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venerdì 22 luglio 2022

BREAKING NEWS: de-episcopalizzata l'Opus Dei

Un nuovo motuproprio (l'ennesimo!) che stavolta riguarda l'Opus Dei,  fondata da San Josemaría Escrivá ed eretta in prelatura personale da San Giovanni Paolo II. In sintesi: la prelatura non dipende più dal Dicastero dei Vescovi, ma da quello del Clero e il prelato (che finora, se non vescovo lui stesso, come il beato Álvaro del Portillo e mons. Javier Echevarria, era almeno equiparato a un ordinario diocesano), «non sarà insignito, né insignibile dell’ordine episcopale» (art. 4). Inevitabile l'adeguamento degli Statuti promesso all'art. 3. Prime nostre osservazioni sul provvedimento vaticano: in teoria una prelatura è (era?) una sorta di diocesi non territoriale, adesso invece, non essendo più il prelato equiparato a un vescovo, anzi dipendendo dal Dicastero per il Clero, diventa de facto un normalissimo istituto (come l'ICRSS), e pertanto dipendente da altri per le ordinazioni, per esempio.
E la stessa autonomia della prelatura va...  a farsi benedire.
Stefano

P.S. 
QUI la Lettera del Prelato, mons. Fernando Ocariz.

LETTERA APOSTOLICA
IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»
DEL SOMMO PONTEFICE
FRANCESCO
“AD CHARISMA TUENDUM”


Per tutelare il carisma, il mio predecessore san Giovanni Paolo II, nella Costituzione Apostolica Ut sit, del 28 novembre 1982, eresse la Prelatura dell’Opus Dei, affidandole il compito pastorale di contribuire in modo peculiare alla missione evangelizzatrice della Chiesa. Secondo il dono dello Spirito ricevuto da san Josemaría Escrivá de Balaguer, infatti, la Prelatura dell’Opus Dei, con la guida del proprio Prelato, attua il compito di diffondere la chiamata alla santità nel mondo, attraverso la santificazione del lavoro e degli impegni familiari e sociali per mezzo dei chierici in essa incardinati e con l’organica cooperazione dei laici che si dedicano alle opere apostoliche (cfr. cann. 294-296, CIC).

Il mio venerato Predecessore affermava che: “ Con grandissima speranza, la Chiesa rivolge le sue materne premure e le sue attenzioni verso l’Opus Dei (…) affinché esso sia sempre un valido ed efficace strumento della missione salvifica che la Chiesa adempie per la vita del mondo” [1].

Con questo Motu Proprio si intende confermare la Prelatura dell’Opus Dei nell’ambito autenticamente carismatico della Chiesa, specificando la sua organizzazione in sintonia alla testimonianza del Fondatore, san Josemaría Escrivá de Balaguer, e agli insegnamenti dell’ecclesiologia conciliare circa le Prelature personali.

Mediante la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium del 19 marzo 2022, che riforma  l’organizzazione della Curia Romana per meglio promuoverne il servizio a favore dell’evangelizzazione, ho ritenuto conveniente affidare al Dicastero per il Clero la competenza per tutto ciò che spetta alla Sede Apostolica circa le Prelature personali, delle quali l’unica finora eretta è quella dell’Opus Dei, in considerazione del preminente compito in essa svolto, a norma del diritto, dai chierici (cfr. can. 294, CIC). 

Volendo quindi tutelare il carisma dell’Opus Dei e promuovere l’azione evangelizzatrice che i suoi membri compiono nel mondo, e dovendo al contempo adeguare le disposizioni relative alla Prelatura in ragione della nuova organizzazione della Curia Romana, dispongo che siano osservate le seguenti norme.


Art. 1. Il testo dell’art. 5 della Costituzione Apostolica Ut sit è, a partire da ora, sostituito dal testo seguente: “A norma dell’art. 117 della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, la Prelatura dipende dal Dicastero per il Clero che, a seconda delle materie, valuterà le relative questioni con gli altri Dicasteri della Curia Romana. Il Dicastero per il Clero, nella trattazione delle diverse questioni, dovrà avvalersi, mediante l’opportuna consultazione o trasferimento delle pratiche, delle competenze degli altri Dicasteri”.


