martedì 15 giugno 2010

Il clero invisibile

Quante volte ci siamo sentiti dire: "Ma, figliolo, l'abito non fa il monaco!" quando abbiamo chiesto al sacerdote che avevamo di fronte se aveva dimenticato l'abito in tintoria... Invece l'abito fa il monaco, perché nella Chiesa il segno è significato. Uno dei punti più scottanti all'interno della crisi della chiesa è appunto la scomparsa dell'abito religioso, che ha creato questa nuova classe di clero invisibile. Ne parla questo libro. Non lo ho letto, ma questo articolo di Langone merita certo di essere letto. E commentato.

Pulvis


La presente crisi della Chiesa è soprattutto una crisi del clero, perciò casca a fagiuolo l'esordio editoriale di Carlo Melina: "Vita da preti" (Vallecchi, pp. 192, euro 14,50). Melina è un giornalista giovane (nato nel 1979) ma la sa lunga: cresciuto in mezzo a Comunione e Liberazione (poi ci dev'essere stato qualche problema: «Ne sono uscito appena possibile, pur riconoscendo l'originalità del metodo giussaniano »), è nipote di un monsignore e ha vissuto per qualche tempo addirittura in Vaticano, come fosse una guardia svizzera.

Ma non è una guardia svizzera, se non altro perché è veneto e più del vin santo gradisce lo spritz. Il suo è lo sguardo giusto, ravvicinato ma non troppo, partecipe ma non obnubilato, per raccontarci la vita quotidiana dei preti, e se il sottotitolo promette "Grazie e disgrazie del ministero sacerdotale", sappiate che manterrà innanzitutto le seconde, essendo le prime poco visibili con gli occhiali mondani del giornalismo d'inchiesta.

Non è un libro che aumenterà il numero di vocazioni, quindi, e la figura di prete che ne risulta è un ben poco affascinante povero prete, circondato da un mondo falsamente virtuoso che lo accusa di non fare l'impossibile. Il campione è parecchio significativo, Melina ha la stoffa dell'inviato e ha macinato non so quanti chilometri per incontrare e intervistare preti giovani e preti vecchi, parroci di provincia e prelati romani, sacerdoti che vivono in mezzo alla gente e monaci che hanno scelto di menare vita romita in mezzo ai boschi.

Una gran varietà di casi ma la stessa malinconia, quel grigiore comune che deriva dall'aver gettato la tonaca alle ortiche pur continuando a pregare e a celebrare. Uomini interiormente preti ma esteriormente spretati, come fossero seguaci di una religione intimista e disincarnata, insomma più gnosticismo che cristianesimo. C'è il salesiano che indossa t-shirt con scritto "Boss": anziché su "Don Camillo" e "Il grande silenzio" si sarà formato su "Scarface".

C'è il prete ciellino in maglioncino, speriamo senza marchiettino. C'è il neocatecumenale in «mocassino povero, pantalone nero, camicia grigia stretta dal collarino». C'è il parroco di Firenze che ho conosciuto anch'io e quindi posso confermare, si chiama Roberto Tassi e davvero apre la chiesa che fu di Dante con la camicia di pile, i turisti lo prenderanno per l'uomo delle pulizie (si lamentano che la confessione è in declino, ma se un prete nemmeno lo riconosci come fai a chiedergli l'assoluzione?).

Perfino il monaco camaldolese si presenta al giornalista in indumenti borghesi, dice che «la facoltà di portare la tunica è libera», compiacendosi di un'accezione di libertà oltremodo meschina: la libertà di vestirsi come tutti, la libertà di essere conformisti.

Molti preti cattolici intervistati da Melina vestono da pastori protestanti ovverosia da eretici, indossando il becchinesco clergyman (giacca e pantaloni neri con camicia dello stesso colore oppure grigia), che già dal nome anglofono non c'entra nulla con Santa Romana Chiesa. Solo un prete compare in queste pagine in talare e guarda caso celebra in latino: «Vestirsi così funziona meglio di tante prediche. Il sacerdote da quando ha riposto l'abito è diventato talmente vicino alla gente da essere sparito ». Poi però quando Melina commosso da tanto fervore gli chiede il permesso di passare al tu ecco che il don si irrigidisce, rifiuta l'intimità. Ma non eravamo tutti fratelli? Non siamo, noi cristiani, quelli che danno del tu addirittura a Dio? Troppe incrostazioni, troppe contraddizioni minano la testimonianza di consacrati che sembrano fare di tutto per smentirsi e offrire il fianco alle critiche.

