martedì 27 ottobre 2009

Mons. Fellay parla nuovamente. E ipotizza soluzioni giuridiche.

Mons. Fellay, dopo aver rilasciato un'intervista in Cile e un'altra in Argentina, ha pensato questa volta al Brasile. Domenica 25 ottobre, trovandosi a San Paolo del Brasile per l'inaugurazione di una cappella della Fraternità, ha avuto questo scambio sugli aspetti canonistici della sperata riconciliazione (ns. traduz. dal portoghese):

- I giornalisti spesso chiedono quale sarà la forma preferita dalla fraternità: Amministrazione apostolica come Campos, una Prelatura personale come l'Opus dei o un ordinariato personale come gli anglicani?
Il Vaticano ha detto molto chiaramente che non farà nessuna erezione canonica della FSSPX prima dei colloqui dottrinali. Siccome non c'è niente di ufficiale e niente di noto, non posso dire nulla. L'unica cosa che posso dire è che Roma vuole stabilire per noi qualcosa di utile per la Fraternità.

- Si dice che la Santa sede potrebbe riconoscere pubblicamente facoltà per tutti i sacramenti celebrati dalla FSSPX. Eccellenza, ritiene che ciò possa avvenire in tempi brevi?
Non ne ho idea. Semplicemente non si sa.

- E un'ultima questione è se la Fraternità accetterebbe temporaneamente una struttura canonica provvisoria nel corso della discussione dottrinale.
C'è questa idea, ma è un problema all'interno della Chiesa. Ci sono molti, molti vescovi che davvero ci odiano. Nemici della FSSPX, davvero. E farebbero tutto il possibile per distruggerci. E questo accordo temporaneo non risolverebbe il problema dei sacerdoti e dei fedeli. I vescovi porrebbero immensi ostacoli e sarebbe un caos. Quindi una soluzione canonica deve essere definitiva. Potrebbero essere fatte solo piccole cose. Ad esempio, riconoscere i sacramenti della Fraternità, cose di questo genere.

Fonte: Veritatis splendor

L'interesse di questa intervista è che mons. Fellay abborda gli aspetti giuridici di una futura, auspicata riconciliazione. Sappiamo che il problema si porrà solo una volta definite le divergenze dottrinali; ma siamo ottimisti e pensiamo già al dopo. Anche perché l'aspetto dei diritti e dei doveri di una Fraternità riconciliata attira, riconosciamolo, più interesse di complesse disquisizioni teologiche.

Inevitabilmente la Fraternità, dal giorno del suo rientro, non godrà più di una indipendenza assoluta. Anche nei confronti dei vescovi diocesani. O meglio: se è pur vero (e lo vedremo) che sono possibili soluzioni canoniche che le consentano di operare liberamente senza l’impiccio malevolente dei vescovi, è anche vero che insorgeranno obblighi, se non altro di bon ton, che al momento non la astringono. Ora, se la Fraternità vuole aprire una cappella, un priorato, un seminario, non chiede niente a nessuno. Domani, per quanto libera sarà la situazione canonica, almeno una visita di cortesia al vescovo del luogo dovrà farla. E si sa come funzionano queste cose in una struttura come la Chiesa: il vescovo si lamenta, il nunzio interviene, il cardinale raccomanda e chiede il favore...
 
Ma vediamo dunque quale potrebbe essere la soluzione canonica adottabile. Il termine "ordinariato", di recente proposto agli anglicani, di per sé non vuol dire molto, a parte il richiamo agli ordinariati castrensi (ossia militari), che peraltro hanno regole proprie, spesso concordatarie; l'elemento comune è che si tratta di giurisdizione determinata su base personale e non territoriale. Ma il codice di diritto canonico non prevede quell'istituto (infatti è disciplinato, per quanto concerne i militari, da una costituzione apostolica extracodicistica, la Spirituali militum cura di Giovanni Paolo II), sicché volendo restare nel diritto comune non restano che le figure di cui ora si dirà.