Art. 2. Il testo dell’art. 6 della Costituzione Apostolica Ut sit è, a partire da ora, sostituito dal testo seguente: “Ogni anno il Prelato sottoporrà al Dicastero per il Clero una relazione sullo stato della Prelatura e sullo svolgimento del suo lavoro apostolico”.


Art. 3. In ragione degli emendamenti della Costituzione Apostolica Ut sit disposti con la presente Lettera Apostolica, gli Statuti propri della Prelatura dell’Opus Dei saranno convenientemente adeguati su proposta della Prelatura medesima, da approvarsi dai competenti organi della Sede Apostolica.


Art. 4. Nel pieno rispetto della natura del carisma specifico descritto dalla Costituzione Apostolica sopracitata, si intende rafforzare la convinzione che, per la tutela del dono peculiare dello Spirito, occorre una forma di governo fondata più sul carisma che sull’autorità gerarchica. Pertanto il Prelato non sarà insignito, né insignibile dell’ordine episcopale.


Art. 5. Considerando che le insegne pontificali sono riservate agli insigniti dell’ordine episcopale, al Prelato dell’Opus Dei si concede, in ragione dell’ufficio, l’uso del titolo di Protonotario Apostolico soprannumerario con il titolo di Reverendo Monsignore e pertanto potrà usare le insegne corrispondenti a questo titolo.


Art. 6. A partire dall’entrata in vigore della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, tutte le questioni pendenti presso la Congregazione per i Vescovi relative alla Prelatura dell’Opus Dei continueranno ad essere trattate e decise dal Dicastero per il Clero.


Stabilisco che la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio venga promulgata mediante la pubblicazione su L’Osservatore Romano, entrando in vigore il 4 agosto 2022, e quindi pubblicata nel commentario ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis.



Dato a Roma, presso San Pietro, il 14 luglio 2022, decimo del Pontificato.

FRANCESCO

___________________________________________________ 

[1]  Cfr. Preambolo Ut sit


Fonte: Santa Sede
Foto tratta da Opus Dei

5 commenti:

  1. Ma che bisogno c'era di scardinare anche una delle poche esspressioni ben fatte del post cvII?

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  2. Brucia che il Papa governi la Chiesa? Cosa vuol dire “ennesimo motu proprio”? Certo che voi il rispetto non sapete neanche dove sta di casa! E vi sentite pure con l’aureola in testa a motivo delle vostre preferenze liturgiche.
    Certo, con voi saremmo ancora nella stagnazione di una retroguardia incapace di confrontarsi coi problemi di oggi, come ben dimostrato dal tipo di persone che frequentano le sette tradizionaliste. Siete espertissimi nella pastorale dello struzzo: incuranti di quanto vi sta attorno, seppellite la testa in una pila di libri scritti mille anni fa per persone e società che ormai sono morte e sepolte.

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    1. Non hanno capito che la Chiesa di una volta non ritornerà perché il mondo è cambiato. Fra 20 anni non ci sarà più questa melma ultraconservatrice che tanto male ha fatto alla vita ecclesiale

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    2. Devono anche mettersi d’accordo su quando sia “una volta”. Vorrebbero tornare al 1950? Ai tempi di S. Pio X? Agli inizi del XIX secolo? Nel rinascimento? Nel medioevo?

      Io rifletterei anche sul fatto che ci furono tempi in cui i missionari andavano in giro ad imporre ai popoli più disparati dei riti che non avevano niente a che fare con la loro cultura. Anzi, dicevano che, per essere cristiani, avrebbero dovuto subordinare la loro cultura a quella occidentale.
      Al di là del latino, pensiamo, per esempio, che, in culture come quella cinese o giapponese, il concetto di genuflessione è completamente sconosciuto.
      Adesso si arrabbiano per l’inculturazione, dimenticando che, agli albori della cristianità, fiorì una pletora di riti: da quello armeno a quello bizantino, dal copto al siriaco…poi, nelle ondate missionarie del rinascimento, si volle imporre ovunque il rito romano secondo i dettami tridentini!

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  3. Non capisco dove sia lo scandalo. Semmai, la stramberia era prima, con una situazione unica in seno alla Chiesa. Adesso l’Opus Dei sarà un istituto religioso come tanti altri.
    Mi sa che avete sollevato un altro polverone sul nulla.

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