Post in evidenza

URGENTE APPELLO AI GRUPPI STABILI ITALIANI: comunicateci conferme o variazioni alle vostre Messe

ABBIAMO URGENTE BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO!  Viste le ultime notizie sulla CEI e sulle risposte dei Vescovi  sul Summorum Pontificum i...

sabato 28 febbraio 2009

In Canada: inginocchiatevi alla consacrazione!



La notizia non è fresca e la trovate a questo link; ma in un’epoca in cui si continuano a buttar via panche e inginocchiatoi dalle chiese, per sostituirli con seggioline da sala d’aspetto del medico della mutua, ci sembra un rinfrescante sorso d’acqua fresca che... fa sempre piacere. Ecco, secondo il giornale The Ottawa Citizen del 3 dicembre scorso, quanto ha disposto l’Arcivescovo di quella città, Mons. Terence Prendergast (raffigurato nella foto qui sopra):



L’arcivescovo di Ottawa ha ordinato che tutti i cattolici si conformino nel modo di inginocchiarsi durante la Messa, nonostante diffuse lamentele che uniformità non significa santità, e nemmeno unità. L’Arcivescovo Prendergast ha chiesto, con una lettera circolare, che ognuno si inginocchi durante la preghiera eucaristica, dal Santo fino a "Mistero della Fede": cinque minuti in tutto [shocking!]
Al momento, alcuni stanno in piedi per quasi tutta la preghiera, inginocchiandosi solo quando il prete prepara la comunione [sic!]. Altri stanno in piedi sempre, altri sempre inginocchiati. L’Arcivescovo scrive: "ho notato un ampio ventaglio di pratiche... che rappresentano un’assenza di armonia in una materia in cui dovremmo essere uniti: l’adorazione di Dio. So che può non essere facile per alcuni da accettare. Comunque, sono convinto che l’applicazione di questa regola porterà benedizioni alla nostra arcidiocesi e vi invito a cooperare".
In un'intervista successiva, ha spiegato: "E’ un segno di riverenza. La gente dice: ‘non mi piace, siamo un popolo libero, non dobbiamo più inginocchiarci a Dio’ e io rispondo ‘Aspettate, noi dobbiamo inchinarci a Dio. Cristo si inginocchiò nel giardino. La gente si inginocchiava davanti a Gesù. Perché non possiamo farlo noi per pochi minuti a Messa?’"

[...]

Sembra una piccola cosa chiedere ai fedeli di inginocchiarsi a Messa, ma gli oppositori dicono che quello è il punto, specialmente perché questo è il primo ordine fermo dell’arcivescovo dacché si è insediato l’anno scorso.
"E’ tutto quello che sanno pensare?" si è chiesto l’ex consigliere di Ottawa Toddy Kehoe, un parrocchiano di St. Joseph’s: "Non mi pare che la chiesa cattolica si occupi di cose amorevoli. Non li vedo come la comunità che si cura degli altri come dovrebbe essere. Non importa se uno sta in piedi o in ginocchio".
Il rev. Richard Kelly di St. Joseph’s ha rifiutato di commentare, così come il membro dello staff parrocchiale che pur aveva scritto in una mail: "E’ difficile credere che un inginocchiatoio sia un argomento di quella importanza, e vorrei poter dire qualcosa di significativo per quel pezzo di mobilio, e per la postura di preghiera che ci si chiede di assumere, ma viviamo in tempi difficili e il focus per noi come parrocchia è davvero come possiamo partecipare nella verità e nel processo di riconciliazione con la comunità aborigena del Canada" [un culmine di involontario umorismo. ‘Benaltrismo’ ai suoi massimi livelli: si proponga qualsiasi cosa di buono, gli oppositori, non potendo dire che l’innovazione è cattiva, diranno sempre che ‘ben altri sono i problemi da affrontare’. Ma quello della riconciliazione con gli aborigeni... wow! E soprattutto, che cosa c’entri con l’inginocchiarsi...]
Perfino il rev. William Burke, direttore associato dell’ufficio liturgico nazionale alla conferenza episcopale canadese, si è rifiutato di commentare per paura di alimentare la controversia. I vescovi canadesi hanno già concordato di adottare questa regola quando il nuovo messale sarà introdotto nel prossimo futuro.
L’arcivescovo Prendergast riconosce le tensioni sottostanti: "Ogni volta che parli di liturgia, si ripercuote su qualsiasi altra cosa che avviene nella Chiesa. Proprio ora, la Chiesa cattolica si domanda: ‘La Messa, è una cosa nostra, oppure di Dio? C’è una certa tensione nella Chiesa su questo. Dopo 40 anni dal Concilio Vaticano, ci siamo allontanati da certi aspetti di riverenza; stiamo cercando di avere più armonia e coordinazione. L’armonia aiuterà a sostenere un senso del culto divino, qualcosa che è sfuggito via. Quel che è accaduto alla liturgia è che le si è chiesto di contenere troppe cose. Ad una Messa, la gente divenne così entusiasta nel salutarsi allo scambio della pace, che ci sono voluti 45 minuti per ritornare ai banchi e riprendere la funzione. Questo non c’entra con la Messa. Che riguarda invece l’adorazione di Dio. Una volta, nessuno mai applaudiva. Ora, applaudono per qualsiasi cosa. Diventa più come un concerto".

