questa linea proprio non la condividiamo. Non si può soffocare l’intelligenza e non si possono censurare a priori domande più che legittime. Questo non fa bene al mondo cattolico e non fa bene alla Chiesa. Se c’è qualche cosa che lascia l’amaro in bocca è che, dopo dieci anni di collaborazione, la telefonata sia arrivata due ore dopo l’uscita dell’articolo, senza neanche un momento per pensarci. Dieci anni in cui abbiamo avuto la libertà di dire tutto quello che ritenevamo opportuno anche su temi scottanti. Ecco, questa immediatezza fa male».

Pensate che la vostra espulsione sia stata decisa altrove?
«Bisognerebbe chiederlo a padre Livio, che è un bravo sacerdote e una persona per bene»


Ma si può stare in una radio cattolica e criticare il Papa?
«Certo che sì, a patto che le critiche non siano contrarie alla dottrina della Chiesa. Se Paolo di Tarso non avesse criticato il primo papa, oggi noi cattolici saremmo tutti circoncisi, perché San Pietro voleva stabilire questa norma. Se Santa Caterina non avesse rimbrottato i papi, oggi Avignone sarebbe ancora la sede del papato».


Il Papa ha dialogato con tantissime persone, anche con diversi atei militanti, vi aspettate una sua telefonata? Che voglia ascoltare le ragioni di due cattolici intransigenti e che magari intervenire per ridarvi la trasmissione in radio?
«Pensiamo che sia molto meglio che il Papa si dedichi al suo ministero: confermare il suo gregge nella vera fede, far tornare i cattolici a conoscere i catechismo e la dottrina, e operare affinché i lontani si convertano».

"Libero" - 12 ottobre 2013 - pp. 1; 14.

19 commenti:

  1. Padre Livio dovrebbe anche spiegare perchè Radio Maria ha costruito da zero una nuova sede chiedendo in continuazione soldi ai ferdeli , quando ci sono decine di immobili di proprietà di diocesi ed ordini religiosi che sono vuoti e non utilizzati.
    Probabilmente la risposta + semplice è che non ci ha ragionato (esattamente come non ha ragionato prima di commettere un gesto cattivo e stupido come la cacciata di Gnocchi & Palmaro).
    Lorenzo
    ps ho tolto radio maria dal sintonizzatore dell'autoradio

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  2. a me da l' idea che la cosa covasse da tempo e una spia è stat l' entrata diCarlo Casini tra i conduttori di R. M.; si sa che tra Casini e Palmaro non corra buon sangue,
    Ora si prepari De Mattei... (spero di no!).

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  3. Anche Padre Livio ha fatto Bene!

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  4. Incredibili però questi due...
    Scrivono a quattro mani, daccordo
    Adesso però parlano nelle interviste a due voci... Non capisco chi dei due parla prestando la voce all'altro e soprattutto perché!!!

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  5. Una sede lussuosissima,piena di marmi e megagalattica, questo mi è stato riferito da chi ha partecipato alle catechesi del venerdì......prima erano in un appartamento di un condominio.....va bene onorare la Vergine, ma a tutto c'è un limite o vale solo per alcuni???

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  6. Scusate, siate obiettivi, cosa pretendete? La botte piena e la moglie ubriaca? Dopo che ti esprimi in modo sfavorevole nei confronti del Papa non puoi pretendere di lavorare nella cassa di risonanza della voce di quel Papa che tu critichi.
    Mi pare che nessuno dei presenti si sia stracciato le vesti quando Roberto Balducci, vaticanista del TG3m, fu cacciato dalla RAI per avere criticato, con una semplice battuta, Ratzinger.
    Dunque ognuno si assuma le responsabilità di quello che dice senza creare ulteriori periferie esistenziali.

    Micus

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    1. E ma mica uno che sta a Rai tre viene cacciato per quello che dice a canale 5 no???

      Radio Maria non è la cassa di risonanza della voce del papa ( e se lo è allora anche molte delle vaccate che là si dicono andrebbero inquadrate in altro modo).

      Da anni fanzaga la mena con le sue assurdità e disobbedienze ... frasi come:
      "lo ha detto la Madonna", che sono affermazioni sue tipiche ma che secondo i dettami della chiesa sono vietate, ma nessuno gli dice nulla, perchè muove milioni di euro e bombarda con le sue nenie focolarine milioni e milioni di vecchiette rintronate dalla senilità e non solo.

