Don Olivero (parrocchia di S Rocco) che a Natale, dopo un'omelia alquanto alternativa (durante la quale ha invitato i genitori a non parlare dell'Inferno che non serve a nulla e fa male), se ne uscì con l'infelice frase "Io al Credo non credo" e fece cantare "Dolce Sentire", è stato richiamato dal proprio Arcivescovo, Mons. Cesare Nosiglia.
Il Sacerdote ha messo una pezza che è peggiore del buco e a cui noi "non crediamo affatto". Egli ja cercato in qualche modo di giustificarsi, inventandosi una scusa che non convince.
Se rileggiamo le parole di disprezzo e di arroganza con cui don Olivero ha dichiarato di non credere al credo, vediamo che quelle di ieri al proprio Arcivescovo sono scuse belle e buone non rispecchiando affatto la verità dei fatti.
«Sapete perché non dico il Credo? Perché non ci credo, Se qualcuno lo capisce…, ma io dopo tanti anni ho capito che era una cosa che non capivo e che non potevo accettare. Quindi, cantiamo qualche cos’altro che dica le cose essenziali della nostra fede»
al minuto 2.20
Anche a voler prendere per buona la "scusa" del sacerdote, ricordiamo che nessuno, nemmeno un vescovo, può arbitrariamente modificare una virgola del testo del Messale e celebrare secondo il proprio gusto personale.
LA QUESTIONE è molto preoccupante: se ai canditati vescovi viene chiesto di recitare il CREDO, alla presenza di testimoni la sera prima di essere consacrati, affinché si abbia la certezza che il pastore sia di retta dottrina e possa custodire e tramandare il deposito di fede trasmesso dagli apostoli, il fatto che un sacerdote dica di non crede al simbolo di fede dovrebbe indurre Mons. Nosiglia a fare delle verifiche e ad esigere più ortodissia del proprio clero.
Quale scusa ha detto? Leggiamola nell'articolo uscito
su La Stampa ieri il 09.1.2018 a firma M. T. Martinengo.
Roberto
«Quella frase è stata infelice. Non volevo dire “io non credo”, ma
che il Credo come viene ripetuto, come una cantilena, senza capire
davvero, non è pastoralmente utile. E siccome avevamo il coro gospel,
abbiamo cantato “Dolce sentire” di “Fratello Sole e sorella Luna”»,
spiegava ieri don Fredo Olivero, rettore della chiesa di San Rocco.
Alla Messa di Natale, i fedeli che riempivano la chiesa di via San
Francesco d’Assisi, sono rimasti sorpresi. Perché il «Credo» don Fredo
l’ha saltato. Con una breve spiegazione che ha gettato alcuni nella
confusione. Un fatto insolito, la cui eco - anche grazie alla
registrazione del rito riversata con i suoi canti su YouTube - giorno
dopo giorno si è diffusa. E il sacerdote è finito preso di mira su siti
internet vari, accusato di eresia e apostasia.
Ieri della messa di Natale a San Rocco si è interessato anche
monsignor Cesare Nosiglia. Don Olivero, richiamato dall’arcivescovo, ha
assicurato che d’ora in avanti reciterà il Credo con i suoi fedeli com’è
previsto nella celebrazione eucaristica.
Don Chiaffredo era stato ordinato dal cardinale Michele Pellegrino
nel 1967, nella stagione in cui la Chiesa torinese diventava ricca di
preti operai e in cui nascevano figure di sacerdoti,
religiosi e anche laici impegnatissimi nel sociale. Lui, 75 anni, nato a Centallo in provincia di Cuneo, cinquant’anni di Messa festeggiati in giugno, è stato un figlio perfetto di quell’epoca di impegno: ha fondato prima l’Ufficio Internazionale della Cisl, nell’83 è stato chiamato al Comune di Torino dal sindaco Diego Novelli per aprire il primo Ufficio Stranieri e Nomadi d’Italia, un servizio d’avanguardia che ha scritto per quegli anni una pagina di storia cittadina. È stato cappellano in ospedale e direttore della Pastorale Migranti della Diocesi, universalmente conosciuto come esperto di immigrazione e di rom in particolare, memoria storica del fenomeno.
religiosi e anche laici impegnatissimi nel sociale. Lui, 75 anni, nato a Centallo in provincia di Cuneo, cinquant’anni di Messa festeggiati in giugno, è stato un figlio perfetto di quell’epoca di impegno: ha fondato prima l’Ufficio Internazionale della Cisl, nell’83 è stato chiamato al Comune di Torino dal sindaco Diego Novelli per aprire il primo Ufficio Stranieri e Nomadi d’Italia, un servizio d’avanguardia che ha scritto per quegli anni una pagina di storia cittadina. È stato cappellano in ospedale e direttore della Pastorale Migranti della Diocesi, universalmente conosciuto come esperto di immigrazione e di rom in particolare, memoria storica del fenomeno.