Circa il suo messaggio autoritario, Mons Prendergast ha detto: "Il vescovo è il mentore della liturgia, il moderatore, quello che dirige il gioco. Cerco di farlo con gentilezza".
Nondimeno, sia al clero sia ai fedeli dice: "So che non siete d’accordo, ma vorrei che mi seguiste. Se qualcuno viene in chiesa e ostinatamente resta in piedi, non verrà richiesto di andarsene. Certo ti domandi: che cosa provano quando ci sono 2 persone in piedi in una chiesa e 500 in ginocchio? Certe persone devono sempre farti sapere che hanno ragione loro".

32 commenti:

  1. Le reazioni all'intervento vescovile (per altro, più che lecito ed appropriato, tanto nella sostanza che nella forma) sopra riportate inducono ad una desolata considerazione circa la totale carenza di preparazione, anche soltanto "catechistica" (per non parlar d'altro!), dei laici e dei sacerdoti di quelle terre i quali, con tutta evidenza, manifestano di necessitare urgentemente di una massiccia e seria opera di totale rievangelizzazione.

    Non a caso, come efficacemente illustrato in una recente informativa di questo stesso blog, il grafico delle vocazioni canadesi è letteralmente in picchiata e, dalle immagini sempre lì riportate, parrebbe di poter cogliere un'assoluta crisi d'identità di molti dei religiosi rimasti, che sembrerebbero non riuscire nemmeno più a comprendere l'effettivo senso che dovrebbe reggere l'essenza stessa della loro vocazione.

    Cordialmente.

    RispondiElimina
  2. Duomo di Firenze, qualche mese fa: il sacerdote si accinge a distribuire la Comunione.
    Invita i fedeli ad avvicinarsi: "Ma mi raccomando: venite qui e restate in piedi. Non vi mettete in ginocchio, come fanno i vecchi tradizionalisti. In ginocchio si mettono gli schiavi, come i musulmani. Noi invece siamo liberi, siamo amici di Dio e dobbiamo rimanere in piedi".
    Strano che però lui, libero e amico di Dio, si genuflette alla Consacrazione.

    RispondiElimina
  3. Ma sbaglio o la foto del vescovo si riferisce ad una messa celebrata more antiquo?

    RispondiElimina
  4. Polonia; qualche anno fa: Il prete cdurante la predica informa i fedeli che da quel giorno la Comunione si sarebbe ricevuta in piedi. Una suora va in fondo alla chiesa, prende una candela accesa e si mette in ginocchio ed avanza lentamente sempre in ginocchio, fino ad arrivare ai piedi dell'altare al momento della Comunione che riceve in ginocchio con la candela in mano; i fedeli la seguono e si inginocchiano tutti. il prete non batte ciglio, ma al termine della messa, come niente fosse, annuncia che la comunione da quel giorno si sarebbe continuato a farla in ginocchio.


    Altra storia altro luogo: una fedele si inginocchia per la Comunione prontamente e perentoriamente invitata ad alzarsi da celebrante: la signora gli risponde: "mi inginocchio per Lui, non mi alzo per lei!

    Io ricevo la santa Comunione in ginocchio da diversi anni, e mai nessuno mi ha detto nulla, ma se qualcuno mi dovesse dire qualcosa............ la risposta sarebbe pronta.

    RispondiElimina
  5. Da un sistema rigoroso ad uno permissivo il passo e' semplice(anche se talora fatale,vedi la strada che conduce all'Inferno secondo il S.Vangelo);l'ipotesi inversa comporta sforzo e grande determinazione.Osserviamo cosa e' avvenuto nella Chiesa nel campo della disciplina eucaristica.Prima digiuno dalla mezzanotte,poi digiuno da tre ore,poi da un'ora: di fatto oggi quasi nessuno osserva il digiuno eucaristico.Prima si stava in ginocchio e non si usavano le mani,poi si stava in piedi ma si usava solo la bocca,ora si sta in piedi e si usano le mani.Identico discorso si potrebbe fare in materia di vigilie,digiuni ed astinenze.Se prendiamo altri settori della vita ecclesiale si osserva,palesemente, una corrispondente omologa "direzionalita'".Persino nelle Cause dei Santi ove,al posto dei (da Benedetto XIV?)previsti due miracoli +due miracoli, oggi,per effetto della nuova disciplina woytiliana,sono richiesti solo un miracolo+un miracolo.A nessuno come a me piace l'animus che e' sottinteso alle iniziative di Papa Benedetto,prego per il loro felice esito e supplico l'Onnipotente di concedermi,anche se indegno, la grazia di morire in una Chiesa non troppo dissimile a Quella in cui nacqui,ben prima del citatissimo Concilio.C'e' un PERO' che non sfugge a quel minimo di onesta' morale presente in ogni coscienza umana,e quindi anche alla mia.Possiamo noi dare la colpa di tutto quello che e' successo,che non funziona e non ci aggrada ai progressisti?Quale,tra le mille e mille disposizioni che hanno indirizzato la Chiesa nel punto che e' ora (infra ce n'e' un piccolissimo ma significativo scampolo),reca mai la firma di un Martini,di un Bianchi,di un Kung?Chi ha nominato i cardinali,gli arcivescovi ed i vescovi che ben conosciamo?Il fantasma di Dossetti,per caso?In fondo,oggi,proprio i modernisti si sentono e sono,per ironia della sorte,i veri Campioni dell'Ortodossia.E,pur avversandoli,anzi aborrendoli,devo confessare in tutta coscienza che non trovo affatto strano il loro sentirsi traditi.