Nei giornali si fa gran parlare di una Prelatura personale e si osserva come al momento ne esista una soltanto, quella dell’Opus Dei (che, si aggiunge pure, m non vediamo su quali basi, vedrebbe di cattivo occhio la perdita dell’uso esclusivo di questo strumento giuridico). Chi ha maggior dimestichezza col diritto canonico menziona invece la figura dell’amministrazione apostolica come più adatta al caso, anche in forza di un precedente (i tradizionalisti della diocesi di Campos, in Brasile, eretti in Amministrazione apostolica S. Giovanni Vianney, con vescovo proprio: sicché nella stessa diocesi v’è il vescovo ‘territoriale’ come dappertutto e l’altro vescovo tradizionalista, con proprio clero, parrocchie e fedeli di rito tridentino) e del fatto che, anni addietro, mons. Fellay fece riferimento a tale soluzione, propostagli da Roma, dicendo che sarebbe stata una "Rolls Royce" ma che nondimeno non poteva accettarsi finché fossero rimasti i problemi dottrinali di fondo.

Vediamo allora, nel sistema del diritto canonico, come funzionano i due istituti.

Il can 368 c.j.c. equipara la "amministrazione apostolica eretta stabilmente" alle altre chiese particolari, che sono le diocesi (innanzitutto), le prelature ed abbazie territoriali, il vicariato apostolico e la prefettura apostolica.

Il can. 371 § 2 c.j.c. così definisce l'istituto: "L'amministrazione apostolica è una determinata porzione del popolo di Dio che, per ragioni speciali e particolarmente gravi, non viene eretta come diocesi dal Sommo Pontefice e la cura pastorale della quale viene affidata ad un Amministratore apostolico, che la governa in nome del Sommo Pontefice".

Il can. 372 c.j.c., dopo aver al primo par. stabilito che "di regola" la chiesa particolare deve avere una circoscrizione territoriale, aggiunge al § 2: "Tuttavia, dove a giudizio della suprema autorità della chiesa, sentite le Conferenze episcopali interessate (auditis Episcoporum conferentiis quarum interest), l'utilità lo suggerisca, nello stesso territorio possono essere erette chiese particolari distinte sulla base del rito dei fedeli o per altri simili motivi".

L’Amministrazione apostolica territoriale, quindi, non è altro che una diocesi con un altro nome (e, magari, con alla guida un presule non ordinato vescovo): vi si ricorre allorché difficoltà politiche sconsigliano la creazione di una vera diocesi, oppure in caso di assenza di strutture o di un numero congruo di fedeli, ecc. Ma quel che interessa è invece quanto previsto al secondo paragrafo del can. 372, ossia l’Amministrazione apostolica creata su base personale che dà origine, sullo stesso territorio, a chiese particolari distinte per ragioni di rito o similari (può ben rientrare tra queste "ragioni similari" l’uso esclusivo della forma straordinaria del rito romano). L’istituto giuridico consente dunque la creazione di strutture parallele sullo stesso territorio, qualcosa che si avvicina non poco alla coesistenza di differenti "chiese sorelle" pur dipendenti egualmente dal Papa (come si verifica laddove la chiesa latina convive con quelle cattoliche-orientali: le quale non sono Amministrazioni apostoliche bensì strutture sui iuris aventi un livello ancor maggiore di indipendenza, tanto da non soggiacere nemmeno al codice di diritto canonico dei latini bensì all’apposito codice per le chiese orientali).

Le Prelature personali sono invece definite così dal canone 294 c.j.c.: "Al fine di promuovere un'adeguata distribuzione dei presbiteri o di attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse ragioni o per le diverse categorie sociali, la Sede Apostolica può erigere prelature personali formate da presbiteri e da diaconi del clero secolare, udite le conferenze dei Vescovi interessate (auditis quarum interest Episcoporum conferentiis)"

Il can. 295 c.j. prevede che la prelatura personale è retta da un Prelato come ordinario proprio, il quale ha diritto di erigere "nationale vel internationale seminarium necnon alumnos incardinare".


