sabato 12 settembre 2009

Vetus Ordo e chierichette?


Roma , 8 sett. 2009 (Zenit.org) – Risposta del padre Edward McNamara dei Legionari di Cristo, docente presso l’ateneo Regina Apostolorum.

D. Esiste una risposta definitiva circa il servizio all’altare da parte delle donne nelle celebrazioni liturgiche secondo la forma straordinaria del rito romano?
R. Benché sia stata spesso annunciata come “imminente” una chiarificazione su diverse questioni, è ormai passato molto tempo e sembra che sia ancora in alto mare.
Comunque è importante ricordare che anche nella forma ordinaria, il ricorso alle chierichette avviene in virtù di uno specifico permesso e non è automatico. Come la Santa Sede ha spiegato in diverse occasioni, il vescovo locale può concedere che siano impiegate ministranti donne, ma non può obbligare il parroco a ricorrervi.
Inoltre il motu proprio del Santo Padre accorda la celebrazione in forma straordinaria secondo l’edizione del Messale Romano promulgata da papa Giovanni XXIII. Poiché le rubriche di quel messale non contemplano la possibilità di chierichette, se ne deve dedurre che solo ragazzi e uomini possono servire nella forma straordinaria del rito romano.
Per aiutarci a capire la logica soggiacente, possiamo riflettere su una particolare situazione.
Risulta almeno un caso in cui le donne potevano compiere funzioni abitualmente svolte dai chierichetti. Nella prefazione alla prima edizione (1936) della Guida per il chierichetto di H.E.Calnan, egli menziona le circostanze seguenti: “In più parrocchie, l’affluenza limita la disponibilità di persone che servano efficientemente la Messa. C’è bisogno di un laico a breve termine e senza preavviso. Una donna con sufficiente conoscenza del latino può farlo, poiché si tratta solo di rispondere e non muoversi”.
In questo caso non c’è nessuno a servire all’altare e una donna con sufficiente conoscenza del latino potrebbe provvedere alle risposte.
Può farlo una donna, poiché si tratta di un ruolo dell’assemblea. Nel rispondere in latino il chierichetto in qualche modo rappresenta e sostituisce l’assemblea che spesso non conosce la lingua liturgica. Una delle “sfide” del chierichetto (e fonte di legittimo orgoglio per i suoi genitori) era imparare a memoria i testi latini da recitare.
Comunque già anni prima della riforma conciliare c’era un movimento liturgico che incoraggiava l’intera assemblea a recitare queste parti, non solo colui che serviva. Questa prassi è ormai relativamente diffusa presso le comunità che abitualmente celebrano secondo la forma straordinaria.
La specificazione di padre Calnan, secondo cui la donna “deve solo rispondere e non muoversi” rende chiaro che lei non svolge nessuna delle altre funzioni spettanti a chi serve Messa. Poiché in questi ruoli i chierichetti svolgevano alcune funzioni tipiche di chi aveva ricevuto gli ordini minori (ed era pertanto canonicamente annoverato tra il clero), solo i maschi potevano farsene carico.
Nella forma ordinaria gli ordini minori sono stati sostituiti da laici lettori e accoliti. Comunque anche se ci sono ministri laici, solo i maschi possono essere istituiti come lettori e accoliti. Però lettori e accoliti istituiti sono pressoché sconosciuti nella stragrande maggioranza delle parrocchie, altri laici possono essere delegati a leggere e a servire. In tal caso le rubriche permettono a uomini e donne di essere scelti come lettori e , dove concesso, come ministranti.

Nella forma straordinaria però gli ordini minori con la relativa logica esistono ancora e per questa ragione affermerei che le rubriche che riservano il servizio all'altare ai soli ragazzi e uomini restano in vigore.

87 commenti:

  1. ...posso dire a ragion del vero che mia nonna, deceduta nel 1963, da ragazza aveva ricevuto dal suo parroco il compito di imparare tutte le risposte della Messa (quella antica!) e con altre due signore, avevano il compito di aiutare i chierichetti (solitamente uno solo) nel rispondere alle parti della Messa dovute ai fedeli...

    Mia nonna conosceva così a memoria tutta la Messa e lo trasmise a mia madre la quale, però, a causa della sua malattia, non potè mai insegnarmi....ma riuscì a trasmettermi sempre quella nostalgia devota per la quale usava spesso rispondermi spesso con citazioni liturgiche in latino della Messa...
    ^__^

    Non si trattava di fare appunto le chierichette...ma di saper rispondere alla Messa...

    oggi nel NOM il ruolo delle chierichette è ben diverso ed ha assunto un ruolo pericoloso...quello di essere equiparate ai chierichetti, una sorta di INVESTITURA per il SERVIZIO all'Altare ed è questo equivoco (per non dire mala fede in altri casi) che ci si batte contro il ruolo modernista della donna nelle cerimonie Liturgiche...

    Come Donna dico con san Paolo: ad ognuno IL SUO COMPITO, IL SUO RUOLO ^__^

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  2. Ad ogni modo, mi piacerebbe capire bene tutti gli elementi e le norme della questione. Conosco la risposta della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, nella quale appunto si precisa che le chierichette possono essere ammesse su concessione del vescovo locale, che però non può imporne la presenza.

    Ma in precedenza quale era la disciplina? Vi erano altre norme in merito?

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  3. nella quale appunto si precisa che le chierichette possono essere ammesse su concessione del vescovo locale, che però non può imporne la presenza.

    disposizione ambigua e dai termini desunti dalla risposta dell'intervista vitata si parla esplicitamente di "ministramti donne"; il che configurerebbe quello che dice Caterina quando parla di "investitura per il servizio all'altare"... e concordo anche con tutto il resto

    E' un'ambiguità che conosciamo bene (perché non è l'unica, purtroppo) e che si presta ad applicazioni difformi, perché l'interpretazione della Santa Sede espliciterebbe che possono essere impiegate ministranti donne, ma non è un obbligo... in ogni caso la falla è stata e resta aperta...

    Che bella la chiarezza e la cristallina purezza del VO!

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  4. chiedo scusa intervista CITATA non vitata

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  5. Interessante leggere una riflessione dell'ex segretario del Culto Divino, mons. Patabendige Don: l'introduzione delle chierichette ha causato una diminuzione delle vocazioni sacerdotali (che, come si sa, hanno il loro maggior bacino di prelevamento propio nel servizio all'altare come chierichetti) e al contempo non c'è stato nessun incremento delle vocazioni femminili.

    Insomma una moderneria bella e buona, senza alcun vantaggio se non quello appunto di sentirsi ed apparire "moderni".

    Nella mia parrocchia le chierichette vengono messe dal parroco una alla sua destra e una alla sua sinistra, dietro l'altare, rivolti al popolo.

    Insomma le donne usate come una sorta di sopramobili fin da bambine, ed anche in chiesa; pure a messa!

    Un bel progresso, non c'è che dire!

    Si è perso quasi completamente il senso del servizio all'altare: un servizio, appunto, non una sfilata. Ecco perché le processioni chilometriche di chierichetti e chierichette sono solo inutilmente scenografie esterioristiche. Nel Novus.
    Ma anche nel vetus si credeva e si crede che uno stuolo di chierichetti dia maggior solennità. In realtà, nel vetus, il numero dei chierichetti deve essere adeguato alla messa che si celebra, e non dovrebbe essercene uno in più di quanto richiesto dal servizio; quindi, per esempio, alla messa bassa dovrebbe essercene uno solo; è tollerato un secondo. E' un servizio, appunto, non una coreografia.