L'unico che sembra avere capito tutto è l'esorcista ultranovantenne: «La colpa è molto cattiva coi preti. Colpa dell'azione subdola del demonio». Giusto, solo il Maligno può spingere gli ignoranti e gli invidiosi ad accusare di cupidigia questi uomini scalcagnati. «Il problema è il cappotto» confessa un intervistato. «Il mio ha trent'anni, l'ho ricevuto in eredità da un vecchio prete che ora è morto». Allegria!

Camillo Langone per "Libero"

39 commenti:

  1. "L'abito non fa il monaco ma aiuta ad esserlo" (card. G. Siri)

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  2. Tradidi quod et accepi: il cappotto.

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  3. DANTE PASTORELLI15 giugno 2010 15:30

    Sono anni che scrivo sulla stampa queste cose. E ne scrissi in passato con tutte le pezze d'appoggio, dal CIC e delibere della CEI.
    Quanto al prete fiorentino Tassi, tutto vero. E' un antislamico dichiarato, e tale si presentava sino a qualche tempo (è un po' che non ci passo) fa nei cartelloni fuori della chiesa di S. Margherita dei Ricci. Sarebbe questa la chiesa di Dante: così si ostinava erroneamente a sostenere un grande prete da tempo scomparso, cappellano militare, profugo istriano, grande sostenitore della Tradizione, animatore di un centro d'arte, mons. Luigi Stefani a cui la Curia dell'allora pur moderato card. Florit negò spietatamente le esequie col rito antico espressamente richieste nel testamento spirituale. Gli fu concesso solo di portar con sé il cappello d'alpino.

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  4. Sì, tutto giusto. Ma perchè Melina vuol dare del tu a un sacerdote che magari conosce da poco? ^_^

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  5. se i vescovi vanno in giro in pantaloni come volete che vadano i preti? chi porta la veste talare tra i preti  sono oggetto di scherno e derisione spesso di insinuazioni volgari tipo << con la veste compensano problemi psicologici>>

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  6. Luis Moscardò15 giugno 2010 16:11

    ...giusta osservazione: già non c'è rispetto. Io a sacerdoti che conosco da anni non mi sogno neppure di dar loro del tu o di chiamarli per nome omettendo il don, eppure con alcuni di loro sono in ottima confidenza umana. E cosa c'entra con l'esser fratelli e dare del tu a NSGC? Langone va preso a piccole dosi. Per esempio, il suo libro "Guida alle Messe" è gustoso solo se letto per saltum, e molto diluito nel tempo se no è prevedibile e ripetitvo fino alla noia. Ciò non toglie che dica molte cose giuste.

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  7. Come si potrebbe dare del Lei a Dio, quando nella preghiera che Gesù ci ha insegnato gli si da del tu? Quanto al fatto di veder per strada un prete vestito da prete ti fa sentire meno solo.

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  8. parroco di campagna15 giugno 2010 16:49

    Benedetta la nostra veste nera e il suo collare bianco,benedetta mille volte anche se ti chiudono in faccia tutte le porte della curia con sorrisi di compatimento.Una bandiera da non riporre mai.

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  9. Diceva G. Chesterton: "L'abito non fa il monaco, ma la maggior parte di quelli che ho incontrato con l'abito erano monaci per davvero". (mi scuso, ma cito a memoria).

    Sarà il clima di mondiali, ma ormai nella Chiesa è calcio spettacolo,

    Claudio

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  10. Luis Moscardò15 giugno 2010 17:13

    C'è tu e Tu, c'è lei e Lei, c'è voi e Voi....
    Si può dare del lei per rimarcare la distanza, lo si può dare con confidenza familiare o amichevole, lo si può dare per circostanza (che so, un amico carissimo in un'aula di tribunale di fronte ad altri non può essere oggetto del tu). Così c'è il tu del bambino a sua madre come il vomitevole tu del tronista televisivo.... Un tempo in famiglia (anche nella mia) tra parenti consanguinei ci si dava del lei... Per qualche anno in Italia s'è dato pure del voi e nel sud è simpaticamente rimasto in uso....

