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giovedì 29 gennaio 2009

Monde & Vie a Mons. Bernard Fellay

Vi anticipiamo una nostra traduzione dalla prestigiosa rivista francese nell’interesse dei lettori italiani.

Monde & Vie n° 806 - 31 janvier 2009 - page 17
Intervista con Mons. Bernard Fellay raccolta da Olivier Figueras

E’ indubbio che il Superiore Generale della Fraternità San Pio X è assorbito da moltissimi impegni in questo momento. Nella breve intervista che ci ha concesso, di passaggio a Parigi, il suo telefono non cessava di squillare. Ma ci ha fatto partecipi dell’essenziale che dobbiamo sapere per capire quali saranno gli avvenimenti prossimi. Un reintegro pieno ed intero della FSSPX sembra ormai a portata di mano.

- Vi aspettavate, Monsignore, che le scomuniche venissero tolte ?
Si, l’aspettavo dal 2005, dopo la prima lettera con la nostra richiesta di remissione della scomunica indirizzata a Roma su consiglio del Vaticano stesso. Era chiaro che non veniva chiesta una domanda da parte nostra per poi rifiutarla. [....] In questi ultimi mesi, specialmente dopo l’ultimatum, si era però piuttosto freddi al riguardo. Poi il 15 novembre, ho scritto la lettera citata sia nel Decreto che nella mia lettera ai fedeli…

- Il decreto è un segno della volontà del Papa?
In primo luogo credo nell’intervento della Santa Vergine. Eccone il segno manifesto e la risposta immediata. Ero infatti deciso di andare a Roma per portare il risultato del “bouquet” di rosari che lanciammo da Lourdes con questa intenzione esplicita ma ricevetti da Roma l’invito ad aspettare.

- La contentezza che oggi dichiarate viene forse sminuita dal resto del percorso ancora da fare?
E’ ancora troppo presto per dirlo. Si tratta di un atto di grande importanza per il quale noi siamo profondamente riconoscenti, ma al momento è ancora difficile darne una valutazione. Non riusciamo ancora a vedere chiaramente tutte le implicazioni. C’è ancora molto lavoro da fare ma in noi c’è una grande speranza nella restaurazione della Chiesa.

- A quando risale questo cambiamento nelle vostre relazioni con Roma?
Certamente col Papa attuale. Ho, prima di tutto, invocato la Vergine ma, dal punto di vista umano non dobbiamo aver paura di attribuire a Benedetto XVI quanto avvenuto. E’ l’inizio di qualcosa che era già cominciato con il Motu proprio. Penso che il Santo Padre apprezzi il lavoro che noi stiamo facendo.

- In questa storia alcuni pensano che siate partiti troppo tardi. Credete oggi che altri, in particolare all’interno della Fraternità San Pio X, possano ritenere che invece sia troppo presto?
Non mi sento di escludere nulla ma, in ogni caso, se ci saranno rotture, ritengo ragionevolmente che saranno insignificanti.

- Ritenete che la vostra situazione sarà presto regolamentata anche sul piano pratico?
Fino ad ora la nostra linea di percorso è stata quella di chiarire innanzitutto i problemi dottrinali – anche se non si tratta di chiarire assolutamente tutto, bensì di ottenere una chiarificazione sufficiente – altrimenti c’è il rischio di fare le cose a metà. O che tutto questo finisca male.

- Pensate dunque che i contatti si andranno a intensificare?
Questo è lo scopo, come ho ben chiarito a Roma dicendo che la situazione così come la proponiamo è certamente provvisoria ma che è allo stesso tempo pacificante e che permetterà, lentamente, re intensificare il collante tra tutte le anime di buona volontà. Tutto ciò avverrà gradualmente. E dipenderà ovviamente dalle reazioni dell’altra parte. Ma non ci sono « a priori », unico « a priori » è quello della Verità e della Carità.

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La Redazione