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sabato 30 gennaio 2021

Napoli: arrivate 5 novizie per le Suore Adoratrici (ramo femminile dell'Istituto Cristo Re)

In vista del 2 febbraio, giorno in cui la Chiesa, nella memoria liturgica della Presentazione di N. S. G. C. al Tempio e Purificazione della BMV, celebra la   XXV Giornata della vita consacrata e ricorda con particolare preghiera utti i consacrati (che purtroppo stanno sempre diminuendo, eccezioni fatta per quelli che scelgono gli istituti tradizionali), diamo una buona notizia, appresa dal profilo Twitter ufficiale dell'Istituto di Cristo Re e che riguarda l'Italia (26.01.2021)
Alle novizie il nostro benvenuto in Italia e buon cammino alla luce della Fede, del Magistero e della Tradizione. 
Roberto


Le Suore Adoratrici hanno la gioia di accogliere 5 nuove postulanti, provenienti da Stati Uniti (St. Louis), Messico, Venezuela, Spagna e Germania. 
Nella festa dei Santi Innocenti, hanno ricevuto il mantello azzurro dalle mani di Monsignor Wach nella casa di noviziato delle suore a Napoli, Italia.

8 commenti:

  1. Mamma mia che bella notizia .
    Sia lodato lo Spirito Santo nel Cuore Immacolato di Maria .
    Ave Maria !

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  2. Bisogna essere realisti. Se e' vero che numericamente gli istituti tradizionalisti crescono, anche in ambito conciliare ci sono Istituti in crescita. Detto questo, se si vuole adottare uno sguardo maturo sulle cose, il dato numerico rimane uno degli elementi. Nel tradizionalismo sono tantissimi i sacerdoti e le suore in continua uscita ed entrata nel medesimo ambito. Una pellegrinaggio penoso, purtroppo tante volte senza alcuna carita'. Ovviamente peregrinazione in nome della Verita'. Non si puo' non riflettere, su tutto questo, come come non si puo' non riflette sui problemi interni delle comunita' tradizionali, che si sviluppano non soltanto in campo teologico.....

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    1. Beh, insomma...ci sono ordini storici che chiudono conventi secolari (domenicani, recentemente francescani) per mancanza di vocazioni. Poi, che nel modernismo ci sia qualche istituto in crescita, può anche darsi, ma senz'altro non è il trend maggioritario. Accorpamenti di diocesi, seminari regionali, altri seminari che chiudono, diocesi con nessun ordinato per anni, parroci sempre più anziani che devono accollarsi il peso di più parrocchie: mi pare siano dati incontrovertibili che sono sotto gli occhi di tutti.
      Poi, per l'altra questione: sì, ci possono essere situazioni personali difficili, magari un discernimento non ben fatto all'inizio del cammino di seminario o di noviziato, ma non mi pare proprio che ci sia "continua uscita ed entrata", né "tantissimi" sacerdoti in crisi che non sanno che pesci pigliare. Semmai il problema è l'inverso, cioè di sacerdoti ormai a disagio nelle dinamiche della chiesa modernista che, a fronte di esternazione di dubbi o richiesta di aiuto, vengono pesi a pesci in faccia e non hanno altro da fare che rivolgersi alle comunità tradizionali o in pianta stabile o, comunque, per chiedere lumi sul da farsi. Perché, diciamoci la verità, sono stati celebrati in pompa magnissima i dieci anni del Summorum Pontificum, ma, a parte lodevoli pochi casi, per la maggior parte dei vescovi dell'orbe, è rimasto lettera morta e i sacerdoti che non si ritrovano più nella cosiddetta nuova "messa" devono piegare il capo e continuare in una situazione di disagio e compromesso.

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    2. Concordo con entrambi i commenti. Riguardo la "situazione di disagio e di compromesso" di certi sacerdoti: spetta a loro ribellarsi, se di fronte all'abominio continuano a trincerarsi dietro l'ennesimo "obbedisco"... Com'è possibile che improvvisamente da ratzingeriani siano diventati tutti bergogliani? Sembra di vedere i politici che cambiano casacca per non perdere la poltrona. Quelli di sensibilità tradizionale dovrebbero reagire in modo eclatante, oppure la smettano di fare i sacerdoti, altrimenti disorientano i fedeli.

