giovedì 21 settembre 2017

«Summa familiae cura»: la grazia di sempre e “le forme e modelli delpassato”

di don Alfredo Morselli


"Hanno ballato il tango argentino sulle tombe di San Giovanni Paolo II e del Cardinale Caffara" - così mi scriveva ieri, su whatsapp, un parrocchiano, a cui non son riuscito a  dare torto.
Il motivo dell'esternazione era stato il Motu proprio «Summa familiae cura»; il caro amico mi citava in particolare la frase:
"Il cambiamento antropologico-culturale, che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato, non ci consente di limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato. Dobbiamo essere interpreti consapevoli e appassionati della sapienza della fede in un contesto nel quale gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali, nella loro vita affettiva e familiare. Nel limpido proposito di rimanere fedeli all’insegnamento di Cristo, dobbiamo dunque guardare, con intelletto d’amore e con saggio realismo, alla realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre".
E perché ho dovuto dare sostanzialmente ragione a quel parrocchiano? Perché intravedo, nelle parole citate, un certo odore di neo-giansenismo.

Una delle peggiori eresie che affligge la Chiesa è il giansenismo: dico affligge perché - pur in una forma nuova, opposta per diametrum - il giansenismo è tutt'altro che un fenomeno del passato.
Esso, in quanto tentativo di veicolare il calvinismo all'interno della fede cattolica, utilizzando maldestramente la categoria di massa damnationis di agostiniana memoria, considera l'uomo radicalmente incapace di liberarsi dalla concupiscenza.
Il Papa Innocenzo X dovette condannare la proposizione giansenista:
"Alcuni precetti di Dio sono impossibili agli uomini giusti, nonostante il volere e gli sforzi, secondo le presenti forze; pure manca loro quella grazia, che li rende possibili", dichiarandola "temeraria, empia, blasfema, condannata con anatema, eretica" [1].
Secondo  i giansenisti, soltanto un piccolo numero di eletti riceverebbe una grazia efficace - a questo punto persino lesiva della libertà umana - che reciderebbe - limitandosi a pochi
fortunati predestinati - le catene della concupiscenza e li attirerebbe infallibilmente - noi diciamo trascinerebbe - a vivere cristianamente (?).

Ma come assimilare il giansenismo, che è l'anti-misericordia per eccellenza, all'indigestione di misericordia che ci viene quotidianamente somministrata, analogamente alle oche, il cui fegato è destinato a diventare prelibato paté?

La concupiscenza invincibile è oggi quella che viene proiettata a priori su quegli uomini del nostro tempo a cui, poveretti, non vien più narrata la vittoria della grazia, non vien più annunciato (sarebbe questo il vero  kerigma) che non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù (Rm 8,1); che non c'è nessun condizionamento, nessun fatto sociale, nessun demone o legione di demoni, che renda per loro impossibile la santità.

Pensa forse - questa accozzaglia di modernisti - che tutti i poveri divorziati risposati siano come Mons. Luigi Capuozzi (segretario del Cadinale  Coccopalmerio) che faceva orge omosex in vaticano con della roba buona, che il pueblo non si sogna neanche? Pensano che tutti siano coma la Sig.ra Francesca Chaouqui, forse introdotta in Vaticano perché non si pensi che nei sacri palazzi siano tutti gay, ma che c'è ancora qualcuno a cui piacciono le donne?

Ebbene io credo che persino Mons. Capuozzi e la Sig.ra Francesca Chaouqui, se vogliono, sono ancora in tempo per farsi santi: se vogliono, se pregano, se lottano, se si affidano alla Madonna, se prendono in mano la corona del S. Rosario… perché Cristo ha vinto anche per loro, ha vinto per tutti noi.

Per quello che ho capito, questo è il principale messaggio del Concilio Ecumenico Vaticano II, del vero Concilio dei testi e dello Spirito Santo (non del taroccatissimo evento concilio con il suo anti-spirito, contrabbandato da 50 anni a questa parte): la vocazione universale alla santità, alla santità di Gesù Cristo; alla santità resa possibile dalla grazia scaturita per tutti dal costato dello stesso Cristo sulla Croce: grazia che nuovamente Egli stesso irrora qui e ora, ad ogni santa Messa!
Questa grazia c'è anche per gli individui "meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali, nella loro vita affettiva e familiare": essi non saranno mai meno sostenuti dall'amore di Dio; anzi, dobbiamo credere che più aumentano le difficoltà esterne, più aumenta il sostegno della grazia.

