venerdì 3 maggio 2013

Il mese di maggio, il mese di Maria


di don Alfredo Morselli

Ave Maria!


Tutte le generazioni mi chiameranno beata! Così la Vergine Santissima, mossa dalla Spirito Santo, aveva profetato.
Questa profezia si è compiuta fino ad oggi, e si compirà sino alla fine del mondo: tutte le generazioni diranno beata Maria Santissima, con preghiere, lodi, coroncine, fioretti, processioni, devozioni, affetti, slanci… e chi più ne sa più ne dica.
In questa variegatissima ghirlanda spirituale, compimento di singolarissima profezia, risplende e ha posto di onore la pratica del mese di Maggio, il mese di Maria: quel mese in cui tutti i buoni cristiani gareggiano nell’assecondare l’amore fervoroso che li lega alla loro Madre celeste.

Come è nata questa pratica, perché il mese di maggio è il mese di Maria per eccellenza?

Anche questa devozione, al pari della più autentica liturgia cattolica, non è stata inventata da una qualsiasi commissione di esperti[1] (per usare un’espressione che l’allora Card. Ratzinger aveva usato per descrivere lo sviluppo dei testi liturgici), ma dal dialogo di amore tra Cristo e la Sua Sposa, la Chiesa.

Due elementi provvidenziali hanno favorito il sorgere del mese di Maria: il primo è il clima di profonda gioia e libertà spirituale, che caratterizza il tempo pasquale, che abbraccia sempre gran parte del mese di maggio.
Il digiuno quaresimale è terminato, la liturgia richiama e diffonde la gioia della Resurrezione: il cuore dei fedeli si trova nelle condizioni ideali per rivolgersi in massima libertà alla Madre celeste. Abbiamo, nelle settimane passate, pianto i nostri peccati, abbiamo compatito i dolori di Gesù; e ora, mentre celebriamo la vittoria di Cristo sulla morte, i nostri affetti, fuori da binari obbliganti, sono naturalmente e spontaneamente diretti verso la Vergine Santissima.

Il secondo elemento è la fioritura e lo splendore della natura nella primavera avanzata: se, con il santo Rosario, ogni Ave è una rosa a Maria, come potremo, quando tutto il mondo si riveste di mille colori, limitarci a offrire alla Vergine una sola qualità di fiori? Perché non variegare in mille modi i nostri omaggi alla Madonna?
Radicavi in populo honorificato et in parte Dei mei hereditas illius et in plenitudine sanctorum detentio mea… Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso[2]: così Maria-Sapienza dice di se stessa, e ora flores apparuerunt in terra, tempus putationis advenit, vox turturis audita est in terra nostra.. sono apparsi i fiori… si ode la voce della tortora nella nostra terra[3]: Maria forma gli eletti mettendo le sue radici in mezzo a loro, e ora, i buoni cristiani formati da Maria – quelli che Maria chiama la nostra terra, cioè la terra di mio Figlio e mia, ringraziano la loro Madre germinando i fiori delle buone opere e il canto della tortora delle loro lodi.
Quale mese, meglio di maggio, è più adatto per esprimere questo mistero?

Inoltre, dato il peccato originale, il rifiorire primaverile della natura nasconde sempre insidie per l’uomo ferito. Questi, osservando la natura, deve contemplare e comprendere le “perfezioni invisibili [di Dio], ossia la sua eterna potenza e divinità […] dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute”[4]. Ma il fomite della colpa non gli dà tregua e cerca sempre di trascinarlo a scambiare “la gloria del Dio incorruttibile con un'immagine e una figura di uomo corruttibile”, così da essere abbandonato “all'impurità secondo i desideri del […] cuore” avendo “adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli”[5].
Di fronte a queste insidie, quale rifugio migliore del ricorso alla Vergine purissima e Immacolata? Quale difesa sicurissima, se non la supplica a Colei che schiaccia la testa al serpente fin dal primo momento della sua esistenza?


