lunedì 8 novembre 2010

Conversione di vescovi anglicani. Con aggiornamento

Oggi è previsto che l'Arcivescovo di Canterbury renda pubblico l'abbandono dell'anglicanesimo da parte di due vescovi, rispetto ai quattro il cui passaggio al cattolicesimo è dato per certo, come avevamo già riferito qui. Tra l'altro, indiscrezioni forniscono l'importante anticipazione che l'Ordinariato anglo-cattolico vedrà la luce per la prossima Pentecoste e che a guidarlo sarà, quanto meno per la sua branca inglese, l'attuale vescovo anglicano di Richborough, Keith Newton, di anni 58. Interessante segnalare che quest'ultimo, essendo ammogliato, non potrà ricevere la pienezza dell'ordine secondo la tradizione (comune a cattolici ed ortodossi) che riserva l'episcopato ai celibi. Potrà però, secondo il motu proprio Anglicanorum Coetibus, ricevere l'ordinazione presbiterale ed anche portare insegne episcopali ed esercitare il relativo potere di giurisdizione, disgiunto, evidentemente, dal potere sacramentale. Per farci un'idea più precisa della situazione anglicana, pubblichiamo intelligente articolo che segue.
AGGIORNAMENTO: sono cinque, anziché quattro, i vescovi anglicani d'Inghilterra che chiedono di essere ammessi nel futuro Ordinariato: leggi qui.
Enrico


di Gianfranco AMATO

La Comunione anglicana è costituita dall’insieme delle Chiese che si riconoscono in quella forma di religione cristiana che va sotto il nome di anglicananesimo. La compongono trentotto provincie sparse in tutto il mondo e dotate di autonomia, sotto la guida spirituale di un primate, l’Arcivescovo di Canterbury della Chiesa d’Inghilterra, detta anche Chiesa madre. Delle provincie fanno parte anche la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti e la Chiesa Episcopale Scozzese. Quella anglicana è comunque una Comunione che scricchiola.

I primi dissensi sono sorti quando l’ala liberale, mossa dallo spirito politically correct e dal mito dell’emancipazione femminile, ha chiesto ed ottenuto l’ordinazione di preti e vescovi donna. Quello del sacerdozio femminile è stato uno dei principali motivi di divisione all’interno della Comunione, e poiché diverse parrocchie non lo hanno accettato, l’Arcivescovo di Canterbury ha deciso di nominare degli appositi Pastori, i Provincial Episcopal Visitors, popolarmente chiamati PEV o “flying bishop” (vescovi volanti), affidando loro i fedeli tradizionalisti.

E’ nata persino un’associazione mondiale denominata Forward in Faith (avanti nella fede), costituita da religiosi e laici anglicani che si sono opposti alla consacrazione sacerdotale delle donne, per tre sostanziali ragioni. Primo, tale pratica viene considerata contraria alle Sacre Scritture, come insegna la tradizione bimillenaria della Chiesa cristiana occidentale ed orientale. Secondo, l’ordinazione femminile, decisa unilateralmente e senza previo accordo da parte di alcune Chiese della Comunione anglicana, si è posta come un grave atto scismatico. Terzo, le donne-sacerdote creano un ulteriore ed insormontabile ostacolo nel cammino ecumenico di riconciliazione con la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.

A seguito delle sempre più numerose richieste di conversione da parte di anglicani, Benedetto XVI, dando ancora una volta prova di intelligente sensibilità, ha emanato, il 4 novembre 2009 (memoria di San Carlo Borromeo), la Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus, con la quale si è consentita l’istituzione di Ordinariati personali, per permettere a gruppi di ministri e fedeli anglicani di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica, conservando nel contempo elementi dello specifico patrimonio spirituale e liturgico anglicano. Ciascun ordinariato - giuridicamente assimilato ad una diocesi – avrà, infatti, facoltà «di celebrare l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, la Liturgia delle Ore e le altre azioni liturgiche secondo i libri liturgici propri della tradizione anglicana approvati dalla Santa Sede, in modo da mantenere vive all’interno della Chiesa cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali della Comunione anglicana, quale dono prezioso per alimentare la fede dei suoi membri e ricchezza da condividere».

Nel frattempo, la situazione della cosiddetta Comunione anglicana è andata peggiorando.

