martedì 17 febbraio 2009

Intervista a mons. Fellay: 'chissà chi è più vicino al Papa, tra noi e certi vescovi...'

- Mons. Fellay, quando tornerà in Vaticano?
Non è fissata alcuna data. Dopo la tormenta che c’è appena stata, abbiamo bisogno di recuperare gli spiriti.

- E le discussioni con Roma che avete ormai accettato, quando saranno?
Anche qui, nessuna data... ma sì, stanno per cominciare.

- Saranno discussioni lunghe? Avete un calendario?
Potrebbero essere ben lunghe se si considera quel che è appena successo. Non per causa nostra, ma delle reazioni nell’insieme della Chiesa, specie per le nostre posizioni sul concilio Vaticano II. Il concilio ha messo molti termini ambigui nei suoi testi per ottenere una maggioranza più ampia. Noi lo paghiamo oggi. I testi non sono chiari e c’è una moltitudine di interpretazioni diverse che hanno percorso la Chiesa. Se non si vuole l’esplosione della Chiesa, dei chiarimenti su questo concilio che si è voluto pastorale e non dogmatico, sono urgenti. Già Giovanni Paolo II diceva nel 1982 che l’eresia è diffusa a piene mani nella Chiesa. Noi siamo dunque felici che Roma parli di colloqui necessari con noi per trattare delle questioni di fondo. Ma ci vorrà probabilmente del tempo.

- Ma Benedetto XVI ha già un’interpretazione precisa del Vaticano II
Durante l’udienza che mi ha accordato nel 2005, mi disse che l’unica interpretazione possibile del Vaticano II era quella che seguiva il criterio della Tradizione vivente. Il 22 dicembre dello stesso anno, ha chiaramente condannato l’ermeneutica della rottura col passato della Chiesa. Ma è troppo vasto e troppo vago. Occorrerà precisare.

- Il Papa ha fatto un grande passo verso di voi ma si ha l’impressione che si ritrovi un po’ solo, lasciato da numerosi vescovi che apparentemente non vi vogliono troppo nella Chiesa.
Nel momento in cui si parla di un ritorno alla piena comunione, il Papa è forse effettivamente sul punto di chiedersi chi, tra certi vescovi e noi, è più vicino a lui.

- Attraverso il motu proprio sull’antica messa e la revoca delle scomuniche contro di voi. Benedetto XVI ha fatto dei gesti spettacolari e unilaterali. Ma quale sarà il vostro gesto?
Noi abbiamo già risposto affermando la nostra volontà di intraprendere con stato d’animo positivo il cammino di discussione indicato dal S. Padre. Ma non vogliamo farlo con precipitazione. Quando si cammina su un campo minato, occorre prudenza e moderazione.

- Voi avete comunque la speranza di arrivare a un consenso dottrinale col Papa...
Questo sembra difficile. Certo, si ha l’impressione che sia vicino a noi sulla questione liturgica. D’altro lato, tiene profondamente alle novità del Vaticano II. Ci occorrerà vedere in quale misura le divergenze derivano da filosofie differenti. Una discussione seria richiede un minimo di fiducia. Per arrivare a creare questo clima più sereno, avevamo precisamente domandato dei gesti a Roma, tra cui la revoca della scomunica. Speriamo ora che questo lavoro porti alla Chiesa una maggiore chiarezza dottrinale. Ci sono in effetti troppe ambiguità nel concilio Vaticano II.

- VI rendete comunque conto che vi si domanderà di accettare il Vaticano II.
E’ quello che è stato appena ricordato fortemente nella nota della Segreteria di Stato del 4 febbraio 2009. Ma la S. Sede non può dare oggi al concilio più autorità di quella che quest’ultimo non si sia voluto dare da solo. Ora, esso no ha voluto impegnare l’infallibilità, resta dunque a un grado di autorità ben inferiore. Non sarà mai un superdogma e dovrà sempre essere apprezzato secondo il criterio del Magistero costante della Chuesa. Né la fede né la Chiesa cominciano al Vaticano II.

- E se voi andate in direzione di Roma, teme una scissione all’interno della Fraternità?
Non troppo, ma tutto è sempre possibile- Ci sarebbe un tale rischio se si cercasse con Roma un accordo solo canonico e non una soluzione che tocchi il merito del problema, che è la crisi dottrinale e morale nella Chiesa. Ma non è questo il caso.

- E infine Mons. Williamson, a cui ha domandato delle dichiarazioni sulla questione della Shoà in un termine "ragionevole"?
Lavora al problema e prenderà le sue responsabilità. Ma bisogna lasciargli del tempo perché vuole studiare seriamente per dare una risposta sincera e vera.



Fonte: Le Nouvelliste 16.2.09

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