Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

domenica 22 marzo 2009

Un'intervista ad Hans Küng: istruttiva. Come un'autopsia cerebrale.


Estratto da un’intervista del noto teologo "cattolico" Hans Küng a Periodista Digital:

- Professore, come giudica la polemica suscitata da Papa Ratzinger che ha condannato il preservativo come strumento per combattere l’aids in Africa?
La posizione del Papa Ratzinger è la conseguenza della Humanae Vitae di Paolo VI. Una enciclica che escluse tutti i tipi di contraccezione. Questa è stata anche la posizione del Papa Wojtyla e del Papa Ratzinger durante gli ultimi 30 anni. Però ora si vedono le conseguenze di questo dogmatismo e di questo moralismo rigorista del Vaticano.

- Le duole specialmente per le conseguenze che questo moralismo intollerante può avere nel continente nero?
Sì. Mi dà moltissimo dolore constatare che la Storia giudicherà entrami i Papi come due dei maggiori responsabili della propagazione dell’aids, specie in paesi con grandi maggioranze o minoranze cattoliche, come nel caso dell’Africa. E’ sommamente ipocrita condannare i preservativi in regioni come quelle africane con alto rischio di aids e, al tempo stesso, chedere di proteggere i poveri dalle malattie più nocive.

- In questo stesso ambito della morale, la Conferenza episcopale spagnola si appresta a lanciare una campagna contro l’aborto che sta suscitando molta polemica. L’ha vista? Che ne pensa?
Non conosco la situazione a fondo, però mi pare veramente inutile che l’Episcopato spagnolo combatta, di nuovo, battaglie vecchie. Perché quella dell’aborto è una vecchia battaglia perduta in partenza. Ho visto questa nuova campagna della lince [appare una lince nella compagna pubblicitaria N.d. T.], che mi sembra molto demagogica e, inoltre, molto falsa. Anzi, a mio giudizio è molto pregiudizievole per la stessa Chiesa regredire alla vecchia battaglia dell’aborto.
[..]
- Il caso dei lefebvriani è speciale?
Sì, perché illustra alla perfezione il timore e la constatazione di molti fedeli che Benedetto XVI vuole relativizzare il Concilio Vaticano II. E la verità è che ha iniziato una chiara politica di restaurazione.

- Lei crede che stia muovendosi all’indietro?
E’ evidente in moltissime cose. Per esempio nella restaurazione della liturgia medievale, che non è la liturgia autentica. All’inizio, la liturgia romana era la greca. Però quella che ha reintrodotto è la messa tridentina. Un chiaro segno di involuzioe.
[..]
- Come può la Chiesa recuperare lo spirito di Giovanni XXIII e la primavera conciliare? Con un nuovo Concilio, forse?
Questo è molto difficile. Perché il sistema delle nomine episcopali è un problema essenziale. Non resta in esso alcun elemento democratico delle origini della Chiesa, quando valeva il principio "nessun vescovo imposto". Ora, tutto l’episcopato è imposto e conformista. Perché i criteri di elezione episcopali sono: accettare la Humanae Vitae e la legge del celibato e essere contro l’ordinazione femminile [non si potrebbe aggiungere: non ostacolare i fedeli che chiedono la Messa antica?]. Tutto questo conforma un Episcopato molto conformista. E il Collegio cardinalizio è integrato solo da persone che fanno parte della politica romana.

- Pur essendo difficile, c’è qualche possibilità di rinnovamento ecclesiale?
Ci sono due possibilità. Una, che le comunità e parrocchie tocchino il fondo e si trovino senza clero e senza eucarestia. In questa è una situazione catastrofica, è possibile che sorga un "Giovanni XXIV" [ecco dunque la politica degli ultraprogressisti: il tanto peggio, tanto meglio]. L’altra possibilità è che l’attuale situazione provochi sempre più reazioni e proteste. Che la gente si manifesti per un Concilio Vaticano III, per l’aggiornamento e per il dialogo. In ogni caso, non sarà per nulla facile.