    RispondiElimina
  6. Anche a me, in estate, a Jesolo, alcuni anni fa capitò la disgrazia d'un prete che m'intimò due volte d'alzarmi perché m'ero messo in ginocchio per far la Comunione. Io restai in ginocchio e con aria schifata non mi saltò, com'è accaduto a qualcuno nel napoletano.
    A fine Messa andai a chiedergli spiegazioni: rispose che quello era l'ordine del papa e dei vescovi. Gli ricordai la Redemptionis Sacramentum e lui ribattè che l'aveva letta e che per questo mi rispondeva con tanta sicurezza!
    Gli proposi, poiché ero per una decina di giorni al mare e non potevo portarmi una biblioteca dietro, di leggerla insieme in parrocchia, ma si rifiutò.
    Ne seguì una corrispondenza che per conoscenza mandai al Patriarca Scola, che non rispose. Mi divertii allora a pubblicarla nel mio bollettino.
    Ignorante ed arrogante.

    RispondiElimina
  7. Ogni iniziativa che "puzza" di tradizionalismo viene puntualmente accolta con polemica e disgusto!
    Se invece il Vescovo avesse disposto che i fedeli potessero rimanere in piedi durante la Consacrazione, nessuno si sarebbe lamentato!

    RispondiElimina
  8. Ogni iniziativa che "puzza" di tradizionalismo viene puntualmente accolta con polemica e disgusto!
    Se invece il Vescovo avesse disposto che i fedeli potessero rimanere in piedi durante la Consacrazione, nessuno si sarebbe lamentato!

    RispondiElimina
  9. Di chi la colpa? Le riforme, e gli abusi che ne son derivati e non sono stati debellati da chi ne aveva l'autorità ed il dovere, provengono dai progressisti, Papi, vescovi e preti. Poi c'è la massa degl'informi, ad ogni livello, che non ha saputo e voluto opporsi perché il coraggio chi non ce l'ha non se lo può dare.
    Pochi nella massa dei preti, ed anche dei fedeli, hanno avuto la forza di reagire e tener duro. E sono stati oggetto di persecuzione ed emarginazione.

    RispondiElimina
  10. Nel suo intelligente intervento l'ANONIMO delle 21,59 (28 feb) segnala un elemento da non trascurare. I cd progressisti hanno la responsabilità della semina, l'omissione dell'estirpazione, e, anzi, in certi casi l'irrorazione e la cura della gramigna va ad altri.

    Quando alla "massa degli informi", non ha gran colpe. Educata per secoli a cieca e sorda obbedienza nonché alla deroga dalla più alta facoltà che il buon Dio ci ha donato, non poteva e non può certo levarsi contro alterazioni e abusi, quando queste vengono attuate da coloro che è stata abituata a considerare come le autorità. Lo si è visto anche recentemente in certe diocesi, dove c'è stato chi pur amando la forma antica del rito ha abbandonato coloro che la celebravano perché questi ultimi non si erano sottomessi alle disposizioni di vescovo e autorità romane.

    No, la responsabilità va cercata più su, e non a caso nessuno di noi, informe o meno, è - credo - vescovo, cardinale o papa.

    Già detto, ma repetita iuvant: finché non si troverà il coraggio di accantonare i luoghi comuni sui lunghi anni di Giovanni Paolo II e di ripensare quel periodo con la dovuta freddezza, si caveranno ben pochi ragni dai buchi.

    F. Pernice

    RispondiElimina
  11. Caro Dante Pastorelli,ammiro la Tua grande onesta' intellettuale:pane al pane,vino al vino.Se la Chiesa fosse stata guidata meglio(cioe' senza tentennamenti alla Carlo Alberto e senza spaventosissime ovvieta' alla Ciampi)non si sarebbero prodotti,nel postconcilio,tutti questi sbrachi.Invece si e' VOLUTA creare una "moda" e Tu sai meglio di me quanto conti anche un centimetro di altezza di mitra indossata dal Papa per inviare,in forma subliminale o esplicita,dei messaggi in un senso o in un altro all'intero Orbe Cattolico!Ancora mi duole il ricordo un Angelus di GPII (ma ho grande imbarazzo a scegliere nello sterminato florilegio...)dove l'imminente solennita' del Sacro Cuore di Gesu' fu commentata dal Pontefice con queste parole,apparentemente innocue:la devozione al Cuore di Gesu' puo'(sic!)ancora(SIC!)dare un utile(sic!) contributo alla pace ecc......Nota l'omissione del SACRO,nota l'alea del PUO',nota la blasfemia dell'ANCORA(quasicche' le devozioni abbiano una vita biologica poi si gettan via perche' non son piu' bone) ,nota la piccineria dell'UTILE(quasi fosse un prodotto da acquistare scontato al discount).Ora ripeti l'operazione giorno dopo giorno,mese dopo mese,anno dopo anno, e vedi che bei risultati si creano nella MENTALITA' dei fedeli senza che questi se ne accorgano.La somma dei peccati, veniali quanto vuoi,commessi con pertinace monotonia dai Sommi Pontefici in questi ultimi decenni,ha avuto un peso incalcolabile nel creare lo sfascio di tutto.Per questo,anche a lume di naso,il regnante Pontefice "suona diverso" alle masse di quei fedeli che,anagraficamente piu'giovani di noi,hanno cognizione della SOLA Chiesa postconciliare.Quello che dico mi duole assai,pero',pur "papista e madonnaro" o forse proprio per questo,"viam veritatis elegi" per dirla col Salmista.Tanti cari saluti.Pietro