Negli ultimi anni don Fredo si è dedicato al dialogo interreligioso e
all’accoglienza spirituale dei migranti. Nell’omelia di Natale ha
spiegato che «la base della nostra fede non sono i dieci comandamenti,
ma è il comandamento dell’amore. Se Dio è generoso con te, tu sii
generoso con gli altri. Questo è ciò che dobbiamo rispettare, del resto
non dobbiamo avere paura. Ai vostri figli smettete di insegnare la
paura, l’inferno: non serve e anche a voi fa del male. Cercate
l’essenziale nella fede. Il comandamento essenziale è la condivisione.
L’ideale di Gesù era che non ci fosse nessun povero, che ci fosse
dignità per tutti». Ma il «Credo» non pronunciato? «Ho fatto male -
diceva ieri - a far cantare “Dolce sentire”. Ma non volevo affatto dire
che “io non credo”».
Un paio di mesi fa, in una bellissima chiesa del Salento (chiesa latina nella quale mi spiegarono essere confluita architettonicamente una coeva chiesa bizantina) il parroco locale durante una celebrazione per un'Associazione al posto del Credo ha letto alcune frasi nelle quali si proclamava genericamente di credere non ricordo in che cosa (buoni sentimenti comunque). Credo (credo) che la malattia sia diffusa
RispondiEliminaGià che il vescovo l'abbia ripreso è qualcosa.
RispondiEliminaDa quando Cesare Nosiglia è diventato cardinale?
RispondiEliminaGiusto.
EliminaMa "è colpa" di papa Francesco che ha preso l'abitudine di negare la porpora agli Arcivescovi Metropoliti che per "tradizione" avevano diritto alla berretta cardinalizia.
I sacramenti di questa gente sono invalidi...spero che le persone di buonsenso se ne rendano conto.
RispondiElimina"Non credo" che la mancanza di fede renda invalido un sacramento. Pensi al miracolo eucaristico di Orvieto: avvenne proprio per la mancanza di fede del consacrante, e nonostante essa l'ostia fu consacrata.
EliminaDel resto non ci si scandalizza perché il Bergoglio, e già il Ratzinger prima di lui (ma non ufficialmente), ha considerato la mancanza di fede come una causa di nullità del matrimonio? Il principio è lo stesso: un sacramento è valido anche se il ministro non ha la fede.
"...il Bergoglio...il Ratzinger..."
EliminaROTFL
Dipende...bisogna mettere l'intenzione per consacrare altrimenti la Messa è invalida (sia di rito tridentino che Novus Horror Missae).
EliminaNaturalmente i fedeli in buona fede non commettono peccato ad assistere ad una "Messa" sacrilega, però chi continua a frequentare questa gente sa dei problemi che comporta per la propria fede....
"E siccome avevamo il coro gospel ..." Ma un coro nostrano e cattolico proprio no?
RispondiEliminaLa Chiesa cattolica, auspice Bergoglio, è divenuta una torre di Babele con una gerarchia nella quale, sull'insegnamento di teologi ed esegeti distorti, molti non credono più nel Vangelo, divenuto oggetto di esercitazione di deliranti narcisi negatori, dove sarebbe scritto tutto e il contrario di tutto, poiché all'insegna del CVII, si sostiene che la Chiesa degli apostoli, dei martiri e dei Santi, aveva tutto sbagliato. Seguite le vuote omelie di tanti vescovi e ve ne renderete conto.
RispondiEliminaAndrea Benson.
RispondiEliminaIn ogni caso, il fatto più grave è al momento del canone, dove il celebrante modifica l'epiclesi in senso protestante e pronuncia inventando le parole delle istituzione, invalidando di fatto la Messa (guardare il video per intero). Altro che semplice richiamo: ci vuole la sospensione a divinis. Olivero è un recidivo, presuntuoso e clericale! Il Credo è solo un particolare di tutto l'insieme.
Il video va guardato per intero...
RispondiEliminaQui https://www.youtube.com/watch?v=kp_4PMdEjac
Messa invalida. Dove sono coloro che devono vigilare su tali aberrazioni?
La messa è una cosa seria. Per me va celebrata secondo il toto di santa romana Chiesa e in latino seguendo la tradizione. Basta chitarre e cori gospel. Solo l'organo e possibilmente con un organista che sappia ciò che fa.
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