    Antonello

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  6. Vi consiglio di non andare oltre, altrimenti vi beccate le lezioni di Lollarda o Inopportuno. In effetti la questione suona molto misogina e maschilista, oltre che testimoniare un'epoca in cui non era necessario rispondere le risposte della messa. Almeno in questo, fidatevi del concilio: la partecipazione femminile alle risposte ea alle letture, o reggere le ampolle o il manutergio, non attentano al senso del pudore o al dogma del sacerdozio maschile.

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  8. non c'entrano niente le chierichette col calo delle vocazioni; se mai c'entra tutto il baillamme e la confusione da cui vengono fuori!

    e non c'entra niente nemmeno la misoginia!

    A ognuno il SUO RUOLO, come ha già ben detto Caterina!

    La donna, nel ruolo che le è connaturale, che è anche un modo di essere, una funzione nell'ordine naturale delle cose, rappresenta l'Umanità intera, sottomessa al Suo Creatore, che accoglie, ascolta, custodisce, si prende cura, come Maria...
    Ciò non toglie che anche una donna possa essere attiva e intraprendente, ma non è nata per farlo come un UOMO. Così come anche ad un uomo è dato accogliere, ascoltare, custodire, prendersi cura, ma non è nato per farlo come una donna.
    Anche qui è bene non fare confusioni, altrimenti è per questo che il mondo va a catafascio.

    E non dimentichiamo che, nel culto, viene rappresentato e contemporaneamente atteso dal cielo, un cosmo ben ordinato in cui ognuno ha il suo posto e la sua funzione, senza confusioni né sovrapposizioni, perché è così che DEVE essere se si vuol fare la volontà del Padre

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  9. ... nel Figlio, per mezzo dello Spirito Santo

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  10. DANTE PASTORELLI12 settembre 2009 20:55

    Da bambino, preistoria per molti di voi, quando non c'era un chierichetto ben addestrato, dalla navata alcune donne recitavan le parti di competenza del chierichetto e dell' "assemblea". Io ho cominciato così ad imparar le "risposte".
    Ma nessuna entrava nel presbiterio.
    Lollarda e inopportuno dican quel che vogliono.
    Concilio o non concilio, mentre son favorevole alla messa dialogata con contributo di tutti i fedeli presenti, da me pressoché sempre conosciuta, salvo casi rari, resto fedele all'insegnamento di S. Paolo sulle donne in ecclesiis: taceant.

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  11. Taceant,igitur,et de hoc satis.Eugenio

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  12. un ins.di Religione cattolica12 settembre 2009 22:38

    contrario alle chierichette da sempre, quando queste alcuni anni or sono fecero il loro "debutto"anche nella mia parrocchia fui tra quelli che non fecero i salti di gioia....e ancor oggi non me ne pento!sono convinto di aver visto giusto!... esisteva fino a quel momento un nutrito gruppo di chierchetti che aime' a poco a poco si dileguo' di fronte all'invadenza montante di quel gruppetto di deliziose ragazzine...grazie alla "illuminata" scelta del parroco(che peraltro si era sempre dichiarato contrario a questa novita'ma poi improvvisamente cambio'idea!...quando si dice la coerenza!...),i chierichetti maschi si dileguarono pressoche' tutti con il risultato che oggi ci son piu'femmine che maschi in presbiterio...che bello spettacolino!!! e posso garantire che questo non e' affatto un caso isolato o raro!!no no,spero che anche su questo punto vengano fatte regole chiare e inoppugnabili! la liturgia post conciliare e' gia abbastanza disastrata!! non ho niente contro le fanciulle intendiamoci!..ma ad ognuno il proprio posto!!

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  13. ma c'è una motivazione almeno un po' ragionevole per cui una persona di sesso femminile non possa porgere le ampolline al sacerdote? (visto che rispondere alla Messa può già farlo - pratica invalsa anche nelle comunità VO, come mi pare di capire).
    Una motivazione ragionevole, non chiedo altro

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  14. DANTE PASTORELLI12 settembre 2009 22:49

    Però a casa lasciamole parlare. Tanto parlerebbero comunque.

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  15. Marco Stazzu chiede una motivazione ragionevole; è già stata accennata, ma la si può riassumere e ripetere:
    il servizio all'altare spetta di diritto a quelle persone alle quali la Chiesa lo ha demandato: gli accoliti (considerati un ordine minore nell'antico rito e un ministero nel nuovo: la sostanza non cambia.
    In mancanza di accoliti possono svolgere funzione vicaria altre persone; e siccome l'accolitato è conferito a persone di sesso maschile, pure chi li supplisce è di sesso maschile. Non bisogna mai dimenticare che il chierichetto svolge una funzione non sua, ma di supplenza.

    E' stato pure spiegato che l'abbondanza di chierichette ha causato una diminuzione di vocazioni sacerdotali senza per altro aumentare le vocazioni femminili.

    Antonello

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  16. In effetti l'argomento vocazionale è importantissimo. Sarà forse un punto di opportunità, più che di giustificazione teologica, ma è essenziale.

    Da sempre i chierichetti sono il vivaio delle future vocazioni. Su questo, penso siamo tutti d'accordo.

    Sicché: da un lato, le chierichette, facendo esperienza del servizio all'altare, possono maturare pure loro un'aspirazione al sacerdozio che però è destinato ad essere frustrato (ché, piaccia o no, la Chiesa si è pronunziata in modo espressamente infallibile sulla riserva maschile del sacerdozio), con conseguenti risentimenti antireligiosi o scivolamenti progressistici da pretesse mancate.

    Ma soprattutto, ed è l'argomento principale: nella prima adolescenza (l'età da chierichetti) i maschi non vogliono in generale condividere un'attività con le femmine. Lo vivono come una minorazione della loro incipiente 'virilità' (e già andare in chiesa e ancor più servir messa non è percepito all'esterno come attitudine molto virilizzante). Si sa come il conformismo, lo spirito di gruppo, la paura delle critiche degli amici siano forti, a quell'età. Chi accetterebbe di diventare chierichetto insieme a delle ragazzine?

    Ecco, quindi, che il servizio all'altare diventa sempre più 'roba da femmine' e si inaridisce un'importantissima fonte di vocazioni.

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  17. Caro la quaglia (spero sia un fan di Totò ^__^) se leggiamo attenatamente la Sacrosanctum Concilium e gli altri testi conciliari, non troveremo nulla che conferisca alle donne il "servizio all'Altare", la questione è sorta DOPO il Concilio...e si fonda più sulle INTERPRETAZIONI spesso arbitrarie della Riforma tanto appunto che il Documento citato servì per chiarire il fatto che i parroci NON possono disporre LIBERAMENTE di tale utilizzo senza metterne al corrente il vescovo...o viceversa, essere il Vescovo a dire cosa fare o non fare...e si legge nel Documento, che l'uso delle donne per questo ruolo, deve essere CAUTO E MOLTO PARCO, esattamente il contrario di ciò che avviene...

    Come Donna mi lasci dire tranquillamente che è una assurdità e forse anche qualche senso di colpa DI CERTI UOMINI che si tratti l'argomento accusandolo di misoginia o maschilismo...
    il ruolo del Chierichetto nasce con uno scopo ben preciso: avviare i giovanissimi verso il sacerdozio...
    trovare fra di essi futuri Diaconi e appunto l'opportunità di futuri preti...