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    3. 13:55: hai ragione, però possiamo dire noi di ribellarci, che siamo a casa a scrivere su internet belli tranquilli (pandemia permettendo). Purtroppo non credo che la cosa sia così facile nella vita reale. Poter andare avanti contro tutto e tutti accettando emarginazioni, trasferimenti in luoghi isolati ed altre angherie non è da tutti e, soprattutto nei giovani, si sa che la tempra non è più quella dei nostri padri e dei nostri nonni...lo si vede nella gioventù che c'è in giro. Si è già visto: di Mons. Lefèbvre ce ne fu solo uno.
      Il problema a monte è che, come ho scritto, il SP rimane inapplicato alla meglio, contrastato ferocemente alla peggio. Proprio qui abbiamo letto poco tempo fa di una città in cui, morto il celebrante, si è fermato tutto per mancanza di sacerdoti disponibili a celebrare. Questo fatto la dice lunga su come vengano considerati i preti che vogliano offrire la vera Messa; senza parlare poi della considerazione in cui si tengono i fedeli che la chiedono...quasi come degli appestati che meritano al massimo una paziente sopportazione in attesa di potersene definitivamente liberare.

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    4. 09:35, ti ringrazio per la risposta (sono l'anonimo delle 13:55). Ti assicuro che io mi adopero per quel che posso anche nella "vita reale", d'altronde se scrivere su internet è facile non significa che ciò non vada fatto, tutte le armi a disposizione devono essere usate. Nella mia zona non vedo una grande emarginazione verso i sacerdoti e i fedeli di sensibilità tradizionale, le messe tridentine ad esempio (a cura dell'ICRSS) sono celebrate tranquillamente. È vero che la vita religiosa del sacerdote può essere più faticosa di quella del fedele, ma il sacerdote non deve fare altro, non deve neanche pensare a una famiglia e la scelta religiosa è stata sua, non è stato costretto da nessuno. NB - Ormai sono diventati quattro gatti anche i "progressisti", i fedeli sono pochissimi in generale, per cui nessuno è in grado di emarginare altri.

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    5. Beh, certo...se si parla di istituti vari hai ragionissima. Io parlavo più per i preti diocesani e le realtà tradizionali in seno alle diocesi. Del resto, non tutti i preti possono passare agli istituti...e non sarebbe neanche giusto. Il SP (documento criticabile per certi aspetti) ha stabilito che QUALUNQUE prete può celebrare liberamente la Messa (come già diceva S. Pio V, tra l'altro), quindi queste opposizioni, sgambetti e ripicche dei vescovi locali in odore di sessantottismo sono dei puri e semplici abusi.
      Certo, poi anche i modernisti hanno cali...figuriamoci: tra accorpamenti di parrocchie e diocesi, seminari deserti, clero anziano e, soprattutto, casse vuote, non hanno altro modo che pestare i pugni per far vedere di essere ancora rilevanti.

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  3. Il Superiore della Grande Certosa in Francia, ha appena pubblicato un volume dal titolo, Rischi e derive della vita religiosa. I numeri in se' possono dire qualcosa, ma non tutto. Ovviamente il discorso vale sia per l'ambito tradizionale che per quello conciliare. Nell'ambito tradizionale i sacerdoti o le religiose che passano da un Istituto all' altro non sono pochi, e molti vengono liquidati sui due piedi, magari dopo anni di impegno. In nome della Verita'... Non mancano anche quelli che approdano in campo conciliare. Non solo, chi conosce questi ambienti sa' benissimo quanta carita' reciproca ci sia, nella considerazione vicendevole e nei giudizi tra gruppi differenti. Sorvolando per non fare sgradevoli precisazioni, ricordo un incontro con un Superiore "tradi" il quale motivava l'apertura di una casa in una certa zona d'Italia, a suo giudizio bisognosa, della loro presenza poiche' troppo rossa. Purtroppo era evidente in quelle parole la prevalenza di uno schema ideologico sulla realta'. I problemi purtroppo sono altri. A quel punto non si puo' che alzare bandiera bianca e ci si rende conto che piu' che fedeli forse sono alla ricerca di truppe. Sempre lo stesso mi parlava di san Giovanni Paolo II e male di Guitton... Evidentemente una contraddizione. Si puo' comunque giocare a fare gli abatini, pur tuttavia e' evidente che in certi casi e' solo un gioco. E ci vuole un plus di realismo e logica razionale.

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