mercoledì 30 agosto 2017

Il Papa e la liturgia:"Già i sacerdoti adunansi arbitri del tuo fato "

"Già i Sacerdoti adunansi. Arbitri del tuo fato" (Cfr.Aida, libretto di Antonio Ghislanzoni, musica di Giuseppe Verdi. Atto Quarto, scena prima)
Le crescenti aspirazioni espresse dalle nuove generazioni (sacerdoti e fedeli) per riportare la Liturgia nell'alveo della feconda sacralità cattolica dovevano meritare l'altolà da parte degli anziani eredi diretti o figli spirituali di quella che si autodefinì "la rivoluzione permanente nella liturgia".

Anticipazioni e rassicurazioni a mezzo stampa.

Mercoledì 5 luglio 2017 alcuni organi di stampa veneti scrivono che don Piergiorgio Rizzini, della diocesi scaligera, parroco di San Giorgio in Braida, aveva ricevuto la telefonata del Papa a seguito di una sua lettera spedita al Pontefice: "una conversazione durata quasi dieci minuti su temi legati alla liturgia, all’integralismo, a don Milani e a don Primo Mazzolari" ( Cfr. L'Arena, link sotto). 

"Nella lettera scritta al Papa da don Rizzini, si parla anche dell’applicazione del Concilio Vaticano II e di un certo «revival» del tradizionalismo.  
Un’analisi che il pontefice ha apprezzato, ma su cui il sacerdote non vuole entrare nei dettagli. 
«È stata una missiva riservata e sono stupito che si sia sparsa la voce » è il suo commento. (Cfr. Corriere Veneto QUI )  
( Chi ha allora "rivelato"  sia i risultati della telefonata papale che l'oggetto della lettera del parroco? E soprattutto perchè ?)
La "voce" era stata "sparsa" ovviamente per far conoscere la parte più importante della lettera di don Rizzini al Papa: la precoccupazione percepita dall'anziano prete per «un certo “revival” del tradizionalismo». ( Cfr.Il Faro di Roma che ha immediatamente diffuso la notizia e l'oggetto della telefonata del Papa al parroco. QUI

 Don Rizzini intervistato da L'Arena ha sottolineato: «Nella mia lettera a papa Francesco sottolineavo proprio il valore e l’esempio di apertura e di modernità di don Primo e di don Lorenzo, contrapponendoli a una certa deriva tradizionalista che vedo, purtroppo, avanzare nella Chiesa cattolica, in particolare per quanto riguarda la liturgia», aggiunge don Piergiorgio. 
«Ecco perché ho pensato di inviare uno scritto al Papa. Volevo manifestargli in maniera esplicita le mie idee personali e dirgli quanto apprezzo il suo stile, il suo esempio e quanto sta facendo per la Chiesa e non solo». 
Ma il Papa che cosa le ha detto? Don Piergiorgio non nasconde un certo imbarazzo, fatto di umiltà, e ammette: «Il Santo Padre, oltre a ringraziarmi e a sottolineare ancora il valore di don Primo e di don Lorenzo, mi ha detto di essere d’accordo e, anzi, mi ha confermato che esiste in una parte del clero questo rischio di un atteggiamento retrogrado, rigido, che guarda indietro invece che avanti. Ma c’è di più». 
Che cosa? 
La telefonata, spiega don Rizzini, è durata sei-sette minuti, e c’è stata l’occasione per andare anche un po’ a fondo degli argomenti. 
«Il Santo Padre mi ha rivelato che intende affrontare personalmente questo tema e preparerà un intervento scritto.  
Parlerà a un prossimo congresso per liturgisti, per dare linee chiare
Abbiamo anche scherzato un po’. Il Papa ha senso dell’umorismo. Non dimenticherò mai questa telefonata».  ( Cfr.L'Arena, 5 luglio 2017 QUI


Dopo le anticipazioni rassicuranti a don Rizzini ( e a quelli che la pensano come lui) un mese e mezzo dopo è arrivato il preannunciato intervento papale: "... in realtà non si parla di grandi cambiamenti futuri, ma è palesemente un segnale, non si capisce perché altrimenti tutti i media che fanno capo al cattoprogressismo militante (Avvenire, Osservatore Romano, Vatican Insider) con i loro giornalisti capofila delle processioni turiferarie (vedi Tornielli) abbiano dato un risalto così ampio a quella singola frase". (Cfr.Francesco Filipazzi su Campari&De Maistre, QUI
Tempistica perfetta!

L'assicurazione alla potentissima consorteria dei liturgisti progressisti che "nulla mai cambierà" era stata dunque fornita   assai prima prima del  discorso papale ai partecipanti alla 68.ma setttimana liturgica nazionale. 
Nel Discorso del Papa sono stati citati "... a iosa Pio X, Pio XII e Paolo VI. Ma per Benedetto XVI, grandissimo cultore della liturgia, non c'è nemmeno un cenno. 
Tanto meno per il suo motu proprio, nonostante proprio questa estate ricorra il suo decennale. 
Marginalissimo è anche il riferimento alle imponenti degenerazioni in cui è sfortunatamente incorsa la riforma liturgica postconcicliare, fuggevolmente denunciate come "ricezioni parziali e prassi che la sfigurano". ( Cfr.Sandro Magister, Settimo Cielo QUI )

"Già i Sacerdoti adunansi. Arbitri del tuo fato" ( Aida, ibidem): ancora una volta le nuove generazioni liturgiche sono passivamente condannate, per effetto di un'estesa "legge Fornero", ad aspettare "sine die" il loro turno mentre gli altri continuano imperterriti...

L/AC

Immagine 1: Aida, Salzburg (Salisburgo)  agosto 2017. M°Direttore: Riccardo Muti.  ( QUI )

4 commenti:

  1. si dicono e ripetono sempre le stesse cose, si autoconsolano, si nutrono di odio e di rivolta. La riforma irreversibile, tipica formulazione delle dittature destinate a "durare mille anni".
    Ai don Rizzini e a quelli che pensano di vivere nell'anno IV (la storia comincia nel 2013), ricordiamo che quanto si dice oggi, se è cattolico non è nuovo, e se è nuovo non è cattolico.

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  2. Alla redazione: a titolo di correttezza, il nome corretto del "prete" in questione è don Piergiorgio Rizzini, non don Francesco.

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  3. La storia già insegna che il grande cammino liturgico post conciliare è costellato di iniziative iniziatiche che si sono avvalese di trabocchetti, anticipazioni, piani strategici... una riedizione in campo ecclesiale del grande processo sociale ottocentesco che in Italia ha nome risorgimento. Avallare in toto senza spirito critico quanto la cd riforma liturgica postconciliare ha fatto significa fare torto alla giustizia umana e al buon senso .

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  4. Il discorso alla Settimana Liturgica, secondo il subdolo stile bergogliano, è diretto non tanto a rincuorare quei convegnisti che ripetono da decenni la stanca difesa d'ufficio del NO del quale non vogliono ammettere il fallimento sul piano della fede e devozione, ma piuttosto un avvertimento a tutto un movimento contrario alle ideologie anticattoliche moderniste e marksiste esplose con questo pontificato, del quale la difesa del VO fa parte. E' segno che tale movimento, ormai diffuso, sembra preoccupare non poco S. Marta che si prepara ad altre defenestrazioni di coloro che parlano della necessità di una 'riforma della riforma' o di rifiuto totale del NO.

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