martedì 15 gennaio 2013

Mons. Cerrato C.O., nuovo vescovo di Ivrea, ha assistito in coro alla S. Messa antica celebrata da don Bux

S. Ecc.Rev.ma Mons. Edoardo Aldo Cerrato C.O., Vescovo di Ivrea, ha assistito incoro alla Santa Messa “lecta cum canticis” celebrata nella Forma extraordinaria da don Nicola Bux, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.
La celebrazione di venerdì 11 gennaio 2013 (qui) ha avuto luogo nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo in Rivarolo Canavese (TO) nella Diocesi di Ivrea, per iniziativa della Associazione “John Henry Newman”.
Accanto al vescovo ha assistito anche il parroco Don Raffaele Roffino. Le fotografie sono state scattate (e date a disposizione di Cordialiter) da Cristina Siccardi.

fonte: Cordialiter
Dopo 40 anni la Santa Messa in latino è tornata a risplendere a Rivarolo Canavese








Dopo 40 anni la Santa Messa in latino è tornata a risplendere a Rivarolo Canavese

Venerdì 11 gennaio, nella parrocchia di San Michele Arcangelo di Rivarolo Canavese (TO), dopo 40 anni, è tornata a risplendere la liturgia della Santa Messa tridentina, grazie all’Associazione "John Henry Newman", già "Centro Culturale Amici del Timone", la quale ha organizzato anche una conferenza serale con Don Nicola Bux, consultore dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, e il Dottor Daniele Nigro.Alle ore 17,30 la Santa Messa cum canticis nella forma del rito romano antico è stata celebrata da Don Nicola Bux alla presenza del Vescovo Monsignor Edoardo Cerrato. Così i fedeli che hanno gremito la chiesa (più di 300) hanno potuto assistere alla magnificenza di un rito che rende l'onore dovuto al Santo Sacrificio di Nostro Signore e hanno avuto la gioia di avere fra loro il proprio Vescovo profondamente coinvolto nello stesso sacro rito. Alcuni fedeli, dopo aver assistito per la prima volta nella loro vita a questo tipo di Santo Sacrificio, hanno dichiarato: «Ci sentiamo come se avessimo vissuto un ritiro spirituale». Durante la Santa Messa, che è stata presentata, prima dell’inizio, dal parroco Don Raffaele, si è mantenuto un silenzio stupefacente ed esemplare.Alle ore 21, presso la Sala Lux di Rivarolo, si è tenuta la conferenza dal titolo I Diritti di Dio. Il dottor Andrea Peracchio, Presidente dell’Associazione "John Henry Newman", ha introdotto la serata spiegando la necessità per i cattolici di riscoprire un rito che, oltre ad essere bellissimo e spiritualmente forte, diventa anche catechesi, ovvero istruzione religiosa; inoltre ha citato le straordinarie parole che il beato Cardinale John Henry Newman pronunciò a riguardo del Santo Sacrificio:«Nulla è sì consolante, sì penetrante, sì emozionante, sì travolgente, come la Messa, nel modo in cui è celebrata da noi. Potrei attendere alla Messa continuamente, e non essere stanco. Non è semplicemente una formula di parole, è una grande azione, la più grande azione che ci possa essere sulla terra. È… l’evocazione dell’Eterno. Egli si rende presente sull’altare in carne e sangue, davanti al quale gli Angeli si prostrano e i demoni tremano».

