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martedì 22 maggio 2012

Prime Comunioni a Modena: tra farsa, e antropocentrismo. E Il Vescovo, informato, tace.

Questo post era stato programmato per domenica, ma visto il tremendo terremoto che ha colpito la povera terra emiliana, è stato spostato. A tutti vada il nostro conforto per quel che vale, e la consolazione della nostra umile preghiera.

Sollecitato dal nostro invito a segnalare gli abusi in occasione delle Prime Comunioni, un lettore ci gira la sua lettera indirizzata all'Arcivescovo di Modena-Nonantola, Mons. A. Lanfranchi, abate.
Si riferisce alla Prima Comunione del 2011, ma va bene ugualmente perché, nella parrocchia in questione (Beata Vergine Addolorata di Modena), tutto continua come prima.
Per quanto si sa, da parte dell’autorità non c’è stato alcun intervento così che la liturgia continua ad essere trattata come cosa di nessun conto.
Anche il fedele che ha denunciato non è stato considerato , in quanto non gli è giunta risposta.
Qualcuno ha provato a “muovere le acque” sulla stampa cittadina, ma è stato coperto di derisione da parte di una campagna orchestrata dai cultori della liturgia creativa.
La lettera è lunga e può essere pubblicata anche solo parzialmente. Vale però la pena di leggerla tutta perché è di una tragicità che rasenta il comico. Anzi il tragicomico.
Solo per spiriti forti.

"Eccellenza
mi rivolgo a Lei con questa lettera perché credo sia mio dovere metterLa al corrente, denunciandola, di un’ esperienza che mi ha profondamente contrariato (e mi creda ho impiegato più di qualche secondo per non usare una parola che non fosse, ai suoi occhi, offensiva).
Per correttezza prima di denunciare, ritengo sia dovere di chiunque metterci la faccia e dire chi si è, quindi mi presento.
Mi chiamo S.P. ho 46 anni dal 1985 svolgo il servizio di catechista (io preferisco il termine “educatore”) e dal 1995 quello di accolito presso la mia parrocchia, con il particolare compito di curare la preparazione dei chierichetti ed il servizio liturgico in parrocchia.
Sedici anni di accolitato e di servizio liturgico hanno sicuramente messo in me un interesse, un amore o sensibilità per la liturgia, che oggi mi portano a sciverLe in questa notte tra giovedì e venerdì santo.