Come se non bastasse, al problema del sacerdozio femminile si è aggiunto quello dei Vescovi omosessuali.

Dopo le polemiche sorte nel maggio 2003 a seguito della nomina Jeffry John a Vescovo di Reading, ed alla successiva revoca dopo due mesi (John non era solo un omosessuale dichiarato ma per anni era stato anche un convinto attivista delle lobby gay), l’Arcivescovo di Canterbury ha chiesto una moratoria sulla consacrazione dei presuli omosessuali e delle consorelle dedite all’amore saffico. La tregua si è però rotta lo scorso 15 maggio quando la Chiesa Episcopale Americana ha approvato la nomina della reverenda Mary Glasspool a Vescovo ausiliario di Los Angeles. La Glasspool, infatti, non solo è una lesbica dichiarata, ma convive ufficialmente con la propria compagna. Inutili sono stati gli strepiti dell’Arcivescovo di Canterbury, mentre furiosa è montata l’indignazione tra i Vescovi ed i fedeli di numerose comunità anglicane.

Peter Jensen, Arcivescovo di Sydney ha condannato la decisione di nominare Vescovo un’omosessuale convivente (“partened lesbian”), ritenendo che tale decisione non solo «avalli uno stile di vita contrario alle Scritture», ma crei un’ulteriore seria divaricazione all’interno della Comunione Anglicana, tale da metterne a rischio la stessa esistenza. La Chiesa Episcopale Scozzese, invece, lo scorso agosto, ha dichiarato, per bocca del suo Primus, il rev. David Chillingworth, che la questione della nomina dei Vescovi omosessuali deve essere serenamente affrontata «senza veli o infingimenti». Facile immaginare come tutto ciò abbia creato sconcerto e smarrimento tra il popolo dei fedeli anglicani.

Questo era il quadro della situazione quando Benedetto XVI ha messo piede nel Regno Unito lo scorso 17 settembre, in occasione della sua visita di Stato. Il Santo Padre durante tutto il tour britannico non ha mai smesso di rivolgere la propria attenzione al disagio vissuto dalle comunità anglicane tradizionaliste, ed al loro desiderio di ricongiungersi alla Chiesa di Roma. Non è un caso, infatti, che al termine della visita, prima di ripartire, il Pontefice, parlando ai vescovi di Inghilterra, Galles e Scozia, riuniti a Birmingham, abbia rinnovato loro l'invito ad «essere generosi nel porre in atto la Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus».

I frutti della provvidenziale visita papale, del resto, non si sono fatti attendere.

Lo scorso 15 ottobre, parlando all’Assemblea Nazionale di Forward in Faith, il suo presidente John Broadhurst ha annunciato di voler chiedere entro l’anno la piena comunione con il Papa, formalizzando la propria conversione al cattolicesimo. John Broadhurst nel mondo anglicano non è un quisque de populo. Oltre ad essere, infatti, Vescovo di Fulham nella diocesi di Londra, è da sempre considerato la “big beast”, il leader carismatico, del movimento anglo-cattolico tradizionalista. Che si tratti di una conversione sincera e convinta lo dimostra anche il fatto che nell’Ordinariato cattolico non potrà mantenere la carica di Vescovo, in quanto sposato e padre di quattro figli (uno dei quali, peraltro, si chiama Benedict). Sarà comunque un ottimo sacerdote.

Arguto uomo di spirito, dalla battuta sempre pronta, colto, intelligente e combattivo, John Broadhurst ha anche dichiarato che rimarrà presidente di Forward in Faith, poiché l’associazione non dipende direttamente dalla Chiesa anglicana. Per Broadhurst si tratta di un vero ritorno a casa, dato che egli proviene da una famiglia cattolica, ed è stato battezzato secondo il rito di Santa Romana Chiesa. Che non si tratti, comunque, di una folgorazione improvvisa ma di un percorso preparato e meditato, lo dimostra l’incontro riservato avuto alla fine di luglio del 2009 con il Cardinale di Vienna Christoph Schönborn, espressamente voluto da Benedetto XVI.