Il can. 297 poi statuisce: "Parimenti gli statuti definiscano i rapporti della prelatura personale con gli Ordinari del luogo nelle cui chiese particolari la prelatura esercita o intende esercitare, praevio consensu Episcopi diocesani, le sue opere pastorali o missionarie".

Ecco qui, tutto l’inghippo (il diavolo è nei cavilli, si sa): in quelle quattro parole del canone 297: per esercitare le sue opere pastorali o missionarie, la prelatura necessita del "previo consenso del vescovo diocesano". Il che basta, e avanza, ad escludere in radice l’utilizzabilità dello strumento per la Fraternità S. Pio X, che come noto è vista come una brutta malattia infettiva da un buon numero di vescovi all over the world.

La Prelatura personale, in altri termini, consente la massima indipendenza dai vescovi diocesani per quanto concerne l’organizzazione interna (ossia per i rapporti tra i chierici che ne fanno parte). Ma quando vuole assumere iniziative esterne di apostolato, deve passare per le forche caudine episcopali. Un po’ come gli Ordini monastici (di diritto pontificio): possono aprire case e conventi, ma per l’esercizio pubblico del culto devono pur sempre avere il placet dell’Ordinario.

Non solo: la Prelatura comprende solo presbiteri e diaconi secolari; resterebbero scoperti da quell’ombrello giuridico tutti i fedeli laici della FSSPX (suore comprese!) e perfino i chierici regolari, ossia i religiosi.
L’Amministrazione apostolica, invece, non prevede quelle limitazioni. Per questo appare l’unica accettabile per la Fraternità S. Pio X. Anche se, data la diffusione di questa, si dovrebbe avere una diffusione su scala mondiale, o quasi, dell’Amministrazione apostolica: cosa che avvicinerebbe ancor più la Fraternità ad una sorta di chiesa uniate come quelle orientali. Se invece si optasse per la Prelatura personale, essa dovrebbe avere necessariamente caretteri sui iuris, ossia in deroga al codice di diritto canonica: tanto da avere, della prelatura, soltanto il nome.

Come si è visto dai canoni, per costituire sia una Amministrazione apostolica non territoriale (e quindi personale), sia una Prelatura personale, il codice richiede di "sentire le Conferenze episcopali" interessate (rispettivamente ai canoni 372 e 294 c.j.c.). Ma questo è un vincolo che il codice pone alla Curia papale e il Papa può in tutta legalità decidere di derogare alla legge canonica (è il bello degli ordinamenti assolutistici, no?); oppure, se vuole rispettare il codice, questo gli chiede solo di raccogliere un parere non vincolante, e poi può fare di testa propria; ma visti gli umori episcopali in giro, si farebbe meglio a seguire l’altra strada: regola sempre valida allorché si vuole seguire una certa strada e si sa che i pareri che si otterrebbero sarebbero contrari; inoltre per i lefebvriani, diffusi ovunque, sarebbero troppo le conferenze episcopali da sentire.

Vi è infine, una ulteriore soluzione, interinale e provvisoria, cui mons. Fellay fa riferimento (ma si sa che poche cose sono altrettanto durature di quelle provvisorie e ad experimentum). Lasciare la Fraternità in uno stato di limbo giuridico, ma nondimeno riconoscere il carattere cattolico e la legittimazione ad amministrare tutti i sacramenti, togliendo ogni dubbio di sospensione a divinis dei suoi sacerdoti. Il riconoscimento comporterebbe anche il consolidamento e il riconoscimento de facto dello stato attuale (statuti, apostolati, comunità religiose connesse). Tutta l’attività della Fraternità perderebbe ogni carattere illecito dal punto di vista del diritto canonico, pur restando la stessa di fatto indipendente e non ancora inquadrata in una struttura canonica.

