
Il punto più interessante della lettera è laddove "affida al Monastero di S. Benedetto in Norcia l'apostolato speciale della celebrazione della Santa Eucarestia "in utroque usu", cioè sia nella forma ordinaria che straordinaria del Rito Romano, in collaborazione con la Santa Sede e in comunione con il Vescovo diocesano".
Nel salutare questa ottima notizia di una nuova comunità monastica che "passa al vecchio rito" (in forma non esclusiva, beninteso, come si è visto) è interessante cercare di capire un po' meglio di che si tratti. Poiché, infatti, ai sensi dell'art. 3 del motu proprio le comunità monastiche non hanno bisogno di alcun permesso per decidere di celebrare (esclusivamente o alternativamente) in forma straordinaria. E' vero che tale art. 3 richiede il consenso dei "Superiori maggiori" dell'Istituto, ma è proprio dei conventi benedettini l'ampia autonomia di ciascuno di essi e quindi la possibilità di decidere "in casa" senza superiore approvazione.
Nemmeno è da pensare che l'Ecclesia Dei abbia, di propria iniziativa, deciso di affidare a questa comunità monastica lo speciale "apostolato tridentino": la lettera dell'Ecclesia Dei infatti precisa "venendo incontro alle Sue richieste". Ecco allora la spiegazione evidente: questa giovane comunità monastica (esiste da una decina d'anni e ha attirato già 13 giovani vocazioni grazie al rigore liturgico - novus ordo celebrato in latino e ad orientem o con arrangiamento benedettiano: croce e candelieri sull'altare), ha ritenuto necessario, o opportuno, ottenere da Roma una "patente" ad hoc per mettere a tacere le opposizioni, che è ben facile immaginare da dove provenissero: l'episcopato umbro è uno dei più antipatetici alla riforma della riforma ed al rito antico.
Questo, se ce n'era bisogno, la dice lunga sull'ambiente ecclesiale d'Italia, la terra del Papa tra l'altro. Figuriamoci altrove... L'Ecclesia Dei, non potendo o non volendo intervenire direttamente sui vescovi, è passata a distribuir patenti tridentine nominative. Può essere una buona idea: diplomatica (non è una diretta sconfessione degli ordinari diocesani) ma potente ed efficace, o almeno così speriamo. Della questione offre anche un commento Cantuale Antonianum.
Il Monastero ha anche pubblicato una newsletter, che trovate a questo LINK, nella quale il priore riferisce quanto sopra indicato e previene e risponde alle possibili obiezioni di chi si dice contrario a questo "passo indietro" (la madre degli stupidi, si sa, è sempre incinta: sicché le opposizioni al vecchio rito non mancheranno mai). Ecco quanto scrive, da noi tradotto dall'inglese; son buoni argomenti di apologetica tridentina (nostri commenti interpolati in rosso):
- Questa decisione rispetta il Concilio Vaticano II?
Sarebbe utile leggere attentamente il documento del Concilio sulla Liturgia. SC 22 dice che: "La disciplina della sacra liturgia dipende esclusivamente dalla autorità della Chiesa, ossia, dalla Sede Apostolica e, secondo quanto determina la legge, dai vescovi". Il motu proprio di Papa Benedetto semplicemente ripete quel principio e legifera per l’uso del vecchio rito accanto al nuovo. Papa Benedetto inoltre sottolinea che il modo di interpretare i documenti conciliari è l’ermeneutica della continuità. Questo principio è anche espresso nel documento sulla liturgia quando dice: "... deve esser fatta attenzione che qualunque nuova forma adottata debba in qualche modo svilupparsi organicamente dalle forme già esistenti" (SC 23). [Brillante quest’aver rintracciato la fonte del principio dell’ermeneutica della continuità già nei documenti conciliari. Il priore non infierisce, perché non ce n’è bisogno: chi potrà affermare che le riforme liturgiche sono frutto di crescita organica rispetto a quanto esistente al tempo del Concilio, ossia il rito tridentino? Il Papa, certo, nel motu proprio si guarda bene dal contrapporre i Messali, e fa benissimo. Ma quale sia la realtà, ce lo disse da cardinale, scrivendo ne La mia vita, Ed. San Paolo, 1997,112: "si fece a pezzi l'edificio antico e se ne costruì un altro, sia pure con il materiale di cui era fatto l'edificio antico e utilizzando anche i progetti precedenti. Non c'è alcun dubbio che questo nuovo messale comportasse in molte sue parti degli autentici miglioramenti e un reale arricchimento, ma il fatto che esso sia stato presentato come un edificio nuovo, contrapposto a quello che si era formato lungo la storia, che si vietasse quest'ultimo e si facesse in qualche modo apparire la liturgia non più come un processo vitale, ma come un prodotto di erudizione specialistica e di competenza giuridica, ha comportato per noi dei danni estremamente gravi. In questo modo, infatti, si è sviluppata l'impressione che la liturgia sia "fatta", che non sia qualcosa che esiste prima di noi, qualcosa di " donato ", ma che dipenda dalle nostre decisioni. Ne segue, di conseguenza, che non si riconosca questa capacità decisionale solo agli specialisti o a un'autorità centrale, ma che, in definitiva, ciascuna "comunità " voglia darsi una propria liturgia"].