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  11. Maestro di Cappella....giubilante15 giugno 2010 17:24

    Sabato è stato ordinato prete il mio migliore amico.
    Domenica mattina ha fatto ingresso in chiesa in talare con fascia nera, cotta stola e tricorno in testa  aspergendo i presenti increduli ed estasiati.

    nel pomeriggio ha celebrato in suffragio del suo vecchio parroco in pianeta e tricorno, l'anziano sacerdote che affianca il parroco della chiesa in cui si trovava, vedendolo si è commosso, gli ha chiesto l'onore di poterlo vestire lui e gli ha sussurrato: Mi ricordi la mia giovinezza. La gente in visibilio: gli hanno baciato le mani, hanno pianto durante la sua omelia che ricordava la figura del defunto e a fine messa una signora gli si è avvicinata per dirgli: erano anni che non vedevo un sacerdote!

    altro che storie: l'abito fa il monaco eccome!

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  12. मुंबई15 giugno 2010 17:43

    L'abito fa senz'altro il prete (o frate o monaco), è inutile girarci attorno: è un segno di appartenenza e testimonianza molto forte, inoltre è un "ammonimento" contro le tentazioni (prima di commettere certi atti poco "cattolici" un consacrato con l'abito e con la chierica ci pensa due volte). Mi sembra un tentativo semplicistico di semplificare la vita consacrata: speriamo che i futuri presbiteri si ravvedano e ritornino all'abito, segno di appartenenza a Cristo e alla Chiesa.

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  13. sono felice per il tuo amico prete novello: se oltre che vestirsi bene ha anche celebrato bene spero continui sempre così ( ma se si è vestito così non deve essere uno digiuno di liturgia e di Fede, quindi credo avrà anche celebrato bene).

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  14. prete con la talare, come tanti in Liguria, perchè la portava il mio parroco, il mio curato, gli altri preti: la gente più vicina al popolo che mi ha affascinato e fatto sognare una vita simile. Nessuno dei ragazzi, pochi o tanti non mi interessa, mi ha mai chiesto di toglierla. Anzi, ho come l'impressione che quando si celebra bene e si parla del buon Gesù, vengano volentieri

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  15. Queste sono belle notizie!......... Al novello sacerdote auguri di ogni bene e Avanti tutta......
    don Bernardo

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  16. Luis Moscardò15 giugno 2010 19:46

    Il nostro vescovo durante la Messa di chiusura dell'anno sacerdotale ha richiamato i sacerdoti a vestirsi in modo "riconoscibile". Certo non ha precisato che l'abito previsto è la talare...

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  17. Maestro di Cappella...giubilante15 giugno 2010 19:54

    Il Sacerdote Novello ha celebrato benissimo: con sacertà!!!
    Nei giorni precedenti ha studiato con me le parti presidenziali e le ha intonate con sentimento e cura. Sarà un santo sacerdote che prossimamente farà rivivere la Tradizione anche nella mia Chiesa Diocesana...scalcagnata. Pio V sta arrivando!

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  18. DANTE PASTORELLI15 giugno 2010 20:27

    Confermo anche per i Camaldolesi. Scrissi addirittura alla Congregazione per i religiosi e mi risposero con saccenteria che gli ordini facevano quel che volevano al loro interno. Mons. Ranjith, del Culto Divino, invece mi rispose  in modo estremamente educato e gentile sul persistente obbligo per gli olivetani di celebrare col camice e non con la cocolla.

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  19. L'abito non fa il monaco, ma consente di riconoscerlo.

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  20. dicono in Germania15 giugno 2010 20:44

    L'abito FA IL MONACO!

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  21. Muhahahah! vero: Kleider machen Leute!.. Il clero tedesco non ha nemmeno l'alibi della saggezza popolare! ..

