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giovedì 28 ottobre 2021

Storia del Movimento Liturgico #4 - "Lo splendore dei riti orientali. J. Goar" di A. Porfiri

Quarto appuntamento con la Storia del Movimento Liturgico del M° Aurelio Porfiri. 
Qui i precedenti. 
Roberto


Lo splendore dei riti orientali: Jacques Goar (1601-1653)

La Chiesa cattolica, tradizionalmente, ha sempre riservato grande importanza ai riti liturgici al di fuori di quello romano. Anzi, in essi, quando sono celebrati con il dovuto rispetto e la dovuta dignità, possiamo veramente riconoscere lo splendore proprio alla liturgia quando non è abbandonata ad un mero e insensato funzionalismo. Lo stesso papa Francesco ha detto: “Nelle Chiese ortodosse, hanno conservato quella pristina liturgia, tanto bella. Noi abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. Loro lo conservano, loro lodano Dio, loro adorano Dio, cantano, il tempo non conta. Il centro è Dio, e questa è una ricchezza che vorrei dire in questa occasione” (1). Certo che questa osservazione dovrebbe essere letta da tanti parroci che proprio ispirandosi allo stesso Pontefice riducono la liturgia ad un contenitore per le proprie fisime.

Ma dicevamo dei riti orientali. Pio XII si rivolgeva ai fratelli di rito orientale pensando alle prove che subivano e al conforto della liturgia: “In modo particolare, poi, desideriamo che tutti i sacerdoti, i quali ogni giorno possono offrire il Sacrificio Eucaristico, si ricordino di quei Vescovi e di quei sacerdoti che, lontano dalle loro chiese e dai loro fedeli, non hanno la possibilità di accostarsi all’altare per celebrare il divin Sacrificio e nutrire se stessi e i propri fedeli di quel cibo divino, da cui i nostri animi attingono una dolcezza che supera ogni desiderio, e ricevono quella forza che conduce alla vittoria. Stretti in unione fraterna tra di loro, facciano ciò anche i fedeli, i quali partecipano alla stessa mensa e allo stesso sacrificio, in modo che in ogni parte della terra e in tutti i riti, che costituiscono l’ornamento della Chiesa, si elevino a Dio ed alla sua celeste Madre unanimi le voci di coloro che pregano per impetrare la divina misericordia a favore di queste afflitte comunità di cristiani” (2). Ma questa sollecitudine la Chiesa l’ha dimostrata anche nel suo passato, con insigni studiosi di questi riti.

Uno di questi fu Jacques Goar, un dominicano francese che nel diciassattesimo secolo si dedicò allo studio di queste liturgie venerabili, le tradusse in latino e fu considerato da quel momento un’autorità sulle stesse. Parigino, entrò nell’ordine domenicano nel 1619 e fece la sua professione nel 1620. Gli fu concesso di andare a studiare in Grecia e lì entro in contatto cn studiosi ortodossi e potè osservare e studiare invari riti, portando poi indietro diversi manoscritti. Così viene descritto il suo lavoro: “L'opera più importante di Goar è la sua "Euchologion sive Rituale Graecorum complectens ritus et ordines divinae liturgiae" (Parigi, 1667), opera classica per lo studio della liturgia greca; è importante per i suoi testi originali e per i suoi dotti commentari; nella seconda edizione (Venezia, 1730) furono corretti alcuni errori. Ha anche curato "Georgii Cedreni, compendio historiarum" (Parigi, 1647); "Georgius Codinus curopalata, De officiis magnae Ecclesiae et aulae Constantinopolitanae (Parigi, 1648); "Georgii Monachi et S.P.N. Tarasii Chronographia ab Adamo usque ad Diocletianum"; "Nicephori patriarchae Breviarium chronologicum" (Parigi, 1652); "Theophanis Chronographia et Leonis grammatici Vitae" (Parigi, 1655). Questa edizione di Theophanes fu terminata da F. Combefis. Anche Coar lasciò incompiuto (in manoscritto) un'opera del canonista greco Blastares: "Collectio elementaris materiarum omnium sacris et divinis canonibus contentarum a Matthaeo Blastare elucubrata simul et compacta", e un'opera di Silvester Syropulos. Infine si deve a Goar la "Historia universalis Joannis Zonarae ad manoscritti codices recognita" (Parigi, 1687); fu proseguita e completata da Du Cange” (The most important work of Goar is his "Euchologion sive Rituale Graecorum complectens ritus et ordines divinae liturgiae" (Paris, 1667), a classic work for the study of Greek Liturgy; it is important for its original texts and for its learned commentaries; in the second edition (Venice, 1730) a number of errors were corrected. He also edited "Georgii Cedreni, compendium historiarum" (Paris, 1647); "Georgius Codinus curopalata, De officiis magnae Ecclesiae et aulae Constantinopolitanae (Paris, 1648); "Georgii Monachi et S.P.N. Tarasii Chronographia ab Adamo usque ad Diocletianum"; "Nicephori patriarchae Breviarium chronologicum" (Paris, 1652); "Theophanis Chronographia et Leonis grammatici Vitae" (Paris, 1655). This edition of Theophanes was finished by F. Combefis. Coar also left unfinished (in manuscript) a work of the Greek canonist Blastares: "Collectio elementaris materiarum omnium sacris et divinis canonibus contentarum a Matthaeo Blastare elucubrata simul et compacta", and a work of Silvester Syropulos. Finally we owe to Goar the "Historia universalis Joannis Zonarae ad manuscripts codices recognita" (Paris, 1687); it was continued and completed by Du Cange) (3). Quindi, si deve a questo grande studioso una parte di quegli studi che nel secolo diciassettesimo e poi fino a noi ci hanno permesso di apprezzare il tesoro di questi venerabili tesori liturgici. Questo ci insegna il grande rispetto che la Chiesa ha sempre avuto per tutti i riti liturgici legittimamente ammessi e come essi formino un tesoro di cui sempre gloriarsi.


______________________________
(1) PAPA FRANCESCO, Conferenza stampa sull’aereo al ritorno del viaggio in Brasile (28 luglio 2013).
(2) PAPA PIO XII, Enciclica Orientales Ecclesias (15 dicembre 1952).
(3) LECLERCQ, Henri (1909). Jacques Goar. In The Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company. Retrieved October 25, 2021 from New Advent: http://www.newadvent.org/cathen/06606c.htm


1 commento:

  1. 'Questo ci insegna il grande rispetto che la Chiesa ha sempre avuto per tutti i riti liturgici legittimamente ammessi e come essi formino un tesoro di cui sempre gloriarsi'

    non è stata una cosa così vera: vedi il casino che gli occidentali hanno fatto con molti riti orientali, come quello maronita o ancor più con quello siro-malabarese, con latinizzazione forzate e rimozioni di tanti elementi

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