Stiamo parlando di legittimo pluralismo, che il Conclio richiama pure: "Anche nella liturgia, la Chiesa non vuole imporre una rigida uniformità in materie che non concernono la fede o il bene dell’intera comunità" (SC 37). Così la celebrazione della Messa rispetta in ogni senso il Concilio Vaticano II. Stiamo abbracciando entrambi gli usi e aprendoci ad altri gruppi in cerca di unità. Questo è un approccio molto conciliare [è veramente sublime, e in verità anche molto facile e fondato, ritorcere contro i novatori che i veri ‘conciliari’ sono i tradizionalisti].
- Ma questo significa girare all’indietro l’orologio?
Al contrario, io vedo un monastero utriusque usus come molto avanzato, specie in termini di autentico ecumenismo. Con ciò, intendo due cose. Primo, l’ethos della forma straordinaria è molto simile all’ethos di molti riti orientali, e perciò celebrare l’Eucarestia in entrambi i modi ci serve a creare un ponte tra Est e Ovest. Secondo, penso che abbiamo bisogno di una buona dose di "ecumenismo interno" nella Chiesa per essere in grado di dialogare con i cattolici legati alle antiche forme liturgiche senza pregiudizio ideologico [Sante parole! Ma le teste di molti vescovi e prelati non cambiano più. Bisognerebbe abbassare, non alzare, l’età della pensione dei vescovi a 65 anni, e magicamente molti problemi sarebbero risolti in pochissimi anni].- Come può, come liturgista, giustificare questa decisione?
E’ proprio come liturgista [ooh: esistono anche dei liturgisti buoni... felice scoperta!] che ho avuto l’opportunità di studiare e fare esperienza della ricca varietà di tradizioni liturgiche esistenti nella Chiesa. E’ "politicamente corretto" per i cattolici di rito latino essere entusiasti per il rito bizantino. Perché non è "politicamente corretto" essere entusiasti anche per la forma straordinaria? [splendida ironia per smascherare l’ipocrisia dei novatori]. E’ grazie a molti anni di studio della liturgia che sono arrivato a vedere l’importanza di questa unità nella diversità. In effetti, ho discusso questo punto in presenza dell’allora card. Ratzinger ad una conferenza liturgica tenuta a Fontgombault in Francia nel 1997. Come liturgista, vorrei anche dire che non c’è un rito perfetto. Inoltre, entrambe le forme ordinaria e straordinaria possono essere celebrate bene o male. Per fare una comparazione onesta, dobbiamo mettere a confronto il meglio di entrambe [penso che possiamo concordare con questa onesta posizione].- Come possono i due usi influenzarsi reciprocamente?
La forma ordinaria insiste su elementi come la parteipazione dei fedeli, l’uso del volgare, lo sviluppo continuo della liturgia con l’aggiunta di nuovi santi al calendario, ecc. Queste sono tutte cose importanti. A rischio di semplificare troppo, io direi che la forma ordinaria enfatizza la comprensione razionale, parla in prosa, per così dire [in altri termini, troppi spiegoni e intortamenti verbosi]. La forma straordinaria provvede ricco nutrimento per l’intelletto, anch’essa, ma si basa fortemente sul gesto, sul simbolismo, sull’intuizioe, sul silenzio, su azioni rituali senza parole: parla in poesia, si potrebbe dire.
L’uomo conosce sia razionalmente che intuitivamente. Necessita sia di prosa che di poesia. Se i due usi, come due differenti culture, possono pazientemente vivere fianco a fianco nel tempo, essi possono diventare amici.
- Quale beneficio pastorale verrà da questo nuovo apostolato?
Il Monastero di S. Benedetto in Norcia è in una posizione speciale. La vita pastorale della città è servita molto bene dal clero diocesano. La Basilica, d’altronde, non è una parrocchia ma un santuario, la cui attenzione pastorale è incentrata sui pellegrini che vengono da tutto il mondo. Siamo una comunità internazionale che serve un pubblico internazionale. I pellegrini vengono per una lirgia specificamente Benedettini, caratterizzata da cià che definirei uno stile monastico o contemplativo. Questa è la nostra contribuzione peculiare. La forma straordinaria conduce molto a questo stile contemplativo, perfino mistico, che è il motivo per cui i giovani sono così portati ad esso. Noi celebriamo la Messa in forma ordinaria nello stesso stile [tridentineggiante], ed è il motivo per cui la gente viene da lontano per partecipare alla nostra Messa domenicale.- Non sarebbe meglio essere come tutti gli altri?
Per usare un’espressione presa dal mondo commerciale, crescita e sviluppo dipendono nel trovare una "nicchia" distintiva. Lo speciale apostolato di celebrare l’Eucarestia rende il monastero di Norcia distinto, unico. Sono sicuro che ciò contribuirà alla crescita della comunità, in un tempo in cui i giovani non sono interessati ad una vocazione che significa vivere "come tutti gli altri". [Lungi dallo scandalizzarci, noi salutiamo con gioia l’applicazione di parole e criteri di marketing alla Chiesa. E’ un salutare ritorno coi piedi per terra, di analisi non ideologica e aprioristica della situazione, come è e non come si vorrebbe che fosse: questo è veramente "ascoltare i segni dei tempi". Dopo decenni di fumose teorie e astratte ubbìe per cercare di "andare verso i ‘ggiovani", finalmente c’è qualcuno che lo fa sul serio: gli amanti della Tradizione della Chiesa!].



23 commenti:
I commenti non sono sottoposti a previo controllo ed il loro contenuto è nella esclusiva responsabilità dei loro autori.