Alcune tappe della genesi del Mese di Maggio


Da un punto di vista cronologico, possiamo dire che la pratica del mese di maggio, inizia nel ‘500 e rifulge di splendori di grandiosità e universalità a partire dall’800.
Non intendo qui tracciare una storia completa di questa devozione[6], ma solo dar notizia delle principali tappe della sua genesi storica, da un lato a suffragio di quanto ho esposto poc’anzi, da un altro per esortarci a intraprendere con maggior devozione il mese di maggio appena iniziato.

1 - Gli albori: due libretti pubblicati in Germania alla fine del 1500; San Filippo Neri


I primi scritti[7] sul mese di maggio si devono al francescano Stephan Fridolin (1430-1498) e al benedettino Wolfgang Seidel, (1491-1562): quest’ultimo è autore dell’operetta Geistlicher Mai, nella quale divide “il maggio in quattro settimane, dando a ciascuna titoli e proponendovi relativi atti di pietà suggeriti appunto dal rigoglio del maggio. La prima settimana è intitolata: Passeggio nei verdi prati, e vi si propone la meditazione della vita e dei dolori di Gesù e di Maria; la seconda è detta Giardino di piante aromatiche, e propone come meditazione le principali virtù secondo l'esempio che ne hanno dato Gesù e Maria; la terza è chiamata Frutteto, ed in essa si spiegano le sette parole di Gesù in croce, simboleggiate da sette alberi fruttiferi; la quarta infine è appellata Sano e salutare bagno di maggio e vi si danno le ricette per una buona terapeutica contro le malattie dell'anima”[8].
Gli scritti di entrambi gli autori, uniti ad analoghe operette intitolate Autunno spirituale, sono stati rieditati in un unico volume, nel 1897, dal P. F. Hattler, S.J.[9]

S. Filippo Neri (1515 - 1595) è probabilmente il primo fondatore del mese di maggio propriamente mariano; il santo fiorentino domandava ai giovani, che raccoglieva intorno a sé, “atti di particolare ossequio alla Madonna, come ornar con fiori la sua immagine, cantar canzoncine in suo onore, e praticare per suo amore più squisiti atti di virtù, e di mortificazione”[10]. Purtroppo, dopo la sua morte non trovò imitatori, se non forse per qualche tempo tra gli Oratoriani di Roma.

2 - I novizi domenicani di Fiesole

Uno dei primi casi finora conosciuti delle pratiche formali del mese di Maggio in onore della Madonna, è quello dei Novizi domenicani di Fiesole.
Il P. Angelo Domenico Guinigi fondò, nel 1670, una Comunella, ovvero un pia unione che voleva essere come una Corte della Beatissima Vergine.
P. Guinigi si trovò a predicare sulla Madonna a un gruppo fervoroso di novizi; sentiamo il loro racconto[11]:
"Ragionando familiarmente, ci disse molte belle cose della SS. Vergine... e tutti cominciammo a desiderare d'esser suoi veri servi e figli... 
Da questa predicazione scoccò una meravigliosa scintilla…
“…sentendo noi il giorno avanti molti secolari, che incominciavano a cantar Maggio e far festa alle creature da loro amate, stabilimmo di volerlo cantare anche noi alla SS. Vergine Maria nostra amatissima Madre; e che non era dovere, che ci lasciassimo superare dai secolari, i quali facevano tanta festa per le creature da loro amate...
la prima festa di Maggio andammo tutti al Presepio e ci protestammo, che intendevamo fare alla SS. Vergine quello che fanno i mondani alle loro spose, in segno che desideravamo che tutto il nostro onore fosse collocato solo nella SS. Vergine, come la creatura più santa, e più nobile di tutte...
A partire da 1701 fu stabilito i Novizi facessero quotidianamente qualche atto di mortificazione, o maggiore attenzione all'ufficio divino ... “e così imporporare colla mortificazione le mistiche rose per abbellire Maria”[12]
Più fioretti di così?