In seguito Daniele Nigro e Don Nicola Bux hanno trattato i temi dei loro due rispettivi libri: I Diritti di Dio (Sugarco) e Come andare a Messa e non perdere la fede (Piemme).Nigro ha spiegato come ci sia stata una violazione dei diritti di Dio, come sia crollato il senso del sacro e non si siano più rispettate le leggi divine, aspetti molto visibili proprio nella desacralizzazione del rito liturgico, quando si manipola la Santa Messa seguendo il gusto personale, senza seguire la linea guida del rito romano. Si legge nella prefazione al suo libro, scritta dal Cardinale Raymond Leo Burke:«Sembra che la riforma liturgica abbia inferto un duro colpo all’osservanza delle norme fondamentali della liturgia romana, se non al principio stesso di diritto liturgico. Cosa è successo? Commissioni di esperti hanno fatto passare nella liturgia le loro opinioni e nella pratica le hanno sapute trasformare in legge liturgica. Papa Benedetto XVI ha precisato ad esempio che “il nuovo Messale veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile”». Nigro ha spiegato che la riforma liturgica dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, per via di «regole» spesso corredate di «deroghe» («vel,vel,vel…!», ossia «oppure, oppure, oppure…»), ha condotto a soggettivismi e profanazioni, dando luogo moltissime volte ad un’inosservanza del diritto liturgico veramente palese trascurando lo ius divinum.Don Nicola Bux, con esposizione dotta e convincente, ben recepita dal pubblico, ha spiegato che la creatività di molti sacerdoti profana il Sacro Rito e senza l’esempio del celebrante non avviene l’educazione nei fedeli di rendere, nel modo corretto, il giusto culto a Dio. Ha portato ad esempio i sacerdoti che non portano il dovuto rispetto per l’Eucaristia; gli altari che diventano «bassari», ovvero comuni e banali tavoli; presbiteri trasformati in un «bailamme», dove i laici fanno il girotondo intorno all’altare, sul quale si mettono oggetti fuori luogo…Leggiamo nel libro di Don Bux: «Esiste un diritto di Dio a essere adorato: l’ha rivelato a Mosè ordinando nei dettagli la forma della dimora in mezzo al suo popolo e del culto da celebrare; Gesù ha descritto alla samaritana come adorare il Padre, e agli apostoli come preparare l’ultima cena. Il Signore non tollera che la sua competenza sia usurpata: il culto gli appartiene. Dal substrato giudaico all’impostazione apostolica questo è lo ius divinum nella sacra liturgia: ma non è riconosciuto, come prova il fatto che preti e gruppi la disfino a piacimento. Il metodo per ritus et preces, i riti e le preghiere attraverso cui la costituzione liturgica prescrive che avvenga la comprensione della liturgia è sostituito da una colluvie di parole: il prete pensa che se non spiega, i riti non funzionino quanto a efficacia. Ma, si può chiedere alla liturgia di diventare catechesi? Così, siamo immersi nella banalità; ai bambini si impedisce di partecipare a liturgie solenni con il pretesto di peculiari esigenze psicologiche, pensando che non capiscano e invece li si priva dell’incontro col mistero divino attraverso lo stupore, il silenzio, l’ascolto, la musica sacra, la preghiera e il ringraziamento come è avvenuto per noi da piccoli, e siamo cresciuti nella fede attraverso la partecipazione alla liturgia cattolica della Chiesa, col suo respiro universale». La liturgia ha subito e subisce aggressioni terribili: «I suoi riti e simboli sono desacralizzati o sostituiti da gesti profani. In ritardo sulle ideologie in frantumi, si ricorre a simboli fatti da mano d’uomo, idoli, come la bandiera arcobaleno usata come stola o tovaglia d’altare».Quale la soluzione a tutto questo? Seguire gli indirizzi liturgici di Benedetto XVI, il quale, per primo, dà l’esempio di come ci si atteggia durante la Santa Messa e incoraggiando, con fede e determinazione, la diffusione della Messa in latino, che viene spesso ostacolata se non perseguitata.

Cristina Siccardi

17 commenti:

  1. Con rispetto parlando14 gennaio 2013 17:46

    Con rispetto parlando,
    tutta questa cagnara a favore di monsignor vescovo è purtroppo triste indice che sono ancora in molti a confondere "conservatore" con "amico della Tradizione",che sono due concetti molto diversi.
    Molte eccellenze ed eminenze ci hanno già deluso, anche quelle andate oltre la semplice assistenza alla messa tridentina (celebrando una o due volte, diconsi una o due volte, per poi non insistere più).
    Nella diocesi di Roma (con un bacino di milioni di anime) c'è una (dicesi una) parrocchia personale tridentina. Quando vedremo monsignor vescovo attivare almeno un paio di parrocchie tridentine nella propria diocesi, allora si potrà dire che è in prima fila nel dare il buon esempio, allora si potrà gongolare sui blog.

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    1. Chi parla così in genere ha il sederino al caldo in una messa tridentina domenicale stabile con tutti i crismi, e allora pratica lo sport dello sparare al vescovo o della caccia alla minuzia liturgica. Provi l'amico a viverci in una diocesi come quella eporediese, per capire che passo in avanti sia la nomina di uno come Cerrato. L'avessero nominato a Torino al posto del sindacalista Nosiglia amico dei rom!