    Dopo il Concilio, con la scusa di certe aperture, I MOLTI SENSI DI COLPA di non poche persone di Chiesa, SONO ANDATI BEN OLTRE...accusando perfino la Chiesa di NON aver dato alle Donne LE STESSE OPPORTUNITA' che si danno agli Uomini per la partecipazione alla Messa...ma questo è falso!
    e lo dimostrano le tante Donne che attraverso la partecipazione della Messa sono diventate sante manifestando fin da bambine, tale partecipazione liturgica...senza mai pretendere ruoli che non competevano ad esse...

    Io non ho nulla in contrario che una Donna presti il servizio alle Letture, basti pensare che esse già lo fanno (lo facevano) in Famiglia...ai propri figli...ma un altra cosa è il servizio all'Altare...
    ne va della nostra identità CATTOLICA circa il Ministero Ordinato che a quanto pare manteniamo solo noi e gli Ortodossi...

    Faccio la Catechista da 21 anni e mi sono sempre rifiutata di fare la chierichetta quando mi veniva presentata l'occasione, mi sentivo a DISAGIO...sapevo che quello non era il mio ruolo...così ai miei figli, al maschio l'ho istruito per farlo e qualche volta lo fa, a mia figlia no, spiegandone i motivi...

    La spinta per le donne chierichetto è stata avanzata dal mondo Protestante per spingere i cattolici a reclamare IL SACERDOZIO ALLE DONNE...per gettare appositamente la confusione, a minarne le fondamenta...
    Se oggi le donne possono essere contente che i propri mariti svolgano i loro ruoli in famiglia, ciò non deve accadere nella Chiesa...io non permetto a mio marito di occupare il mio ruolo, nè viceversa, tento io di offuscare il suo...è così che forse anche per questo oggi siamo sposati da 25 anni nel rispetto delle DIVERSITA' LAVORANDO INSIEME...al contrario, laddove i ruoli si offuscano e si mischiano, subentra la divisione e i figli sono confusi...

    ^__^

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  18. Redazione Messainlatino mi ha preceduta sul senso delle vocazioni....
    li ringrazio per il loro approfondimento
    ^__^

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  19. DANTE PASTORELLI ha detto...
    Però a casa lasciamole parlare. Tanto parlerebbero comunque.


    ******************

    ahahahah^__^ esatto, caro Dante, esatto...altrimenti il fuoco del focolare si spegnerebbe ^__^

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  20. Guarda un pò chi ritrovo... maioba, Marco Statzu, il parroco sardo, spesso incrociato da Accattoli e con il quale mi sono spesso scontrata!
    Non saprei rispondere alla sua domanda con documenti vari, posso dire che personalmente non sopporto di vedere donne nello spazio sacro, ho visto dei tali abusi da rendermi questa presenza intollerabile.
    Ringrazio chi ha risposto a maioba, io, riflettendo un pò, mi dico in primo luogo che se le donne non accedono al presbiterio da circa 2000 anni, una ragione deve pur esserci, forse non la si trova nella dottrina, ma senza dubbio nel Magistero, mi dico anche che le pressioni del femminismo potrebbero non essere straniere a questa tendenza a voler far salire le donne nello spazio sacro, forse anche una maniera sottile, subdola, abituando i fedeli a vedere le donne nel presbiterio, per un giorno trovare normale che celebrino, per arrivare al sacerdozio femminile.
    Vado troppo lontano? Non ne sono sicura, le pressioni ci sono, e sappiamo come in generale le innovazioni possono insinuarsi in modo strisciante e progressivamente finire per imporsi.

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  27. Penso che quello si Caterina 63 sia il commento più plausibile e completo. Io avevo sentito dire che, salvo le prescritte autorizzazioni episcopali, le femminucce potevano fare le chierichette sino alla pubertà e questo seguendo una linea di pensiero ebraica per cui le mestruazioni rendevano impura la donna e quindi traslata nella nostra cultura inidonea per il servizio all'altare. Si parla comunque sempre del novus ordo.

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  28. Non capisco questo dibattito. Sono anni che ci è stata una dichiarazione ufficiale che ha aperto anche alle donne il servizio delle chierichette. Ciò è stato fatto ricordando il can.230, § 2, del CIC che dice: "Nelle azioni liturgiche, i laici possono adempiere l'ufficio di letrtore per incarico temporaneo; similmente, tutti i laici [quindi uomini e donne] possono svolgere l'ufficio di commentatore, cantore o altri compiti, a norma del diritto"
    Matias Augé

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  29. una linea di pensiero ebraica per cui le mestruazioni rendevano impura la donna e quindi traslata nella nostra cultura inidonea per il servizio all'altare.

    anche per l'uomo c'è una possibilità di "impurità ai fini rituali" e non è questo che preclude il sacerdozio alle donne.

    Convengo con le considerazioni di Caterina e della Redazione a proposito di connessioni tra ministero all'Altare e Vocazione che, tuttavia, nel rispondere avevo negato (insieme all'accusa di misoginismo) semplicemente perché non lo ritenevo la principale occasione di ricevere la chiamata vocazionale.

    Il motivo fondamentale della ragione dell'esclusione della donna dal sacerdozio credo sia il fatto che Gesù era un maschio ed Egli ha compiuto il Sacrificio perfetto, sull'altare ri-presentato dal Sacerdote in persona Christi (se parliamo del VO). Del resto il sacrificio cruento pasquale considerato "figura" del Sacrificio di Cristo prevedeva, nella scelta della vittima: Il vostro agnello sia senza difetto, maschio...

    Il sacrificio cultuale appartiene all'uomo, quello spirituale appartiene all'umanità tutta "maschio e femmina li creò"

    Il problema del NO è: dov'è più il Sacrificio? Dall'offertorio è stato cancellato tutto quanto attiene alla 'vittima' (termine fortemente sospetto tra i cristiani 'adulti') e anche i doni offertoriali non sono più già la vittima preparata, messa da parte e presentata prima della Consacrazione; ma semplicemente i "frutti della terra e del lavoro dell'uomo" benedetti more giudaico perché diventino non esplicitamente il Corpo e Sangue del Signore, ma più blandamente "pane di vita" e "bevanda di salvezza".
    Sia nel linguaggio che nei gesti non c'è niente di sbagliato in sé; ma alla lunga tutto questo diluisce, fino ad espungerlo, il senso e la comprensione e quindi l'applicazione del Sacrificio...

    Le chierichette e tutto il resto non sono che aspetti consequenziali e correlati

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  30. essenziale aggiunta, sottintesa in quanto scontata, ma credo sia opportuno esplictare:

    Il sacrificio cultuale appartiene all'uomo, quello spirituale appartiene, in Cristo, all'umanità tutta "maschio e femmina li creò"

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  31. Sia nel linguaggio che nei gesti non c'è niente di sbagliato in sé; ma alla lunga tutto questo diluisce, fino ad espungerlo, il senso e la comprensione e quindi l'applicazione del Sacrificio...

    l'unico perfetto, al modo di Melchisedeck, che è di Cristo e dei Suoi Sacerdoti e che non riguarda solo il culto da essi officiato ma tutta la loro vita, come ha ricordato anche recentemente il Papa.
    E tutte le innovazioni erano e sono dirette anche a sminuire il sacerdozio ministeriale esaltando fino a sostituirlo con quello battesimale esercitato da ogni credente e, a ben vedere, molto presente anche nel VO. Leggiamo cosa ne dice Dom Gueranger:

    II sacerdote, dopo aver baciato l'altare, si volta verso il popolo e lo saluta dicendo: Orate, fratres: ut meum ac vestrum sacrificium acceptabile fiat apud Deum Patrem omnipotentem, "Pregate, fratelli, perché il mio sacrificio, che è anche il vostro, sia accetto a Dio Padre onnipotente".

