mercoledì 22 febbraio 2017

Athanasius Schneider: “La Chiesa non è proprietà privata del Papa”

Per vedere la bellissima intervista integrale su Rorate Caeli VEDERE QUI.
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 Michele M. Ippolito, La Fede Quotidiana, 13 febbraio 2016
 
Monsignor Athanasius SchneiderIntervistato da Rorate Caeli, Sua Eccellenza monsignor Athanasius Schneider spazia su numerosi argomenti.  
«Coloro che non credono e non professano completamente l’integrità della fede cattolica occupano spesso posizioni strategiche nella vita della Chiesa, come ad esempio diventano professori di teologia, educatori nei seminari, superiori religiosi, parroci e anche vescovi e cardinali. Spesso queste persone, con la loro fede difettosa, si professano come “submitted”  al Papa. Un’alta confusione e assurdità si manifesta quando tali chierici, semi-eretici, accusano coloro che difendono la purezza e l’integrità della fede cattolica come oppositori del Papa, come – secondo il loro parere – in qualche modo scismatici. Per i cattolici semplici questa situazione di confusione è una vera sfida della loro fede, una sfida all’indistruttibilità della Chiesa. Devono mantenere forte l’integrità della loro fede secondo le verità cattoliche immutabili, che sono stati consegnati dai nostri predecessori e
che troviamo nei catechismi tradizionali e nelle opere dei Padri e dei Dottori della Chiesa. Un tipico parroco cattolico deve conoscere bene il senso perenne della fede cattolica, il senso perenne delle leggi della liturgia cattolica e, sapendo questo, egli dovrebbe avere una sicurezza interiore e fermezza. Egli deve sempre ricordare il principio cattolico di discernimento: “Quod semper, quod ubique, quod ab omnibus”.
Le categorie “sempre, ovunque, tutti” non sono da intendersi in senso aritmetico ma nel senso morale. Un criterio concreto per il discernimento è questo: “Questo cambiamento in una affermazione dottrinale, in una pastorale, o in una pratica liturgica costituisce una rottura con la secolare o millenaria tradizione? E questa innovazione fa davvero brillare più chiaramente e con più luminosa la fede? Questo innovazione liturgica portare a noi più vicina la santità di Dio e manifesta più profondamente e più belli i divini misteri? Questa innovazione disciplinare fa davvero aumentare il nostro zelo per la santità della vita?”. Per quanto concerne la innovazione di far lavare i piedi alle donne durante la Santa Messa dell’Ultima Cena, il Giovedi Santo, questa Santa Messa celebra la commemorazione dell’istituzione dei sacramenti dell’Eucaristia e del Sacerdozio. Pertanto, la lavanda dei piedi delle donne con gli uomini, non solo distrae dal focus principale sull’Eucaristia e sul Sacerdozio, ma genera confusione per quanto riguarda il simbolismo storico del “dodici” e degli apostoli, che sono di sesso maschile. La tradizione universale della Chiesa non ha permesso la lavanda dei piedi durante la Santa Messa, ma invece al di fuori della Messa, in una cerimonia speciale. A proposito: il lavare pubblicamente e baciare i piedi di donne da parte di un uomo (nel nostro caso di un sacerdote o di un vescovo) è considerato da ogni persona di buon senso, in tutte le culture, come improprio e persino indecente. Grazie a Dio nessun prete o vescovo è tenuto a lavare pubblicamente i piedi delle donne il Giovedi Santo, perché non vi è alcuna norma vincolante per essa, e il lavaggio dei piedi in sé è solo facoltativa».
A proposito della paura che tanti cattolici hanno della Fraternità San Pio X, monsignor Schneider risponde che «quando qualcuno o qualcosa è poco importante e debole, nessuno ha paura di essa. Coloro che hanno paura della Fraternità Sacerdotale San Pio X, in ultima analisi, hanno paura delle verità cattoliche perenni e delle sue esigenze morali e liturgiche. La Fraternità San Pio X è un dono per la Chiesa dei nostri giorni, uno dei numerosi strumenti che la Divina Provvidenza utilizza per porre rimedio alla enormità della crisi generale della fede, della morale e della liturgia all’interno della Chiesa. In alcuni settori della FSSPX ci sono, tuttavia, come in ogni società umana, alcune personalità eccentriche. Hanno un metodo e una mentalità che manca di giustizia e di carità e di conseguenza il vero “sentire cum ecclesia“. C’è il pericolo di un autocefalia ecclesiale e di essere l’ultima istanza giudiziaria nella Chiesa. Tuttavia, la parte più sana corrisponde alla maggior parte dei componenti della Fraternità San Pio X e considero il loro Superiore Generale, Sua Eccellenza monsignor Bernard Fellay, come un vescovo cattolico esemplare e vero. Vi è qualche speranza per un riconoscimento canonico della SPPX».
Ritornando alle questioni analizzate dal Sinodo della Famiglia, dice il vescovo Kazako: «la crisi nella Chiesa, la crisi del matrimonio, della famiglia e della morale in generale non è alla riforma liturgica, ma ai difetti nella fede, al relativismo dottrinale, da cui scaturisce il relativismo morale e liturgico. Infatti, se credo in un modo difettoso, vivrò una vita morale difettosa e adorerò in maniera difettosa. È necessario prima ripristinare la chiarezza e la fermezza della dottrina della fede e della morale in tutti i livelli e, da lì, iniziare a migliorare la liturgia. L’integrità e la bellezza della fede richiede l’integrità e la bellezza della propria vita morale e questo richiede l’integrità e la bellezza del culto pubblico».