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    2. Concordo. Basti pensare che la diocesi ha avuto un certo Bettazzi!!!
      A proposito, ha detto qualcosa l'illustre emerito?

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    3. Si è detto "perplesso" per l'assistenza di Mons. Cerrato.

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  2. Ottima e confortante notizia.
    La sola cosa che non mi risulta chiara è la definizione di Missa cum canticis, corrispondente a una modalità che non credo sia mai esistita prima dell'ultimo quarantennio. Se c'erano un coro e un'assemblea, che cosa mai avrà impedito di fare una Messa cantata? Non credo che don Bux non sappia cantare un prefazio o un'orazione né che il coro non fosse in grado di imparare quattro rispostine... Boh.
    Rallegriamoci comunque!!!!

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  3. La Messa cum canticis è la messa letta, con canti e mottetti per ingresso, offertorio, comunione. Solitamente sono canti popolari in italiano (inni e cantici, T'adoriam Ostia Divina, ecc).
    Forse per mancanza di organo, o per altri motivi a noi ignoti, non si è potuto "cantar messa": la Messa cantata infatti non è fatta solo da "quattro rispostine" o dal prefazio ma prevede non solo il canto di tutto il Kyriale e del Credo ma anche del proprio.
    Qui il link alla risposta del nostro cerimoniere di MiL sulla "missa cum canticis" http://blog.messainlatino.it/2009/03/i-responsi-del-cerimoniere.html.

    Qui un articolo interessante sulla "definizione" di messa cum cantici: "Anzi, i documenti della Santa Sede lo consentono esplicitamente: "Nelle Messe lette i fedeli possono cantare canti popolari religiosi, a condizione però che questi siano strettamente intonati alle singole parti della Messa" (Instructio cit., n. 33). Questi canti prendono il nome di mottetti e, non essendo strettamente liturgici, possono essere sia in latino che in volgare e abbracciare vari generi musicali.
    La Messa cum canticis offre dunque l'opportunità di riscoprire ed eseguire nel cuore stesso della liturgia quell'inestimabile patrimonio di canti religiosi popolari tanto caro alla pietà popolare e altrimenti destinato all'oblio. Consente inoltre di temperare quei lunghi momenti di silenzio che per molti, almeno in un primo momento, costituiscono un serio ostacolo alla fruizione della Messa tradizionale. Del resto, se è vero che il silenzio è fondamentale per la meditazione e la preghiera personale, è anche vero che la Messa è specialmente destinata alla preghiera comunitaria e che la Messa in canto non prevede tanto silenzio quanto la Messa letta. Il canto non liturgico, inolte, può essere considerato in qualche modo una forma di silenzio meditato.
    A chi oggi dimostra poca simpatia per la Messa cum canticis è opportuno ricordare che questa era tradizionalmente la forma normale della Messa letta nelle domeniche e nei giorni festivi. " http://www.miradouro.it/node/41740


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  4. Grazie di questa utile e chiara risposta, che mi ha illuminato su una forma che non conoscevo: le persone contrarie al rito antico descrivono sempre la Messa bassa come assolutamente priva di qualsiasi partecipazione dei fedeli, canto incluso, mentre vedo che, come al solito, si tratta di una rappresentazione inesatta e non corrispondente al vero.
    Fra l'altro, questa forma costituisce un'ottima soluzione quando non si abbia a disposizione un coro adeguato.
    La questione delle rispostine l'ho scritta perché non mi era chiaro che il coro non avesse cantato l'ordinario.
    Grazie mille ancora e buon lavoro!

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  5. volevo dire del Proprio, scusate.