    Qui si raccomanda alle preghiere dei fedeli, affinchè questo Sacrificio, che appartiene al sacerdote e ai fedeli, sia gradito a Dio. Il Sacrificio è del sacerdote, perché egli ne è l'agente; è dei fedeli, perché Gesù Cristo lo ha istituito a loro profitto: ecco perché il sacerdote si sofferma a lungo sulle parole: meum ac vestrum sacrìficium, "il mio sacrificio, che è anche il vostro".
    Per questa stessa ragione il sacerdote richiama l'attenzione dei fedeli, invitandoli a stare sempre più attenti. Essi non devono dimenticare che hanno la loro parte nel sacerdozio, come afferma san Pietro chiamando i fedeli "sacerdozio regale", regale sacerdotium (1 Pt 2,9), perché sono cristiani. Essi, infatti, vengono da Cristo, sono di Cristo, sono stati unti e, per il battesimo, sono divenuti altrettanti "cristi"; bisogna, di conseguenza ch'essi possano offrire il santo Sacrificio in unione al sacerdote
    .


    Torniamo al concetto che è Cristo e il Sacerdote con Lui l'Agente e il Protangonista, non l'Assemblea se non in Lui

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  32. L'appunto del prof Augè spegne, per così dire, la questione. Riflettiamo: lasciamo al NOM tutte le novità e le concessioni (si sta lavorando a Roma, e celermente, per correggere gli abusi e certe concessioni in materia liturgica, fidatevi), noi abbiamo la liturgia antica o V.O. o come lo si vuole definire, ergo, stiamo tranquilli.
    Non farei confronti e richiami tra V.O. e N.O. Sono due cose totalmente differenti, il N.O. può attingere dal V.O., ma per come si presenta oggi per mano dei propri padri ideatori, un accostamento del N.O. al V.O. è impraticabile, se lo si fa, crea una smania di giudicare e smontare il V.O.
    L'Actuosa Partecipatio auspicata dalla SC, non aveva contemplato minimamente il servizio delle "chierichette", si pensava di far leggere in lingua vernacolare la lettura della Messa ad un laico/a. Ma da quell'auspicio la riforma ne ha fatto di strada stravolgendo tutto.
    Attendiamo correzioni agli abusi dalle opportune sedi romane.

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  33. Non farei confronti e richiami tra V.O. e N.O. Sono due cose totalmente differenti, il N.O. può attingere dal V.O., ma per come si presenta oggi per mano dei propri padri ideatori, un accostamento del N.O. al V.O. è impraticabile, se lo si fa, crea una smania di giudicare e smontare il V.O.

    si riconosce che sono due cose differenti. C'è da chiedersi perché in altra Sede le si chiama due forme dello stesso rito.

    In ogni caso l'accostamento non è impraticabile anche perché non diventa critica sterile, ma valutazione consapevole e attenta di ciò che abbiamo a cuore perché ci appartiene nelle misura in cui anche noi Gli apparteniamo, dato che la Liturgia è davvero e non solo per definizione Fonte e Culmine della nostra Fede

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  35. L'appunto del prof Augè spegne, per così dire, la questione. Riflettiamo: lasciamo al NOM tutte le novità e le concessioni (si sta lavorando a Roma, e celermente, per correggere gli abusi e certe concessioni in materia liturgica, fidatevi), noi abbiamo la liturgia antica o V.O. o come lo si vuole definire, ergo, stiamo tranquilli.

    l'appunto del prof Augé intende spegnere la questione delle chierichette e lo fa a norma di diritti senza entrare in nessuna dellle nostre riflessioni né fornire argomenti teologici.

    Noi stiamo traquillissimi, non tanto perché a Roma si sta lavorando per correggere gli abusi (se non altro ora riconosciuti ufficialmente; il che non mi sembra poco, anche se c'è sempre qualcuno che potrebbe usarlo come fumo negli occhi) né perché "abbiamo la liturgia antica", la cui diffusione appare estremamente precaria, ma solo perché il Signore ha detto "non praevalebunt". Come lo sa solo Lui e in Lui confidiamo!

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  36. E' vero che le donne possono rispondere, in assenza di inserviente, alla Messa...ma ovviamente non stando in presbiterio, ma dai banchi nella navata...

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  37. Hai notato, Peter, come cercano in tutti i modi, sia apertamente che subdolamente, di distoglierci dai nostri approfondimenti?
    Lo stesso prof. Augé se la cava con un "non capisco questo dibattito" (che non si ferma al mero "dato" delle chierichette), senza cogliere nessuna delle implicazioni venute fuori e ricorre al "diritto", invece che alle Ragioni della Fede professata.

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  44. sono già auto-emarginate!

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  47. Tanto rumore per nulla, almeno in questi post, non andrebbe cancellato, perché sta dicendo la verità: sostanzialmente ripete quello che si dice e si pensa nel suo contesto; il che è perfettamente in linea con le tesi più moderniste.

    E' ora di prenderne atto: il quadro generale non è affatto rassicurante

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  48. ovviamente non mi riferisco agli insulti a Caterina, che sono riprovevoli e da censurare

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  50. Ma come è obbediente il nostro troll preferito!
    Aucellare cambia nick ma a raffica spara i suoi 5 commenti autorizzati!
    E di una qualità superiore!
    Di quelli che aiutano la riflessione!
    Coraggio redazione e buon lavoro.
    Penso sia chiaro a chiunque che ogni soluzione intermediaria, prova di una sincera volontà di lasciare aperto la spazio, fallisce davanti a chi non ha nessuna intenzione di rispettare e lo spazio e chi vi partecipa.

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  52. Introdurre novita' inaspettate provochera' la reazione di molta parte della Chiesa e sara' violenta!ATTENZIONE!!NON TIRIAMO MOLTO LA CORDA!!

    questo potrebbe sembrare puro delirio. Ma nell'ambito del movimento che non è un movimento è così che si parla (non ad extra, ovviamente, come fa indiscriminatamente la scheggia impazzita che interviene qui). Forse è per questo che in molti ci vanno cauti. Del resto col recente rafforzamento della Segreteria di Stato Vaticana alcuni dei loro sponsor sono ancora più potenti

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  53. Anonimo ha detto...
    Non capisco questo dibattito. Sono anni che ci è stata una dichiarazione ufficiale che ha aperto anche alle donne il servizio delle chierichette. Ciò è stato fatto ricordando il can.230, § 2, del CIC che dice: "Nelle azioni liturgiche, i laici possono adempiere l'ufficio di letrtore per incarico temporaneo; similmente, tutti i laici [quindi uomini e donne] possono svolgere l'ufficio di commentatore, cantore o altri compiti, a norma del diritto"
    Matias Augé

    ***************************

    Lei stesso sottolinea la confusione che c'è:
    un conto è infatti il servizio ALLE LETTURE altra cosa è il SERVIZIO ALL'ALATARE TOCCARE I SACRI CALICI, TENERE L'INCENSO, ECC...
    ^__^

    Forse lei non comprende il dibattito perchè NON vive nelle parrocchie e non vede...e non sente l'errata catechesi che si fa sull'equiparare il servizio all'Altare dei chierichetti con quanto possono fare le donne...

    Non mi risulta che la Dichiarazione ufficiale porti all'equiparazione dei ruoli sull'Altare fra chierichetti maschi e femmine, mi sbaglio?
    ^__^

    CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
    Donne e servizio all’altare
    15 marzo 1994

    Lettera circolare Credo doveroso ai Reverendissimi Presidenti delle Conferenze Episcopali sul servizio liturgico dei laici, Prot. 2482/93, 15 marzo 1994: Notitiae, 30 (1994), 333-335. - La lettera è stata inviata alle conferenze episcopali nelle principali lingue. Si veda il testo del Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi in EV 13/1867 e lo studio Servizio delle donne all'altare in Notitiae, 30(1994), 351-355.


