venerdì 14 ottobre 2011

Ricordando Andrea Provana (1511-1592)

In questo mese di ottobre, nel quale si commemora fra i cattolici l'importante battaglia di Lepanto, vorrei brevemente richiamare, visto che quest'anno ricorre il quinto centenario della sua nascita, uno dei comandanti militari che si distinsero in quel frangente ovvero l'ammiraglio Andrea Provana di Leinì (1511 - 1592).
Egli comandava il piccolo drappello di navi inviate dal ducato di Savoia, uno stato che non poteva certo vantare, fino a quel momento, grandi tradizioni in ambito marinaresco. L'unico sbocco sul mare del ducato era rappresentato infatti dai porti di Nizza e Villefranche.
La flottiglia piemontese era composta pertanto soltanto da tre galee: Capitana, Margherita e Piemontesa. Si battè tuttavia con grande eroismo. La Capitana, su cui era imbarcato l'ammiraglio, fu circondata da due navi turche e il Provana colpito alla testa da un proiettile. Si salvò grazie all'elmo donatogli dal duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere.
Ma ben presto la galea sabauda riuscì a rompere l'assedio ed a catturare, a sua volta, due imbarcazioni ottomane. Cadde invece eroicamente la "Piemontesa" ma dopo aver però resistito a lungo agli assalti rendendo possibile poi la controffensiva cristiana.
Degli oltre duecento uomini che erano a bordo se ne salvarono soltanto dodici.
Ma Andrea Provana si era già distinto, in precedenza, per importanti missioni politiche e militari a favore della Cristianità.
Da governatore di Nizza si era molto impegnato a contrastare gli ugonotti infiltrati dalla Francia. Assieme alla flotta spagnola partecipò inoltre a numerose spedizioni contro i pirati barbareschi e, in particolare, si distinse nella riconquista della piazzaforte di Penon de Velez avvenuta nel 1563.
Due anni dopo lo troviamo invece impegnato nella difesa di Malta, assediata dai Turchi, accanto ai Cavalieri Gerosolimitani. In tale occasione si ricorda la rocambolesca cattura di una nave-spia nemica che, una volta neutralizzata, non riuscì ad avvisare il sultano turco di una manovra a sorpresa che ruppe l'assedio all'isola.
Alcuni storici, per la sua abilità politica e la grande fiducia in lui riposta dal duca sabaudo Emanuele Filiberto, lo hanno soprannominato "il Cavour del XVI secolo". Ma il Provana, a differenza del suo emulo ottocentesco, fu un grande uomo politico e comandante autenticamente cattolico.
Le basi che contribuì a dare allo Stato piemontese gettarono i presupposti della grande epopea dei secoli successivi. Il primo ministro risorgimentale, al contrario, forse proprio per le sue idee filo-massoniche, determinò una gloria effimera che poi, come profetizzò, san Giovanni Bosco, porterà alla rovina della dinastia entro quattro generazioni.
Per chi volesse approfondire la figura di Andrea Provana di Leinì segnalo il bel sito internet realizzato quest'anno, in sua memoria, per il quinto anniversario della nascita: www.andreaprovana.eu.

Marco BONGI

6 commenti:

  1. I Savoia sono stati definitivamente reinviati nel loro habitat naturale, le fogne, dal wc della storia. Con loro, tutti coloro che hanno contribuito, a qualsiasi titolo, ai loro effimeri successi.

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  2. Non confondiamo il ramo primogentio, fedele alla Chiesa ed alle Tradizioni, estintosi con Carlo Felice, con il massonico ed infrancesato ramo Carignano. Carlo ALberto era cugino di 13° grado di Carlo Felice, però, essendo il maschio più anziano, del ramo più antico, per i cavilli della legge Salica, il trono toccò a lui.
    E fu colpa degli intrighi di Metternich, se Carlo Felice non proclamò la pragmatica sanzione. In tal caso, gli sarebbe succeduto il genero, Federico V di Modena, il più controrivoluzionario dei monarchi europei.

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  3. Mi riferivo al ramo Carignano.

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  4. @ Cesare. Il Manicheismo è una religione molto diversa dal Cattolicesimo. Solo Dio conosce i segreti dei cuori e nessun altro piò dare giudizi definitivi, soprattutto in uno stile che di tutto sa tranne che di prudenza evangelica e di "nolite judicare". Non sono innamorato nè dei Savoia nè dei biscotti savoiardi, ma ricordo Maria Cristina regina di Napoli e Maria Clotilde, figlia di Vittorio Emanuele II, due sante donne, non so se già beate.

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  5. La ringrazio per la spiegazione. Ignoravo finora questa sostanziale differenza.
    Non credo, in verità, di aver voluto giudcare i segreti dei cuori, le intenzioni, ma solo dare la mia opinione sui FATTI.
    E' lecito per un cattolico, secondo lei, poter dare un proprio giudizio su questi?
    Quanto compiuto dai Savoia (ramo Carignano), è su tutti i libri di storia, storia scritta mentre ancora essi detenevano il potere e, per comprensibili ragioni, non modificata dopo la loro 'dipartita'.

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  6. Non sporchiamo il ricordo di una grande impresa, opera di un grande papa santo, con beghe di cortile. Da un bloggher simpaticamente satirico, vi rimando qui ( http://fardtimes.splinder.com/post/25659351/la-lega-unico-baluardo-contro-linvasione-islamica ) alla penosa figura di becere mosche cocchiere che hanno creduto di mettere il cappello su fatti troppo più grnadi di loro.

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