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  22. Nel mio Veneto, un tempo sacrestia d'Italia, nessun sacerdote usa più nè talare, nè clergyman e neanche colletto o abiti scuri. Tutti, parroci e cappellani, in borghese, assolutamente irriconoscibili. Molti, come unico segno distintivo usano quelle orribili tau in legno appese al collo a mò di collana (infatti anche le crocette d'oro a spilla sono considerate troppo retrò per essere indossate). Nella mia regione, la secolarizzazione e la laicizzazione del clero ha fatto passi da gigante negli ultimi vent'anni. La stessa Messa tridentina non è sentita e neanche particolarmente richiesta da parte della popolazione, sicuramente c'è ancora moltissima ignoranza a tal riguardo, anche a causa di una casta sacerdotale assolutamente indifferente e per nulla interessata alla liturgia antica. Non conosco nessun sacerdote giovane, nel Veneto, che celebri more antiquo, i pochi che lo fanno sono tutti vecchi avanzi di sacrestia incaricati dai vescovi per accontentare i fedeli legati alla tradizione. I nostri seminari, che pure non si sono ancora svuotati come in altre parti d'Italia, sono tuttora fucine  e ricettacoli delle peggiori avanguardie pseudo-conciliari, dove la Tradizione, più che vituperata o scoraggiata, viene completamente ignorata e lasciata nell'indifferenza più totale. Siamo veramente molto ma molto indietro: l'avanzata tradizionalista, qui da noi, è ancora molto di là da venire.

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  23. Se per essere eretici basta indossare il clergyman, stiamo veramente un pò esagerando! Piacciono anche a me i preti con la talare, ma anche il clergyman è più che dignitoso

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  24. ...pure al di quà del Garda, è la stessa, medesima cosa. Non è stato come in Francia, dove è accaduto tutto subito. Ci hanno messo quarant'anni, piano piano.. 

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  25. Fino alla metà del XIX secolo l'abito talare detto anche abito lungo veniva indossato solamente in Chiesa e durante le Sacre funzioni quali la Santa Messa, il Vespro, le benedizioni ecc. per la strada o al passeggio il clero secolare aveva l'abitudine col permesso dei Vescovi di indossare l'abito corto, una specie di abito borghese nero... fu Pio IX, spinto dal clero francese (paradossalmente),ad obbligare o quasi l'abito lungo, chiaramente il clero romano accettò sempre di mal voglia tale imposizione per di più ispirata al Sommo Pontefice dai Galli.

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  26. Nobis quoque peccatoribus16 giugno 2010 02:41

    Anche quest'abito era perfettamente riconoscibile, e comunque non valeva per i religiosi che avevano quello del proprio ordine.

    Comunque se il beato Pio IX lo prescrisse (come anche il beato Giovanni XXIII con le istruzioni del 1959) era perche' anche nel XVIII sec, l'illuminsmo e la Rivoluzione francese si erano riscontrate molte cadute, come preti massoni, "illuminati" e libertini (ovverosia prostrati a satana). La situazione attuale e' gia' un castigo per le empieta' commesse da costoro. I mezzi di salvezza sono liitati dallo scempio che ne ha fatto il clero, in primo luoro il loro proprio Ministero dell'Ordine Sacro. Quello che i laici possono fare e' vivere santamente la loro condizione di celibi o di sposati ma credo che non sara' mai abbastanza.


    FdS

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  27. DANTE PASTORELLI16 giugno 2010 07:00

    La normativa attuale prevede che la talare debba esser indossata sempre  in chiesa, nell'amministrazione di sacramenti e sacramwentali, nell'insegnamento religioso nelle scuole ecc. In altre cirostanze si può usare il clergyman nero o grigio scuro completo  - pantaloni, naturalmente lunghi, camicia nera - ahi ahi - collarino, gilet e giacca. Quindi la possibilità di muoversi più comodamente  l'hann'avuta i nostri preti.

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  28. Luis Moscardò16 giugno 2010 08:58

    Ah, per carità, ce ne fusse! Ma non è la stessa cosa: l'abito talare -oltre a esser quello di regola previsto- ha con sé molti significati che il più secolarizzante clergyman non ha.