All’ultima Assemblea di Forward in Faith, oltre all’annuncio di Broahurst, si è potuto ascoltare anche il raffinato e lucido discorso di padre James Patrick, al secolo His Honour Judge James Patrick. L’ex magistrato, ora sacerdote cattolico, ha spiegato che l’idea dell’Ordinariato è sempre stata «al centro della missione del Papa», ed ha esortato tutti coloro che hanno mostrato interesse per tale struttura, a formare una grande «prima ondata». Poiché padre Patrick ha parlato di un «percorso quaresimale», qualcuno ha voluto intravvedere in quella espressione una conferma dei rumours che riecheggiano circa una trasmigrazione di massa nella Chiesa Cattolica a pasqua. Già si sa di altri presuli.

Non solo John Broadhurst, infatti, ma anche il Presidente della Church Union, Edwin Barnes, Vescovo emerito di Richborough, è in procinto di “cross the Tiber” (attraversare il Tevere), come si usa dire da quelle parti.

E così sarebbero in totale quattro i Vescovi della Chiesa d’Inghilterra che intendono ricongiungersi alla Comunione cattolica: John Broadhurst, Vescovo di Fulham; Andrew Burnham, Vescovo di Ebbsfleet; Keith Newton, Vescovo di Richborough; ed il suo predecessore Edwin Barnes. Mentre corrono voci ufficiose di altri religiosi pronti a diventare cattolici, resta un fatto comunque clamoroso e significativo che ben tre dei quattro Vescovi nominati dal Sinodo anglicano per accudire i fedeli tradizionalisti stiano per aderire alla proposta della Anglicanorum Coetibus.

Qualcuno nutriva legittime perplessità sul fatto che la Costituzione Apostolica rivolta agli anglicani potesse determinare un fenomeno di popolo ed indurre singole comunità a chiedere di far parte degli Ordinariati personali. Si pensava più ad un processo “clero-guidato”, che ad un movimento scaturente dal basso.

Il caso della parrocchia di San Pietro a Folkestone, città dell’Inghilterra sud-orientale situata nella contea del Kent e affacciata sullo stretto di Dover, ha smentito gli scettici. Il Consiglio parrocchiale di quella comunità, infatti, alla fine di settembre ha deciso, con voto unanime, di contattare e informare Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, circa la volontà di aderire all’Ordinariato. Questo il testo della dichiarazione ufficiale: «Nella riunione del 28 settembre, il Consiglio parrocchiale della Chiesa di San Pietro di Folkestone all’unanimità ha dato mandato ai Churchwardens di scrivere all’Arcivescovo di Canterbury, nostro Vescovo diocesano, chiedendogli un incontro per manifestare la volontà del Consiglio parrocchiale e di molti fra i parrocchiani di aderire all’Ordinariato inglese della Chiesa cattolica quando esso verrà eretto. Desideriamo che questo passaggio possa essere reso il più semplice possibile, non solo per noi, ma per la famiglia diocesana di Canterbury, che con rammarico dovremo lasciare». Bisogna peraltro precisare che nella Chiesa d’Inghilterra il Consiglio parrocchiale, a differenza di quanto avviene nella Chiesa Cattolica, agisce come vero e proprio organo esecutivo di una parrocchia, ed è costituito dal parroco, dai Churchwardens (principali collaboratori del parroco), e da rappresentanti eletti dei laici.

Non v’è dubbio che il successo della visita di Benedetto XVI in Gran Bretagna abbia decisamente contribuito ad accelerare i processi di avvicinamento di religiosi e fedeli alla Chiesa cattolica, attraverso la geniale intuizione dell’Ordinariato personale. E non c’è dubbio che lo spirito della Anglicanorum Coetibus sia stato al centro dei pensieri del Santo Padre durante tutta la sua visita. Fonti attendibili riferiscono, ad esempio, che il Papa in persona abbia espresso al cerimoniere pontificio, mons. Guido Marini, la sua personale preoccupazione che la cerimonia religiosa presso la Cattedrale di Westminster si svolgesse in modo appropriato e solenne, per dimostrare agli anglicani tradizionalisti l’attenzione ed il rispetto che la Chiesa cattolica attribuisce alla liturgia. Non pochi sono stati i cambiamenti imposti da mons. Marini su espressa disposizione del Papa.

L’indubbio successo della visita di Benedetto XVI in Gran Bretagna ha certamente contribuito a far rompere gli indugi a tanti di coloro che nel mondo anglicano guardavano con sempre maggiore interesse all’ipotesi di un approdo cattolico. Il colpo magistrale della Anglicanorum Coetibus – certamente non casuale – ha compiuto l’opera.