- Il teologi come Lei hanno potere?
Certamente. Il teologo ha potere e può abusarne [su questo siamo del tutto d’accordo. Quale esempio migliore?]
[..]
- Di quale Chiesa [abbiamo bisogno]?
La Chiesa del presente e del futuro necessita aggiornamento e non tradizionalismo della fede e della dottrina morale, collegialità del Papa coi vescovi e non centralismo romano autoritario, apertura al mondo moderno e non di nuovo una guerra antimodernista; dialogo anche nel seno della Chiesa cattolica, e no di nuovo l’Inquisizione e la negazione della libertà di coscienza e di insegnamento; ecumenismo e non di nuovo la proclamazione arrogante di un un’unica Chiesa vera. Perché non esiste solo la dittatura del relativismo, come dice Papa Ratzinger, ma anche la dittatura dell’assolutismo, che molti vedono incarnata nel culto della personalità del papato. Nessuna di queste dittature coincide con la verità cristiana.

24 commenti:

  1. Ma Hans Kung è un teologo cattolico? Ma possibile che non lo caccino a piedi nel sedere una volta per tutte? E' insopportabile pensare che nella Santa Chiesa Cattolica Romana ci sia un Hans Kung che non perde occasione di parlare contro la Chiesa e il Papa.
    Il semplice fedele cosa ci capisce?
    E' grazie a elementi del genere che l'Europa ha perso la fede!

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  2. Mi pare che il sig. Küng sia -oltre che "teologo cattolico"- anche sacerdote e parroco... questa è la vera tragedia!

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  3. DANTE PASTORELLI22 marzo 2009 07:05

    A questo eretico ed apostata - lo è perché nega tante verità di fede e si accanisce senza demordere contro Papi e Chiesa nel loro magistero infallibile - fu a suo tempo interdetta la facoltà di definirsi teologo cattolico, per grazia di Dio.
    Propalando eresie a valanga, andrebbe scomunicato, ma sin dal pontificato di Giovanni XXIII prevale la politica della misericordia su quella della condanna. I Papi voglion questo? Io, semplice fedele, non condivido tale atteggiamento, che ritengo privo di autentica carità, però son loro che decidono. E delle anime traviate da Kung o dai vari Mancuso saran loro a render conto di fronte a Dio ed alla Chiesa.

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  4. Visto che questo signore non dice più neppure una parola che possa definirsi Cattolica, sorge il legittimo quesito: perchè non se ne va in qualche gruppo protestante? Lì troverebbe tutto quello che cerca ma... nessuno glielo chiede e lui non lo fa perchè così perderebbe ogni visibilità mediatica e non riuscirebbe più a fare danni alla Chiesa!
    Qualcuno sa se costui celebra regolarmente la S. Messa in una parrocchia cattolica? Esercita un ministero nella Chiesa? Qual'è il suo Vescovo diocesano?

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  5. "primavera conciliare"? Strano, di solito dopo la primavera arriva l'estate, invece noi abbiamo avuto un lungo inverno, che forse accenna appena ora a finire.

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  6. Poveretto. Mi ricorda quei soldati giapponesi che dopo il 1945 hanno continuato a presidiare per decenni il loro atollo.

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  7. Scusate che senso hanno questi commenti da zitelle con il dente avvelenato? Rispondete a Kung con argomenti, non con insulti o minaccie.
    Kung è criticabilissimo, COME CHIUNQUE. Il fatto che nonostante le divergenze ci tenga ad essere cattolico è una cosa positiva, significa che il suo amore per la chiesa va oltre le sue idee.

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  8. non può essere amore alla Chiesa quando si vorrebbe che la Chiesa, approvando certe idee, tradirebbe il Suo Sposo e la missione per la quale l'ha fondata ed ha dato la vita per lei: proclamare la Verità.
    No, Kung e coloro che lo seguono non amano la Chiesa, amano se stessi.

    antonello

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  9. L'affermazione che quella del Concilio non è stata affatto una "primavera" è appunto una critica. Il Concilio non fu una primavera, ma un autunno inoltrato, cui è seguita infatti una lunga stagione di crisi. Liturgia sempre più caotica, dottrina sempre più confusa, gerarchia sempre più smagliata, sacramenti sempre meno compresi e onorati, Tradizione sempre meno compresa e onorata, proliferazione incontrollata di movimenti laicali incontrollabili, contrazione delle vocazioni, chiese sempre più vuote (anche se quest'ultimo è, per me, è un parametro molto marginale, perché di carattere meramente quantitativo), ecc. ecc., tanti, troppi segni di disgregazione, dissipazione, confusione.

