sabato 14 novembre 2009

Francia: solo il tradizionalismo resiste al crollo del cattolicesimo


Rodari ha pubblicato sul Foglio questo interessantissimo articolo (link). Ha fondato la sua analisi sull'ultima ed analitica newsletter di Paix Liturgique (v. qui); meglio avrebbe fatto a citare la fonte.


Roma. E’ di tre giorni fa un pezzo del Monde in cui si sosteneva come la chiesa di Francia, quella delle gerarchie, abbia perso gran parte della propria influenza sul governo della curia romana. Questione di numeri anzitutto: in pensione i cardinali Roger Etchegaray e Paul Poupard, l’unico capo dicastero francese rimasto è Jean-Louis Tauran, presidente del pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso. Poi, è vero, ci sono Dominique Mamberti e Jean-Louis Bruguès ma entrambi – corso il primo, della Francia pirenaica il secondo – sono posti sì prestigiosi ma di seconda fascia che ricoprono in curia: segretario per i rapporti con gli stati Mamberti e segretario dell’Educazione cattolica Bruguès. Se il Monde abbia ragione è difficile dirlo. Di certo c’è che, valutazione del peso sulla curia romana a parte, è tutta la chiesa d’oltralpe che non sta passando uno dei suoi momenti migliori, almeno a leggere i numeri. Pesanti i dati 2008 (quelli 2009 usciranno tra qualche settimana). I sacerdoti diocesani sono solo 15 mila e l’età media supera i 75 anni. Ogni anno ne vengono ordinati circa 100 mentre 900 muoiono o abbandonano. In alcune diocesi le parrocchie vengono raggruppate in “aggregazioni” dove capita che un unico prete serva dieci, venti o anche quaranta chiese. Ci sono diocesi che tra una decina di anni avranno non più di dieci preti in attività.

Il dato più preoccupante riguarda i seminaristi: erano 4.536 nel 1966, sono poco più di 500 oggi: diocesi come Pamiers, Belfort, Agen, Perpignan non hanno avuto alcuna vocazione. Le ordinazioni restano pochissime: dopo il Concilio Vaticano II, il numero è lievitato spaventosamente verso il basso: erano 825 i preti ordinati nel 1956, sono stati circa 90 nel 2008.

Assieme a tutte le diocesi, piange anche Parigi. Era considerata un’eccezione nel panorama francese: una chiesa prospera, un seminario fiorente, le finanze in attivo. Erano gli anni 80-90, gli ultimi da grandeur: l’asse Wojtyla-Lustiger (ex arcivescovo di Parigi) produsse nella capitale un fiorire di vocazioni. Parigi aveva un clero giovane e numeroso. Oggi – ancora dati 2008 – si contano circa 50 seminaristi, dieci le ordinazioni ogni anno (se ne prevedono sette nel 2010 e quattro nel 2011).

Dal punto di vista dei fedeli la situazione non è migliore. Il calo della pratica religiosa, considerevole negli anni 70, continua in modo inesorabile. I praticanti sono molto scarsi (quattro per cento se essere “praticanti” è andare in chiesa una volta al mese) e di età relativamente matura. Resistono – ed è questo un dato che fa pensare – i movimenti (Emmanuel, Frères de Saint-Jean, Communauté Saint-Martin) e soprattutto i gruppi tradizionalisti. Già oggi circa un terzo del totale dei seminaristi francesi proviene da queste comunità: con 388 luoghi di culto domenicali, più di quattro per diocesi, la sensibilità tridentina fa sentire il proprio peso. A molto ha giovato, paradossalmente, un certo modo “lassista” d’interpretare il Concilio. A fronte d’una chiesa troppo aperta verso le sirene del mondo, se ne è creata di fatto un’altra che questa mondanizzazione non ha mai voluto accettare. E oggi è proprio quest’altra – appunto la cosiddetta chiesa tradizionalista – a rappresentare una speranza. Non è la chiesa lefebvriana. E’ una chiesa che con lo scisma di Econe non c’entra nulla. Dentro era e dentro resta la chiesa cattolica, seppure con una propria specifica sensibilità. Nel 2008 i seminaristi di queste comunità sono stati 160: più o meno un terzo del numero totale dei seminaristi diocesani. E i numeri sono in aumento.
Sono dati che fanno riflettere, a tratti anche impaurire. Sentimenti diversi, presenti all’interno dell’episcopato francese adunato a Lourdes per l’assemblea generale: lui, l’episcopato francese (gran parte di esso), è stato tra i più strenui oppositori del Motu proprio “Summorum Pontificum”. Loro, le comunità tradizionaliste, quelle che l’hanno maggiormente benedetto, perché con più forza le ha confermate in ciò che sono: parte della chiesa cattolica. E l’episcopato, numeri alla mano, prima o poi dovrà rendergliene atto.

Pubblicato sul Foglio venerdì 13 novembre 2009

9 commenti:

  1. otimo articolo... il punto più tragico della vicenda è che l'orgoglio dell'episcopato o del clero in generale è così cronico che pur con dati e numeri alla mano o altro non vogliono ascoltare... per i loro interessi stanno affondando la Chiesa di GESU' CRISTO... è possibile mai che sia così grave la loro cecità da non permettergli di vedere...