    Eminenza / Eccellenza Reverendissima,

    CREDO DOVEROSO comunicare all’E.za vostra reverendissima che prossimamente sarà pubblicata in Acta Apostolicae Sedis una interpretazione autentica del con. 230 § 2 del Codice di diritto canonico
    (..)
    1) II can. 230 § 2 ha carattere permissivo e non precettivo: "Laici... possunt". Pertanto il permesso dato a tale proposito da alcuni vescovi, non può minimamente essere invocato come obbligatorio per gli altri vescovi. Spetta, infatti, a ogni vescovo nella sua diocesi, sentito il parere della conferenza episcopale, di dare un giudizio prudenziale sul da farsi, per un ordinato sviluppo della vita liturgica nella propria diocesi.

    2) La Santa Sede rispetta la decisione che, per determinate ragioni locali, alcuni vescovi hanno adottato, in base a quanto previsto dal can. 230 § 2, ma allo stesso tempo, la medesima Santa Sede ricorda che sarà sempre molto opportuno di seguire la nobile tradizione del servizio all'altare da parte dei ragazzi. Come è noto ciò ha permesso uno sviluppo consolante delle vocazioni sacerdotali. Vi sarà, quindi, sempre l'obbligo di continuare a sostenere tali gruppi di chierichetti.


    .

    http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=615

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  54. Se non vogliamo una guerra fratricida nella Chiesa smettiamola sono molti ad essere stufi!!

    stufi di cosa? del timore di dover rinunciare al proprio pseudo-rito sincretista e molto coinvolgente emotivamente, che ha lo scopo e la funzione di formare e cementare le comunità (in modo prettamente orizzontale e non trascendente, purtroppo!)?

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  55. Non ho di certo la competenza di Mic e di Caterina che ringrazio e da cui molto imparo, ma a me sembra che questa autorizzazione delle chierichette la cui decisone spetta ai vescovi, è una di quelle tante eccezioni o autorizzazioni in via straordinaria che poco a poco si son imposte come normali, vedi la comunione sulla mano.

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  56. Della congregazione PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, lett. Further to recent ad un vescovo circa i ministranti da ammettersi al servizio dell'altare, Prot. N. 2451/00/L, 27 luglio 2001: Notitiae, 37(2001) 397-399 (inglese). 38(2002) 46-48 (italiano).

    [Di recente, un vescovo ha chiesto alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti se un vescovo diocesano possa obbligare i suoi sacerdoti ad ammettere donne o fanciulle nel servizio dell'altare. Questo dicastero ha ritenuto opportuno inviare al vescovo in questione la presente lettera e, considerata la sua importanza, ha deciso di pubblicarla qui di seguito in una traduzione italiana].

    Eccellenza,
    Con riferimento alla nostra recente corrispondenza, questa Congregazione ha deciso di procedere ad un rinnovato studio delle questioni concernenti l'eventuale ammissione di fanciulle, donne adulte e religiose, accanto ai fanciulli, come ministranti nella liturgia.
    Nell'ambito del presente esame, questo dicastero, ha consultato il Pontificio Consiglio per i testi legislativi che ha risposto con una lettera in data 23 luglio 2001. La risposta del pontificio consiglio è stata di aiuto, perché ha riaffermato che le domande sollevate da questa congregazione - inclusa quella se una legislazione particolare possa obbligare i singoli sacerdoti, quando celebrano la santa messa, a ricorrere al servizio delle donne all'altare - non riguardano l'interpretazione della legge, ma, piuttosto, concernono la corretta applicazione della medesima normativa. La risposta del succitato pontificio consiglio, pertanto, conferma l'interpretazione di questo dicastero, secondo la quale la questione rientra nell'ambito delle proprie competenze, delineate dalla Costituzione apostolica Pastor bonus, § 62. Alla luce di tale autorevole risposta, questo dicastero, avendo risolto alcune questioni rimaste ancora insolute, ha potuto concludere il proprio studio e, ora, desidera fare le seguenti osservazioni.

    RispondiElimina
  57. Come risulta chiaramente dalla Responsio ad propositum dubium circa il can. 230 § 2 del Codice di diritto canonico, data dal Pontifìcio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi e dalle direttive di questa congregazione, volute dal santo padre per provvedere all'ordinata attuazione del disposto del can. 230 § 2 e della sua interpretazione autentica (cf. Lettera circolare ai presidenti delle Conferenze episcopali, Prot. n. 2482/93, del 15 marzo 1994, in Notitiae 30[1994] 333-335), il vescovo diocesano, in quanto moderatore della vita liturgica della diocesi affidata alla sua cura pastorale, ha l'autorità di consentire il servizio delle donne all'altare, nell'ambito del territorio affidato alla sua guida. Tale libertà, inoltre, non può essere condizionata da richieste favorevoli ad una certa uniformità fra la sua diocesi e le altre, in quanto ciò determinerebbe, logicamente, l'eliminazione della necessaria libertà di azione del singolo vescovo diocesano. Piuttosto, dopo aver ascoltato il parere della conferenza episcopale, il vescovo deve basare il suo prudente giudizio su ciò che ritiene accordarsi maggiormente con le necessità pastorali locali, al fine di conseguire un ordinato sviluppo della vita liturgica nella diocesi affidata al suo governo pastorale. Nel fare ciò, il Vescovo terrà in considerazione, fra l'altro, la sensibilità dei fedeli, le ragioni che motiverebbero un tale permesso, i differenti contesti liturgici e le assemblee che si riuniscono per la santa messa (cf. Lettera circolare ai presidenti delle conferenze episcopali, 15 marzo 1994, n. 1).
    In ossequio alle citate istruzioni della Santa Sede, in nessun caso tale autorizzazione può escludere gli uomini, o, in particolare, i fanciulli, dal servizio all'altare, e nemmeno può obbligare che i sacerdoti della diocesi ricorrano a ministranti di sesso femminile, in quanto «sarà sempre molto appropriato seguire la nobile tradizione di avere dei fanciulli che servono all'altare» (Lettera circolare ai presidenti delle conferenze episcopali, 15 marzo 1994, n. 2). Naturalmente, rimane sempre l'obbligo di promuovere gruppi di fanciulli ministranti, non da ultimo, per il ben noto aiuto che, da tempo immemorabile, tali iniziative hanno assicurato nell'incoraggiamento di future vocazioni sacerdotali (cf. ibid.).
    Per quanto concerne l'eventuale vantaggio pastorale offerto alla situazione locale dalla presenza di donne ministranti all'altare, sembra utile ricordare che i fedeli non ordinati non hanno alcun diritto di svolgere tale servizio. Piuttosto, è dai sacri pastori che essi possono esservi ammessi (cf. Lettera circolare ai presidenti delle conferenze episcopali, 15 marzo 1994, n. 4; cf. anche can. 228 § 1; Istruzione interdicasteriale 14, Ecclesiae de mysterio, 15 agosto 1997, n. 4. in Notitiae 34[1998] 9-42). Pertanto, qualora vostra eccellenza ritenesse opportuno autorizzare il servizio di donne all'altare, rimarrebbe importante spiegare chiaramente ai fedeli la natura di tale innovazione, affinchè non si abbia alcuna confusione e con ciò si danneggi lo sviluppo di vocazioni al sacerdozio.
    Avendo cosi confermato e ulteriormente chiarito i contenuti della sua precedente risposta a vostra eccellenza, questo dicastero - che considera normativa la presente lettera - desidera assicurarla della sua gratitudine per avere avuto l'occasione di approfondire ulteriormente la presente questione.
    Con ogni migliore augurio e distinto ossequio, mi confermo, sinceramente suo in Cristo,

    Jorge A. card. Medina Estévez, prefetto
    mons. Mario Marini, sotto-segretario

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  58. Cara Caterina, il tuo interveneto è molto chiaro. Comunque l'ambiguità e la confusione sono apparse subito evidenti nella "facoltà" attribuita ai vescovi.
    Dire che un qualcosa è "facoltativo", significa non appoggiarlo indiscriminatamente, ma di fatto ammetterlo.
    Per il resto, importante la sottolineatura della differenza tra "il servizio all'altare" ed altre eventuali funzioni

    In ogni caso l'intervento chiarificatore da te citato non è un tentativo di chiudere la stalla dopo che i buoi sono già scappati?