3 - Il primo parroco

Il primo sacerdote che ha organizzato il mese mariano nella sua parrocchia, in forma pubblica, con documenti storici che attestano il fatto, è don Girolamo Amigazzi, parroco di Grezzana, paese in provincia di Verona (attualmente conta poco più di undicimila abitanti). Correva l’anno 1739.
Riporto una pagina del periodico Ferrarese Il buon goivinetto che, nel 1884, pubblicava la seguente nota autografa estratta dai registri parrocchiali:
“Conoscendo io D. Gerolamo Amigazzi, arciprete di Grezzana e miserabile Peccatore, di quanta forza sia la Divozione a Maria sempre Vergine per essere dalla Medesima protette le anime dei Viatori Cristiani nel punto della morte, ho procurato, sin dal primo anno del mio ingresso a questo Benefizio, che dai miei Parrocchiani si praticasse una distinta e particolare Divozione alla Beata Vergine in tutto il corso dell'anno, ma principalmente che si consacrasse alla Medesima tutto il Mese di Maggio, quale già per la Dio Grazia, annualmente lo osservano con molto fervore”. 
Commovente la proibizione di adornarsi con fiori, riservandoli tutti unicamente, nel mese di maggio, alla Vergine Santissima.
 “Sopra tutto il fin qui detto, essendo il Mese di Maggio addimandato e denominato il Mese delli Fiori Spirituali esercitati in honore di Maria Vergine, si proibisce con tutto rigore a qualunque dell'uno e dell'altro sesso il portare indosso in detto Mese Fiori freschi o secchi ma più tosto procurare con Santa Emulazione di adornare l'altar della Vergine in Chiesa con que' Fiori medesimi, che ciascuno vorrebbe adornare se medesimo”
4 - I giansenisti e i Vescovi deboli, nemici del mese di maggio.

Tra la false devozioni alla Vergine, dalle quali mette in guardia S. Luigi M. Grignion de Montfort, la più insidosa è quella dei cosiddetti devoti scrupolosi, cioè coloro che…
 “…temono di disonorare il Figlio onorando la Madre; di abbassare l'uno innalzando l'altra. Non sanno tollerare che si diano alla Vergine le lodi giustissime datele dai santi Padri […] Non vogliono che si parli tanto spesso di Maria né che tanto spesso a lei si ricorra. Ecco alcuni detti a loro familiari: “A che pro tanti rosari, tante confraternite e devozioni esterne in onore del la Vergine santa? Quanta ignoranza in tali pratiche! È mettere in ridicolo la nostra religione. Parlateci piuttosto di coloro che sono devoti di Gesù Cristo (pronunciano spesso questo nome senza scoprirsi il capo: lo dico così tra parentesi!). Bisogna ricorrere a Gesù Cristo: egli è il nostro unico Mediatore. Si deve predicare Gesù Cristo: questa sì che è cosa seria!”. Ciò che costoro vanno dicendo è vero in un certo senso. Rispetto, però, all'applicazione che essi ne fanno, per ostacolare la devozione a Maria, è molto pericoloso ed è una sottile insidia del maligno nascosta sotto il pretesto di un bene maggiore, perché mai si onora di più Gesù Cristo, come quando si onora di più la Vergine santa. Infatti, si onora lei per onorare più perfettamente Gesù Cristo, e ci si rivolge a lei come alla via che conduce al traguardo verso cui tendiamo: Gesù Cristo.[13]
I ragionamenti diabolici smascherati dal Montfort sono le stesse le argomentazioni usate da Mons. Morosini, Vescovo di Verona, sobillato dai giansenisti; questi erano assai preoccupati per la straordinaria diffusione del mese mariano in tutta la diocesi di Verona, grazie non solo all’opera di don Girolamo, ma anche del padre Giobbi S.J.
E così, Mons. Morosini, uomo secondo le cronache “pio ma debole”, vietò nella sua diocesi il mese mariano: ecco alcuni tristi stralci di una circolare del 18 novembre 1788:
“Del pari, niente lodevole, anzi contraria al buon ordine, ed alla vera pietà riputiamo una certa divozione detta del Mese di Maggio, che col pretesto di rendere maggior onore a Maria Vergine in alcune delle nostre parrocchiali chiese si va introducendo lì […]
Dichiariamo adunque assolutamente sospesa e proibita la così detta divozione del Mese di Maggio in tutte le nostre Chiese della Città e Diocesi di Verona”.
Un'altra lezione della storia che ci ricorda come i successi di malvagi non sarebbero così eclatanti senza la viltà dei cosiddetti buoni.