Si tratta, beninteso, di una forzatura al diritto canonico, sicché per giustificarla si parlerebbe di concessione di "facoltà temporanee" (sacramentali e disciplinari). La soluzione non obbligherebbe le parti in questione: né la Fraternità, che potrebbe continuare ad emettere le sue "riserve dottrinali" (evitando tra l’altro il rischio, almeno nell’immediato, di una scissione della sua ala più oltranzista e contraria ad accordi con Roma), né la Santa Sede, che potrebbe continuare a prendere le distanze dalla Fraternità, evitando così di esporre troppo il fianco agli alti lai dei progressisti.
La Fraternità resterebbe come è ora; ma liberata di ogni stigma di scomunica, di scisma, di illiceità, potrebbe con ben maggiore efficacia raggiungere fedeli finora restii proprio per quegli stigmi. E quindi rafforzarsi ulteriormente.

27 commenti:

  1. I canoni 294 e 372 non sono dogmi di fede, il Papa può o meno sentire le conferenze episcopali (le cui arcate dentarie sono interamente avvelenate contro la FSSPX) mai poi decidere diversamente. La Chiesa Cattolica non è come le Chiese Orientali Ortodosse dove spesso il Patriarca ha legate le mani dal Santo Sinodo. Per noi cattolici spetta sempre e solo al Papa l'ultima parola. Deo gratias. Alessandro

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  2. Bei tempi, ancora solo nel 1982, quando Giovanni Paolo II con la bolla Ut sit elevò l'Opus Dei a prelatura personale. Allora era in vigore ancora il codice di diritto canonico di Benedetto XV (quello attuale è entrato in vigore nalla fine del 1983) e credo che in quel testo non si facesse menzione di quei mostri burocratici che si chiamano conferenze episopali. Alessandro

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  3. DANTE PASTORELLI27 ottobre 2009 09:40

    Trovo ottima la trattazione della Redazione.
    Solo un consiglio: non mettiamo il carro davanti ai buoi. Anche se qualche accordo preliminare di massima rritengo sia già stato raggiunto su di una soluzione transitoria.

    Intanto sulla stampa si leggono affermazioni contrastanti. C'è chi scrive che gli incontri saranno BIMESTRALI (Tornielli) e chi BIMENSILI. Differenza piuttosto notevole.

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  4. Mettersi a parlare in questo momento di soluzioni giuridiche, mi sembra quanto meno inopportuno. Anzitutto vediamo come vanno a finire i colloqui dottrinali, che, speriamo possano portare finalmente alla riconciliazione tra la FSSPX e la S. Sede, poi si potrà anche parlare delle soluzioni più opportune. Preghiamo lo Spirito Santo, che illumini la mente di coloro che sosterranno questi colloqui, affinchè si risolvano positivamente e la FSSPX possa finalmente ritornare in piena comunione con la S.Sede.

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  5. il comunicato della Santa Sede è chiaro: si parla di "scadenza bimestrale" correttamente tradatto nella versione inglese "every other month". Il che significa che il prossimo incontro dovrebbe essere dopo Natale.

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  6. Per la Redazione:

    L'analisi è ottima, ma la conoscenza di certe soluzioni ora come ora potrebbero nuocere che favorire.... i nostri nemici che crogiolano nell'ignoranza grazie a questo bel "piatto d'argento" stanno già affinando le armi con i vari Cardinali e Vescovi protettori organizzando già una bella contro mossa magari come al solito diffamatoria per bloccare ogni passo avanti!

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  7. i colloqui dottrinali potrebbero durare anche 50 anni. i temi sono molto complessi e le differenze pastorali in certi casi apparenetemente irriducibili. credo che una posizione giuridica provvisoria sia a sto punto necessaria.

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  8. Concordo con l'anonimo 12:55.
    Specialmente se le "danze" portano un passo...così cadenzato!

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  9. DANTE PASTORELLI27 ottobre 2009 15:31

    Magari le differenze fossero pastorali!