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  2. non capisco...
    Possono esistere comunità tradizionaliste INTERNE alla Chiesa, in Francia? E in che modo hanno potuto parlare, esprimere concretamente il loro amore alla tradizione? Hanno potuto ottenere la celebrazione della Messa Tridentina? Nessuno gliel'ha impedito?
    E' incredibile! E se ciò accade lì, PERCHE' da noi non è possibile?
    Mi sembra un miracolo, stento a crederci....
    Però...allora, che significa che "l’episcopato dovrà prenderne atto"? Atto di che cosa, se GIA' celebrano la Messa VO tranquillamente?
    Aspetto chiarimenti.

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  3. iL GIUOCO DELL'EQUIVOCO... Isemina ri e le parrocchie si svuotano e i Vescovi non riescono a porvi rimedio... perchè? Dopo aver detto e dimostrato che la nuova messa è non eretica ma forse peggio, «equivoca, flessibile in diversi sensi, flessibile a volontà, la volontà individuale che diviene così la regola e la misura di ogni cosa», dichiara infatti uno strenuo difensore della Messa che non suscita né suscitò mai dubbi in chi nel corso di tanti secoli la celebrò e l’ascoltò, il teologo sacerdote Raymond Dulac: «L’eresia formale e chiara è un colpo di pugnale - l’equivoco è un lento veleno… L’eresia attacca un articolo preciso del dogma - l’equivoco lede l’habitus stesso della fede e vulnera così tutti i dogmi… Si diventa formalmente eretici solo volendolo - l’equivoco può demolire la fede di un uomo a sua insaputa… L’eresia afferma quello che nega il dogma o nega quello ch’esso afferma - l’equivoco distrugge la fede altrettanto radicalmente astenendosi dall’affermare e dal negare, facendo della certezza rivelata una libera opinione… L’eresia è ordinariamente un giudizio che contraddice a un articolo di fede - l’equivoco resta al margine della fede, al margine, anche, della ragione, della logica». Quanto dire che la nebbia è, per chi viaggia, più pericolosa del buio, e a diradarla dal Novus Ordo, a toglierne le «tante incertezze» già pur rilevate dal Papa, ci s’è difatti adoprati, dietro le tante proteste, con correzioni che non hanno però chiarito, non hanno sostanzialmente disperso il dubbio. «Questo rito», conclude infatti il Dulac, «continua a portare un peccato originale che nessuna circoncisione sarà capace di sopprimere: il peccato di aver voluto fabbricare una «messa passe-partout, atta ad essere celebrata da un cattolico come da un protestante». Ecco allora cosa si sta mangiando la Chiesa di Cristo sotto i nostri occhi e senza che noi ce ne accorgiamo....

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  4. Davanti a una situazione cosi' drammatica mi sembra che sia solo il caso di pregare il Signore che mandi tante vocazioni alla Chiesa di Francia, chiediamo anche l'intercessione di S.Giovanni Maria Vianney per questa intenzione.

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  5. Per Fedele confuso: la situazione francese non è molto diversa da quella italiana. Dopo il motu proprio (e in misura minore anche prima) i fedeli e il clero che amano la tradizione sono riusciti a ottenere la celebrazione di un certo numero di messe vetus ordo. I vescovi, salvo alcune eccezioni, si mostrano contrari e come in Italia fanno di tutto per scoraggiare, anche se quelli pronti a mandare i carri armati per impedire una messa che non gradiscono sono una minoranza.

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  6. Questa è la dimostrazione, di come il Novus Ordo ha miseramente fallito.
    Soltanto rimanendo fedeli alla Tradizione, celebrando la S. Messa di sempre, è possibile perseverare e avere frutti di santità, mentre invece con la nuova messa, le vocazioni scarseggiano, molti abbandonano il sacerdozio e l'eresia dilaga in tutta la Chiesa.
    Ancora una volta, possiamo vedere come mons. Lefebvre aveva pienamente ragione, a battersi per la difesa della Tradizione e del V.O., contro coloro che invece volevano distruggere la Chiesa, imponendo le loro idee moderniste e creando un nuovo rito, che è simile a quello protestante.

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  7. fine di un tabù14 novembre 2009 15:07

    Notizia:
    Il sito WXRE ci segnala l’uscita prossima (anno 2010) di un film- documentario sulla vita di Marcel Lefebvre, a cui stanno lavorando il distretto di Francia della Fraternità di San Pio X e dall’Association de Défense du Patrimoine Chrétien:
    http://wxre.splinder.com/

    Finalità degli ideatori:
    Pourquoi un film ? Parce qu’à l’époque du « tout visuel » et d’internet, il est devenu indispensable de révéler aux plus jeunes d’entre nous, par le canal d’un vecteur qui leur est familier, comment un homme seul a su résister à l’ensemble des pouvoirs en place : pouvoir du nombre, pouvoir de l’argent, pouvoir « du politiquement et du religieusement corrects ».
    http://www.monseigneurlefebvre.org/
    -------
    Buon segno che sta finendo la damnatio memoriae del (quasi) famoso Vescovo, e che l’argomento “difesa della Tradizione” non è più proibito o pericoloso per la propria reputazione nel dibattito pubblico (in Francia!)
    ……
    Dubbio: in Italia un simile film potrà essere vietato ai minori di anni… 90?

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  8. Girando le spalle al Signore...non andiamo da nessuna parte!!!!C'e' troppa suberbia e arroganza!!!! Il Signore e' da tempo...che se ne andato!!!

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  9. Non ho capito se l'autore tra i 160 seminaristi toglie i seminaristi francesi della S Pio X?
    Computa solo quelli della Ecclesia Dei nel panorama tradizionalista?.

    Comunque per forza i numeri sono una forza.

    Dovranno arrivare a patti.

    Chi ha le casse vuote e famiglie vuote... perde la partita.

    Sempre.

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