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  29. Luis Moscardò16 giugno 2010 09:06

    ...e che i nemici di SRC si sian sempre accaniti contro la veste talare (e quella dei religiosi) ne son prova i tantissimi martiri che hanno abbellito col loro sangue innocente la veste: sopra avete ricordato il seminarista Rolando Rivi (la cui testimonianza in merito all'abito è cristallina), ma pensiamo agli eccidi in Francia, al Messico, alla Guerra Civile di Spagna, e ai nostri "partigiani"... e non la voglia assolutamente buttare in politica! Noto come la veste abbia significato pubblica testimonianza di fede, incapacità di postporre Nostro Signore alle cose del mondo.

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  30. d'accordo con l'articolo, ma non con il TU, tuttti i preti che ho conosciuto e che conosco e si attengono alle regola tradizionali evitano familiarità con gli altri: questo non vuole dire che non amino il prossimo! Ricordiamoci cosa insegnava S. Giuseppe Cafasso al clero piemontese come regole di comportamento!

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  31. Mio zio prete, quando alla fine degli anni trenta andò in Missione in Svizzera fu costretto a indossare il clergyman perchè là era proibito vestire conl'abito talare. Anche quando, anziano, è ritornato in Italia ha continuato. E sgridava pure i giovani preti anni 70 perchè non si facevano riconoscere

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  32. Già, l'abito proprio dei religiosi. Ricordo quando ero in seminario in una congregazione religiosa (taccio il nome) che due miei compagni di noviziato si erano spesi (contro il chiaro parere del nostro maestro dei novizi) per fare la professione semplice con l'abito della congregazione, invece che con il semplice clergiman. Ahimè, ero giovane e anch'io detti man forte (accanto soprattutto ad altri due miei compagni focolarini) affinchè fosse indossata la semplice camicia, un errore per cui non mi pentirò mai abbastanbza (anche se ora sono uscito dopo tre anni di professione semplice senza aver mai visto un solo confratello che usasse l'abito con regolarità).

    Claudio

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  33. Già, l'abito proprio dei religiosi. Ricordo quando ero in seminario in una congregazione religiosa (taccio il nome) che due miei compagni di noviziato si erano spesi (contro il chiaro parere del nostro maestro dei novizi) per fare la professione semplice con l'abito della congregazione, invece che con il semplice clergiman. Ahimè, ero giovane e anch'io detti man forte (accanto soprattutto ad altri due miei compagni focolarini) affinchè fosse indossata la semplice camicia, un errore per cui non mi pentirò mai abbastanbza (anche se ora sono uscito dopo tre anni di professione semplice senza aver mai visto un solo confratello che usasse l'abito con regolarità).

    Claudio

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  34. Filippo Burighel16 giugno 2010 11:50

    Anche in Veneto, in dialetto, capita di usare un voi colloquiale-affettivo coi parenti, soprattutto anziani.

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  35. Filippo Burighel16 giugno 2010 11:58

    Forse perché in Germania la saggezza popolare ricordava i disastri di un certo monaco agostiniano che si tolse l'abito per poter copulare con la sua donna, anche sei suora svestita. D'altro canto, si chiamava Lutero quel monaco: basta aggiungere un apostrofo e, nomen omen, comprare il principale interesse di tal eresiarca. E tanto per restare in tema di saggezza popolare, si dice che "tiri" più QUELLO che un bue un carro!

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  36. Renato Degnipatri16 giugno 2010 12:18

    Caro Francesco B.,
    a Verona qualcosa si muove, ma diciamolo sottovoce. Più che qualcosa qualcuno, tra cui qualche giovane sacerdote diocesano. Una volta al mese viene celebrata una Santa Messa in VO; in una parrocchia c'è una volta a settimana.
    Detto ciò, sono d'accordo su tutto il resto, su quanto dici riguardo la Chiesa del Veneto...ahinoi...
    Se vuoi qualche info sulle Messe scrivimi pure a renato.degnipatri@virgilio.it
    Oremus pro Pontifice Nostro Benedicto.