Tutto ciò sta realizzando un sommovimento epocale nel panorama ecclesiastico britannico, al punto che qualcuno ha parlato di un vero e proprio “earthquake”, un terremoto spirituale. Molti intravedono in questo fenomeno – con quale ragione – il compimento naturale dello spirito e degli obiettivi che hanno caratterizzato il Movimento di Oxford, e la risposta a numerose preghiere. A cominciare, ovviamente, da quelle del Beato John Henry Newman.

Fonte: Zenit

19 commenti:

  1. <span>Il quotidiano Avvenire ripreso  da  Sandro Magister:  
     
    La libertà religiosa nel mondo e <span>la liturgia nella vita della Chiesa oggi.</span> Saranno questi i due temi di discussione che verranno affrontati nella mattina della giornata di riflessione e preghiera che precederà il prossimo Concistoro del 20 novembre. A questo appuntamento del 19 sono stati invitati, con lettera firmata dal cardinale decano Angelo Sodano, i membri del Sacro Collegio compresi anche i 24 cardinali “preconizzati” che diventeranno formalmente tali solo il giorno dopo. 
     
    La mattina i lavori verranno introdotti da una relazione del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone su “La situazione della libertà religiosa nel mondo e nuove sfide” e <span>da un intervento del cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il culto divino, su “La liturgia nella vita della Chiesa oggi”. Seguirà discussione.</span>  
    <span></span> 
    Nel pomeriggio poi è prevista la lettura di tre comunicazioni su altri argomenti di particolare attualità ecclesiale. Quelle dell’arcivescovo Angelo Amato, il primo della lista dei nuovi cardinali creati il giorno successivo, avrà come tema “A dieci anni dalla ‘Dominus Iesus’”, la dichiarazione sull’unicità salvifica di Gesù Cristo che ha avuto una recezione critica anche in settori del mondo ecclesiale. Il <span>cardinale William J. Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede riferirà su due distinti temi: “La risposta della Chiesa ai casi di abusi sessuali” e la “Costituzione ‘Anglicanorum coetibus’” che un anno fa ha aperto le porte ai gruppi anglicani che vogliono entrare in piena comunione con Roma</span></span>

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  2. Musicus Philologus8 novembre 2010 14:20

    INGHILTERRA: VESCOVI CATTOLICI ACCOLGONO 5 VESCOVI ANGLICANI

    I vescovi cattolici inglesi accolgono i 5 vescovi anglicani tradizionalisti che questa mattina hanno consegnato le loro dimissioni all’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. In una nota, mons. Alan Hopes (Delegato episcopale) a nome della Commissione episcopale della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles per l'attuazione della Costituzione Apostolica “Anglicanorum Coetibus”, così scrive: “Accogliamo la decisione dei vescovi Andrew Burnham, Keith Newton, John Broadhurst, Edwin Barnes e David Silk di entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica attraverso l'Ordinariato per Inghilterra e Galles, che sarà istituito ai sensi delle disposizioni della Costituzione Apostolica Anglicanorum Coetibus.
    Alla prossima riunione plenaria, la Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles discuterà dell’istituzione dell'Ordinariato ed estenderemo il caloroso benvenuto a coloro che cercano di essere parte di esso”. Ulteriori informazioni saranno rese note dopo l'incontro.

    © Copyright Sir


    fonte:  http://paparatzinger3-blograffaella.blogspot.com/2010/11/i-vescovi-cattolici-inglesi-accolgono-i.html

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  3. Musicus Philologus8 novembre 2010 14:22

    VESCOVI ANGLICANI DIMESSI: NOTA DI PADRE LOMBARDI

    Pubblichiamo la dichiarazione orale del Direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sulla decisione di cinque vescovi anglicani di entrare in comunione con la Chiesa cattolica. “A proposito della dichiarazione dei cinque vescovi finora appartenenti alla Comunione Anglicana che hanno deciso di unirsi alla Chiesa cattolica e che si sono quindi ritenuti in obbligo di dimettersi dai loro attuali compiti pastorali nella Chiesa d’Inghilterra, possiamo confermare che è allo studio la costituzione di un primo Ordinariato, secondo le norme stabilite dalla Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus” e che eventuali decisioni in proposito verranno comunicate a tempo opportuno”.