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  59. Ritengo che le chierichette non siano un impedimento al realizzarsi delle vocazioni diaconali e sacerdotali.
    Se c'è chi lo pensa, dovrebbe farsi un serio esame di coscienza, perché ricercare la causa in una situazione così è veramente da miopi.

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  62. Per Mutuo agevolato

    il discorso delle chierichette ha ben altri risvolti che l'eventuale calo delle vocazioni, che è stato chiaramente specificato e non si è così miopi dal pensare che possa dipendere SOLO da loro.

    E' tuttavia molto evidente come molti ragazzi, nel "servizio all'Altare", che è qualcosa di più e di altro e di oltre da una mera formalità, possano respirare e assimilare l'aria delle "Altezze" e lasciarsene contagiare...

    Inoltre l'"introduzione" delle chierichette è stata dalle nostre precedenti riflessioni, che tu ingnori totalmente, inquadrata nell'intero contesto da cui non va scissa con un intervento semplicistico e superfluo (dati i precedenti) come il tuo; ma sempre tale da portare acqua al mulino dei novatori ad oltranza

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  65. Ma che stiamo a perdere tempo nel discettare sulle chierichette:è roba da messa di Paolo VI e quindi a noi non interessa. Anzi più confusione si evidenzia e meglio è perchè la differenza fra il vecchio ed il nuovo si fa sempre più strdente e fa vedere quale brutta rotta abbia preso la navicella di Pietro con mille nocchieri al timone che indicano un percorso diverso l'uno dall'altro. Siamo alla babebe nella quale si inserisce bene aucellare risorto come l'araba fenice sotto le mentite spoglie di "tanto rumor per nulla". Anche lui è il frutto del nuovo e come ha detto Nostro Signore che se le piante si riconoscono dai frutti la sua è buona soltanto come legna da ardere. Così sarà utile per qualcosa oltre che mostrarci l'agguerritezza (esiste come lemma?) dei nemici interni della chiesa che ora si spacciano per suoi paladini spalleggiati dalle più alte gerarchie apostate della chiesa cattolica ora s.p.a. (società per azioni).Peter

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  66. "Il Papa e le Congregazioni non debbono introdurre innovazioni senza una ampia consultazione dei Vescovi,Preti e laici"

    siamo forse in parlamento, per introdure qualcosa di NUOVO: esattamente NOVA = cose nuove e non NOVE = in modo diverso?

    e chi sarebbero i laici, che potrebbero insegnare al Papa e alla Congregazioni, kiko carmen e i loro catechisti?

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  67. "chiedono il ritorno al latino o al prete di spalle o piuttosto croci sull' altare o o ceri oppure comunioni in ginocchio e altre cose"

    qui si parla di cose di cui non si conosce, perchè non lo si VUOLE conoscere, il significato, che è stato più volte ribadito e se ne parla come se fossero elementi formali, quisquilie, nostalgie anacronistiche e non restaurazione del "sacro" banalizzato e misconosciuto

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  68. mic ha detto...
    Cara Caterina, il tuo interveneto è molto chiaro. Comunque l'ambiguità e la confusione sono apparse subito evidenti nella "facoltà" attribuita ai vescovi.
    Dire che un qualcosa è "facoltativo", significa non appoggiarlo indiscriminatamente, ma di fatto ammetterlo.
    Per il resto, importante la sottolineatura della differenza tra "il servizio all'altare" ed altre eventuali funzioni

    In ogni caso l'intervento chiarificatore da te citato non è un tentativo di chiudere la stalla dopo che i buoi sono già scappati?

    ******************

    c'è un si e un no alla tua domanda ^__^

    il si è che la situazione è sfuggita di mano ai vescovi già in quel 1994 dove il documento ha dovuto fare un intervento per chiarire che vi era UNA SOLA INTERPRETAZIONE al Canone citato, segno evidente che c'era chi lo interpretava diversamente...

    il no è se tendiamo a vedere la partecipazione delle chierichette come un attentato alle vocazioni ^__^ ecco su questo non sono d'accordo!

    Una cosa è che il servizio del chierichetto nasce per FAVORIRE le vocazioni presbiteriali, altra cosa è dire che le femminucce attentano a questo risultato ^__^

    La crisi delle vocazioni ha ben altre radici... la questione delle chierichette si è solo inserito in un contesto già di per se adulterato, finendo per seminare ambiguità laddove è il punto forte, invece, della nostra identità cattolica in ambito liturgico...

    Tuttavia con delle corrette catechesi e laddove un vescovo ben prudente, come dice il Documento, ne ravvedesse la necessità, francamente non ci vedo nulla di male, ma ripeto, come dice il testo: IN CERTI CASI e non nella norma...;-) ....il testo stesso sottolinea che tale partecipazione propria dei Laici attorno all'altare NON deve diventare la prassi, ma solo una eccezione...

    4) Dev'essere poi chiaro che i predetti servizi liturgici dei laici sono compiuti "ex temporanea deputatione" a giudizio del vescovo, senza alcun diritto a svolgerli da parte dei laici, uomini o donne che siano.

    Nel comunicare quanto precede, questa Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha voluto adempiere il mandato ricevuto dal sommo pontefice di dare alcune istruzioni per illustrare quanto dispone il can. 230 § 2 del C1C e l'interpretazione autentica di tale canone


    La Chiesa NON è un totalitarismo esasperante pieno di divieti, E' MAESTRA DI VITA, di vita nel mondo e di vita Liturgica, i problemi sorgono quando non la si ascolta...
    le concessioni sono una GRAZIA e come tale vanno trattate...

    NON VI E' ALCUN DIRITTO da parte dei Laici, dice il testo, siano essi uomini che donne...per il servizio all'Altare, ma sono servizi EXT EMPORANEA DEPUTAZIONE...

    ^__^

    RispondiElimina
  69. La crisi delle vocazioni ha ben altre radici... la questione delle chierichette si è solo inserito in un contesto già di per se adulterato, finendo per seminare ambiguità laddove è il punto forte, invece, della nostra identità cattolica in ambito liturgico...