5 - In Cina

Piano piano il mese di maggio si diffuse in tutto il mondo, fin nella lontana Cina. Ivi fu celebrato la prima volta nel 1849, e subito andò estendendosi rapidamente tra quelle comunità cristiane. In una memoria sulla Missione del Kiang-Nam, del 1855, il gesuita P. Brouillon cosi parla dell'introduzione del mese mariano nel Celeste Impero:
«Nel 1852 la divozione del Mese di Maria, ristretta fino allora entro confini abbastanza angusti, si estendeva a tutte le diocesi del Nankin. Già nel 1849 io ne avevo fatto un fortunato tentativo nelle principali cristianità di Siom-Kiang-Fou. Impressionato del buon frutto che ne cavammo, Mons. Maresca ne autorizzò la pratica a Chang-Hai nella Cappella della sua residenza. Verso il medesimo tempo il pio costume si introduceva nella nascente scuola di Zi-Kawei. Alla fine, in una circolare a tutti i Padri della Compagnia in Cina, ricordando loro tutti i soccorsi che avevamo ricevuto da Maria in mezzo ai pericoli ed alle fatiche del nostro apostolato, io li invitava a non terminare il Mese di Maggio, già incominciato, senza istruire i fedeli sui vantaggi spirituali attaccati a questa divozione, e senza loro annunciare che l'anno seguente la festa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo sarebbe stato il primo dei 31 giorni consacrati a Maria.
Poichè il mese lunare dei cinesi non coincide col nostro mese solare, era quello il solo mezzo di fissarne l'epoca per dei fedeli poco istruiti, ma che d'altra parte hanno segnate nel loro calendario le feste degli apostoli. Nella medesima circolare raccomandavo in modo tutto particolare anche la divozione al Cuore Immacolato di Maria. Missionari e fedeli risposero a quest'appello ed il Mese di Maria fu dappertutto l'occasione di accostarsi con fervore ai Sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia»[14].
Ci spronino queste parole a non tralasciare la più fervorosa preghiera per la conversione della Cina.

6 - Paolo VI

Non possiamo concludere una riflessione sul mese di maggio, senza una bella citazione del Magistero: ecco l’inizio dell’Enciclica di Papa Paolo VI, Mense Maio (29 aprile 1965):
1. All'approssimarsi del mese di maggio, consacrato dalla pietà dei fedeli a Maria Ss.ma, esulta il Nostro animo al pensiero del commovente spettacolo di fede e di amore che, fra poco, sarà offerto in ogni parte della terra in onore della Regina del cielo. È, infatti, il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l'omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia.


2. Ci riesce pertanto assai gradita e consolante questa pia pratica del mese di maggio, così onorifica per la Vergine e così ricca di frutti spirituali per il popolo cristiano. Giacché Maria è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso. E che altro significa il continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra le sue braccia, in lei e per lei e con lei, Cristo Salvatore nostro, al quale gli uomini, negli smarrimenti e nei pericoli di quaggiù, hanno il dovere e sentono senza tregua il bisogno di rivolgersi, come a porto di salvezza e come a fonte trascendente di vita?
Una riflessione sulla frase che descrive maggio come “il mese il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l'omaggio della loro preghiera e della loro venerazione”: a noi, in questa triste epoca, il compito di far sì che ciò che è così bene descritto non sia solo un ricordo di tempi che furono: non si debba cioè indicare maggio al passato, cioè come il mese in cui “più fervido saliva l’omaggio dei cristiani a Maria”, ma il tempo in cui, essendo sempre più fervida la venerazione alla Madonna, sempre “più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia”.