    Guardi però, Mauro, che se c'è qualcuno con il dente avvelentato e il ph basso è proprio Küng. La sua, ormai, è diventata una questione personale con papa Wojtyla e papa Ratzinger. La teologi tien dietro. Accade quasi sempre così, è umano... troppo umano.

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  10. Chiedo scusa per "zitelle con il dente avvelenato", mi è scappato. Capisco il vostro punto di vista, però non lo condivido. Io non voglio difendere Kung, che non è infallibile e penso che lo sappia anche lui. Ho letto qualche suo libro: alcune cose mi sono piaciute, altre no. Il problema è poter dissentire dal papa continuando a definirci cattolici. Capisco che ci vuole rispetto per il pontefice, ma anche un pò di dialogo all'interno della chiesa non farebbe male, no?

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  11. Caro Mauro, a forza di dialogo siamo dove siamo. Ci vuole dottrina prima di tutto. Solo la verità ha diritti, la menzogna no.
    Senta cosa dice il gran teologo: "mi pare veramente inutile che l’Episcopato spagnolo combatta, di nuovo, battaglie vecchie. Perché quella dell’aborto è una vecchia battaglia perduta in partenza."
    Vuole vincere il nostro campione, e consiglia agli altri di non combattere il male per paura di perdere. Incredibile. L'opposto dell'insegnamento di Gesù. Mauro se ne rende conto con chi ci chiede di dialogare?

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  12. Secondo il cardinal Siri "Il più pericoloso dei teologi... non è Hans Kung perché sostiene tesi così strampalate che nessuno gli crede. Il più pericoloso dei teologi è il gesuita Karl Rahner. il quale scrive benissimo ed ha l'aria di essere ortodosso, ma ha sempre sostenuto che occorre una nuova teologia. Una teologia, cioè, che metta da parte Gesù e che vada bene per il nostro secolo".
    (B. Lay, Il papa non eletto. Giuseppe Siri, cardinale di Santa Romana Chiesa, Laterza, Bari 1993, pag. 291 nota 20)

    Ora, Rahner è morto e continua ad avvelenare silenziosamente la teologia cattolica attraverso i suoi libri e l'influenza negli studi teologici dei seminari, ma questo è ancora vivo e sparge veleno anche dai mezzi di comunicazione che lo presentano come la fonte teologica più "aggiornata". E se Rahner avvelena gli studi ecclesiastici, questo avvelena direttamente i fedeli che leggon le sue parole.

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  13. Se le parole hanno ancora un senso comune, mi pare di poter dire che quest'uomo per non perdere una battaglia politica accetti l'aborto. Correggetemi ma se non ricordo male questo corrisponde al primo peccato che grida vendetta al cospetto di Dio. Credo che prima di ogni dialogo occorra cominciare da qui. Il dialogo per il dialogo non evita la trasmissione dei frutti del male.

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  14. Complimenti al giornalista intervistatore per la sua equanimità e il suo distacco.
    Confrontatela con l'intervista dell'allora card.Ratzinger con un giornale tedesco a seguito delle polemiche per la pubblicazione della Dominus Iesus.

    Antonio

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  15. Kung non ha bisogno di grandi comenti, si commenta già da solo. Un teologo liberalprogressista che vuole una Chiesa aperta all'aborto e propagandista della contraccezione di fronte alla messa tradizionale dovrebbe dire, se avesse un grammo di coerenza: "Se qualcuno la vuole, diamogliela pure. Sull'arca di Noè c'è posto per tutti, perché non dovrebbe esserci per una messa che è stata celebrata per duemila anni?". Invece no, lancia anatemi e scempiaggini contro un rito venerando, si perde in elucubrazioni linguistiche senza fare un minimo sforzo per capire che qui non di linguistica si tratta, o di storia della liturgia, ma di sacralità. Come progressista a me sembra alquanto chiuso e dispotico. Vuole sostituire un sistema con un altro, di sua invenzione, e guai a chi non è d'accordo. No, non ce l'ho con lui, mi fa più che altro un po' di pena, ha solo una grande confusione in testa e difficilmente, data l'età che ha, riuscirà a venirne a capo.

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  16. DANTE PASTORELLI22 marzo 2009 12:34

    Speriamo che al sig. Borghesi non scappi qualche altra cosa. Son gli effetti di Kung.

