mercoledì 9 marzo 2011

Echi tridentini in cinematografia: Il cardinale Lambertini




Gino Cervi, nell’immaginario collettivo della filmografia italiana, è legato indissolubilmente alle memorabili interpretazione di Peppone prima, e del commissario Maigret più tardi. Invero egli interpretò con stile inconfondibile numerosissimi personaggi che hanno lasciato il segno nella storia del teatro, del cinema, della televisione italiana.

Nel 1954, in contemporanea con la parallela serie di "Don Camillo e Peppone", il bolognesissimo Gino Cervi è un magnifico arcivescovo di Bologna ne "Il cardinal Lambertini", per la regia di Sergio Pàstina, un film di ambientazione storica e dedicato alla figura del card. Prospero Lambertini, che sarebbe stato poi Papa Benedetto XIV dal 1740 al 1758, adattamento di un precedente soggetto teatrale che aveva avuto una prima versione cinematografica nei primi Anni Trenta.

Ambientato nella Bologna presidiata dalla truppe spagnole del 1739, con toni che ondeggiano fra il serio ed il comico, il film delinea un cardinale-arcivescovo molto attento alle dinamiche politiche della sua città, che non esita ad interporsi tra gli spagnoli, i quali manovrano una nobiltà perlopiù imbelle, ed il popolo, verso il quale era stata progettata una strage mascherata da tentativo di rivolta, che avrebbe dovuto essere il casus belli di una repressione e dell’elezione di un gonfaloniere a vita, in realtà un burattino nelle mani degli spagnoli.

Il cardinale, fra brillanti colloqui, improntati a vivida emilianità con frasi in sonoro dialetto bolognese, e scene di grande efficacia, dove Cervi ha frequentemente per spalla il segretario can. Peggi, impersonato da un impeccabile Sergio Tofano – intrigante e cancelleresco, quanto amabilmente complice della provvida sollecitudine pastorale di Lambertini - prende a cuore la vicenda di due giovani innamorati di diseguale condizione sociale a cui si vuole impedire il matrimonio, vicenda anche questa con profonde implicazioni politiche, nell’incipiente clima illuminista che perveniva dalla Francia del grand siècle, come quella di un prete sospeso, per aver rubato le elemosine della sua chiesa, e ridotto sul lastrico dalla malattia dell’anziana madre, che egli reintegra nel ministero, dopo averne amaramente compreso il dramma umano, una volta recatosi a portare personalmente i conforti religiosi alla moribonda, cui alcuni parroci avevano negato i sacramenti.
Contornato da altri attori del calibro di Arnoldo Foà, nei panni del duca Montimar, comandante spagnolo della piazza di Bologna, e di Tino Buazzelli, che interpreta l’orgoglioso quanto anticlericale conte Davìa, Cervi tratteggia la figura di Prospero Lambertini quale presule di grande preparazione e di intensa umanità, che sarà sicuramente uno dei Pontefici più grandi del Settecento.

Il film termina con la partenza per Roma, convocato a quel Conclave donde uscirà eletto al Soglio di Pietro.
Nell’ultimo colloquio il card. Lambertini, con quella sua gaudente favella emiliana che alcune cronache gli attribuiscono, rivolto all’amico Davìa che gli preconizzava l’elezione, risponde - con una frase che, pare, abbia invece detto ai cardinali, bloccati per mesi in quel conclave, dai veti incrociati delle nazioni cattoliche - "Se vorranno eleggere un dotto, sceglieranno Gotti; se vorranno scegliere uno statista, l’Aldrovandi; se poi vorranno un minchione, eleggeranno me".

Alcuni cronisti affermano che il colto, ma impetuoso Lambertini, con riferimento alla sua persona, avesse usato un termine molto, molto più ….. icastico.

Il segretario di mons. Favella

11 commenti:

  1. Ricordo anche una più recente rappresentazione dell'opera teatrale del Testoni con l'attore Gianrico Tedeschi: era un altro tipo di interpretazione (molto diversa da quella di Cervi), ma altrettanto magistrale.

    RispondiElimina
  2. Quanti ricordi! Film gustosissimo con un Cervi al massimo della forma.

    RispondiElimina
  3. Eco pseudotridentino...fatevi una bella respirazione, bevete già un sorso di camomilla e guardatevi questo filmino: la Santa Messa "tridentina" a Thiberville.

    http://www.summorum-pontificum.fr/la-video-de-la-semaine/tristesse-la-nouvelle-messe-de-saint-pie-v-a-thiberville

    RispondiElimina
  4. Piuttosto che questo scempio molto meglio una messa secondo il rito ordinario celebrata come Cristo comanda...

    RispondiElimina
  5. Sono d'accordo con Ospite... Una Messa VO celebrata in questo modo non è certo un'aragosta, per continuare il paragone che alcuni lettori avevano fatto in occasione di un mio intervento in cui dicevo che mi vanno bene entrambe le forme ma celebrate _come Dio comanda_ (è il caso di dirlo).

    Non capisco se il prete celebra male apposta.

    RispondiElimina
  6. Don Magnifico9 marzo 2011 13:01

    Sì: al posto di questo pout-pourrì di cui non si sa se piangere o ridere, meglio un NO rettamente celebrato.
    Consoliamoci con le proposte del buon segretario di mons. Favella.
    Non vedevo il film di Cervi da almeno 30 anni!
    Grazie.

    RispondiElimina
  7. Il trailer mi ha fatto ricordare sia il film che la rappresentazione del testo teatrale in TV, visti a suo tempo. L'immagine resa da Cervi è quella di un prelato tanto intelligente quanto bonario: valido antidoto a quella, ormai largamente corrente sui mass media, di papi mentalmente fiacchi e "manovrati", oppure rigorosi-isterici solo in qualche caso ipoteticamente riformisti-utopisti ).
    Wikipedia lo presenta come un uomo lungimirante, che aveva previsto la crisi della Chiesa a seguito dell'Illuminismo, adottando un "basso profilo" nelle relazioni con gli stati. Bisognerebbe vedere quanto sia stato un precursore dello stile di Giovanni XXIII, considerato "aperturista" ma di formazione tridentina ( e a suo tempo, perfino estimatore del Fascismo ). Su di lui corse la battuta "magnus in folio" ( cioè nelle opere intellettuali ), parvus in solio ( cioè nel governo ). Di fatto l'uomo che fissò la procedura per il discernimento nelle cause di canonizzazione deve esssre stato tutt'antro che un"animella".
    Bisognerebbe vedere se e fino a che punto l'indulgenza, cioè la capacità di non imperversare sulle debolezze altrui, pur rimanendo rigorosi sulle proprie, sia una qualità tipicamente cattolica, in contrasto con il "virtuismo" calvinista.

    RispondiElimina
  8. Luis Moscardò9 marzo 2011 22:09

    Può darsi che lo faccia apposta. Comunque questa è un'aragosta andata a male e puzzolente quindi, se proprio s'ha fame si tornerà al tozzo di pane co' fagioli; sennò si farà digiuno, offrendone all'Altissimo la sofferenza.

    RispondiElimina
  9. Padre Filippo de Bricassart10 marzo 2011 04:08

    A proposito di echi tridentini nella cinematografia; avete mai visto Uccelli di rovo ? Io da piccolo lo guardavo e rimanevo affascinato soprattutto dalle scene in cui venivano riprodotte azioni liturgiche e para-liturgiche. La storia è ambientata temporalmente prima del V.II. E' anche una storia molto romantica e drammatica.

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.