    RispondiElimina
  12. La massa degl'informi ha enormi colpe: l'obbedienza si deve a chi ci invita o ordina di servire Dio come sempre la Chiesa ha fatto. Dinnanzi a pratiche che la millenaria devozione smantellano, questa massa d'informi non ha saputo usare il libero arbitrio, la coscienza guidata dalla retta ragione: ha seguito gli uomini e non Dio.
    E poiché si tratta di persone formate per guidare i fedeli non potevano e non possono non distinguere il bene dal male.
    Dunque, non hanno scelto il bene.
    Dovranno render conto d'ogni anima che non hanno aiutato a salvarsi.

    RispondiElimina
  13. Lei ha parole molto dure, Dante, ma è pur vero che quando la posta in gioco e tanta e tale è forse meglio eccedere in schiettezza che in levità.

    Mi avvedo però che con "massa degli informi" lei si riferisce al clero. Mentre io mi riferivo essenzialmente alla massa dei fedeli, che, come accennai altrove, si è trovata a dover prendere posizione di fronte a un'inedita contraddizione tra Tradizione liturgica e Custode della Tradizione, cioè tra due obbedienze. Io credo, ma posso ingannarmi, che la gran parte di quei poveri laici si sia trovata del tutto disorientata. Da un lato era stata abituata a pendere letteralmente dalle labbra dei pontefici e del clero in tutta la sua gerarchia, dall'altro non riusciva a darsi ragione (e a ragione) dello stravolgimento della Tradizione liturgica. Ecco, io in quel disorientamento non riesco a vedere una gran colpa (ma potrei sempre sbagliarmi).

    F. Pernice

    RispondiElimina
  14. Caro FRANCO, le responsabilità ricadono per la massima parte sulla grande maggioranza del clero, e, sottolineavo, ad ogni livello.
    I fedeli son rimasti disorientati.
    Ma anche tra di loro ci sono i responsabili dello sfascio: coloro che, pur avendone la preparazione, si sono accucciati nella falsa quanto comoda sicurezza d'un presunto dovere di obbedienza in ogni circostanza. Questi fedeli formati ed informati avrebbero dovuto e dovrebbero resistere ad ordini e prassi che urtavano ed urtano la loro coscienza. Ma il quieto vivere e ed il demandare, anch'esso comodo, ai pastori, spesso riconosciuti causa del degrado ecclesiale, anche la loro personale responsabilità, li ha resi poco a poco indifferenti.
    E non è un titolo di merito.

    RispondiElimina
  15. Fotografia vera al dettaglio microscopico di quanto successo!Come al solito Dante e' Dante!

    RispondiElimina
  16. Caro anonimo (ma datevi un nick!)
    "I' mi son un che quando / Amor mi spira, noto, ed a quel modo / ch'e' ditta dentro vo significando".
    Amore per la Chiesa

    RispondiElimina
  17. Sperando di poter fare cosa spiritualmente utile a qualcuno, mi permetterei di portare la mia modesta testimonianza, quale elemento della "massa informe".

    A fronte di certi stravolgimenti della Fede (operati,per la verità, anche da tanti poveri sacerdoti che, magari non eccessivamente intelligenti, sia pure con riserve mentali,avevano passivamente osservato il solenne voto di obbedienza prestato alle gerarchie ecclesiastiche), negli anni '70, prima ancora della maggiore età, mi ero rifugiato nella preghiera individuale che conducevo nelle chiese quando deserte e nella meditazione di alcuni dei testi classici della Pietà Cristiana , pressoché disertando le cerimonie religiose.

    In certo qual modo, i nuovi riti ed i nuovi temi della predicazione mi parevano una forma di demagogico tradimento della mia Fede (o meglio, di quella Fede di sempre che mi era stata tramandata nei miei primi anni di vita); comparavo quanto mi capitava di sentire da parte di numerosi ecclesiastici (soprattutto nel corso delle prediche di quelle poche Messe alle quali, per ragioni del tutto contingenti, mi capitava di assistere) con il Catechismo di San Pio X ed il risultato, quasi sempre, mi suonava assolutamente sconcertante.