Lei si domanderà cosa sia successo di così grave: ieri giovedì santo ho partecipato alla prima comunione di mio nipote presso la parrocchia della Beata Vergine Addolorata in Modena (foto, n.d.r.).
Quando ho saputo la data scelta per la celebrazione, mi si sono rizzati i capelli in testa perché, con le mie poche conoscenze, ho sempre saputo che durante il triduo la liturgia si concentra sulla passione morte e resurrezione di Cristo e solo nella veglia Pasquale, dove altresì è consigliato, si possono celebrare i Sacramenti dell’iniziazione cristiana.
Imbarazzato per la mia ignoranza e prima di fare brutte figure col mio parroco, ho usato internet e mi è stato confermato che l’ignorante non ero io, ma che un orientamento della CEI diceva quello che io sapevo ed anzi nell’istituzione del 25/03/2004 Redemptionis Sacramentum, si dice in maniera esplicita di evitare, salvo casi eccezionali (pericolo di morte), di amministrare il Sacramento il giovedì santo.
Partiamo bene; forse sarà il caso che qualcuno lo dica al parroco della BVA, ho pensato, ma, consigliato da mia moglie, ho lasciato perdere e sono andato a messa.
Le descrivo brevemente la disposizione della chiesa perché i segni ed i gesti nella vita dell’uomo sono importanti, non per niente la liturgia è piena di segni e gesti.
Una tavolata a ferro di cavallo (sono più di 20 i ragazzi che riceveranno la prima comunione ed almeno 4 i catechisti) nel centro della chiesa: i ragazzi seduti con una spiga di grano ed il sacerdote nel mezzo.
Scenografia leonardiana da ultima cena ma purtroppo oggi come oggi nelle chiese si vede di tutto e di più, passiamo sopra anche a questo.
Niente altare (messo dietro la tavolata), niente candele, il centro della liturgia sono questi ragazzi e la loro festa; io rimango dell’idea che il centro di qualsiasi liturgia è Cristo ed in Lui la Chiesa, nella Chiesa i ragazzi ed io ma mi dico sei antiquato, stai buono.
Esordio di don Paolo: ”.. durante la celebrazione staremo sempre seduti e non ci alzeremo o faremo altri segni ( metterci in ginocchio ad esempio ) perché a noi piace “stare bassi”, perché Gesù ama stare basso…
Sorrido, guardo mia moglie e le chiedo dove è scritto nel Vangelo che Gesù amava stare basso (io stupidamente pensavo che Gesù ci insegnasse a stare alti per arrivare a Dio), e che se questo è un segno di umiltà allora stiamo sdraiati prostrati a terra come nella preghiera dei mussulmani, che però per loro è segno di sottomissione.
Primo taci di mia moglie; Le sembrerà la via crucis ma per me lo è stata.
Proseguiamo col canto eseguito con pianoforte chitarra e vari cembali (il Papa attuale ed il suo predecessore hanno riportato più volte l’attenzione alla musica sacra che deve aiutare la preghiera) ed un battimani che si sentiva ben forte dalla strada; molto etnico ma speriamo finisca, penso io.
Inizia la celebrazione, tutti seduti come a teatro e, per farla breve, fino alla prima lettura è un continuo spiegare e parlare del sacerdote; arriviamo alla proclamazione delle letture.
Seconda stazione: proclamazione delle letture
Si alza il sacerdote, va in fondo alla chiesa, prende il Lezionario ed accompagnato da un canto e due signore con candele in mano, fa una processione fino all’ambone.
Eccellenza, cosa c’entra la processione del Lezionario? Giusto se fosse la processione del diacono o del sacerdote con l’Evangelario alla proclamazione del Vangelo, ma prima che liturgia è? E se è giusto farla perché non la facciamo in Duomo per san Geminiano??
Le mamme che portano le candele: che io sappia è ammesso (a discrezione del Vescovo) il servizio femminile all’altare ma non in età adulta.
Continuo ad essere zittito da mia moglie.
Proclamazione della prima lettura e salmo. Alla seconda lettura il colpo di scena: siccome siamo uniti nella Chiesa universale e c’è una mamma spagnola (divorziata ma questo non conta non stiamo a guardare al capello, siamo moderni) lettura in spagnolo proclamata dalla mamma stessa.
Ora perché non in inglese,ucraino, moldavo o cinese? Nelle nostre comunità sempre più persone di questi paesi partecipano e non sono parte anche loro della Chiesa universale? Mi sembra un altro colpo di teatro.
Proclamazione del Vangelo: tutti seduti per stare bassi e qui sbotto. Mi alzo in piedi, perché io sto basso nell’orgoglio, ma per rispetto ed amore a Cristo, quando parla Lui, io mi alzo.
Terza stazione: la predica (ho messo questo termine e non omelia perché voglio usare una parola che sia leggibile anche in maniera dispregiativa) con proiezione di slides ed interventi dei bambini. Proiezione di slides tra cui spicca: - Ultima cena: presentata come momento negativo di forte tensione tra gli apostoli che hanno mani sporche ed atteggiamenti aggressivi; -
Foto di calice con ostia intera: presentata come segno “ CLERICALE” di egoismo (lo sapeva eccellenza che Lei, come tutti i preti, è egoista perché usa un’ostia più grande di quella che poi distribuisce ai suoi fedeli? Forse bisognerebbe che Lei facesse un po’ di catechismo a don Paolo e gli spiegasse che Cristo è in ogni parte come nell’insieme e non conta quanto è grande l’ostia, perché Gesù è nella stessa “quantità e qualità”, anche in una briciola); - citazione di I CARE di don Milani: oltre ad altre frasi dello stesso autore dicendo che “I CARE“ mi stai a cuore è cristiano se non sei “I CARE” sei fascista ed il tuo motto è “ me ne frego“
Sorrido dentro di me pensando al prete fascista che ho davanti ed a quanto si arrabbierebbe se glielo dicessi. Sì perché se è fascista chi dice “me ne frego” , lui se ne sta fregando delle direttive della Chiesa, della sensibilità dei cattolici come me e via discorrendo, quindi se se ne frega è fascista.
Tutto questo non con letio magistralis o con atteggiamento saccente dall’ambone, non sarebbe basso; un bel pout pourri di domande e risposte ed interventi al radiomicrofono all’insegna del “tutti abbiamo qualcosa da dire” ed allora diciamolo tutti : ma il magistero della Chiesa ed il ruolo del pastore? Aiuto, per non scoppiare lo dico sottovoce a mia moglie che continua a dirmi di stare calmo e mi stringe il braccio minacciosa.
Guardo l’orologio sono le 19,40 e siamo alla fine della “predica” arriva la lavanda dei piedi; quarta stazione.
Ora mi hanno spiegato, lo dice anche il Vangelo del giovedì santo, che Gesù ha fatto il gesto della lavanda dei piedi per spiegare che Lui maestro si “abbassava” a lavare i piedi ai discepoli perché capissero che dobbiamo servire il nostro fratello seguendo il suo esempio: oggi ho scoperto che non è così, ed Eccellenza penso che sia giusto che da oggi lo sappia anche Lei.
Dobbiamo lavarci i piedi gli uni con gli altri, non c’è più il maestro che insegna ed io che seguo i suoi insegnamenti, ma un uomo come me che fa un gesto umano (per giustificare il gesto non solo il sacerdote lava i piedi ma anche i catechisti e catechiste, dividendosi i ragazzi in gruppi e per ultimo il sacerdote si lava i piedi da solo), il tutto all’insegna dell’uomo che si salva se segue l’uomo Gesù. Una volta chi diceva queste cose veniva scomunicato o peggio, oggi viene reso ad esempio perché vicino ai più deboli.
Eccellenza glielo chiedo ancora, può fare un po’ di catechismo ai suoi preti e specialmente a don Paolo e dirgli dolcemente che non è l’umanità di Cristo che ci salva, ma il suo essere Dio che si fa uomo per elevarci in paradiso per i Suoi meriti e non per i nostri; senza la divinità di Gesù ciao salvezza ciao paradiso.
Andiamo avanti con la mia via crucis di ormai ieri. ..." (continua)


S.P.


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