Post in evidenza

Intervista di MiL al prof. Andrea Grillo sulla liturgia tradizionale: "La Chiesa non è un club di notai o di avvocati"

Durante la Tre Giorni su don Primo Mazzolari (vedere foto sotto) che si tiene ogni anno in Diocesi di Cremona, a Bozzolo, il Vostro ha inco...

martedì 16 maggio 2023

Se i vescovi propagandano il gender

Un bella riflessione del dott. Roberto Marchesini, pubblicata sul sito La Nuova Bussola Quotidiana il 15 maggio.
L’articolo riprende la nostra inchiesta sulle veglie eretiche filo-sodomite organizzate dalle Diocesi italiane, in collaborazione con sette eretiche (protestanti, valdesi, metodisti, battisti ecc.) e gruppi che si riferiscono al variegato ambiente delle lobby omosessualiste (QUI).
L’autore evidenzia che il gender è condannato a parole, ma si diffonde la cosiddetta «pastorale Lgbt» che pone la Chiesa in contraddizione con le Sacre Scritture, vari documenti magisteriali e tutta l’antropologia e la filosofia che ne hanno sostenuto per duemila anni l’apostolato. Di questo passo, la Chiesa diventerà indistinguibile dal mondo. Ma c’è una soluzione…

L.V.


Così è confermato: la Chiesa italiana (e non solo) è diventata il principale attivista Lgbt del Paese (vedi qui). Per maggior praticità, c’è un link al quale si possono trovare tutte le veglie in questo mese (vedi qui): come si può vedere, si tratta di una faccenda piuttosto grossa e internazionale. Nemmeno le associazioni e i gruppi dedicati mostrano un coinvolgimento e un attivismo simile.

Non è una cosa da poco. Si tratta, insomma, di contraddire o perlomeno ignorare diversi documenti magisteriali, a partire da Persona Humana del 1975, per proseguire con Homosexualitatis Problema del 1986 e altri documenti del 1992 (vedi qui), del 2003 (vedi qui) e del 2005 (vedi qui); e ancora, il Catechismo della Chiesa Cattolica (1997) e il Lexicon (2003) del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Si tratta, inoltre, di reinterpretare san Paolo (come fa il gruppo Gionata) e riscrivere l’Antico Testamento o, perlomeno, di aggiornarlo: i sodomiti si sono macchiati del peccato di non accoglienza nei confronti dei migranti.

Non è mica finita: bisogna pure riscrivere completamente l’antropologia e la filosofia che hanno sostenuto per duemila anni l’apostolato della Chiesa. Che ne è della legge naturale e morale, emanazione e manifestazione del Logos divino? Delle categorie aristoteliche di potenza (maschio e femmina) e atto (uomo e donna), materia (corpo sessuato) e forma (anima altrettanto sessuata), sostanza (sessuata) e accidente (le manifestazioni di virilità e femminilità che si sono succedute nei secoli)? Bisogna buttare tutto a mare, sostituire tutto, dimenticare o prendere le distanze da ciò che la Chiesa ha predicato per due millenni. Ed è esattamente ciò che stiamo vedendo. Dopo secoli e secoli di contrapposizione con il mondo («Chi non è con me è contro di me», Mt 12, 30) abbiamo la «Chiesa in uscita», la Chiesa che dialoga con il mondo. Fino a confondersi con esso, come nel caso del giudizio nei confronti dell’omosessualità; fino ad assumerne il pensiero (materialista, individualista, a-teleologico, edonista).

Dunque, qualcuno chiederà: come si spiega la posizione rigida e negativa nei confronti del gender? Una volta accettato che la persona è ciò che sente di essere; che non ha alcun dovere ultimo se non quello di seguire le sue inclinazioni; che non ha alcun progetto, alcuna vocazione, alcun destino: perché questa cosa dovrebbe valere per le persone con tendenze omosessuali e non per chi è convinto di essere nato in un corpo sbagliato? La domanda è legittima e sensata. Ma non credo che la risposta sarà articolata: ormai, anche la Chiesa ci ha abituato a slogan e sentimentalismo, rifiutando la ragione. Piuttosto, essa sarà semplicissima: credo sia solo questione di tempo. Prima o poi, la marea montante di casi di adulti e ragazzi con disforia di genere traboccherà dalle parrocchie e dagli oratori; le riviste di pastorale cominceranno ad occuparsene, coinvolgendo i genitori favorevoli; i teologi riscriveranno la Sacra Scrittura e oblieranno il Magistero per invocare apertura e superamento del pregiudizio; vari vescovi ospiteranno veglie. Infine, capiterà il caso di un prete che vuol diventare donna restando sacerdote, o di una suora che scopre di essere un uomo. Dopo questo caso ne verranno altri e la Chiesa, ormai indistinguibile dal mondo, non potrà più opporre a questi casi reali e toccanti lo slogan per cui il gender sarebbe una forma di «colonialismo culturale».