    Avevo anche sporadicamente frequentato alcuni raggruppamenti che, formalmente, si posizionavano in area cosiddetta tradizionalista, ma ne avevo tratto la netta sensazione che,in realtà, altro non fossero se non dei consessi dotati di spiccate finalità politiche (attività all'epoca tanto coltivata e diffusa), così come eloquentemente dimostrava il fatto che, nell'occasione delle consultazioni politiche od amministrative, questi gruppi praticamente si convertissero in comitati elettorali in favore di certi personaggi che, nel mio parere, all'atto pratico, non differivano poi più di tanto (se non per l'esibizione di un'ideologia anticomunista di maniera), rispetto ai vari "cattolici adulti" di oggidì.

    Tutt'altra impressione mi aveva invece suscitato la figura di Mons. Lefebvre ad una cui Messa ad Econe ebbi ad assistere (nel merito, mi sono sempre detto:"Non so davvero se mai, nella vita terrena, mi sarà concesso d'incontrare un Santo, ma,se mai dovesse succedere, il Santo me lo immagino proprio così: come Mons.Lefebvre!"), ma, sempre fedele al mio Catechismo di San Pio X, pur notevolmente consonando con le sue analisi, le sue riflessioni e le sue manifestazioni di indubbia pietà, uno "strappo" così netto con Santa Madre Chiesa non mi sentivo spiritualmente proprio di farlo (un' analoga ragione,del resto, mi aveva impedito la frequentazione della Chiesa Ortodossa) ... e così, per moltissimi anni, mi rassegnai ad impersonificare la bizzarra figura del "cattolico orfano". Usavo dire fra me e me: "I novatori sono riusciti a togliermi quella precezione esternata della Misura di Dio che, talvolta, a tratti, mi pareva aleggiare misteriosa nella Santa Messa; per questo, li perdoni pure il Signore che è "bontà infinita", perché io, che tanta perfezione non ho la presunzione di possedere, non riuscirò mai a farlo!".

    Dopo il primo Indulto, a distanza di tanti anni, ebbi finalmente la possibilità di riaccostarmi ad una pratica religiosa che, sino ad allora, mi ero rassegnato a dover ormai considerare come l'immagine, sempre più sbiadita, di un remoto rimpianto ed ora grazie ad un "Motu Proprio" e ad una figura di Pontefice che, davvero grandemente, mi hanno riconciliato con il concetto dell'effettivo operare della Divina Provvidenza, comincio a cogliere qualche segno tangibile (seppur ancor timido) di una "inversione di tendenza". Il che, per un soggetto che, oramai da lunghi anni, si era rassegnato al suo ruolo di "orfano spirituale",non è davvero poca cosa.

    Come è noto, i tempi della Chiesa notevolmente eccedono quelli degli uomini eppure, comincio davvero a sperare che, se Dio ci donerà Papa Benedetto XVI per qualche anno ancora, la mia personale riconciliazione con la Chiesa (istituzione) potrà dirsi davvero completa.

    Cordialmente.

    RispondiElimina
  18. Se posso aggiungere una piccola postilla circa il modo in cui la massa dei fedeli e lo stesso clero reagì (al 99,9% conformandosi) alla riforma liturgica del 1969, non bisogna dimenticare che quella riforma non arrivò di punto in bianco, ma fu preceduta da una lunga e lenta preparazione. Qualche post fa ricordavo i canti paraliturgici in volgare introdotti durante le messe già anteguerra. Poi bisognerebbe menzionare che riforme per un maggior ruolo del volgare nella messa ci furono già con Pio XII, sebbene questo ruolo rimanesse assai circoscritto. Ancor prima del concilio del resto molti vescovi e cardinali reclamavano la messa in volgare, e in alcune nazioni europee, per esempio in Francia, si era diffusa l'abitudine di celebrarla in questo modo nonostante i divieti. Infine nel 1965 ci fu l'ufficializzazione della messa in volgare obbligatoria, anche se si trattava ancora di una traduzione fedele del messale tradizionale. Insomma, per farla breve, quando giunse la riforma liturgica del 1969 popolo e clero la vissero (lo dico in base ai racconti, perché a quei tempi ero in fasce) come un evento praticamente normale, al quale ci si era andati preparando da decenni. Si aggiunga che quella era un'epoca in cui l'idea dominante era quella che tutto andasse cambiato, per cui le menti erano naturaliter predisposte ad accogliere una "rivoluzione liturgica". Onore dunque ai pochi che allora seppero vedere lontano e capire i guasti che si stavano innescando, e che pagarono a caro prezzo le loro denunce: ma non sarei eccessivamente severo con chi subì e accettò. Noi che siamo venuti dopo abbiamo anche il grande vantaggio del senno di poi.