      La moglie piena e la botte ubriaca la vuole quell'ipocrita di fanzaga che fa l'obbediente e il rispettoso al papa quando gli pare a lui, e caccia i due spregiatori di bergogliate ma poi se ne sbatte del magistero e della legge della chiesa quando si tratta
      di affermare amenità come: "lo ha detto la Madonna"...
      a chi lo ha detto fanzaaaaa sveglia che la guerra è finitaaaaa
      e lo dico pure a voi ascoltatori del medjugorismo dogmatico, cercate di riaccendere
      il melone per favore.

      Polimar

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  7. Padre Livio ha motivato la scelta dicendo che sono andati contro il regolamento della radio, che oltre al rispetto della dottrina richiede anche il rispetto per il Santo Padre. Nell'articolo famoso, i due giornalisti fanno passare il Papa come megalomane, e questa è assoluta mancanza di rispetto. Dirò una cosa che non piacerà a molti: sono contento che almeno in Radio Maria ci sia un po' disciplina (sempre applicata nel rispetto e nella carità, ovviamente). Poi invece di fare un attacco pubblico al Papa, potevano scrivergli direttamente...

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    1. ...o magari telefonargli, anche se è difficile trovare la linea libera.

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  8. Una affermazione fatta in ultimo dal card. Martini, tanto considerato da papa Francesco, di cui comunque apprezzavo lo stile da gran signore, è quella a proposito del Crocifisso. Il cardinale, già mortalmente malato, chiedeva a Dio Padre: "Ma perché l'ha fatto soffrire tanto?"
    Mi sono detto: ma come, il titolare della più importante diocesi del mondo non ha pronta la risposta già data da san Paolo e a seguire da tutta le dottrina: Gesù Cristo ha sofferto per ESPIARE il Peccato Originale commesso da Adamo. e unirsi così fino in fondo alla natura umana in ciò che ha di più intimo e terribile, cioè il dolore, fisico e psichico? Già, ma una mente moderna, per tener fermo a una simile affermazione, deve avere un concetto dell'"espiazione" della colpa, che si è scolorito moltissimo nella filosofia del diritto dopo Beccaria ( non a caso messo subito all'Indice ), della storicità di Adamo, del tipo di unione che stringe gli uomini in una "personalità corporativa", della "Comunione dei Santi"per la quale uno può soffrire come "vittima" al posto di altri, dell'accettabilità del riconoscimento ( realistico, non vile e rinunciatario ) dell'esistenza di una zona di "mistero" di cui riusciamo a cogliere qualche barlume e non molto di più. Tutti problemi "abissali" che andavano e vanno ripensati alla luce delle istanze del pensiero contemporaneo ( storicismo, evoluzionismo, darwinismo, nuova cosmologia e quant'altro ). Un lavoro difficilissimo, probabilmente ancora più impegnativo da quello fatto dai Padri della Chiesa ( con il Platonismo ) e dagli Scolastici ( con l'Aristotelismo scientificizzante ).Un lavoro non da assemblee generali, ma da "addetti ai lavori" nelle accademie, nelle facoltà teologiche, nelle università cattoliche. Invece che cosa si è fatto prevalentemente ( o almeno a me così pare )? Si è trascurata la dottrina per i piccoli e l'apologetica per gli acculturati, si è dato corso a una pastorale dei "movimenti" basata quasi esclusivamente sulla risonanza interiore dell'esperienza, non si sono insegnati i "preambula fidei" come le Cinque Vie di san Tommaso con le dovute messe a punto, si è fatto quasi evaporare quel po' di borghesia intellettuale cattolica ancora presente negli anni '50. Certo, ci sono le lodevoli eccezioni, come Messori e Socci, ma per il resto ci si è buttati sull'apertura come "volemose bene".
    Ho letto che Scalfari ha un'idea assolutamente riduttiva di Gesù: non rivoluzionario, non capo politico, vago guaritore, sicuramente non risorto, più che altro insegnante di bei sentimenti con belle parole e al massimo primatista nella sopportazione del dolore... non sarebbe piuttosto il caso di prendere di petto questi argomenti con il fondatore di "Repubblica"? Come si spiega altrimenti l'impegno di Joseph Ratzinger . Benedetto XVI nel trattare la vita di Gesù con estrema acribia storica e filologica? Il centro della fede cristiana non è "Cristo, e Cristo crocifisso"?

