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giovedì 13 maggio 2021

Le Sante Messe del tempo pasquale in dom Prosper Guéranger #17 Ascensione di Nostro Signore

Continuiamo le meditazioni liturgiche tratte dall’Année Liturgique di dom Propser Guéranger (Le Mans 1841-1866) per il tempo pasquale: Ascensione di Nostro Signore.

L.V.

ASCENSIONE DI NOSTRO SIGNORE

MESSA

La Chiesa Romana ci indica oggi, come chiesa stazionale, la basilica di San Pietro. È stata una bella idea, quella di riunire in questo giorno la comunità dei fedeli intorno alla tomba di uno dei principali testimoni dell’Ascensione del Maestro. In questa basilica, come nella chiesa più umile della cristianità, il simbolo liturgico di questa festa è il Cero pasquale, che vedemmo accendere durante la notte della Risurrezione e che era destinato, per mezzo della sua luce, lungo i quaranta giorni, a raffigurare la durata del soggiorno del Signore risorto tra coloro che egli si era degnato di chiamare fratelli. Gli sguardi dei fedeli radunati insieme si fermano con compiacenza sulla sua fiamma, che sembra brillare di più vivo splendore, man mano che si avvicina l’istante in cui dovrà soccombere. Benediciamo la santa Madre Chiesa, alla quale lo Spirito Santo ha ispirato l’arte di istruirci e di commuoverci con l’aiuto di tanti simboli; e rendiamo gloria al Figlio di Dio che ci dice: «Io sono la luce del mondo»¹.

EPISTOLA (At 1, 1-11) – Nel primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte riprove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Gesù risale in cielo

Abbiamo assistito, leggendo questa narrazione, alla dipartita dell’Emmanuele per il cielo. Può esservi qualcosa di più commovente di quello sguardo dei discepoli, fisso sul Maestro che improvvisamente s’innalza benedicendoli? Ma una nube viene a interporsi tra essi e Gesù, e i loro occhi bagnati di lacrime hanno perduto la traccia del suo passaggio. Ormai sono soli sulla montagna; Gesù li ha privati della sua presenza visibile. Nel deserto di questo mondo quale sarebbe la loro pena, se la grazia non li sostenesse, se lo Spirito divino non fosse prossimo a discendere su di essi, creandovi un nuovo essere? Non è più che in cielo, dunque, che rivedranno colui il quale, pure essendo Dio, si degnò di essere loro Maestro durante tre anni e di chiamarli amici suoi, nell’ultima Cena! Ma tale lutto non esiste solamente per loro. Questa terra che riceveva, fremendo di felicità, l’impronta delle orme del Figlio di Dio, non sarà calpestata più dai suoi sacri piedi. Ha perduto quella gloria attesa da sì lungo tempo, ossia la gloria di servire d’abitazione al suo Creatore. Le nazioni vivono nell’attesa di un liberatore; però, all’infuori, della Giudea e della Galilea, gli uomini ignorano che egli è venuto e che è risalito al cielo. Ma l’opera di Gesù non si fermerà qui. Il genere umano conoscerà la sua venuta; e, in quanto all’Ascensione al cielo avvenuta in questo giorno, ascoltate la voce della Chiesa, che risuona nelle cinque parti del mondo, proclamando il trionfo dell’Emmanuele. Diciannove secoli sono trascorsi dalla sua dipartita e il nostro addio, pieno di rispetto e d’amore, si unisce ancora a quello che gli indirizzarono i discepoli, mentre s’innalzava al cielo. Noi pure piangiamo la sua assenza ma siamo felici di vederlo glorificato, incoronato, assiso alla destra del Padre. Tu sei entrato nel riposo, Signore; ti adoriamo ai piedi del trono, noi che siamo oggetto del tuo riscatto e della tua conquista. Degnati di benedirci, attirarci a te e fa’ che la tua ultima venuta sia per noi speranza e non timore.

VANGELO (Mc 16, 14-20) – In quel tempo Gesù apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

Desiderare Gesù Cristo

Appena il diacono ha pronunciato queste parole, un accolito sale l’ambone e spegne il Cero che ci ricordava la presenza di Gesù risorto. Questo rito espressivo annuncia il principio della vedovanza della Santa Chiesa e avverte le anime nostre che d’ora in avanti, per contemplare il nostro Salvatore, devono aspirare al cielo dove egli risiede. Come è passato rapidamente il suo soggiorno quaggiù! Quante generazioni si sono succedute, quante ne seguiranno ancora, prima che egli si mostri di nuovo!
Lontano da lui, la santa Chiesa prova i languori dell’esilio; nondimeno persevera ad abitare in questa valle di lacrime, poiché è qui che ella deve allevare quei figli dei quali lo Sposo divino l’ha resa Madre, per mezzo del suo Spirito; ma la vista di Gesù le manca e, se siamo cristiani, essa deve mancare anche a noi. Oh! Quando verrà quel giorno in cui, nuovamente rivestiti della nostra carne, «saremo rapiti insieme con loro (i morti in Cristo, NdR) tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria e così saremo sempre con il Signore»²? Allora, e solamente allora, avremo raggiunto il fine per il quale fummo creati.
Tutti i misteri del Verbo incarnato, che noi abbiamo visto svolgersi fin qui, dovevano concludersi con la sua Ascensione; tutte le grazie che noi riceviamo giorno per giorno avranno termine con la nostra. «Passa la scena di questo mondo»³ e noi siamo in cammino per andare a raggiungere il nostro Capo. In lui è la nostra vita, la nostra felicità; sarebbe vano volerlo cercare altrove. Per noi è buono tutto ciò che ci riavvicina a Gesù; mentre quello che ce ne allontana è cattivo e funesto. Il mistero dell’Ascensione è l’ultimo bagliore che Dio fa splendere ai nostri sguardi per mostrarci la via. Se il nostro cuore aspira a ritrovare Gesù, è segno che vive della vera vita; ma se resta concentrato nelle cose create, in modo che non senta più l’attrazione di quel celeste amante che è Gesù, vuol dire che esso è morto. Alziamo dunque gli occhi come i discepoli e seguiamo, col desiderio, colui che oggi risale al cielo per prepararci un posto. In alto i cuori! Sursum corda! È il grido di addio che ci mandano i nostri fratelli che vi salgono al seguito del divino trionfatore; è il grido dei santi angeli che accorsero incontro all’Emmanuele e che ci invitano ad andare ad accrescere le loro file.

PREGHIAMO

O Dio onnipotente, te ne preghiamo, concedi a noi che crediamo nell’Ascensione al cielo del tuo Unigenito, nostro Redentore, di vivere sempre con la mente in cielo.

¹ Gv 8, 12.
² 1Ts 4, 16.
³ 1Cor 7, 31.

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