    RispondiElimina
  19. Jacopo carissimo,tu adombri,nel tuo intervento,anche se indirettamente,un tema che mi ha assillato per anni.Il tema e' questo:se la Chiesa stava tanto bene fino a tutto Pacelli,come ha fatto a precipitare nel caos tutto ad un botto?Manco a dire che il Concilio era composto da gente venuta in massa da Marte.Erano infatti tutti vescovi nominati dalla "precedente amministrazione".E' vero che furono invitati ai lavori anche personaggi censurati precedentemente dal S.Officio,e fu forse una evidente imprudenza che diede lena ai novatori,ma questi invitati saranno stati una ventina al piu'.Il grosso dei vescovi era tutto di nomina pacelliana.E allora?Una volta ne parlai con Padre Virginio Rotondi,che era stato confidente di Pio XII.Egli mi disse che,finita la Guerra,quel grande Pontefice aveva seriamente pensato ad un Concilio,quantomeno per dare formale chiusura al Vaticano I,che,come ognun sa,era rimasto formalmente sospeso,dopo la brusca interruzione dovuta ai fatti di Porta Pia.Ebbene,scrisse anche a tutti gli Ordinari per tastare il polso degli umori,dei desiderata,etc.Quando cominciarono a pervenire le risposte comincio' a delinearsi un quadro che fu giudicato testualmente "apocalittico" dal Pacelli(pare che fosse questo l'ipsissimum verbum uscito dalla bocca di S.S.).Pertanto l'iniziativa fu accantonata e ci fu messo sopra non un sasso,ma un "macigno di granito"(espressione questa dell'amato Ottaviani che intendeva fare un gioco di parole allusivo al cognome di un Porporato di quei tempi,con fama consolidata di grande jettatore:un certo Granito di Belmonte).Vero o falso?Io ho sempre creduto a questa storia,non foss'altro per la stima che ho sempre portato a Padre Rotondi.Ma vera o falsa la storia,e' un fatto che non sfugge a nessuno come il declino subito percepito avvenne in stretta concomitanza,STORICA SE NON ANCO CAUSALE,con la celebrazione del Concilio(non e' del resto inusuale individuare in straordinarie adunanze il discrimen cronotassico di grandi cambiamenti nella Storia:Concilio di Trento,Stati Generali a Versailles,etc.).E' altrettanto verissimo che il "bubbone"era da tanto tempo che covava sotto un'epidermide apparentemente rosea e saluberrima.Che in fin dei conti questo benedetto Vaticano Due abbia avuto il merito di far fuoruscire tutto il pus(mi si perdonino le raccapriccianti ma efficaci metafore cliniche)?Puo' essere.E cio' trova riscontro nell'idea del "piccolo gregge" piu' volte evocata dal Ratzinger,nelle innumerevoli profezie su questo tribolatissimo periodo,comprese quelle ex ore Beatissimae Virginis,e nel quotidiano svolgersi degli eventi.Un caro saluto da Pietro

    RispondiElimina
  20. Il Vaticano II, caro Pietro, ha scoperchiato un vaso di Pandora, ma non l'ha creato. Questo è giusto riconoscerlo. I problemi erano iniziati ben prima anche di Pio XII, anche se dopo il 1960 si è assistito alla loro deflagrazione. La questione più attuale per noi oggi è che allora (parlo del Concilio e ancor più del postconcilio) ci si illuse di aver trovato soluzioni definitive, mentre invece in più di un caso si erano solo peggiorate le cose.

    RispondiElimina
  21. Sempre lucidi, Pietro e Jacopo. L'aspetto da voi messo in luce dovrebbe essere attentamente considerato da tutti coloro che amano la Tradizione. La nobiltà e la visceralità di questo amore totalizzante deve tenersi alla larga dal lievito ideologico che nella mente di molti produce un "figmentum" di Chiesa preconciliare in piena salute e in perfetto ordine. Nella storia reale della Chiesa tale idillio è esistito solo a sprazzi.

    F. Pernice

    RispondiElimina
  22. Per ogni concilio arriva il momento in cui viene veramente metabolizzato dalla cattolicità: quanto di buono ha prodotto entra così definitivamente in circolo, e quanto c'è stato di "cattivo" (dispute, polemiche, fraintendimenti, applicazioni eccessivamente zelanti eccetera...) a poco a poco sbiadisce fino a scomparire. Oggi ci si accapiglia sui canoni tridentini? Certamente no, anche se i buoni frutti di quel concilio operano ancora, né c'è bisogno di conoscere necessariamente a memoria quei canoni per goderne. Ecco, io spero che anche per il Vaticano II comincino a maturare questi tempi di metabolizzazione. Sarebbe anche ora, perché non si tratta di fatti accaduti ieri o l'altroieri.