E allora non è vero che "abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono" (Amoris laetitia 36). Abbiamo presentato la vetta: una vetta da scalare con fatica, una vetta da scalare rinnegando noi stessi e portando ogni giorno la nostra croce; ma una vetta realmente raggiungibile su ali d'aquila (cf. Sal 90/91).

Secondo Kasper "non siamo in grado, come esseri umani, di raggiungere sempre l'ideale, la cosa migliore" e "…l'eroismo non è per il cristiano medio" [2]; alla povera massa damnationis è oggi lasciata la "ricerca del bene possibile, la logica dei piccoli passi, la nuova valorizzazione della coscienza informata, la pari dignità di fronte a Dio di ogni orientamento sessuale", che costituiscono "alcuni tra i punti fermi di questa scelta che – come è stato messo bene in luce alla recente "Settimana" Cei di Assisi – si propone di cogliere nell’alleanza uomo-donna nuove strade di felicità per il futuro della Chiesa e della società" [3].

L'unica differenza tra i vecchi e i nuovi giansenisti e che mentre i primi mandavano tutti all'inferno, i nuovi - pure gnostici - mandano tutti in paradiso (vedi sacrilego affresco nella cattedrale di Terni); ciò che tristemente unisce i due giansenismi, è che i peccatori sono lasciati nella melma di una impossibile reale giustificazione, considerata dai primi impossibile,
e dai secondi "astratta",  "artificiosamente costruita" etc.

Di fronte a queste abominazioni, mentre rivolgo lo sguardo al Cuor Immacolato di Maria, debellatrice di tutte le eresie, professo ancora una volta quanto insegnano il Concilio Vaticano II…
"…tutti nella Chiesa, sia che appartengano alla gerarchia, sia che siano retti da essa, sono chiamati alla santità, secondo le parole dell'Apostolo: «Sì, ciò che Dio vuole è la vostra santificazione» (1 Ts 4,3; cfr. Ef 1,4). Orbene, questa santità (…) si esprime in varie forme in ciascuno di quelli che tendono alla carità perfetta nella linea propria di vita ed edificano gli altri(…). Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: «Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» (Mt 5,48) (…) I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto. (…) È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità" [4]. 
… il Concilio di Trento (Sessio VI, cap. 11) : 
"Nessuno, poi, per quanto giustificato, deve ritenersi libero dall'osservanza dei comandamenti, nessuno deve far propria quell'espressione temeraria e proibita dai padri sotto pena di scomunica, esser cioè impossibile per l'uomo giustificato osservare i comandamenti di Dio"
di seguito vien citato, nel testo conciliare, S. Agostino (De natura et gratia, 43):
"Dio infatti non comanda cose impossibili [ordinando di resistere a qualunque tentazione], ma ordinando ammonisce di fare ciò che puoi, e di chiedere ciò che non puoi e aiuta perché tu possa"; infine la Scrittura: "I suoi comandamenti non sono gravosi (1 Gv 5,3), il suo giogo è soave e il suo peso è leggero (cf. Mt 11,30)" [5].
…e infine San Paolo:
"Ora, dunque, non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. (…) in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore". [6]
NOTE

[1] DS/36 2001 e 2006.
[2] «Ecco gli argomenti per la comunione ai divorziati risposati» intervista di A. Tornielli al Card. Kasper, 8-5-2014, http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/kasper-33955/.
[3] Luciano Moia, «Anticipazioni. Speciale Amoris laetitia da domenica su "Noi"», Avvenire, 26 maggio 2017, https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/amoris-laetitia-fiume-di-bene
[4] Lumen gentium, 39-41, passim.
[5] DS/36 1536.
[6] Rm 8, 1-4. 37b-39.

1 commento:

  1. Gli ideologi bergogliani che oggi dominano con arroganza ed intolleranza, hanno mai letto il Vangelo del quale 'ore rotundo' si investono ? " Vai e non peccare più" ammonisce Cristo. S Paolo raccomanda con insistenza di stare lontani da quei vizi che elenca minutamente, incompatibili con la fede cristiana, oggi da loro tollerati. Costoro stanno fondando una loro Chiesa, diversa da quella voluta dal Fondatore e professata dalla tradizione; abbiano almeno il pudore di non chiamarla cristiana e cattolica.

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