mercoledì 18 settembre 2013

Frati dell'Immacolata: il nuovo segretario generale p. Bruno risponde alle accuse dei tradizionalisti. Ma quello che dice smaschera il suo doppiogioco?

Inaudito!
Quanto dichiarato surrettiziamente da p. Bruno in questa intervista ad usum Delphini, non è propriamente corretto e contrasta con quanto fece e disse lo stesso p. Bruno a suo tempo a proposito del questionario e del Visitatore apostolico. (si veda qui).
Rimaniamo davvero costernati davanti a questo atteggiamento: doppiogioco ipocrita, amnesia, o arrivismo di P. Bruno? 
Roberto

«I Francescani dell'Immacolata sotto attacco di lobby esterne»
di Andrea Tornielli da Vatican Insider del 18.09.2013


Intervista con il nuovo segretario generale padre Alfonso Bruno,
accusato di «tradimento» da alcuni gruppi tradizionalisti

 
Francescani dell'ImmacolataNon si placano le polemiche dopo il commissariamento dei Francescani dell'Immacolata. In questa intervista il nuovo segretario generale ne spiega le ragioni.


Padre Alfonso Bruno, a sua nomina a segretario generale è una scelta di campo da parte del commissario in favore dei frati critici verso il fondatore? 

«Il Segretario Generale, a norma delle Costituzioni dei Frati Francescani dell’Immacolata, art. 100, “aiuta il Superiore Maggiore nei contatti personali e scritti con l’esterno; redige gli Atti del Consiglio; ha cura dell’Archivio generale; aggiorna le schede e la statistica dei frati, delle case e delle opere”.
Si tratta di un ruolo tecnico e di servizio a favore di tutta la comunità, avulso quindi da ogni eventuale fazione o faziosità. Durante le prime settimane del suo mandato, il Commissario Apostolico ha parlato prima personalmente e poi il 30 agosto 2013 in riunione verbalizzata con tutti i membri dell’ex governo di cui facevo parte; dopo ha insistito perché accettassi l’incarico. Il suo è stato un post-giudizio, per il quale avrà pregato e riflettuto, anche se non posso entrare nella sua "mens". Cosciente delle tensioni in atto e dei miei impegni di apostolato, non volevo assumere l’onere, impegnativo come tempo ed energie da spendervi. Il padre Fidenzio Volpi, che ha assunto l’autorità dell’istituto, mi ha detto: “È la volontà di Dio, devi aiutare la Chiesa…; è per il bene della tua famiglia religiosa!”. Sono un religioso sacerdote che in nome della Regola di S. Francesco ha professato obbedienza e ossequio al Papa. Ho abbracciato la mia croce con il coraggio della fede, sicuro che la grazia mi sosterrà nell’espletamento della missione affidatami».

Può spiegare come e perché si è arrivati al commissariamento? È vero che si è trattato dell'iniziativa di una esigua minoranza di "ribelli"? 

«Il decreto del commissariamento, datato 11 luglio 2013, indicava gli scopi del provvedimento e cioè: “Tutelare e promuovere l’unità interna dell’istituto, la comunione fraterna, l’adeguata
formazione alla vita religiosa e consacrata, l’organizzazione delle attività apostoliche, la corretta gestione dei beni temporali”. Cinque confratelli che in passato avevano occupato ruoli di altissima responsabilità nell’Istituto, all’inizio del 2012 hanno cercato un dialogo con il Fondatore e il suo Consiglio per manifestare quelle che a loro avviso erano delle irregolarità, a partire dalle scelte liturgiche che non esaurivano tuttavia la loro lista di perplessità. Non ricevendo soddisfazione si sono rivolti ai dicasteri per la Vita Consacrata e per la Dottrina della Fede. Chi espone i fatti di sua conoscenza a un’autorità, che nel caso è la Chiesa con a capo il Papa, dimostra con ciò stesso di riconoscerla come tale, il che esclude ogni atteggiamento di “ribellione” al potere costituito. La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata ha ravvisato gli estremi per una visita apostolica che si è attivata nella seconda metà dello stesso anno. A ogni frate di voti perpetui, così come concordato col Consiglio Generale allora in carica, è stato fornito un questionario tutelato dal segreto di coscienza...».

Alcuni siti e blog hanno polemizzato con le domande contenute su quel questionario...  

