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mercoledì 28 febbraio 2024

Non festeggiamo il Carnevale durante la Quaresima

Cerchiamo di utilizzare bene il sacro tempo di Quaresima.
Luigi C.


È giusto festeggiare il Carnevale durante la Quaresima? 
di Angelica La Rosa, Informazione Cattolica, 27-2-24

CONTINUIAMO A VEDERE BIMBI IN MASCHERA AL DI FUORI DEL PERIODO PREVISTO DA QUESTA FESTA DI ORIGINI PAGANE…

È comprensibile che, in seguito a tutto ciò che abbiamo passato negli ultimi quattro anni, vi sia adesso una reazione nettamente opposta. La gente ha vissuto in cattività, con privazioni, distanziamento sociale e con il pericolo di esprimersi in modo sbagliato e quindi subire repressioni. È vero anche che tutto ciò ha gravato maggiormente sulle teste dei più giovani a partire dai bambini. È altresì vero che le “feste” per come sono sempre state concepite hanno subito una profonda trasformazione, divenendo un modo per divertirsi pur mantenendo la cautela necessaria: il pericolo è il nostro prossimo, un potenziale untore.
Ciò che ci è stato impresso nelle menti in questi anni difficilmente riusciremo a cancellarlo velocemente. Ciò che accade in questi giorni però ha dell’incredibile. Ad oggi, a carnevale finito da parecchio tempo, continuiamo a vedere bimbi in maschera (con sfilate infinite ogni giorno nonché mercatini in tema) e persone che si vogliono divertire anche al di fuori del periodo previsto da questa festa di origini pagane.
L’avevamo notato anche allo scorso Halloween, quando i festeggiamenti sono apparsi addirittura smisurati per una festa che non appartiene alla nostra tradizione e che ha un significato incompatibile con la nostra fede.

Oggi più che mai però questa nota stonata balza agli occhi, perché appare evidente come si sia persa la vera concezione del periodo quaresimale. Ricordiamo che la Quaresima è un periodo di circa quaranta giorni che precede la celebrazione della Pasqua. Secondo il rito romano inizia il Mercoledì delle ceneri e si conclude il Giovedì santo, mentre secondo il rito ambrosiano parte dalla domenica successiva al Martedì grasso e si conclude il Giovedì santo con l’inizio del Triduo pasquale.

Questo periodo è caratterizzato da un continuo invito alla conversione a Dio ed alla pratica del digiuno o dell’astinenza, ai cosiddetti fioretti, alla preghiera più intensa e alla carità. Questo cammino ci prepara alla celebrazione della Pasqua, che è la centralità della nostra fede. Non si comprende quindi come la gente che si definisce cristiana possa dimenticare di vivere questo periodo non diciamo con contrizione, ma perlomeno con moderatezza. Tutto questo ci deve ricordare che il fare felice i nostri figli non deve essere il nostro fine primario a discapito di quanto ci richiede la nostra religione. E’ facile altrimenti perdere la rotta.

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La Redazione