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  6. Lieti di poter essere stati d'aiuto.
    Se può essere d'aiuto aggiungerei anche quanto segue:
    La messa bassa spesso e volentieri, specie nelle parrocchie la domenica e nei santuari, era essere non solo letta (senza canti) ma anche dialogata ("letta" non vuol dire "non partecipata"): il popolo rispondeva e partecipava, esattamente come le messe novus ordo di adesso. I fedeli dialogavano in latino con il sacerdote nè più che meno rispetto alle nostre messe "moderne" in intaliano non cantate. La prassi inoltre conferma che la messa dialogata spesso era essere anche "cum canticis" (specialmente nelle domeniche nei paesini, in cui i fedeli cantavano offertorio, comunione, canto finale) un po' come avviene anche ai nostri giorni (con la precisazione che all'epoca i canti scelti erano popolari sì, ma davvero cattolici, e non nenie melense, protestantizzate o newage come ora).
    Quindi fa bene a contestare chi le rappresenta le messe lette solo e unicamente come "basse", totalmente estranee al popolo che vi assisteva passivo senza proferire parola.
    Ma tenga presente che però un po' di verità in quello che le dicono c'è: ma non è tutta la verità!
    Questo tipo di messe basse, a cui il fedele non partecipava erano diffuse, ma rilegate a giorni particolari, casi e circostanze ristrette. Questo tipo di messe lette non dialogate (a cui però il fedele assisteva con fede e devozione, molta più di oggi! magari recitando anche un bel rosario, che male non faceva) erano quelle che i sacerdoti dicevano per sè stessi. Mi spiego: i sacerdoti potevano dover dire messa se erano "ospiti di passaggio" in qualche chiesa, o per legati d'anima, o per cappellanie, o per celebrazioni personali. Poteva capitare quindi che un fedele entrasse in chiesa, e trovasse in agli altari laterali uno o più sacerdoti che celebravano messa letta, che potremmo dire, in modo improprio, "pesonale", dialogando solo con il ministro -a volte non avevano nemmeno quello.- (in modo improprio perchè ogni celebrazione del Divino Sacrificio è sempre universale, è per la Chiesa tutta, per tutti i cattolici vivi e tutti i defunti, e vi assiste la Chiesa Triongante e tutto il paradiso con gli angeli, che accompagnano la Ss.ma Trinità).
    E' comprensibile quindi perchè quei sacerdoti recitassero tutto a bassa voce, e/o che recitassero anche le risposte che sarebbero spettate ai fedeli: non ne avevano. Se il fedele voleva, poteva assistere, comprendendo bene i gesti e il significato, ma di fatto non "dialogava" anche se poteva seguire nella preghiera o coi libretti "pro vulgo".
    Molto rare erano le messe basse non dialogate all'altar maggiore. Ma potevano capitare. Quindi è vero che capitavano messe lette non dialogate -nei casi particolari pocanzi descritti- ma erano casi eccezionali! IL più delle volte, le messe d'orario nelle parrocchie erano per di più dialogate o cum canticis. Poi, ove possibile, la domenica ce n'era sempre una addirittura cantata! -e, mi creda, anche il più piccolo paesino sperduto aveva il suo bel organetto col coro (ci ha mai fatto caso?) e i fedeli, magari un po' storpiando la melodia o le parole in latino, si prodigavano in prove di canti per la messa cantata della domenica! Altro che ora, che persino in alcune cattedrali alla messa delle 11 non c'è un canto o se c'è, è dei ragazzi con chitarre! Lo dica, lo dica ai suoi amici sacerdoti che sviliscono la messa di un tempo-

    Ecco, spero che ora avendo un quadro -pur sintetico- d'insieme, possa rispondere per le rime a chi cerca, ottusamente, e in mala fede, di ridurre genericamente e senza distinguo, la Messa tridentina ad un teatrino recitato solo dal prete,per il prete, senza la partecipazione dei fedeli. Era possiile, certo, e non raro in certe circostanze, Ma non era sempre così! Anzi!!!

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  7. Un'ultima cosa: molti sacerdoti mi dicono che negli oratori delle confraternite, la Messa era sempre dialogata: a turno i confratelli (laici) si impegnavano di essere sempre presenti. Spesso provvedevano ai canticis, e la domenica la messa era sempre cantata. Più "partecipazione" di così!! E poi ora si vantano di aver "inventato" la partecipazione attiva di laici... ma una volta grazie alle confraternite i laici erano davvero partecipi e attivi! altro che ora!!!

    COnclusione: una volta, anche alla più "bassa" delle Messe i fedeli partecipavano più devotamente che ora. Ore forse parlano, me rispondono, ma davvero partecipano? Forse un tempo non comprendevano bene il significato dei termini in latino che dicevano (ma "Ad Deum qui letificat iuventutem meam", "habemus ad Dominum", "Deo Gratias", non solo era facile da capire, ma vi erano le traduzioni o veniva detta loro.), ma sicuramente erano più fedeli, devoti, pii e credenti! Una volta un bambino che entrava in chiesa si faceva il segno di croce, un uomo si toglieva il cappello... quanti invece oggi, specie nelle chiese "turistiche" ignorano la sacralità del luogo terribile in cui entrano? Quanti fanno la genuflessione davanti al santissimo? una volta invece conoscevano il Divin Ospite che trovanano nelle chiese. Quale tempo allora è migliore? ora, che dicono parole in italiano ma non ne comprendono il significato, o un tempo che magari biascicando due parole in latinorum però conoscevano bene il senso e il Destinatario?