Le domande sono state lette dal Visitatore apostolico all’allora Procuratore generale, padre Alessandro Apollonio. Oltre alla sua tacita approvazione, è stato lo stesso confratello padre Apollonio che suggerì al Visitatore l’inserimento di quattro domande a scelta multipla sulle eventuali risoluzioni che i frati prospettavano; l’ultima di essere era proprio il commissariamento. Il questionario è stato promulgato e distribuito senza nessuna contestazione o riserva. Il provvedimento di commissariamento è dovuto scattare in seguito ai risultati del questionario stesso. Solo a partire da quel momento la sua formulazione è stata oggetto di contestazione e critiche. Posso immaginare che se non ci fosse stata la Sede Apostolica vacante, già a fine febbraio o inizio marzo, saremmo incorsi nel provvedimento in atto. Vorrei infine aggiungere che ogni indagine è una ricerca della verità a cui non si può applicare il metodo maggioritario; conta l’aderenza della narrazione alla verità, anche se un solo soggetto denunciasse un abuso. Credo tuttavia in un’alta percentuale di frati che hanno manifestato disagi e, per il mio ruolo istituzionale, ho saputo recentemente di relazioni scritte e testimonianze comprovate e incrociate di religiosi, religiose, prelati e laici legati ai nostri ambienti».

 Perché la Santa Sede ha voluto la restrizione riguardante la messa antica? 

«Non conosco i motivi della restrizione. Io la celebravo quasi ogni giorno in parrocchia, in privato e alla casa generalizia delle nostre suore a Frattocchie, distante 30 Km circa dal mio convento di Roma-Casalotti. Dal decreto di commissariamento si evince che la decisione è del Santo Padre in persona. Non vorrei entrare nel novero di chi interpreta abusivamente la “mens del Pontefice” con un “secondo me” o “un sembra che…”. Immagino solo che la preoccupazione del Pastore supremo sia stata quella di creare un clima di comunione con un ritorno al momento del “pre-divisione” e cioè a quella unità e armonia fraterna che regnava nella nostra famiglia religiosa fino al 2008 e che trovava nella preghiera liturgica momento d’incontro e non di scontro.

... (continua qui)

16 commenti:

  1. Per cortesia postate anche questo:

    http://fidesetforma.blogspot.it/2013/09/lobby-tradizionalista-o-ipocrisia-degli.html

    RispondiElimina
  2. L'anatema della Quo Primum pare estendersi ben oltre il trio responsabile del divieto di celebrazione. Ormai la follia Bergogliana dilaga. Par di capire che la nuova cricca considera addirittura la Messa di sempre utile solamente ad evitare il contatto di cattolici "originali" coi lefebvriani. Meglio, a questo punto, che tutto sia emerso. Così chi ama la Messa antica andrà a far del bene altrove, magari, tiè, coi lefebvriani. L'establishment vaticano è ormai in preda alla sindrome da crollo di regime. Spioni, infiltrati, delatori, propaganda, arbitrio, violazioni del diritto..... Attualmente so di santi sacerdoti costretti a fare diverse centinaia di Km per celebrare messa per i francescani ed i loro fedeli. Con relativi rischi personali spese e difficoltà. Il Primo responsabile di tutto ciò pagherà caro per i danni che sta procurando alle anime dei fedeli. Repetita juvant: aiutiamo, sosteniamo, ospitiamo, confortiamo questi sacerdoti. Sono i VERI santi dei nostri tempi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho letto bene che p. Bruno faceva 30 Km per andare a celebrare la Messa gregoriana a domicilio alle suore? SANTO SUBITO!

      Elimina
  3. http://fidesetforma.blogspot.it/2013/09/lobby-tradizionalista-o-ipocrisia-degli.html

    RispondiElimina
  4. Eppure il p. Bruno ha firmato un ricorso contro il visitatore, insieme a p. Manelli ed altri dirigenti dell'Ordine. Vedere nel blog FIDES ET FORMA la copia del documento con la firma di questo strano frate. Il potere fa perdere la memoria.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse lo strano frate ha visto tante di quelle schifezze dal 29 maggio al 18 settembre che ha cambiato idea. Non è possibile? Ai lettori il giudizio.

      Elimina
  5. Assurdo che venga pubblicata questa barzelletta di intervista burla senza affiancarla alla ben più seria prercisazione e smascherazione del frate ribelle fatta dall'ottimo Fides et Forma.Provvedete per favore !!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo delle 11:56, penso che lei debba mettersi gli occhiali del giudizio critico se considera serie le farneticazioni di Colafemmina e burla un'intervista dettagliata. Mai che abbia visto un contraddittorio o un diritto di replica sul blog di Colafemmina.Ha ragione: lui è il padreterno. Non vorrei, però che dietro il suo anonimato c'è un certo Francesco. In questo caso, l'insuccesso alla scuola di giornalismo di Perugia di Colafemmina, spiega il perché di certe affermazioni e soprattutto di un certo modo di scrivere...