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  10. E' fondamentale la soluzione canonica, anche se provvisoria.
    Spero che la FSSPX non si faccia fregare e metta le mani avanti .
    A Roma non gliene frega niente oggi come non gliene fregava niente 10 anni fa.
    Se ne rendano conto. IL lupo perde il pelo ma non il vizio.
    Vogliono portare allo sfinimento, come hanno fatto con Monsignor Lefebvre.
    Siano saldi e non diano fuori di testa, cosa peraltro che sarebbe umana dati gli interlocutori.

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  11. Le considerazioni di Renato Riccioni, sul blog di Tornielli, mi sembrano equilibrate e pragmatiche. io sono un tradizionalista ma devo prendere atto che nella mia comunità molti giovani hanno perso la fede, molti giovani poi la riscoprono tra i neocat. e diventano fanatici del VaticanoII. Che dire di quest’ultimi? Si devono cacciare dalla Chiesa? All’inizio pensavo che fosse “cosa buona e giusta” cacciarli, poi un sacerdote anziano, mio amico, nato e cresciuto nel VO, inaspettatamente mi ha domandato: «Caro Pepè ma sono battezzati? Sì? E allora Pepè se sono battezzati lasciamo crescere il grano con la zizzania ché il Signore salverà il grano, alla fine salverà quanto c’è di buono in loro, e aggiungerà loro quel che manca, ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio!».
    Il futuro contingente non m’appartiene, non appartiene nemmeno al papa, domandiamoci allora come è possibile convivere con il VaticanoII per i pochi anni che ci rimangono e lasciamo il resto nelle mani di Dio.
    Il papa istituendo le prelature personali ha allargato la breccia al federalismo ecclesiale che sta diventando prodromico al federalismo ecumenico, E PLURIBUS UNA: cioè tante comunità, tante diverse prelature personali, cum Petro, sub Petro, contro lo spirito massonico che ci vuole divisi per fare carne di porco con i cristiani. In questo modo la FSSPX potrà finalmente dire quel che pensa, senza mettere in imbarazzo il papa del momento, il quale si potrà rammaricare pubblicamente dicendo che “l’opinione della FSSPX è opinione di una delle tante prelature personali ma non di tutta la Chiesa universale”, e così si toglierà dall’empasse.
    Però, per ottenere la prelatura personale, la FSSPX deve ricordare che non si tratta con la Santa Sede come si tratta al mercato dei pesci, si deve mostrare umiltà, rispetto. Altresì questo il papa ama molto le buone opere, le opere di misericordia, quindi la FSSPX dovrà mostrare buona volontà nelle opere buone, mettendo a disposizione del papa le evidenze delle offerte fatte alle Chiese più povere, alle comunità più povere, soprattutto in Africa, tanto amata dal papa. Senza questa disponibilità alla condivisione dei beni, alla concreta comunione ecclesiale, senza umiltà, la FSSPX non andrà da nessuna parte. Del resto basta seguire l’esempio dell’ Opusdei, ché è molto gradita al papa per la capacità di accogliere il VO, per il suo pragmatismo, ma soprattutto per la disponibilità ad aiutare il papa nelle opere buone di misericordia, fornendo le risorse economiche necessarie alle Chiese più povere, realizzando, nella disciplinata condivisione dei beni con le gerarchie ecclesiastiche, una autentica comunione ecclesiale. Tutto il resto è flatus vocis e non aiuta il pontefice regnante.
    Un caro saluto
    Pippo Trolley

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  12. fornendo le risorse economiche necessarie alle Chiese più povere, realizzando, nella disciplinata condivisione dei beni con le gerarchie ecclesiastiche, una autentica comunione ecclesiale.