L’unica opposizione possibile sarà il ritorno a san Tommaso, che è sempre stato la roccia al quale la Chiesa si è affidata nei momenti di difficoltà. Tuttavia, come una valanga provocata da una palla di neve, le conseguenze di questa apertura al mondo proseguiranno inesorabilmente; perché, come ha scritto Aristotele, un piccolo errore in principio diventa grande alla fine. Fino al ritorno del giudice di cui molti si sono dimenticati: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. […] E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna» (cfr. Mt 25, 31-46).

Venga il Tuo regno, Signore, perché cominciamo a non poterne più.

9 commenti:

  1. In qualità di cattolici, sarebbe opportuno che non usaste termini come "sodomiti" e "eretici". Tali termini si pongono infatti in diretta contrapposizione al Catechismo della Chiesa Cattolica. Il termine "sodomita", non usato nel Catechismo, ha nel linguaggio comune una connotazione spregiativa, evidentemente incompatibile col n. 2358 del Catechismo, che richiede per gli omosessuali "rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione." E quelli che voi chiamate eretici "non possono essere accusati del peccato di separazione, e la Chiesa cattolica li abbraccia con fraterno rispetto e amore" (n. 818, che cita l'Unitatis Redintegratio).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "1867 La tradizione catechistica ricorda pure che esistono « peccati che gridano verso il cielo ». Gridano verso il cielo: il sangue di Abele; 124 il peccato dei Sodomiti; 125 il lamento del popolo oppresso in Egitto; 126 il lamento del forestiero, della vedova e dell'orfano; 127 l'ingiustizia verso il salariato." ccc. Studi prima di scrivere

      Elimina
  2. La pastorale LGBT è sacrosanta!
    Gesù non ha mai detto “tu sì, tu no”. La Chiesa deve essere vicina a tutti; poi ognuno farà le sue scelte. Questo atteggiamento dei gruppi conservatori contro le persone omosessuali che, secondo loro, dovrebbero essere gettate chissà dove perché non sono “degne” di ricevere il sostegno della Chiesa è semplicemente disgustoso. Come possono crescere nella Fede se sono rigettate, rifiutate e tenute a distanza come i lebbrosi? Dovrebbero convertirsi per i fatti loro e poi ricevere una medaglietta? Siete assurdi.

    RispondiElimina
  3. Mica è il "gruppo Gionata" a "reinterpretare" San Paolo, ma la Pontificia Commissione Biblica (che forse ne sa qualcosa in più di voi). Nell'ultimo documento della Pontificia Commissione intitolato "Cos'è l'uomo", nei punti in cui si parla di omosessualità è specificato tutto chiaramente.
    Inoltre, non ci vuole la Pontificia Commissione Biblica per capire che l'espressione "vogliamo abusare di questi uomini" ha poco a vedere con il concetto di relazione omosessuale.

    RispondiElimina
  4. Si racconta (leggendariamente) che mentre Costantinopoli capitolava, i teologi discutevano del sesso degli Angeli. Adesso mentre ben più che Costantinopoli capitola ben più rovinosamente, i teologi e pastori sono appassionati dal sesso dei Diavoli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per i commentatori che non conoscendo l'italiano, sparano frasi fatte per il solo gusto di cavalcare una polemica alimentata da loro stessi: non pubblichiamo i loro commenti per ovvi motivi: non hanno capito il senso del commento sopra. E si leggessero un poì di testi sul peccato di sodomia, e poi capiranno!

      Elimina
  5. Un peccato è un peccato .Poi la pontificia commissione vattelappesca può chiamarlo come vuole ma resta sempre peccato.Se io frequento una donna che non è mia moglie faccio peccato,mi devo confessare e ripropormi di non farlo più.Sono i 10 comandamenti e non si possono cambiare o abrogare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusto, ma per i tradizionalisti pare che l’unico peccato sia l’omosessualità.

      Elimina
    2. Forse perché sembra che la Chiesa voglia ad ogni costo smantellare (solo) il peccato degli atti omosessuali…

      Elimina

AVVISO AI LETTORI: Visto il continuo infiltrarsi di lettori "ostili" che si divertono solo a scrivere "insulti" e a fare polemiche inutili, AVVISIAMO CHE ORA NON SARANNO PIU' PUBBLICATI COMMENTI INFANTILI o PEDANTI. Continueremo certamente a pubblicare le critiche ma solo quelle serie, costruttive e rispettose.
La Redazione