    è quello che intendevo dire io quando ho affermato che il calo delle vocazioni non dipendeva dalle chierichette, anche se ho riconosciuto che respirare l'aria delle "Altezze" nel servizio all'Altare può certamente favorire le vocazioni

    Quanto all'ambiguità che sottolineavo, essa è certamente presente quando un'affermazione, qualunque essa sia è sempre suscettibile di interpretazioni diverse. E questa mi sembra -e non solo a me- è una caratteristica ricorrente di molte innovazioni conciliari e post; il che non rende certo facile distinguere il grano -che certamente c'è- dalla zizzania, che ha provocato la babele in cui siamo

    RispondiElimina
  70. Piuttosto, una considerazione dobbiamo ribadirla perché qualcuno l'ha già fatta: le chierichette riguardano solo la messa di Bugnini, quindi a maggior maggiore è lecito presumere che non tolgano nulla alle vocazioni, dato che il servizio alla 'mensa' che non è un 'Altare' non è che faccia respirare molta aria delle "Altezze", tolte alcune Sante e corrette celebrazioni, nelle quali tuttavia il senso del Sacro è comunque diluito e di molto

    RispondiElimina
  71. La crisi delle vocazioni è dovuta alla crisi del sacerdozio conseguente le riforme conciliari e specialmente a quella della messa che da sacrificio è diventata mensa, cena ecc. E per stare a tavola e cenare non c'è bisogno di un sacerdote che riperpetuti, in persona Christi, il Sacrificio del Calvario ma basta "un presidente". Ed esaurito il ruolo di CELEBRANTE il prete diventa assistente sociale, sindacalista, organizzatore di cortei e fiaccolate e quant'altro. Ma per questo ci sono le ASL, i sindacati e le Onlus. Quindi,non essendoci più il ruolo, enfatizzato anche dall'abbandono di ogni segno distintivo dello stesso, ecco che man mano le chiamate vengono disertate. Altra faccia della medaglia il mondo tradizionalista dove ancora si crede rettamente. Qui i seminari della FSSPX, della fraternità di S. Pietro, di Gricigliano ecc., non conoscono crisi, anzi non hanno il posto per sopperire alle domande di ammissione. Ed in queste comunità non vengono usate le chierichette partorite da menti rincoglionite di preti che vogliono mostrarsi alla page con i tempi.Peter

    RispondiElimina
  72. un ins.di Religione cattolica13 settembre 2009 15:24

    proprio ieri il Papa,durante il solenne rito per le consacrazioni episcopali, ha fatto uno splendido discorso sulla situazione della Chiesa oggi;tra le altre cose ha detto:"sappiamo come le cose nella societa' civile e,non di rado anche nella Chiesa soffrono per il fatto che molti di coloro ai quali e'stata conferita una responsabilita'lavorano per se stessi e non per la comunita'".....parole chiare,pesanti come macigni, "dure",..come riportano tra l'altro i giornali di oggi. Ecco,io in queste parole ci ho visto,oltre al parroco della mia parrocchia, tutti quelli che disprezzano e infangano in continuazione la Chiesa e il Papa pur ostinandosi a dichiararsi cattolici!..ci ho visto tutti quelli che da troppo tempo a questa parte si sono creati una liturgia...e una dottrina soprattutto! "parallela,privata o quant'altro...ci ho visto tutti quei preti,vescovi e cattolici in generale che vedrebbero volentierissimo(e magari gia lo fanno!)gli altari prestati a pastori\e protestanti,a donne prete anglicane,a rabbini,imam,monaci buddisti e chi piu' ne ha piu' ne metta!..a queste trovate probabilmente non si opporrebbero,x lo meno non con la stessa veemenza con la quale aborriscono il recupero del senso del sacro nella liturgia che ,e non c'e' niente di scandaloso,puo'benissimo passare attraverso le disposizioni che la Congregazione del Culto Divino a quanto pare sta studiando probabilmente su indicazione del Papa stesso. che la liturgia (ma non solo quella!)abbia bisogno di una aggiustata e' sotto gli occhi di molte piu' persone si possa credere!sono tanti i delusi da creativita'e inovazioni di ogni genere!il problema e' che spesso stentano a farsi sentire,per paura magari di non apparire "politically correct"!... altro che scismi!altro che tirar la corda!altro che sciocchezze! impariamo un po'di piu'l'umilta', la fedelta',il rispetto e l'obbedienza e stringiamoci tutti attorno a Benedetto XVI che in tempi burrascosi come questi guida saggiamente e con mano ferma la Barca di Pietro nel mare in tempesta nonostante certi suoi "marinai" remino contro...

    RispondiElimina
  73. "L'appunto del prof Augé intende spegnere la questione delle chierichette e lo fa a norma di diritti senza entrare in nessuna dellle nostre riflessioni né fornire argomenti teologici."


    Typisch! Le norme di diritto valgono soltanto quando torna comodo. Quanto sono scrupolosi i detrattori del V.O. quando si tratta di difendere lo stante! Quando invece si tratta di applicare alla lettera il Motu Proprio S.P., e persino il dettato della Costituzione conciliare sulla liturgia, si fanno improvvisamente elastici, aperti, tergiversanti, sofisticheggianti.

    Poi salta fuori il solito provocatorello, il quale conduce indagini in parrocchia per approdare alla conclusione che la maggior parte dei preti è contraria alle modifiche attualmente allo studio degli uomini di Benedetto XVI. Ma bravo! Pensi che la scoperta dell'acqua calda ti varrà il Nobel per la fisica? E' da anni che andiamo lamentando lo stato di rimbambimento colposo in cui versa gran parte del clero, e tu vieni a portar vasi a Samo?

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  74. Parlando di sciatteria vorrei sapere che fine hanno fatto l'amitto, il cingolo, il manipolo, il velo e la borsa che pur non èssendo mai aboliti di fatto sono spariti. Anche il papa che ha rispolverato la tonacella dotto la casula , oibò, del manipolo non ne ha fatto più uso e sì che nella vecchia messa ognuna di queste suppellettili aveva un significati particolare ed importane. Peter

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  75. Tuttavia vorrei nuovamente chiedere ai più esperti se ci sono norme precedenti al documento della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, riportato da Luisa.

    Ci sono altre dichiarazioni? O forse era semplicemente la consuetudine a rendere chiaro e scontato per tutti che il servizio all'altare non è ministero per le donne?

    Ad ogni modo la questione non è affatto scontata. Perché discuterne? Semplicemente perché a fronte di un documenti che chiariscono che il servizio all'altare da parte di donne è eccezione, vi è chi abusivamente permette che si tratti di regola. E allora questo diviene uno degli elementi che ribaltano il senso della liturgia.

    RispondiElimina
  76. Non capisco questo dibattito. Sono anni che ci è stata una dichiarazione ufficiale che ha aperto anche alle donne il servizio delle chierichette. Ciò è stato fatto ricordando il can.230, § 2, del CIC che dice: "Nelle azioni liturgiche, i laici possono adempiere l'ufficio di letrtore per incarico temporaneo; similmente, tutti i laici [quindi uomini e donne] possono svolgere l'ufficio di commentatore, cantore o altri compiti, a norma del diritto"
    Matias Augé


    Veramente, Padre, non si comprende il senso della sua osservazione: è del tutto pacifico che le chierichette sono un'innovazione 'legale' e non un abuso (nel senso di comportamento contrario a norme e rubriche).

    Il punto discusso nel post è, su un piano giuridico, se l'innovazione possa essere in qualche modo imposta, de iure, anche alla forma straordinaria.

    Nei commenti, poi, il discorso si è allargato alla opportunità di quella innovazione, in riferimento al novus ordo.

    Sicché, è chiaro a tutti che un indulto consente le chierichette. Ma la discussione è: vale anche per il V.O.? E è stata un'innovazione opportuna o da rivedere de iure condendo?

    Non è una discussione interessante, in questi termini?

    RispondiElimina
  77. Anche qui la censura impazza. Comunque suquesto argomento si è detto tutto ed il contrario di tutto e sarebbe l'ora di finirla perchè non se ne può proprio più a meno che non vi siano argomenti nuovi.