    noi cristiani normalmente parliamo di communio in sacris e ciò che fa la comunione e ci rende uniti è il Signore Gesù e la sua Presenza.
    Un certo movimento che non è un movimento, alias neocat... conosce molto bene l'arte di muovere ingenti somme di denaro che ungono molte ruote e realizzano una comunione di altra specie

    continuare a leggere interventi mellifluamente provocatori come quelli di Pippo Trolley serve solo ad aumentare il disgusto, ma mostra anche con molta evidenza il volto sfigurato della Chiesa a causa dei 'falsi profeti'

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  13. rendere i colloqui bimestrali anziché bimensili serve ad allungare il brodo. La soluzione intermedia è indispensabile

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  14. ...il Papa può o meno sentire le conferenze episcopali (le cui arcate dentarie sono interamente avvelenate contro la FSSPX) mai poi decidere diversamente

    Alessandro sono d'accordo con te; ma quel "mai" cos'è: un lapsus freudiano?

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  15. Non dice male Pippo quando chiede opere di misericordia. Tuttavia la FSSPX non manca certo di opere di misericordia.
    Solo pochi giorni fa è stata aperta un' altra cappella in Brasile,essa continua il magnifico lavoro di Monsignor Lefebvre in africa centrale, oltre anche nell' estremo oriente, vedi le Filippine.

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  16. A MIC voglio dire.
    Monsignor Fellay non ha parlato di prelature personali, preferirebbe lo strumento denominato "Amministrazione apostolica territoriale", quindi prima di parlare forse conviene leggere l'articolo. In ogni modo è proprio questo il punto: l'amministrazione apostolica territoriale svincola la FSSPX dal vescovo locale, crea "de facto" un'altra diocesi parallela, per poter accettare questa condizione, è necessario che la FSSPX dimostri concreta solidarietà nel partecipare alle necessità economiche delle comunità sorelle, fornendo le risorse economiche necessarie alle Chiese più povere, realizzando, nella disciplinata condivisione dei beni con le gerarchie ecclesiastiche fedeli al papa, una autentica comunione ecclesiale. Altrimenti dovrà accontentarsi anzi! Dovrà accogliere la prelatura personale come una grazia.
    Non vedo alternative, bisogna essere pragmatici e realisti
    Un caro saluto
    Pippo Trolley

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  17. In parte ti seguo e in parte no Pippo.

    Vorresti dire che Roma vuole i soldi della FSSPX?.
    Che quest' ultima non abbia pochi benefattori lo si sa, ma che Roma abbia bisogno dei soldi della FSSPX mi pare azzardato.
    O forse intendi altro?

    Roma sarebbe restia ad un accordo perche la fsspx non vuole pagare?

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  18. Ma che gli state pure a dare retta? E' un troll, vi sta dicendo con qualche giro di parole che i neocat sono l'asso pigliatutto... Dei colloqui con la FSSPX mica gli interessa. Piuttosto, trollino, perché non ci spieghi a viso aperto le tue teorie neocat? Chissà mai che qualcuno non rimanga folgorato! Così come fai ora scuci poco, dici non dici e ti contraddici. Come vescovo in partibus farai pochi progressi.

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  19. Caro C.C, quel che dico è che l'attività pastorale agli occhi del papa è preminente, il papa è un pastore, non è un leader, non può accogliere una Chiesa autonoma se rimane INSENSIBILE alle sorti di TUTTA la grande Chiesa universale. In questo quadro le dichiarazioni di Williamson hanno inferto un colpo molto doloroso a questo papa che vuole accogliere, stimolare, dare nuova forza ma non può permettere che le altre pecore siano ferite o disperse.
    Gesti di solidarietà nei riguardi delle Chiese più povere dimostrerebbero che la FSSPX è attenta e solidale all'attività pastorale del papa ed è effettivamente protesa verso un'ecclesialità autentica e non di facciata.
    Un caro saluto
    Pippo Trolley

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  20. A PIPPO QUANTO TI PAGANO PER ROMPE LE P...? O NON HAI NIENTE DA FARE NELLA TUA GIORNATA? DEGNO SUCCESSORE DI AUCELLARE.