    Tutti siamo criticabili, ma noi sappiamo che nessuno può impunemente negar verità de fide divina e de fide ecclesiastica.
    La superbia e l'orgoglio spirituale son tali e tanti, che benché diffidato dal sevirsi del titolo di teologo cattolico, continua a professarsi cattolico quando non lo è più. Come Mancuso che, negando il peccato originale nega tutto il cristianesimo, salvando, almeno in parte, un po' di morale, ma solo naturale.

    Proprio casi plateali come questo metton in luce le carenze della potestà coercitiva (spirituale e medicinale, ovviamente) nella Chiesa "conciliare", mi si permetta questra brutta espressione che risale al card. Benellim, e delle sue conseguenze sulle anime.

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  17. Non capisco la costante critica di chi, come kung, continua a criticare i Cattolici perchè "si presentano come quelli che hanno una verità ed offrono solo quella".
    Tutto ciò è normale, assolutamente normale. Un comunista, se è tale, lo è perchè ritiene VERA la sua idea. Un democratico ritiene che questa sia la VERA forma di governo e critica i sostenitori di oligarchia o monarchia.
    Fin quì tutto assolutamente normale. Ma anche i "relativisti" come Kung hanno la loro "verità" in tasca: la loro verità è che non esiste la verità" E' su questo punto sono assolutisti e dogmatici, intransigenti ed integristi, molto più degli autentici cattolici i quali sanno sempre distinguere fra le idee e la carità verso le persone.
    Quindi Kung è un dogmatico, come lo fu Voltaire o Hegel. Un dogmatico del relativismo.

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  18. Mi ha colpito l'affermazione di Sagmarius "a forza di dialogo siamo dove siamo". E' incredibile come qualsiasi cosa accada ognuno di noi venga riconfermato in quello che crede. Io per esempio ho sempre pensato che se "siamo dove siamo" è per carenza di dialogo, non per eccesso. Comunque coerentemente ai principi del dialogo prenderò in seria considerazione le vostre affermazioni, là dove sono supportate da motivazioni. Qui ora vorrei solo ricordare che il dialogo è un valore che la chiesa auspica e predica da ben prima del Concilio. Lo stesso dialogo interreligioso di cui anche l'attuale pontefice si fa carico risponde ad una percorso della chiesa intera nel solco magisteriale della Unitatis Redintegratio. Permettetemi solo una citazione, di Pio XII, a testimonianza del fatto che se il dialogo è una via sbagliata, allora ci siamo sbagliati in parecchi. "La chiesa, corpo vivente, mancherebbe di qualcosa di vitale se l'opinione ecclesiale mancasse, e questo sarebbe un difetto che ricadrebbe sui pastori e sui fedeli"

