venerdì 17 novembre 2017

“La Chiesa cattolica nei Paesi Bassi in questi cinquant’anni è andata progressivamente assottigliandosi fino quasi a scomparire, per essere sostituita dall’Islam”.

Parliamo del famigerato "Nuovo Catechismo Olandese"  la cui impostazione ereticale ebbe inizio nel 1956 per poi manifestare nel 1969  la sua  natura scismatica  con la cosiddetta «Dichiarazione d’indipendenza» di Noordwijkerhout.
Chi ha avuto modo di vivere nella tragica realtà ecclesiastica nell'immediato post Concilio ha la netta impressione che il terribile virus della confusione dottrinale di quegli anni si è autorigenerato nei nostri giorni  in modo ancor più virulento.
Pare evidente che i tempi della purificazione della Chiesa si stanno accorciando: è in atto la dissoluzione di quella parte dell'edificio ecclesiale sfregiato e corrotto dalla contaminazione pluridecennale con la mondanità e con tutti i suoi tentacoli modernisti.
Risulta quasi ovvia la conclusione  dell'Autore: "Se nei Paesi Bassi quel programma ha dato certi risultati, perché lo stesso programma, riproposto dopo cinquant’anni, dovrebbe dare oggi risultati diversi?"
AC  

Errare humanum est... 

Un lettore, dopo aver letto il post del 31 ottobre, mi ha fatto la seguente richiesta: «Potrebbe raccontarci di cosa c’era scritto nel Catechismo olandese che — mi pare di capire — provocò il “rigetto” e quindi il ritorno a un catechismo universale?».  

Beh, non credo che sia stato solo il Catechismo olandese a provocare il rigetto dei catechismi nazionali col conseguente ritorno a un catechismo universale. 
Bisogna tener presente che il Catechismo olandese fu pubblicato nel 1966, mentre la richiesta per la stesura di un catechismo universale fu presentata al Papa durante il Sinodo del 1985. 
Nel corso dei vent’anni che separano le due date furono pubblicati catechismi pressoché in tutti i paesi, fra cui l’Italia.  

Mi sia permessa, a questo punto, una digressione personale. 
Io ho vissuto quel ventennio come catechista, prima da laico (cominciai a insegnare catechismo nella mia parrocchia nel 1971, quando avevo 16 anni) poi, a partire dal 1974, come religioso/seminarista e infine, dal 1981 in poi, come sacerdote. 
Se si pensa che il “documento di base” Il rinnovamento della catechesi è del 1970 e i catechismi per le varie fasce d’età (bambini, fanciulli, ragazzi, giovani, adulti), in ben otto volumi, furono pubblicati — “per la consultazione e la sperimentazione” — fra il 1973 e il 1982, si capisce come io abbia vissuto in prima persona quella stagione. 
E la vissi senza alcuna prevenzione, in una totale apertura verso questi nuovi strumenti di catechesi. 

Il mio entusiasmo però si affievoliva man mano che sperimentavo quegli strumenti e verificavo che la nuova catechesi non produceva gli effetti sperati. 
Ricordo ancora la delusione provata quando scoprii che non so quale dei tre volumi del catechismo dei fanciulli si apriva parlando di “progetto”: ma che potevano capire quei poveri ragazzini di una questione che a quel tempo io stavo affrontando nei miei studi filosofici? 

Nel 1980 feci un corso di pastorale sulla catechesi col compianto Padre Raimondo Spiazzi: era stata appena pubblicata l’esortazione apostolica Catechesi tradendae; il nostro Professore, pur aperto alle novità, oltre a poter contare su una vasta esperienza, era un uomo di grande buon senso e con i piedi per terra, per cui ci diede delle direttive che mi furono assai utili per reimpostare il mio modo di fare catechesi. 

Sta di fatto che negli anni successivi, divenuto ormai sacerdote, misi da parte i catechismi della CEI per tornare a un metodo piú tradizionale che si ispirava al Catechismo di San Pio X, senza però farne un uso diretto. 


Non che in questo modo le cose divennero piú facili, ma per lo meno non ci si perdeva in discorsi fumosi, per concentrarsi sull’essenziale.  