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  9. Io tra Gnocchi e Palmaro (che sanno essere cattolici e testimoniarlo come hanno fatto col loro articolo e con questa intervista) e un Padre Livio, scelgo loro. Radio Maria non ha certo bisogno di me e del mio sostegno economico e mediatico, se è a servizio della Provvidenza può certo fare a meno di me, mentre a Gnocchi e Palmaro va tutta la mia solidarietà... una intervista da applauso!!!

    A Radio maria invece ho staccato la spina e tanti saluti a Padre Livio.

    Bertoldo

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  10. Perfettamente d'accordo con i giornalisti
    w la libertà di coscienza

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  11. padre livio è inascoltabile ormai. Ho smesso di ascoltare Radio Maria e non darò più un cent a loro.

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  12. per quanto posso condividere i dubbi di gnocchi e palmaro su papa e papato, a mio avviso, essi non possono paragonarsi nè a san paolo nè a santa caterina da siena nel loro modus operandi, infatti san paolo critica san pietro ma faccia a faccia con lui e santa caterina per convincere il papa a tornare a roma non ha scritto mica su un giornale bensì con un fitto epistolario! i dubbi e le critiche avrebbero dovuto rivolgerle direttamente al santo padre come insegna il vangnelo: Matteo 18,15-20


    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 15 "Se il tuo fratello commette colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.

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  13. Intanto la figlia di uno dei 2 mi pare gnocchi, se non vado errato, è già stata debitamente e pubblicamente insultata.......clima moscovita incombe...

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  14. Io non sono d'accordo con la coppia, però ho notato un particolare che mi sembra strano: perchè dicono che San Pietro voleva imporre la circoncisione? A me non risulta l'abbia mai fatto, e a voi?

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  15. Le osservazioni critiche di Gnocchi e Palmaro, piacciano o no (io non le condivido in larga misura): 1) non riguardano dichiarazioni facenti parte del magistero, ma semplici interviste 2) sono state espresse su un giornale senza alcuni riferimento a Radio Maria
    mi sembrano due ottimi motivi per giudicare decisamente scorretta la reazione di p. Livio. Bastava - se caso - rimarcare che si trattava di critiche in nessun modo condivise dalla Radio ed estranee alla "linea editoriale".
    Discutibilssimi poi gli sbeffeggiamenti di Avvenire. Avrei preferito una puntuale confutazione del loro articolo, visto che li' ci sono fior di giornalisti.
    Antiquario

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    1. Avvenire ieri ha parlato di GNOSI riferendosi a Gnocchi e Palmaro , ai quali mando la mia totale adesione a quel che dicono e soprattutto tutto il mio affetto. La giornalista Antonella Falasca perchè prima di scrivere di GNOSI non guarda il libro ed il blog di Padre Antonio Spadaro S.J., l'intervistatore del Papa per intenderci, che ha sulla sopertina in bella mostra un quadro di W. BLAKE, noto gnostico e massone ? Il compasso è assolutamente evidente. Anna Garenna

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  16. «La scelta di Eugenio Scalfari è singolare e lascia interdetti molti cattolici. Egli infatti non è solo un laico o un non credente, ma uno storico antagonista del cattolicesimo. La Repubblica è il quotidiano simbolo di quella cultura radical chic che ha fatto di divorzio e aborto le colonne di una nuova società nichilista, nella quale non c’è più posto per Cristo e i sacramenti. Diverso sarebbe stato incontrare in modo riservato Scalfari, e parlare con lui in vista del suo bene. E nella speranza della sua conversione».

    Che dire? Siete così autenticamente cattolici che vi dimenticate di Zaccheo? Mi sembra il grido allo scandalo di tutti quelli che mormoravano la scelta di Gesù di andare ad alloggiare a casa di un pubblicano, peccatore insalvabile, collaborazionista dei Romani, ladro e spia per nome del'invasore. Eppure Gesù se ne fraga delle mormorazioni dei benpensanti e va da lui pubblicamente a pranzo.

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