[1] Il sale della terra, p. 199.
[2] Sir 24,12.
[3] Ct 2,12.
[4] Rm 1,20.
[5] Rm 1, 23-25, passim.
[6] Rimando all’ottima trattazione in: Sac. Emilio Campana, Maria nel culto Cattolico. Vol. I, Il culto di Maria in sé e nelle sue manifestazioni liturgiche, Torino-Roma: Marietti, 1933, pp. 465-509. Dipendo in gran parte da questo testo.
[7] Alcuni autori segnalano anche le Cantigas de Santa Maria di Alfonso X il Saggio († 1284) re di Castiglia e Léon; in queste poesie, il pio sovrano suggeriva di accrescere la devozione alla Madonna, parallelamente al rigoglio di Maggio: “Benn vennas, Mayo/et con allegria porem/roguemos a Santa Maria,/que a seu Filio rogue…”
[8] Maria nel culto Cattolico, p. 474.
[9] Wolfgang Seidl, Stephan Fridolin,  Der geistliche Mai und geistliche Herbst: ausgelegt auf das auswendige und inwendige bittere Leiden unseres allerliebsten Herrn und Seligmachers Jesu Christi, a c. di Franz S. Hattler S.J., Freiburg im Breisgau: Herder, 1897.
[10] Maria nel culto Cattolico, p. 475.
[11] Si tratta di un manoscritto, conservato nell'Archivio di S. Domenico di Fiesole, che registra tutti gli atti divozione della Comunella del presepio del Noviziato, dal 1677 al 1709.
[12] Maria nel culto Cattolico, p. 475-77.
[13] San Luigi M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, §  94-95 passim.
[14] Maria nel culto Cattolico, pp. 507-508.

13 commenti:

  1. Redazione, non è possibile inviarvi e-mail. Vorrei segnalarvi questo articolo:

    http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/bianchi-bianchi-bianchi-24515/


    In tempi in cui un papa non si genuflette alla Consacrazione, ma si prostra a terra per la lavanda dei piedi alle musulmane, che altro potevamo aspettarci? A quando l'esaltazione pubblica di Hans Kung e Karl Rahner?

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  2. La verità è dura.
    E cioè Nostro Signore ha dei prediletti ,Egli predilige.
    Alle femministe e/o lesbo e agli uomini sessuali in genere risulta insopportabile che una Casalinga Galilea abbia assuno un ruolo così importante nella storia.
    Nel loro comunismo inetto si dimenticano sempre le grandi sofferenze che la predilezione di Nostro Signore comporta.
    Per questo si spiega il successo di tanti eretici e teologi da strapazzo che affermano che l'immondizia sia gradita a Nostro Signore tanto quanto il sacrificio di lode.
    Essi rifiutano la Grazia nell'erronea convinzione che essi cassonetti non possano un giorno diventare gioielli per Nostro Signore rispettando i dieci comandamenti e ricordandosi sempre che sono mortali.
    atronge.

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  3. La profezia di San Malachia si è avverata e la Chiesa cattolica è finita! Hanno i palazzi, i soldi, le banche , il potere , l'appoggio dei vari Costantini ma ha smarrito la sua anima. Una chiesa senza la grazia è una chiesa morta.
    Non una parola dal nuovo papa su unioni omosessuali, eutanasia e varie questioni etiche. Tacere,dimenticare e sincretismo religioso ...ecco il nuovo falso credo cattolico.

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    1. E' una Chiesa malata di un falso concetto di carità.
      Perchè dobbiamo rinunciare al paradiso per fare contenti gli stolti?
      La vera carità richiede semmai di convincere gli stolti ad andare sul cammino dei giusti.
      atronge

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  4. MAMMA MIA, CHE TRAGEDIA!!!

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  5. Prima l'infornata dei beati e santi polacchi... ora Bergoglio beatificherà la piemontese maria cristina di savoia figlia del criminale carlo felice o meglio feroce il quale durante il suo viceregno in Sardegna impiccò migliaia di patrioti , perseguitò, distrusse e rase al suolo interi villaggi, fu un genocidio.
    Rubò e violò ogni legge dell'antico e glorioso Regno di Sardegna...la figlia era ignara di tutto?
    Non si accorse mai di nulla? Già lei viveva sulle nuvole.Amato e bergoglio han studiato la storia forse sul bignami dei loro seminari!
    Viva i patrioti sardi,viva la Sardegna libera!

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    1. Sardigna Natzione!
      Liguria indipendente! Viva Zena! Viva San Zòrzo!
      Viva la Serenissima! W San Marco!
      Viva il Granducato di Toscana!
      Daunia delle due Sicilie è terra dei Borbone!
      Viva il Papa Re! Viva il mio Patrimonio di San Pietro poi Stato della Chiesa!