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  21. DANTE PASTORELLI27 ottobre 2009 20:39

    MIC, il disco incantato e rumoreggiante del troll(ey) sfigura anche questo blog.
    Buona serata.

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  22. Le ho già detto che le opere non mancano all' interno della FSSPX signor Pippo.

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  23. Pipoooooo, core mio bello, sei indietro, sei indietro, ancora stai al Vaticano II?? Il Vaticano II è del 1960. Tu useresti un'auto del 1960? Un computer del 1960? I tuoi nipoti sono del 1960 e già son quasi vecchietti, fra un po' gli tocca di andare in pensione. La Chiesa da allora è andata avanti, eh Pippo mio oggi il tempo passa veloce, questo mondo cammina in fretta, tu non sai. Ma il mondo è fatto di corsi e ricorsi, non te l'hanno mai detto? La Chiesa è andata avanti dopo il 1960, e sta riscoprendo le sue radici, la sua tradizione, di cui si era dimenticata per qualche tempo. Pippo, mettiti al passo con i tempi. Anche Kiko, che tiene una capa fina, presto leggerà i segni dei tempi e porterà il Cammino sulla via giusta, che è quella della tradizione. Vi aspettiamo e vi unirete con noi. Canteremo insieme il gregoriano, Pippo. Poi andremo tutti insieme sotto una lapide bianca, vabbuò, ma non subito. Statte accuorto Pippo, dai retta.

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  24. Per il prof Pastorelli.
    Si e' vero i problemi non sono solo pastorali ma dottrinali, certo solo che siccome il concilio non era dogmatico in pratica la divergenza si traduce in termini pastorali, equindi, prima della formazione dottrinale dei sacerdoti. Comunque, in un modo o nell' altro, sti colloqui non credo possano terminare in breve tempo, a meno che ovviamnte non si raggiunga uno status quo ante e i colloqui siano stati imbastiti in brevi tempi....per non arrivare a nessuna conclusione dottrinale, ma solo giuridica.
    per Pippo
    p.s. La fraternita' spx ha delle scuole, corsi universitari, case di riposo, missioni in africa ed asia...mi sembra che le opere di misericordia non manchino...ovviamente tutto e' proporzionato alla forza economica di un gruppo, la fraternita' non rientra nei vari 8 per mille(accordi simili la Chiesa li ha in quasi tutti i Paesi)proprio perche' manca la posizione canonica tra l'altro.Saluti. Gianluigi.

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  25. DANTE PASTORELLI27 ottobre 2009 23:23

    Anche se il concilio è chiaramente pastorale, si son toccati delicatissimo elementi dottrinali e dogmatici, spesso con affermazioni e linguaggio inauditi - nel vero senso della parola - nella storia della Chiesa. Quindi di dottrina si tratta.
    Il probleme è, quindi, dare l'interpretazione esatta a formulazioni di carattere dottrinale-teologico -dogmatico.
    Altrimenti sarebbe bastato dire: il concilio è pastorale, la pastorale muta coi tempi e i luoghi, dunque il concilio prendetelo come volete o gettatelo alle ortiche.

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  26. Caro C.C, sono sicuro che non mancano le buone opere di benificenza alla FSSPX, la FSSPX non passa il tempo a pettinar le bambole, il problema è che non le fa conoscere, non le divulga, l'entourage delle papa spesso minimizza, per questo la FSSPX le deve inserire negli atti dei colloqui, sicché il papa ne abbia conoscenza. Ribadisco che gesti pragmatici di solidarietà nei riguardi delle Chiese più povere dimostrerebbero che la FSSPX è attenta e solidale all'attività pastorale del papa ed è effettivamente protesa verso un'ecclesialità autentica e non di facciata.
    Un caro saluto
    Pippo Trolley

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  27. Ah ecco...messa così è diversa.
    Da questo punto di vista condivido il suo pensiero.

    Un saluto

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