    RispondiElimina
  23. Jacopo carissimo,non per fare una continua variazione sul tema,ma per dare un contributo ai nostri ragionamenti,ti sottopongo una questione scaturente dal tuo ultimo intervento:Tu dici,giustamente,che un Concilio debba venire metabolizzato.Il tuo enunciato viene proprio a fagiolo nel mio particolare,essendo impegnato in una ferrea dieta.Ebbene,quel po' di esperienza che sto facendo mi fa toccar con mano che non tutto,anche a parita' di apporto calorico,si smaltisce di conserva.Tutto dipende dal genere dei cibi(se proteine,carboidrati,ecc.)nonche' dal metabolismo che varia da persona a persona.Ebbene nella Chiesa,come in tutto,vige la stessa Legge.Abbiamo per la Chiesa un grande vantaggio:una storia bimillenaria ove trovar scampoli e spunti per cercare di capir meglio cio' che ci capita oggi.Ho notato,e Ti invito a dissentire se del caso,che i Concili "forti"(quelli con impegnative dichiarazioni dogmatiche,tipo Trento e Vaticano I)permettono,gia' in aula,di capire chi e' contro cosa,ed hanno un "pregio" non trascurabile:quello di mostrare SUBITO qual'e' la posizione autentica del Magistero.Se dopo Trento ci furono delle polemiche,queste avevano per tema SOLO argomenti non definiti o definiti in modo troppo generico(questioni sulla Grazia).I Concili "ondivaghi"(tipo Basilea e Vaticano II),ove si parla di tutto ma si resta il quel Limbo tra il pastorale ed il dommatico,producono documenti che,per loro natura,genesi e gestazione,fanno leva sul compromesso (tipo le leggi che escono dal Parlamento).Non dico questo per irriderne la natura,ma per una constatazione di fatto e per rispetto a cio' che avvenne REALMENTE.E' noto che,per ciascuno dei temi posti sul tappeto,venne predisposto uno schema di parte curiale.E' altrettanto noto che vennero presentate proposte piu' progressiste(assai).E'infine noto che si cerco' di accontentare un po' tutti fino al punto di puntellare l'ortodossia con notae previae nell'ipotesi,verificatasi,che taluni testi potessero "debordare".Questo spiega l'anfibologia anche lessicale di tanti documenti(un po' come il Pentateuco,ove,in filigrana,si osservano le tre fonti....).A riprova-del resto i fatti,ed i testi, sono li'a disposizione di tutti- di quanto detto,richiamo alla Tua attenzione due grandi interventi del Papa Paolo VI con i quali,fatto unico nella storia,avoco' a se' due problematiche,sottraendole d'autorita' al dibattito assembleare:la contraccezione ed il celibato ecclesiastico.E cio' perche' era scontata una pronuncia completamente "antiromana" in aula.Ebbene,questa anfibologia intrinseca dei documenti non poteva,per "difetto di nascita",far altro che dar luogo a tante-mai viste-discussioni ermeneutiche anche a distanza di mezzo secolo,condizionando,e quindi sempre piu' "corrodendo",e qui sta il danno vero e proprio,una "Magistratura" quale e' il Papato che,per la carismatica natura del Suo mandato e per la Suprema collocazione in cima a tutto,mal tollera tutto cio'che non esprima un giudizio specifico,netto,preciso e reciso.E qui siamo al postConcilio ed ai giorni nostri.Del resto,dappoiche',come dicevo,"tout se tient",te l'immagineresti una Suprema Corte di Cassazione che non decidesse una causa con un si'si' no no?Si renderebbe perciostesso completamente inutile!Per questa via,non per niente, il sommo De Maistre riusci'a dimostrare la natura substantialiter infallibile del mandato petrino,ove petrinamente inteso e petrinamente esercitato,ben 70 anni prima della sua enunciazione dogmatica.Un caro saluto da Pietro

    RispondiElimina
  24. Carissimo Pietro, anche a Trento (visto che abbiamo preso quell'importantissimo concilio come punto di riferimento: ma potremmo estendere il discorso a tutti gli altri...) si confrontarono diverse "fazioni" e su diversi punti si dovettero raggiungere compromessi non brillantissimi che infatti diedero luogo a incomprensioni e dispute. Per esempio questo avvenne a proposito dell'obbligo di residenza per i vescovi o per il sacramento del matrimonio (basta leggere i Promessi Sposi e la vicenda delle nozze "con l'inganno" tentate da Renzo e Lucia per intuire quali questioni aveva lasciato aperte il decreto tridentino sul matrimonio...). Problemi che poi il tempo, e successivi interventi, si sono incaricati di sanare. Ma non c'è assolutamente dubbio che anche i documenti del Vaticano II siano spesso il frutto di faticosi compromessi, raggiunti magari con espressioni ancipiti che si sforzavano di accontentare diversi punti di vista. Noi crediamo che il concilio abbia la speciale assistenza dello Spirito Santo e non possa non dire la verità, ma a questa verità si può anche arrivare per vie complesse e un po' bizantine. Peraltro non penso che la via giusta oggi sia quella di attaccare questa o quella enunciazione conciliare per cercare di riformularla. Lasciamo che anche il concilio Vaticano II esca dalla cronaca ed entri nella storia. Ha portato tante cose buone, e quelle rimarranno. Il resto diventerà materia per gli storici della Chiesa. Più che sulle costituzioni conciliari, bisogna concentrarsi su quello che oggi non va nella Chiesa. E' vero che molti utilizzano il concilio (spesso d'altronde stravolgendolo a proprio comodo) per giustificare questo o quello, ma io non penso che per chi ha meno di quarantacinque anni formule come "lo spirito del concilio" siano ancora una parola magica di fronte alla quale tutto il resto ammutolisce.