      "L'Italia è un'espressione geografica " Klemens von Metternich. Non dimentichiamolo, mai! In nome di tutti i patrioti morti per difendere la terra dei nostri Padri e trucidati da mascalzoni in braghe rosse, coi dinari britannici, guidati dai soliti massoni. Gentaglia senza identità, senza dignità,avida di ricchezze, in preda alla depravazione, al servizio di poteri forti e responsabile di aver calpestato secoli di un equilibrio fruttuoso tra "piccoli".

      Meo.

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    2. Maria Cristina di Savoia, regina del Regno delle Due Sicilie, era figlia di Vittorio Emanuele I. Carlo Felice era lo zio.

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  6. Che tristezza vedere l'elicottero involarsi, che strazio sapere che l'amatissimo Nostro Santo Padre Benedetto XVI è condannato a trascorrere il resto della sua vita accanto ai vandali che distruggeranno la casa che con tanta pazienza è riuscito a ristrutturare. Era meglio averlo a Castel Gandolfo, prigioniero ma lontano dai suoi aguzzini, ben distinto dal suo usurpatore. Io, come credo tanti qui dentro, non smetteremo un solo attimo di amarlo e venerarlo come merita. La sua eredità è immensa e rende loquace persino il suo silenzio forzato.
    Archiviato, dimenticato, rimosso. Dalla freddezza del telegramma di Sodano, passando per la strafottente arroganza di Bergoglio nei confronti del titolo che per sè aveva scelto, senza dimenticare le stoccate di Arlecchino Marini, del cardinale americano troppo clemente coi pedofili, dell'immondo Boffo e dei tanti vaticanisti leccapiedi fino ad arrivare al fastidio dell'ex portasilenzi (ora finalmente portavoce) Lombardi nel rispondere ad una domanda sulla sua salute. Povero Santo Padre, quante ne ha dovuto passare in mezzo a costoro. E chissà cosa passerà ora che è ancor meno protetto. L'ultima speranza che covo per il suo futuro è Monsignor Gänswein, anch'esso così spesso vilipeso senza che il guascone Lombardi si decidesse mai a prendere una posizione forte in sua difesa (dovette scendere in campo in prima persona all'epoca delle imitazioni di Crozza e Fiorello, una cosa inaudita. A cosa serve la comunicazione vaticana?).
    Viva il Nostro Papa, Benedetto XVI!

    Meo.

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    1. Sarebbe interessante sapere se, col senno di poi, Benedetto XVI avrebbe ancora dato le dimissioni...

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  7. Che ipocriti la maggioranza del clero di oggi...... in ogni buona occasione che si presenta attaccano chi vorrebbe la Messa in rito antico, ma poi tacciono su queste cose!

    Attaccano e scomunicano i preti che sono nell'ortodossia cattolica e questi preti non solo non li scomunicano.... ma si complimentano anche con loro per le "invanzioni" della "nuova evangelizzazione"!!!!

    Poi prendono pure la promozione a Vescovo magari.... ma dai che cattolicesimo è questo? È un'altra cosa.

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  8. Grazie Don Alfredo
    Dio la benedica

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  9. La bellezza ha ormai abbandonata definitivamente la Chiesa cattolica . Con l'uscita di scena di di papa Benedetto XVI è divenuta nuovamnete preda delle ERINNI bugniniane, condannata come in una bolgia dantesca a subire la decomposizione, lo sfacelo e l'eresia.
    Quel che più colpisce è che la dissoluzione è venuta dalla gerarchia non dai nemici esterni della Chiesa.
    Han picconato,distrutto devastato, protestantizzato in modo così violento che siam ridotti a un lumicino. Mistero d'iniquità!
    Hanno solo i palazzi e il potere.Non durerà a lungo e il papa farà la fine del re di Francia Luigi XVI...triste e solitario declino..
    Dio ci ha concesso una possibilità di ripresa ma tra scandali e intrallazzi l'abbiamo sprecata. E' inutile sperare: nella Chiesa non vedo nessun Giuda Maccabeo ma solo traditori come Alcimo!
    Antioco Epifane è già dentro il Tempio...

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