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  19. Ascolti, Mauro, qui non è tanto un problema di dialogo. E' un problema di dottrina, di magistero, di dogmatica, di fondamenti stessi del Cristianesimo. In questa intervista leggiamo affermazioni che confliggono in radice con alcuni insegnamenti della Chiesa. Apprendiamo, per esempio, che le battaglie per la vita hanno una data scadenza... Ormai l'aborto ce lo siamo giocato, dice Küng, inutile tornarci sopra. Lei comprende che affermazioni come questa sono - non voglio usare parole grosse - aberranti. Oppure prenda la questione del sacerdozio femminile. Perché Küng, così solerte nell'appellarsi alla Chiesa delle origini quando si tratta dell'"elezione episcopale" non si appella alle origini e a tutta la Tradizione ininterrotta, occidentale e orientale, dai tempi del Nuovo Testamento a oggi, quando agita la questione dell'ordinazione alle donne? La Chiesa, anche se la maggioranza dei suoi vescovi volesse, non può ammettere l'ordinazione femminile: se lo facesse sconfesserebbe duemila anni di Tradizione, sconfesserebbe gli atti stessi di Nostro Signore, confutando e annientando in tal modo se stessa (ma forse è questo ciò che Küng vuole). E ancora, la questione della Messa antica. A parte l'erronea affermazione secondo cui la Messa "immortalata" a Trento sarebbe un figmentum medievale, un teologo in buona fede non può bollare come un ferrovecchio la forma rituale alla quale si sono abbeverati per secoli e secoli le generazioni dei cristiani, nonché la grande maggioranza dei massimi santi che la Chiesa latina ha conosciuto.
    Insomma, caro Mauro, qui non si tratta di essere faziosi, esaltati, fanatici, forcaioli, intolleranti, ecc. ecc., si tratta di riaffermare, incessantemente, le eterne verità della fede cristiana. Ascolti, Mauro, qui non è tanto un problema di dialogo. E' un problema di dottrina, di magistero, di dogmatica, di fondamenti stessi del Cristianesimo. In questa intervista leggiamo affermazioni che confliggono in radice con alcuni insegnamenti della Chiesa. Apprendiamo, per esempio, che le battaglie per la vita hanno una data scadenza... Ormai l'aborto ce lo siamo giocato, dice Küng, inutile tornarci sopra. Lei comprende che affermazioni come questa sono - non voglio usare parole grosse - aberranti. Oppure prenda la questione del sacerdozio femminile. Perché Küng, così solerte nell'appellarsi alla Chiesa delle origini quando si tratta dell'"elezione episcopale" non si appella alle origini e a tutta la Tradizione ininterrotta, occidentale e orientale, dai tempi del Nuovo Testamento a oggi, quando agita la questione dell'ordinazione alle donne? La Chiesa, anche se la maggioranza dei suoi vescovi volesse, non può ammettere l'ordinazione femminile: se lo facesse sconfesserebbe duemila anni di Tradizione, sconfesserebbe gli atti stessi di Nostro Signore, confutando e annientando in tal modo se stessa (ma forse è questo ciò che Küng vuole). E ancora, la questione della Messa antica. A parte l'erronea affermazione secondo cui la Messa "immortalata" a Trento sarebbe un figmentum medievale, un teologo in buona fede non può bollare come un ferrovecchio la forma rituale alla quale si sono abbeverati per secoli e secoli le generazioni dei cristiani, nonché la grande maggioranza dei massimi santi che la Chiesa latina ha conosciuto.
    Insomma, caro Mauro, qui non si tratta di essere esaltati faziosi, fanatici e intolleranti, ma di difendere l'eterna architettura della nostra fede. Nessuno qui vuole bruciare Küng. Le dico di più, nessuno vuole impedirgli di parlare, purché non lo faccia con titoli che non gli competono: egli NON è un teologo cattolico. Le sue sono vedute personali, che in alcuni casi si incagliano nell'eresia, perché negano appunto verità di fede.
    E oltre a tutte queste considerazioni, incitare i cristiani, con le parole o con i fatti, alla divisione, spargere il seme della discordia come in varie occasioni Küng ha fatto, è un'azione maligna, al di là delle intenzioni di chi la compie.

    E mi permetta, Mauro, una considerazione personale. E' doloroso vedere un uomo che arriva alla fine della sua vita mostrando tanta durezza di cuore. Nei giovani, che spesso pensano che il mondo sia iniziato con loro, la cosa è comprensibile, ma in una persona anziana è tragico. Per questo tanto più la acre si fa il livore degli Hans Küng, tanto più luminosa si fa la mansuetudine dei Benedetto XVI.

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  20. Il copia-incolla ha trasformato parzialmente trasformato il post in un mantra... Mi dispiace. Diciamo che repetita iuvant...

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  21. DANTE PASTORELLI22 marzo 2009 19:36

    Quando si fan citazioni sarebbe opportuno indicare il documento da cui sono tratte. Una frase extrapolata dal suo contesto non significa niente e può avere il significato opposto a quello reale.
    La "Mortalium animos" è infallibile e condanna il pancristianesimo, gl'incontri variopininti in cui la Chiesa rappresenta una religione fra le altre, e condanna la dottrina dei punti fondamentali.
    Su questo solco deve andare la Unitatis redintegratio. Provate a fare un confronto, anche con le encicliche di Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII ecc. Io attendo delucidazioni in merito.
    Il dialogo per i cattolici è quello che ha voluto Cristo, con un comandamento: andate e rendete discepole tutte le genti.("mateteusate" in greco significa "rendete discepole", che è ben più del più comune "ammaestrate". La Chiesa ha il dovere di presentare Cristo e non può mutare della dottrina "iota unum".
    Dalle altre religioni non ha niente da imparare perché ha in sé tutta la Rivelazione e tutta la Verità.
    Qui c'è chi si strappa le vesti perché la Fraternità S. Pio X vuole discutere alcuni punti del Concilio, e poi ci si viene a dire che bisogna dialogar con altre confessioni cristiane e religioni non cristiane, senza restar sulle nostre posizioni?
    Ebbene sì: la religione cattolica non ha da esser completata da nessun'altra religione né da altre confessioni cristiane che quel che di cristiano ancora mantengono
    l' hann'avuto in eredità dalla Chiesa.
    La Verità o è o non è.
    Se poi si vuole il dialogo su problemi sociali, politici, economici evidentemente è un'altra cosa. Ed anche in questo campo nessuno ha da insegnar niente alla Chiesa che ha la sua dottrina sociale che nella Verità affonda le sue radici. Nessun problema sociale, politico o economico può esser risolto se non alla luce di Cristo.