Evidentemente quella che fu la mia esperienza era stata anche l’esperienza di tanti altri, se nel Sinodo straordinario del 1985, convocato in occasione del XX anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, i Vescovi chiesero al Papa di fare un catechismo destinato a tutta la Chiesa, che servisse anche da riferimento per i catechismi nazionali. 
Mi sembra pertanto un po’ azzardato affermare che l’esigenza di un catechismo universale sia scaturita dalla vicenda del Catechismo olandese. 
Essa è piuttosto la conseguenza di un’esperienza piú generale, di carattere pastorale, fatta dai Vescovi nelle diverse parti del mondo. 

Il problema del Catechismo olandese fu invece, prima che pastorale, un problema dottrinale. 
Ma prima sarà bene fare qualche cenno di carattere storico. 
Si cominciò a lavorare al Catechismo nel 1956 (e questo la dice lunga sul fatto che all’origine di tutti i problemi della Chiesa ci sarebbe il Vaticano II; soprattutto in alcuni paesi, certe tendenze erano presenti ben prima che il Concilio venisse convocato - sottolineatura nostra N.d.R.- ) : i Vescovi olandesi affidarono in quell’anno all’Istituto catechetico superiore di Nimega il compito di rivedere il Catechismo allora in uso nelle loro diocesi. 

A questo proposito, può essere utile aprire una breve parentesi. 
Già prima del Concilio ( sottolineatura nostra N.d.R.) esistevano catechismi locali; non si deve pensare che in tutta la Chiesa si facesse uso del Catechismo di San Pio X, che si era imposto solo in Italia. 

Tanto per fare un esempio, negli Stati Uniti fin dal 1885 si usava il Baltimore Catechism. 

Tornando al Catechismo olandese, esso fu pubblicato poco dopo la conclusione del Concilio, il 9 ottobre 1966, col titolo De Nieuwe Katechismus (“Il nuovo Catechismo”). 

Fin da subito esso suscitò forti perplessità, dentro e fuori i Paesi Bassi, tanto è vero che il Papa volle che tre teologi scelti dai Vescovi olandesi si incontrassero con tre teologi designati da Roma. L’incontro si svolse a Gazzada dall’8 al 10 aprile 1967. 

Questo incontro non ebbe alcun risultato, dal momento che le due parti rimasero ciascuna sulle proprie posizioni; ma è importante per l’ordine del giorno, in cui venivano elencati i quattordici punti controversi:  
1. la concezione verginale di Gesú; 
2. il peccato originale; 
3. la riparazione offerta da Gesú al Padre celeste; 
4. l’offerta sacrificale e propiziatoria della croce; 
5. il sacrificio eucaristico; 
6. la presenza di Gesú nell’Eucaristia; 
7. la transustanziazione; 
8. l’esistenza degli angeli; 
9. la creazione immediata dell’anima umana; 10. la vita futura; 1
1. alcune questioni morali; 
12. regolazione delle nascite; 
13. il primato del Pontefice; 
14. il miracolo. 

Una volta conosciuto l’esito del colloquio di Gazzada, Paolo VI decise di affidare a una Commissione cardinalizia il compito di esaminare ed emendare il Catechismo

Il 15 ottobre 1968 la Commissione (formata dai Cardinali Josef Frings, Joseph-Charles Lefèbvre, Lorenz Jaeger, Ermenegildo Florit, Michael Brown, Charles Journet) emanò una dichiarazione contenente i punti da correggere nel Catechismo:  

1. Punti riguardanti Dio Creatore 
2. Circa la caduta di tutti gli uomini in Adamo 
3. Circa la concezione di Gesú da Maria in modo verginale 
4. Circa la “sodisfazione” operata da Nostro Signore Gesú Cristo 
5. Circa il sacrificio della Croce e il sacrificio della Messa 
6. Circa la reale presenza e la conversione eucaristica 
7. Circa l’infallibilità della Chiesa e la conoscibilità dei misteri rivelati 
8. Circa il sacerdozio ministeriale o gerarchico e circa la potestà di insegnare e di governare nella Chiesa 
9. Circa alcuni argomenti di teologia dommatica 
10. Circa alcuni argomenti di teologia morale  

Il testo di tale dichiarazione si può trovare sul quaderno n. 2843 (7 dicembre 1968) della Civiltà Cattolica, alle pp. 494-499 (qui). 

