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venerdì 6 dicembre 2019

La Santa Liturgia eleva le menti e i cuori verso le realtà eterne

Sugli scaffali di una libreria cattolica, diversi anni fa, si trovava un libro liturgico/musicale che avrebbe dovuto spiegare la genesi poetica e le caratteristiche musicali delle Sequenze. Ebbene pur di NON citare affatto la struttura della Messa tradizionale, nella quale le Sequenze hanno il loro status naturale, l'Autore del libro, un Sacerdote, aveva preferito sorvolare del tutto la loro ambientazione liturgica adducendo nel Lettore la legittima domanda " ma se sono così antiche le Sequenze avranno pur fatto parte della liturgia di quel tempo..." 
E' un po' come la "stanza segreta" che si trova (va) in alcune parrocchie dove, dopo la riforma liturgica, vennero concentrati e nascosti ( quando non furono venduti agli antiquari ) i paramenti antichi, le cartegloria, i reliquiari, i candelieri ecc.   perchè non dovevano ricordare in alcun modo la liturgia antica. Doveva essere tutto "nuovo", tutto senza radici, tutto senza passato e soprattutto senza cuore: i risultati si sono visti subito ma particolarmente "nell'ora presente".
Il "tabù" di citare o peggio ancora di apprezzare Liturgia antica è scomparso soprattutto in quelle terre oltreocèano che  l'imposizione selvaggia delle idee rivoluzionarie post-conciliari aveva reso aride e senza vocazioni e che ora stanno riscoprendo la bellezza della tradizione millenaria della Chiesa.  
Siamo però ancora lontani alla saggia rivalutazione dell'ermeneutica della continuità  che fu uno dei capisaldi dell'inascoltato e vituperato Pontificato di Benedetto XVI. 
AC  



Molti, fra sacerdoti e laici ( e Vescovi N.d.R.
non conoscono affatto la liturgia antica per dare un giudizio.  

Non ne faccio una colpa più di tanto (specialmente nei confronti dei miei confratelli), poiché nelle Facoltà teologiche i professori non la espongono affatto, ma la sminuiscono e la ridicolizzano: lo so perché ho frequentato quei corsi di liturgia e lo hanno fatto anche nelle lezioni che io ho ascoltato. 
Però poi, una volta conclusi i corsi, io ho studiato per conto mio, grazie anche allo stimolo e all'esempio delle persone che ho incontrato e a delle letture che ho fatto.

Così ho preso direttamente un vecchio messale in mano e ho cominciato a leggerlo e a studiarlo, senza però fare l'errore dei miei professori: non mi son fermato a dire cose, tipo: "Guarda qua cosa facevano.." ma sono andato oltre cercando di capire il perché di tante cose. 

Affrontando la fatica della comprensione, ho approfondito ulteriormente le mie letture e ho scoperto simbolismi e significati di una straordinaria ricchezza che i novatori hanno falcidiato con una sconcertante facilità.  
Di fronte a ciò ho dovuto ricredermi e ho dovuto cambiare idea sulla liturgia antica e sulle aberrazioni della nuova che ne sono le logiche e inevitabili conseguenze. 
La liturgia moderna dà ampio spazio alle personalizzazioni, le rubriche sono spesso sommarie e tutto questo apre più facilmente la strada ad aberrazioni, mentre nell'antico rito tutto è ben definito (il c.d. "rubricismo" è un termine inventato per denigrare e ridicolizzare) e non lascia spazio all'invenzione e all'improvvisazione del celebrante, lasciando dunque che la liturgia parli da sé e proietti sia il fedele sia il sacerdote verso le realtà eterne. "

( testimonianza di un giovane Sacerdote)