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  37. Filippo Burighel16 giugno 2010 14:55

    Io sono veneto e il mio parroco è sulla quarantina (ma è relativamente giovane di ordinazione) e un "benedettiano" convinto. Quando parlammo a proposito del Summorum Pontificum lui mi disse con molta onestà che non se la sentirebbe di celebrare Vetus Ordo, non per pregiudizio ma per pura e semplice carenza di preparazione. Mi ha però detto che non avrebbe nessun problema a venire incontro alle richieste di chi gli chiedesse la Messa antica.
    Cerca di attenersi il più possibile ai testi liturgici ed evita le bizzarrie, anche nei canti. Al massimo qualche canto un po' più "giocoso" nelle Messe domenicali coi bambini, ma niente di allarmante. Il massimo del progressismo liturgico che gli ho visto fare è stata una specie di recita organizzata dalle catechiste, improvvidamente collocata durante una Messa, ma niente di cattivo gusto (praticamente fecero recitare la lettura del giorno proclamata appena prima).
    D'inverno è norma vederlo in talare. "Un prete se ha freddo cosa deve mettersi, il cappotto?" ironizzò una volta. Se non ha la talare ha sicuramente il clergyman, soprattutto d'estate col caldo, quando può anche capitare di vederlo in polo a maniche corte, ma solo se è impegnato a far "l'uomo di fatica" in chiesa o in patronato. Non l'ho mai visto trasandato.
    Compatibilmente coi mille impegni delle due parrocchie che gli sono affidate, è ben disponibile se libero a parlare o confessare in qualsiasi momento. L'ho visto spesso stare in chiesa a pregare col breviario, cosa ormai assai rara. Una volta che non me n'ero accorto e l'ho disturbato mi sono fin sentito in colpa. Prima delle Messe feriali c'è la Liturgia delle Ore o il Rosario se è mese mariano o novena, che guida lui stesso. Il sabato è giorno di confessionale, cascasse il mondo e in confessionale indossa rigorosamente i paramenti previsti, anche d'estate.
    Niente "pie donne" in parrocchia, solo qualche catechista e una suora anzianotta ma ancora arzilla, un sergente di ferro coi bambini, ma sempre sorridente. Molto vecchia scuola, estate inverno col suo velo d'ordinanza, si posta sempe in bicicletta. Praticamente don Camillo in gonnella! :-D
    Purtroppo l'accompagnamento musicale liturgico è la chitarra, ma si è dovuto adattare visto che nessuno sa suonare l'organo, che pure sarebbe elettrico, decentemente. Avevo quasi pensato di rispolverare le mie vecchie lezioni di piano, ma ho desistito dagli intenti per rispetto alla musica sacra!
    Ormai sono convinto che non ci voglia poi molto per avere un prete decente, che sappia far bene il suo dovere, pur concedendo qualcosina alla modernità.  E' proprio vedendo il mio parroco che mi rendo conto che altri preti, nelle loro fantasie liturgiche ed eresie dottrnali, ci mettono la malafede. Non agiscono convinti di essere fedeli alla Chiesa, ma lo fanno in aperto disprezzo per esse!

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  38. Il post di Filippo dimostra pure che non andiamo a Messa col taccuino in mano, pronti ad intiger la penna nella bile per annotare maldicenze nei confronti dei "poveri preti", non ci strappiamo le vesti per una chitarra, non sbattiamo tutto all'aria perchè il sacerdote non è tradizionista.
    Chiediamo solo che, per dirla con Filippo, sappiano fare bene il loro dovere, senza inventarsi corbellerie da imporre come novità della Fede. Li vogliamo innamorati di Cristo e della Chiesa (non secondo accezioni capziose e fuorvianti! La Chiesa, la Sua Storia, i Suoi Santi, i Suoi Pastori di ieri e di oggi, il Suo Magistero di sempre, il culto, le pratiche e le devozioni..)
    Mi piace come Filippo ha descritto il suo parroco, con amore, equilibrio e gratitudine; mi sentirei di dire le stesse cose per tanti altri bravi sacerdoti che ho incontrato.

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  39. Filippo Burighel17 giugno 2010 03:49

    Dante, a "camicia nera" più che ahi ahi "eia eia"! :-D


    P.S. Umorismo da avanspettacolo, me ne rendo conto! :-P

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