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  78. Evviva la censura. BRAVA REDAZIONE! Come direbbe die Fürstin Gloria von Thurn und Taxis: ORNUNG UND SAUBERKEIT!

    RispondiElimina
  79. Però direbbe ORDNUNG, con la "D".

    RispondiElimina
  80. Alla Redazione rispondo. Primo: non credo che si possa imporre, de iure, il servizio delle chierichette. Il canone 230 dice “i laici possono…”. Al tempo stesso, però, il fatto che i laici “possano”…, indica un certo diritto che essi hanno a… Dev’essere il vescovo a giudicare l’opportunità o meno. Secondo: l’uso delle chierichette è, almeno in alcuni paesi, anteriore alla riforma liturgica del Vaticano II; così, ad esempio, in Germania, dove c’è una lunga tradizione in questo senso. Io stesso ho celebrato molte volte alla fine degli anni 60 (naturalmente col Messale del 1962) in Germania servito da chierichette. Quindi non vedo difficoltà che anche nella celebrazione della forma straordinaria del rito romano si permetta la presenza delle chierichette. Terzo: la redazione parla di “indulto”. Non si tratta di indulto, ma di una legge. Infatti, non c’è una legge che prescriva che solo gli uomini possono fare il chierichetto e poi un indulto che dispensi della legge. C’è semplicemente un’interpretazione autentica del can. 230. Quarto: Come accennato sopra, le questioni di opportunità o meno della presenza delle chierichette nella celebrazione liturgica le lascio al giudizio dei vescovi e dei parroci.
    Matias Augé

    RispondiElimina
  81. Grazie della risposta.

    Epperò: invocare l'argomento de auctoritate non è una gran soluzione dialettica. E' ovvio che solo vescovi o parroci (più questi che quelli) hanno il potere di decidere se ammettere o meno il servizio delle chierichette (nel novus ordo; nel vetus, almeno per quel che attiene all'ambito strettamente liturgico-celebrativo - e il sesso dei ministranti ne fa parte - ritengo che il richiamo al Messale giovanneo fatto nel motu proprio renda inapplicabili le innovazioni posteriori).

    Ma la discussione se quell'innovazione sia stata felice o, come crediamo, profondamente infelice perché ha inaridito una fonte di vocazioni, è forse vietata ai christifideles laici? O non son stati chiamati, massime dal Concilio, a dir la loro e 'partecipare' in tutti i sensi? Non è forse così che nascono e si alimentano i movimenti liturgici, e le conseguenti riforme (o controriforme)? E non è escluso, anzi!, che la vox populi sia più illuminata di tante decisioni prese da questo o quel vescovo o parroco.

    RispondiElimina
  82. DANTE PASTORELLI14 settembre 2009 20:56

    Scrive p. AUGE':

    "Il canone 230 dice “i laici possono…”. Al tempo stesso, però, il fatto che i laici “possano”…, indica un certo diritto che essi hanno a…

    ----------

    Non credo che si possa parlar di diritto, ma soltanto di facoltà concessa... Ed in caso di necessità.

    RispondiElimina
  83. Scusate se mi permetto (sono capitato qui con google, per cui sono un "invasore"), ma il Codice andrebbe considerato con più attenzione. Il can. 230 e la relativa interpretazione è chiara.

    Mi pare, invece, opportuno sottolineare che non è provato che "il richiamo al Messale giovanneo fatto nel motu proprio renda inapplicabili le innovazioni posteriori".

    A rigore, infatti, il can. 2 afferma che il Codice "plerumque non definit ritus" per cui le "leges liturgicae hucusque vigentes vim suam retinent, nisi earum aliqua Codicis canonibus sit contraria" e, trattandosi di una norma di quelle che una "exceptionem a lege continent", a norma del can. 18 è soggetta a interpretazione stretta.

    Perciò andrebbe prima di tutto verificato se le leggi liturgiche del messale di Giovanni XXIII erano in vigore (per via di quel "hucusque vigentes") o se erano state abrogate.

    Se erano in vigore (come sembra probabile, ma sarebbe da verificare seriamente; l'ipotesi contraria, però, aprirebbe gravi conseguenze per lo status legale delle norme del messale di Giovanni XXIII), allora rimangono in vigore salvo che il Codice del 1983 preveda qualcosa di contrario a quelle norme ("nisi earum aliqua Codicis canonibus sit contraria").

    Andrebbe poi chiarito se il messale di Giovanni XXIII proibisce effettivamente le ragazze chierichetto, o semplicemente non ne fa l'ipotesi.

    Poi andrebbe chiarito se il can. 230 effettivamente stabilisce qualcosa di contrario al messale di Giovanni XXIII, o semplicemente qualcosa che va "oltre" il messale di Giovanni XXIII.

    Infine andrebbe verificato se il can. 230 si possa effettivamente applicare alle chierichette (di per sé si parla di lettori, di commentatori o altre funzioni a norma del diritto; se ci atteniamo al testo del canone, si può forse al massimo dire che se una donna può ricevere l'incarico di distribuire la Comunione, a fortiori potrà una chierichetta essere ammessa all'altare).

    Se qualcuno avesse tempo e voglia di approfondire questi punti, si potrebbe cercare di abbozzare una risposta fondata.

    A me interessava proporlo, più che altro, come metodo di discussione, più che per la questione in se delle ragazze che fanno il servizio all'altare. Lo stesso metodo va applicato per chiarire il tempo del digiuno eucaristico, quali solennità sono di precetto ecc.

    Scusate ancora l'intrusione, spero di essere stato in qualche modo utile, altrimenti... passate al prossimo commento senza badarci troppo. Grazie

    RispondiElimina
  84. Caro Anonimo delle 17,12,Lei agita una questione tutt'altro che peregrina.Infatti la possibilita' di celebrare secondo il Messale del 1962 reca con se' l'ambito applicativo canonico coevo a quel Messale o ha natura di eccezionalita' rituale e basta?In altre parole, ci troviamo di fronte ad una restitutio in pristino statu ovvero ad una ultrattivita' rituale?EX TUNC o EX NUNC?Sembra una questione "elegante",di quelle che fan sbuffare i "presciolosi".Invece essa e' oltremodo gravida di conseguenze pratiche,oltre che interessante.Grazie.Eugenio

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  85. La Barba Spaziata18 settembre 2009 00:09

    Inoltre l'"introduzione" delle chierichette è stata dalle nostre precedenti riflessioni, che tu ingnori totalmente, inquadrata nell'intero contesto da cui non va scissa con un intervento semplicistico e superfluo (dati i precedenti) come il tuo; ma sempre tale da portare acqua al mulino dei novatori ad oltranza
    _______________________

    Novatori?
    Meno male che i vescovi decidono e i fedeli si adeguano, perché se fosse il contrario dovremmo chiedere al buon Signore di risparmiarci lo scempio.

    Tu quindi sei d'accordo sull'escludere TOTALMENTE le femmine dall'essere ministranti?

    E perché?
    Io ancora non l'ho capito.

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  86. no le kirikette non le vogliamo sull'altare! ecco perchè:
    http://www.chierigiussano.altervista.org/pagine/articolo_cervellochierichetta.php

    ;) ;) ;)  ciao!

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  87. Secondo me , che sono un ministrante ,le ragazze non devono essere chirichette, perché tutti i discepoli e nostro signore erano maschi, e quindi tutto il clero deve essere di sesso maschile. Non dimentichiamo che Gesù ha affidato a Pietro di edificare la chiesa , e Pietro era un maschio... Comunque non spetta a me decidere ...

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