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    fonte:   http://paparatzinger3-blograffaella.blogspot.com/2010/11/vescovi-anglicani-dimessi-dichiarazione.html

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  4. Filippo Burighel8 novembre 2010 15:57

    Che i Vescovi cattolici (progressisti) accolgano calorosamenti i "vescovi" anglicani (tradizionalisti) ci credo come che le marmotte confezionino le tavolette di cioccolato Milka! Mi ci giocherei pure gli zebedei (passatemi il francesismo) che alla prossima riunione plenaria discuterrano di come sabotare in ogni modo possibile e se necessario pure impossibile i progetti vaticani sull'ordinariato!

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  5. Filippo Burighel8 novembre 2010 16:09

    Ho letto bene? Broadhurst per preparare la propria conversione si è incontrato con Schönborn secondo indicazione del Santo Padre? Ok, allora io getto la spugna... Io Schönborn proprio non lo capisco: un giorno è il gennizzero del Papa, l'altro il lanzichenecco dei progressisti...

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  6. Il fatto che ci saranno degli "Ordinari" (i quali, considerato che ricevono l'ordinazione presbiterale e possono anche "portare insegne episcopali ed esercitare il relativo potere di giurisdizione", sono praticamente dei vescovi) coniugati non mi sembra una cosa di cui rallegrarsi particolarmente. Anzi, direi che rappresenta un precedente preoccupante e che mette in discussione la disciplina del celibato sacerdotale: immagino con sommo gaudio dei tanti vescovi e sacerdoti conciliari e più o meno progressisti che non vedono l'ora di vederlo abolito. 

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  7. Filippo Burighel8 novembre 2010 16:46

    Sono Ordinari, è vero, ma è bene notare che esercitano la loro giurisdizione in via VICARIA, da un punto di vista canonico. Il Papa non ha creato delle "diocesi express" rette aventualmente da un presbitero anziché un vescovo, cosa che sarebe questa sì di una gravità considerevole, ma delle "parrocchie pro" che possono essere rette da sacerdoti, sia presbiteri che vescovi, i quali rispondono direttamente ed esplicitamente alla Santa Sede.
    Il fatto che a un eventuale presbitero già chierico anglicano facente funzione (usurpandola) di vescovo sia concesso di conservare le proprie insegne episcopali non cambia nulla: non era vescovo prima, non lo è ora e quelle insegne non avevano valore "sacramentale" prima e non ne hanno poi. Possono però avere valore pastorale, soprattutto per quei fedeli che desiderano convertirsi, ma temono di trovarsi sotto la guida di clero che non sappia comprendere la loro peculiare situazione.
    Certo, qualcuno dirà che altri si sono convertiti nonostante le difficoltà, bene, ma non è che per forza dobbiamo far camminare sui ceci chi si converte! Anzi, nostro signore ci ha insegnato a "sgozzare il vitello grasso"! Ecco: gli ordinariati con tutto quello che prevedono sono un succulento vitellone in corso di cottura e pronto per essere servito a tutti i figlioli prodighi che decidono di tornare alla Casa del Padre!

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  8. Peter Moscatelli8 novembre 2010 17:06

    Se in tempi non sospetti ci sono state "badesse mitrate" non penso che ci debba sconvolgere l'Ordinario sacerdote non-vescovo sposato; dice bene Filippo Burighel del valore pastorale di questo gesto generoso del Papa (per tutti gli abusi visti in nome della "pastoralità" non bisogna però stracciarsi le vesti quando se ne fa buon uso).

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  9. Peter Moscatelli8 novembre 2010 17:06

    Se in tempi non sospetti ci sono state "badesse mitrate" non penso che ci debba sconvolgere l'Ordinario sacerdote non-vescovo sposato; dice bene Filippo Burighel del valore pastorale di questo gesto generoso del Papa (per tutti gli abusi visti in nome della "pastoralità" non bisogna però stracciarsi le vesti quando se ne fa buon uso).