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  8. Non è un fatto di "rimpangere" tempi passati. Ma una constatazione che i preti sono cambiati, hanno sbagliato e ora non vogliono ammetterlo. Il nostro guardare a "come facevano i nostri genitori" non è solo per nostalgia: ma vedendo le differenze da allora, si comprende meglio dove abbiamo sbagliato noi, o meglio, i nostri preti post conciliari, per cercare di riprendere la rotta giusta, i giusti comportamenti, la giusta dottrina, il giusto catechismo, i giusti ammonimenti, ecc.

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    1. Ottimi interventi di Robertus che mi erano sfuggiti .
      La Messa tridentina dialogata con i fedeli è stata nei desideri anche di San Pio X, il papa antimodernista !

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  9. Sono uno di Ivrea, impegnato fortemente nella chiesa! Mi rammarico per lo scempio che si sta facendo del Concilio, cominciando da papa che per salvare suo fratyello ha riintrodotto i lefevriani dando loro un indebito spazio. Mi rattristo per la presenza del vescovo che inizia così un ministero ambiguo e per nulla all'insegna del vangelo, anzi!!! La chiesa non è stata inventata per fare estetica liturgica nostalgica, ma per mettersi al servizio dei òpoveri annunciando la Parola liberaritrice e sanatrice di Gesù Sant'ambrogio scriveva ai suoi preti di vendere le suppellettili sacre per liberare i prigionieri innocenti di Milano. Voleva che i suoi preti non avessere calici d'oro ma un cuore d'oro! Non pizzi che oggi sopratutto suonano molto ridicoli! Caro cerrato, ti prego di prendere subito la giusta direzione evangeli...... prevedo tempi difficili per il tuo ministero se sarai nell'ambiguità! Impegnati a realizzare quello che il conmcilio di oggi vuole, non quello di ieri e sopratutto nelle sue parti più deleterie! E permettimi di dire che i tuoi asterischi sono degli obelischi, visto la pesantezzadel tuo primo intervento sulla modalità della comunione! La comunione è dono ed il popolo di Dio non è un infante, anche se l'avete reso tale! La lingua la si mostri al medico per diagnosticare le malattie, ma noi offriamo la mano che il Signore ha voluto guarire, vangelo di oggi, a chi l'aveva rattrappita! Svegliati chiesa, Popolo di Dio e dissobbedisci a questi malsdani pastori.

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    1. Sei di quelli fortemente impegnati a distruggere la chiesa...la vostra epoca grazie a Dio è finita. Viva Mons. Cerrato

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  10. siamo davvero impazziti come chiesa nostalgica! Spero che Cerrato si ravveda Credo che se si mettesse a fianco dei poveri sul serio agirebbe diversamente. Credo conosca il catechismo cattolico, purtroppo, ma non la scrittura che cita maldestramente. Dovrebbe curare di più i preti, visto che dopo Bettazzi si è inquadrato il clero nel tridentino: basta vedere le ultime nomine fatte per capire la chiesa voluta dal tristo arrigo miglio! Poveretto! Sui giornali proposto come arcivescovo, ma in realtà rimosso per i più di 16 milioni di euro lasciati in debito e di cui tutti parlano in sordina per paura... non si sa bene di che!!!? spero che il vescovo nuovo si metta di impegno per una buona riforma della chiesa eporediese che certamente non parte dal latino!!! Al vedere i vari pretini in talare con pizzettro e lui che si veste alla borromeo del 500 davvero mi fanno pensare al teatro portato in piazza, anzi in chiesa! Boh!

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    1. Anonimo delle 23,03, fatti furbo....invece di rimpiangere Bettazzi, pensa che è proprio lui che ha allevato il "tristo arrigo miglio": chi è causa del suo mal pianga se stesso. Quanto a cura del clero, Bettazzi non ne ha avuta proprio per nulla! Unica sua preoccupazione era pax christi! Quindi meno male che è arrivato, finalmente Mons. Cerrato.

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  11. Saranno i musulmani a mettervi il latino là ove la schiena si fa molle

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