      Elimina
  6. Se il problema è lo scontro e la separazione nella Chiesa, allora avea ragione Lefebvre, tornare appunto a ciò che si faceva prima, appunto prima della riforma liturgica, tornare alla Messa del CVII, cioè quella tridentina (la riforma è successiva al concilio e non viceversa).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo scontro e la separazione nella Chiesa sono stati voluti da una minima parte del Clero, come spesso accade, e non contenti dei risultati del CVII ci hanno propinato anche la superflua riforma del Messale Romano che nessuno aveva chiesto e che al massimo si sarebbe dovuta arrestare al Messale del 1965 recitato in forma vernacolare in molte sue parti. Il CVII avrebbe dovuto fermarsi li ed invece proseguiamo verso una continua e progressiva demolizione di tutto.....

      Elimina
  7. Io sottolinerei BENE queste parole del frate:

    «Attualmente so che la S. Messa cosiddetta tridentina è stata accordata alla chiesa di La Crosse nel Wisconsin (USA), dove c’è un’importante colonia di lefebvriani che rischiavano di attirare nelle loro chiese anche i cattolici amanti della forma straordinaria....»

    Il che rende palese il perchè quella Messa venga celebrata dai "bravi" frati (almeno riguardo a questo caso). Non per convinzione sulla SUPERIORITA' della Messa tridentina, ma per ragioni....ECUMENICHE, per togliere fedeli ai lefebvriani...

    E poi vorrei far notare come, se da una parte i FFI ci tengono a mantenere la faccia pulita con l'obbedienza di facciata al commissariamento (visto che poi mandano avanti a difenderli i laici), sul fronte dell'Istituto del Buon Pastore c'è chi coraggiosamente combatte mettendoci la faccia per non cedere di fronte ai soprusi di Roma.
    E visto che la Redazione non ha ritenuto di pubblicizzare l'ultimo articolo di Disputationes Theologiace, lo faccio io:

    http://disputationes-theologicae.blogspot.it/2013/09/la-cosiddetta-elezione-dellabbe.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto! I Manelli e i Manelliani fanno esporre i laici. In ogni caso la causa di beatificazione è persa e non solo quella...
      Fra poco rideremo quando fioccheranno i primi trasferimenti. I boia e i kapò di un tempo si faranno commiserare come povere vittime in barba dell'obbedienza e del voto Mariano che vale solo per gli altri...

      Elimina
  8. Attenzione! Leggendo attentamente l'intervista non riesco a capire in che modo le affermazioni di p. Bruno sono inficiate dalla sua firma all'appello contro la Visita Canonica. Può essere tra i firmatari e parlare di certe dinamiche con l'obiettività di portavoce. Una cosa è il parere personale, altra cosa è spiegare che succedeva nell'Istituto. Dov'è il problema? Nell'intervista dichiara che le contestazioni sono nate dopo il sospetto di risultato negativo e quindi odore di commissariamento. La data del documento è 29 maggio 2013. Non fa una grinza!

    RispondiElimina
  9. Di maschere grinzose in questa vicenda ce ne sono parecchie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di pacifico, caro fratel, hai solo il nome. Sei acido peggio del muriatico.

      Elimina
  10. Dalla illuminante intervista di Padre Alfonso Bruno si capiscono alcune cose importanti:
    a) Il vostro Padre Apollonio non solo ha approvato il questionario ma vi ha aggiunto anche quattro domande a scelta multipla. b) Se sono stati solo cinque i frati-preti che hanno denunciato è solo perché il quell’Istituto vige un controllo spietato di tipo sovietico e una macchina di ricatti e di minacce verso chi non obbedisce ciecamente a Manelli. c) In merito al Motu proprio si capisce che il provvedimento della Santa Sede riguarda solo la sua corretta applicazione, non la sua proibizione totale. Ma siete solo voi che non lo capite. d) Padre Alfonso all’inizio era contro l’indagine della Santa Sede, solo dopo aver visto le solite persecuzioni dei manelliani (calunnie, diffamazioni, emarginazione, ecc.) verso i cinque ricorrenti, ha cambiato opinione e a ha compreso che quel ricorso era giusto e che doveva collaborare al vero bene dell’Istituto, cioè cacciare le esasperazioni di Manelli e dei suoi complici. e) Padre Alfonso denuncia di essere stato lui pure, dopo i cinque frati e dopo il visitatore apostolico (in attesa di qualcun altro), calunniato, infangato ed insultato, a conferma che questa è prassi normale nell’Istituto di Manelli e siccome la calunnia è “la lingua del diavolo”, basterebbe solo questo per dire che i frutti cattivi parlano del loro albero. Speriamo in una pubblicazione.

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.