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  10. Questi eventuali Ordinari Anglicani, pur non avendo ricevuto la consacrazione episcopale potranno comunque esercitare una giurisdizione sui propri clero e   fedeli. Le insegne sono anche simbolo di giurisdizione, per secoli, cardinali, abati e protonotari apostolici hanno indossato le insegne episcopali e celebrato pontificali pur non essendo vescovi ma semplici preti. Quando un un ecclesiastico, dopo aver ricevuto la nomina episcopale da parte del papa, entra in chiesa per essere consacrato vescovo, indossa già  l'abito corale paonazzo con croce pettorale e berretta, questo perché egli ha già ricevuto dal papa il potere di giurisdizione e quindi l'autorità propria del vescovo titolare di una diocesi.

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  11. Ripeto qui quanto ho già detto qualche tempo fa: se la Gerarchia neomodernista della 'Chiesa conciliare' si rallegra così tanto di questo 'ritorno' dei figli prodighi, è perché intende adoperarli come  un grimaldello per scardinare la norma del celibato ecclesiastico facendo entrare di fatto dalla finestra ciò che ufficialmente si era detto di voler lasciare fuori della porta.  La distruzione della Chiesa procede con cautela, un passo alla volta, in modo subdolo per non allarmare i (pochi) preti e fedeli cattolici ancora rimasti tali.  
    In secondo luogo: questi anglicani si 'convertono' a che cosa? Alle famose ed esiziali novità del Vaticano II, che stanno disastrando la Chiesa, visto che hanno accettato il Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, ossia una specie di 'Concilio in pillole'  in forma di catechesi.  E quando la Chiesa, in un futuro che spero il più prossimo possible, condannerà il liberalismo, il falso ecumenismo, la collegialità episcopale e l''apertura al mondo' del nefasto Superconcilio (perché è ineluttabile che ciò avvenga), cosa faranno? Ritorneranno anglicani?    

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  12. Rutilio Namaziano8 novembre 2010 19:14

    Le etichette, tutte, sono sempre parziali. Il cuore e la mente degli uomini, porporati o meno, sono insondabili.

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  13. Rutilio Namaziano8 novembre 2010 19:25

    Amicus...di chi? Della "purezza della razza"? Un cataro, insomma. Con quel che consegue.

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  14. Concordo con i tuoi timori, tuttavia possiamo sempre sperare che gli anglicani tradizionalisti continuino a fare dentro la Chiesa vaticanosecondista il lavoro critico che hanno fatto con gli anglicani liberal......
    sono sicuro come te che alla fine il modernismo del nefasto super concilio sarà scornato...... e quanti erano veri cattolici rimarranno tali compresi i tradizionalisti provenienti dall'anglicanesimo......

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  15. Mi riferisco naturalmente all'intervento di amicus con cui concordo.....
    Gli anglicani convertiti sono molto più cattolici di tanti falsi cattolici, perchè hanno sperimentato sulla loro pelle la realtà nefasta del protestantesimo, del liberalismo del modernismo...... il Card. Newman docet...... Quindi amicus, sursum corda!

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  16. @ Rutilio Namaziano:
    mi stai dicendo che la difesa della purezza e dell'integrità della Fede cattolica è sinonimo di razzismo o di 'catarismo'?  Se è così, sono in buona compagnia: pensa, ad esempio, a Sant'Atanasio, a Sant'Agostino e a San Girolamo,tanto per menzionare solo alcuni dei Padri della Chiesa. Per non parlare dei 20 Concili ecumenici precedenti al Vaticano II, tutti - secondo il tuo criterio -  condotti da 'catari' fanaticamente ossessionati dalla 'purezza della razza cattolica'...

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  17. per la REDAZIONE

    SCUSATE l'ot. sul Blog Raffaella vi è l'importante Messaggio del Papa all'assemblea della CEI di Assisi: è molto importante a mio modesto parere: perchè tratta molto di argomenti liturgici, vale la pena pubblicarlo.
    don Bernardo

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  18. Esatto! Fa parte della tradizione cattolica (piaccia o meno) l'uso di insegne pontificali anche a semplici sacerdoti (canonici privilegiati, arcipreti mitrati, cardinali non vescovi). Semmai la restrizione dell'uso di tali insegne disposta da Paolo VI è stato un forte "elemento di discontinuità".

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  19. Filippo Burighel10 novembre 2010 01:59

    Complimenti per l'umiltà di accostarti a Sant'Atanasio, Sant'Agostino e San Girolamo. Un autentico gesto di finezza, oltre che di coerenza veramente cristiana...

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