    RispondiElimina
  25. Caro Jacopo,concordo sulle generali,ma,per puro amore di verita'e di giustizia,non posso esimermi dal fare una piccola osservazione,se vuoi piu' di costume che di dottrina(anche se la dottrina,o di riffe o di raffe,c'entra sempre in queste materie).Come dato ormai acquisito a tutti(il grande Dante Pastorelli ne ha gia' parlato),la Costituzione DEI VERBUM ha sostanzialmente cambiato la dottrina cattolica sull'ispirazione biblica,quale definita e fissata nella Providentissimus del 1893(Papa Leone XIII,ripresa nella sostanza,per ironia della storia ,dalle solenni decisioni del Congresso di Chicago delle chiese riformate del 1978).Mi pare oltremodo bizzarro che,nel preciso momento in cui viene assai ridimensionata l'azione dello Spirito Santo nella concreta redazione della Sacra Scrittura-ad opera di un Concilio-ci sia ancora gente che sostenga che tutte le parole,le virgole ed i punti e virgola ,solo perche' usciti da un Concilio(lo stesso,poi,bada bene,della Dei Verbum) siano dettati dallo Spirito Santo.Converrai con me che e' un po' troppo.Uno studio di tutti i documenti di tutti i concili ecumenici ,se esaminati alla lettera,ed in concatenazione logica tra loro,ci dovrebbe indurre ad usare un criterio piu' "soft" anche,consentimelo,per parita' di trattamento con la Parola di Dio.

    RispondiElimina
  26. E' vero che anche durante e dopo il concilio di Trento ci furon dispute e lagnanze: ma è pur vero che ci fu tutto un fiorire di opere, dis scuole, di seminari, di ordini religiosi, di missioni, di rigogliosa rinascita spirituale e morale. E dopo il Vaticano II? Non mi sembra proprio.

    Per quanto riguarda Pio XII ben si sa che avrebbe voluto indire un Concilio: si cominciarono anche a ideare schemi e ad assumere pareri nell''episcopato. Sarebbe stato una tragedia fu detto, e non solo da P. Rotondi. Il neomodernismo che Pio XII schiacciava e condannava con il suo Magistero (Humani Generis e Mediator Dei in particolare) covava anche accanto a lui. Ma il S. Padre continuava a porre pietre miliari nella dottrina con le sue stupende encicliche, in modo da erigere barriere contro eresie e contro eventuali deviazioni del concilio che sapeva prima o poi si sarebbe dovuto tenere.
    Ed è grazie a questo imprescindibile Magistero, che sintetizzava l'intera Sacra Tradizione (e grazie allo Spirito Santo, naturalmente) che il Vaticano II non ha prodotto la rivoluzione totale che i periti novatori avevano in mente.

    RispondiElimina
  27. Ovviamente, nessun concilio è minimamente paragonabile alla Sacra Scrittura, ci mancherebbe. Infatti ho parlato di assistenza e non di ispirazione da parte dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo impedisce al concilio di affermare solennemente errori nell'interpretazione della dottrina, non detta una dottrina nuova! Ma, ho aggiunto (spero di non essere eretico, ma non sono certo il primo a dirlo...), il concilio può anche in certi casi dire il vero ma in modo "tortuoso", oppure in modo incompleto, parziale. Di questo va tenuto conto.

    RispondiElimina
  28. IACOPO, non mi sembra che tu sia eretico, se ti riferivi a me, anzi.
    I dogmi e le verità solennemente proclamate in un concilio non han meno autorità delle verità offerteci dalla Rivelazione. E' sempre, come suol dirsi oggi, parola del Signore. Perché quel che afferma in modo infallibile un concilio (come un Pontefice se parla ex-cathedra))è già contenuto nella Sacra Scrittura e la Chiesa lo rende esplicito.
    Il problema è che un concilio che si esprime tortuosamente, e con ciò autorizza interpretazioni diverse, non può esser considerato vincolante, a meno che il Papa non dia l'interpretazione ufficiale e senza ambiguità di sorta di quanto espresso tortuosamente impegnando in modo inequivocabile la sua autorità apostolica.
    Il carattere pastorale-teologico del Vaticano II e la ricerca di un nuovo linguaggio han portato una grande confusione: certi documenti posson esser tirati a destra, a sinistra, a nord e a sud.
    Nella mia ignoranza non so quale concilio sia stato così oscuro nelle condanne degli errori e nella proposizione della dottrina da tener per sicura.
    Ma il Vaticano II non ha voluto né condannare né proporre nuove dottrine. Dunque, prendiamolo per quel che è. La mia impressione è che fra cento o duecento anni (ed anche meno) non se ne parlerà più: la storia lo avvolgerà nella sua ombra. Ciò perché le dottrine che propone se sono "vere" son già contenute nel magistero precedente. Se non son vincolanti cadranno con le necessità, anche mal interpretate, del tempo in cui sono state elaborate

    RispondiElimina
  29. Grazie Caro Pastorelli. No, non mi riferivo a nessuno dubitando della mia ortodossia! Vedo che siamo tutti abbastanza d'accordo. Per i concilii possiamo dire che avviene il contrario di quello che il Marco Antonio di Shakespeare dice degli uomini: il "male" che fanno (i problemi che sollevano) se ne va con il tempo, il bene sopravvive.

    RispondiElimina
  30. se non ci si inginocchia?
    che succede?
    si chiama la polizia per essere portati fuori dalla chiesa?
    Si è cancellati dal registro parrocchiale?

    Ecco.
    E' interessante sapere anche le pene al mancato rispetto delle normative.

    Sennò è tutta una boiata.
    Matteo

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.