Nello stesso fascicolo e in quello seguente (n. 2844 del 21 dicembre 1968) di può leggere un interessantissimo articolo del Padre Giuseppe De Rosa dal titolo La dichiarazione della Commissione cardinalizia sul “Nuovo Catechismo” olandese: la prima parte (“I precedenti storici”) si trova alle pp. 421-435; la seconda parte (“I punti da modificare”), alle pp. 550-569. Sono 35 pagine che val la pena leggere per intero per farsi un’idea della questione.  

Ma la storia non finisce qui, dal momento che le correzioni romane non furono accolte dalla maggioranza dell’establishment cattolico olandese, con a capo l’Arcivescovo di Utrecht e Primate d’Olanda, il Card. Bernard Jan Alfrink. 

Nel gennaio del 1969 il Consiglio pastorale olandese, riunito a Noordwijkerhout, emise una “dichiarazione di indipendenza”, con la quale si schierò a favore del Nuovo Catechismo senza le correzioni romane (oltre a rifiutare l’enciclica Humanae vitae da poco pubblicata). 

Su questo si legga l’articolo di Massimo Introvigne, L’altro 1968. 


La nascita del dissenso organizzato nella Chiesa Cattolica sul sito del CESNUR

Forse è il caso di fare qualche riflessione su questa vicenda:  

1. Il Catechismo olandese non è tutto da buttare. 
Può essere utile riportare la conclusione della dichiarazione della Commissione cardinalizia: Le presenti osservazioni, anche se non poche e non di lieve importanza, lasciano intatta la maggior parte del «Nuovo Catechismo», con il lodevole suo carattere pastorale, liturgico e biblico. 
Esse non si oppongono all’intento degno di elogio degli autori del «Catechismo» di proporre l’eterno vangelo di Cristo in forma aderente al modo di pensare degli uomini del nostro tempo. Le grandi doti per cui l’opera si caratterizza, richiedono che essa rifletta sempre la dottrina della Chiesa senza oscuramento di alcuna ombra (loc. cit., p. 499).  

2. Ho l’impressione che il Catechismo olandese anticipò, nel bene e nel male, il modo di esporre la dottrina cattolica negli anni successivi nel resto della Chiesa. 
La teologia continua ancora ai nostri giorni, nelle stesse università pontificie, a usare un linguaggio molto simile a quello del Catechismo olandese. 
Per fortuna, soprattutto dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, la predicazione e la catechesi hanno cercato, in genere, di conformarsi all’insegnamento ufficiale della Chiesa.  

3. Le lacune del Catechismo olandese erano notevoli, ma non era impossibile colmarle. 
È ciò che fece la Commissione cardinalizia costituita da Paolo VI. 
Il problema è che si volle rifiutare la correzione proveniente da Roma, pensando che la posizione romana rappresentasse un passato destinato presto a finire, mentre quella olandese fosse l’inizio di un radioso futuro per la Chiesa. 
La storia dimostra che è stato esattamente il contrario. 
Non è un caso che il cinquantesimo del Catechismo, ricorso lo scorso anno, non è stato celebrato da nessuno, non solo perché i protagonisti di quella vicenda erano nel frattempo scomparsi (cosa abbastanza comprensibile), ma anche perché non avevano lasciato nessun erede: nei Paesi Bassi, la Chiesa cattolica in questi cinquant’anni è andata progressivamente assottigliandosi fino quasi a scomparire, per essere sostituita dall’Islam

4. I risultati del “rinnovamento” della Chiesa olandese, di cui Il nuovo Catechismo è in qualche modo l’emblema, dovrebbero farci riflettere. 
L’agenda di quel rinnovamento, che risale a cinquanta anni fa, è la stessa che si sta oggi cercando di attuare a livello di Chiesa universale. 
Sinceramente, si fa fatica a comprendere il senso di tanta pervicacia. 

Se nei Paesi Bassi quel programma ha dato certi risultati, perché lo stesso programma, riproposto dopo cinquant’anni, dovrebbe dare oggi risultati diversi? 

Errare humanum est, sed diabolicum in errore perseverare. 


Fonte: Querculanus ( QUI )