martedì 19 settembre 2017

Seifert, un'altra vittima del misericordismo di Amoris Laetitia


La mannaia della misericordia si abbatte su un'altro grande accademico e rettore di università cattoliche,  Josef Seifert.
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La Nuova Bussola Quotidiana, Marco Tosatti, 7 9-17

Amoris Laetitia e la misericordia continuano a fare vittime. Nella fattispecie parliamo oggi dell’arcivescovo di Granada, in Spagna, e di uno studioso austriaco, Josef Seifert. Seifert pubblicò nel 2016 una lettera in cui esprimeva molte preoccupazioni ed obiezioni ad Amoris Laetitia. L’arcivescovo di Granada, Javier Martínez Fernández, lo sospese dall’insegnamento ai seminaristi. Da allora, come ricorda lo stesso Seifert in un’intervista a OnePeterFive sono accadute molte cose: “Un gruppo di teologi e filosofi ha accusato papa Francesco due volte per un’ampia serie di eresie e di altri errori che attribuiscono ad Amoris Laetitia, e sono stati molto dettagliati per provare le basi sulle quali chiedevano a papa Francesco di ritrattare questi errori. Mi chiesero di firmare la loro lettera ma non lo feci per una serie di motivi. L’arcivescovo di Granada mi ha sospeso dall’insegnamento ai seminaristi, L’arcivescovo di Vaduz si è congratulato con me per quell’articolo, e mi ha ringraziato per il grande servizio alla Chiesa che vi vedeva. I quattro cardinali hanno espresso i loro Dubia, ancora rimasti senza risposta. Così io avevo una quantità di ragioni per riflettere su Amoris Laetitia e sul mio primo articolo che avevo mandato in precedenza come una lettera personale a papa Francesco, a cui non ha mai risposto e di cui non mi ha dato segno di averla ricevuta”.



Il prof. Seifert scrisse a Rocco Buttiglione, che aveva difeso Amoris Laetitia, per esprimergli il suo timore che anche Humanae Vitae e Evangelium Vitae fossero in qualche modo “adattatate” ad Amoris Laetitia. Buttiglione “ha aumentato il mio senso di allarme rispondendo che naturalmente a Humanae Vitae e Evangelium Vitae avrebbe dovuto essere applicato lo stesso discernimento e gli stessi principi dichiarati in Amoris Laetitia. Questo mi ha scosso profondamente”.

Seifert scrisse allora un secondo articolo centrato su un singolo punto che considerava una possibile ”bomba atomica” teologicamente distruttiva. E cioè che l’ammissione ai sacramenti di persone non pentite che vivono in stato di adulterio, e omosessuali praticanti costituisce “un’immensa minaccia nascosta in questo testo, per l’intero insegnamento morale della Chiesa”. Questo problema era posto in forma interrogativa, e voleva essere un aiuto al papa e alla Chiesa. La principale preoccupazione di Seifert è questa: se la coscienza può sapere che Dio vuole che ci impegnamo in una certa situazione che intrinsecamente cattiva, cioè atti di adulterio o omosessuali, la pura logica deve tirarne la conseguenza che lo stesso si può applicare alla contraccezione, all’aborto, e a tutti gli altri atti che la Chiesa e i comandamenti divini hanno escluso in maniera assoluta.

Il secondo articolo gli ha procurato la defenestrazione da parte dell’arcivescovo Javier Martinez Fernandez, che ha deciso, in maniera molto improvvisa, di obbligare il prof. Seifert a ritirarsi dall’Accademia Internazionale di Filosofia di Granada. Una risposta diretta alla seconda lettera di critiche ad Amoris Laetitia. Il presule afferma che i saggi di Seifert confondono i fedeli e annuncia pubblicamente di aver adottato per la sua diocesi le direttrici pastorali dei vescovi della regione di Buenos Aires, Argentina. L’arcivescovo accusa, senza presentare prove, Seifert di “pregiudicare la comunione della Chiesa”, di “confondere la fede dei fedeli” con i suoi scritti. E conclude che il documento di Seifert “non serve in finale alla verità della fede, ma molto di più agli interessi del mondo”. Come, non è spiegato, e pensiamo che difficilmente potrebbe esserlo. La defenestrazione del professore è uno dei numerosi esempi di come dialogo e misericordia vengano usati, a mo’ di randello, verso chi esprime dubbi più che legittimi sulle conseguenze logiche di un documento ambiguo.

2 commenti:

  1. Bergoglio e i suoi seguaci, in seria difficoltà dottrinale, non hanno altro mezzo, per affermare le proprie ideologie, che l'eliminazione fisica che chi si oppone loro e difende l'autentica fede. Dopo 4 anni di proclami demagocici, verifichi se la frequenza nelle chiese e le vocazioni sono aumentate o piuttosto ridotte.

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    1. Ma infatti i veri intolleranti sono proprio loro, i cosiddetti "progressisti". È vero inoltre che si nota una crisi delle vocazioni e della partecipazione alla S. Messa, ma guarda caso ciò si verifica solo nel mondo cattolico, in tutte le altre "religioni" c'è invece un ritorno al sacro, proprio perché si resta ancorati alla tradizione. Credo che con la dipartita di Bergoglio le cose torneranno al loro posto (al momento è impossibile, finché cioè al vertice della Chiesa ci sarà una persona psichicamente instabile).

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