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  22. Ciò che nella Chiesa manca tuttora è propio il dialogo,inteso nel senso di una autentica riflessione comune. A distanza di 4 decenni dal Vaticano II il dialogo interno è solo imposizione.
    Qualche esempio;
    Il concilio è stato imposto, senza mezzi termini, e spesso con feroce brutalità.
    La riforma liturgica: idem.
    La richiesta della messa antica non viene discussa -tramite un dialogo che permetta di capire le motivazioni altrui- ma concessa (pochi casi) o negata (molti casi) senza sforzarsi di investigare e capire motivazioni profonde che quindi non solo non sono conosciute, o lo sono in maniera distorta, ma vengon pure derise, irrise, sbeffeggiate e vituperate.
    Lo stesso dialogo ad extra si concretizza nell'accondiscendenza spesso servile verso gli altri; in questo caso non c'è lo sforzo di capire l'altro ma solo di ingraziarselo.
    Quello poi che all'interno può apparire un dialogo è solo anarchia; andate a vedere cosa dicono i teologi italiani e troverete un bazar delle più astruse e variopinte opinioni che nessuno vaglia, nessuno, tampoco, giudica e condanna (condannare! non sia mai!! son cose preconciliari!). Ecco che cosa è il dialogo e come lo si vive oggi nella Chiesa.

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  23. Caro Mauro, lei dice: “qui ora vorrei solo ricordare che il dialogo è un valore che la chiesa auspica e predica da ben prima del Concilio”
    Io le rispondo con una mezza pagina tratta da IOTA UNUM di Romano Amerio (facilmente reperibile su Internet). Non si faccia intimorire da termini filosofici specialistici. A questo riguardo per agevolarle la lettura ho messo tra parentesi il loro significato in linguaggio corrente.

    Dialogo e discussionismo nella Chiesa postconciliare. Il dialogo in «Ecclesiam suam». - Nel vocabolo dialogo si è consumata la più grande variazione della mentalità della Chiesa postconciliare, soltanto paragonabile a quella seguita al vocabolo libertà nel secolo scorso. Il vocabolo è del tutto incognito e inusitato nella dottrina prima del Concilio. Non si trova una sola volta nei Concilii antecedenti, non nelle encicliche papali, non nell'omiletica ( nelle omelie) e nella parenetica ( persuasione, ammonizione) pastorale. Nel Vaticano II il termine dialogus appare ventotto volte, di cui dodici nel decreto Unitatis redintegratio sull'ecumenismo. Ma questa parola, nuovissima nella Chiesa cattolica, diventa, con propagazione fulminea e con enorme dilatazione semantica, il vocabolo principe della protologia ( fondamenti filosofici) postconciliare e la categoria universale della mentalità neoterica ( moderna). Si parla non pure di dialogo ecumenico, di dialogo tra Chiesa e mondo, di dialogo ecclesiale ma, con inaudita catacresi (estensione) si ascrive struttura dialogica alla teologia, alla pedagogia, alla catechesi, alla Monotriade, alla storia della salvezza, alla scuola, alla famiglia, al sacerdozio, ai sacramenti, alla redenzione, e a quant'altro era stato per secoli nella Chiesa senza che quel concetto fosse nelle menti e quel vocabolo nel linguaggio.

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  24. Ho letto stancamente l'intervista l'ultima intervista del dott. Kung. Le solite cose, i soliti ritornelli, le solite tesi che ripete da anni, la solita noia. Argomenti triti e ritriti. Suggerisco all'illustre teologo di farsi fare una T.A.C. al cervello, possibilmente con mezzo di contrasto. Alessandro

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