Monsignor Schneider, poi ricorda che «per diverse generazioni passate, e fino ai nostri giorni, regna nella vita della Chiesa una sorta di “Papa-centrismo” o una sorta di “papolatria”, che è senza dubbio eccessiva rispetto alla visione moderata e soprannaturale della persona del Papa e il dovuto culto che c’era nei tempi passati. Un tale atteggiamento eccessivo verso la persona del Papa genera, in pratica, un significato teologico eccessivo e sbagliato per quanto riguarda il dogma dell’infallibilità papale. Se il Papa dicesse a tutta la Chiesa o invitasse a fare qualcosa che danneggerebbe direttamente una verità divina immutabile o un comandamento divino ogni cattolico avrebbe il diritto di correggerlo in una forma rispettosa, proprio per il timore e l’amore per il sacro ufficio e la persona del Papa. La Chiesa non è la proprietà privata del Papa. Il Papa non può dire: “Io sono la Chiesa”, come ha fatto il re di Francia Luigi XIV, che ha detto: “L’État c’est moi“. Il Papa è solo il Vicario, non il successore di Cristo. La preoccupazione per la purezza della fede è, in ultima analisi, una questione di tutti i membri della Chiesa, che è un unico corpo vivente. Nei tempi antichi prima di affidare a qualcuno l’ufficio di sacerdote e di vescovo, ai fedeli era chiesto se erano in grado di garantire che il candidato avesse la giusta fede e un’alta condotta morale. Come richiede il Concilio Vaticano II, credo che, in un momento in cui gran parte dei titolari degli uffici del Magistero sono negligenti nel loro sacro dovere, lo Spirito Santo chiama i fedeli a difendere con coraggio, con un autentico “sentire cum ecclesia“, la fede cattolica».
Sulla tradizione cattolica, mons. Schneider spiega che «il Papa non è la misura della tradizione, ma al contrario, come insegna dogmaticamente il Concilio Vaticano I, “la carica dei successori di Pietro non consiste nel far conoscere qualche nuova dottrina, ma mettere in guardia e fedelmente esporre il deposito della fede trasmessa dagli apostoli”. Per adempiere a uno dei suoi compiti più importanti, il Papa deve sforzarsi in modo che “tutto il gregge di Cristo possa essere tenuto lontano dal cibo velenoso dell’errore”. Dobbiamo sempre pregare Dio che fornisca alla sua Chiesa papi con mentalità tradizionale. Tuttavia, dobbiamo credere le parole degli Atti degli Apostoli 1,7» («Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta»). Riflettendo su certi vescovi e cardinali che vogliono cambiare il linguaggio dottrinale della Chiesa sotto le scuse di “sviluppo della dottrina” e “compassione pastorale”, mons. Schneider dice che «espressioni come “sviluppo della dottrina” e “compassione pastorale” sono di solito un pretesto per cambiare l’insegnamento di Cristo […] questi chierici vogliono un’altra Chiesa, e anche un’altra religione: Una religione naturalistica, che si adatta allo spirito del tempo. Tali chierici sono davvero lupi in veste di pecore, vogliono flirtare con il mondo, non sono pastori coraggiosi ma conigli piuttosto codardi».
Sul ruolo liturgico delle donne mons. Schneider sottolinea che «non vi è alcun dubbio sul fatto che il coinvolgimento femminile nei servizi liturgici all’altare […] rappresenta una rottura radicale con l’intera e universale tradizione della Chiesa. Pertanto, tale pratica è contro la tradizione apostolica e ha dato alla liturgia della Santa Messa una forma protestante chiara e una caratteristica di una riunione informale di preghiera o di un evento catechetico. Questa pratica è sicuramente in contrasto con le intenzioni dei Padri del Concilio Vaticano II e non c’è affatto un’indicazione per esso nella Costituzione sulla Sacra Liturgia».
Sulla Messa tradizionale spiega: «celebrando con la forma tradizionale ho imparato che sono solo un povero strumento di azione sacra soprannaturale e massima, il cui celebrante principale è Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote. Sento che durante la celebrazione della Messa ho perso, in un certo senso, la mia libertà individuale, le parole e il gesto sono prescritti nei loro dettagli più piccoli, e io non sono in grado di disporre di loro. Sento nel mio cuore che sono solo un servo e un ministro che, ancora con il libero arbitrio, con fede e amore, compie non la sua volontà, ma la volontà di un Altro. Il rito tradizionale della Messa è un’azione solenne e, al tempo stesso, un potente annuncio del Vangelo, realizzando l’opera della nostra salvezza. Secondo l’intenzione di Papa Benedetto XVI, e le chiare norme dell’Universae Ecclesiae, tutti i seminaristi cattolici dovrebbero conoscere la forma tradizionale della Messa ed essere in grado di celebrarla. Lo stesso documento dice che questa forma di Messa è un tesoro per tutta la Chiesa, così è per tutti i fedeli. Papa Giovanni Paolo II ha lanciato un appello urgente a tutti i vescovi per accogliere generosamente la volontà dei fedeli per quanto riguarda la celebrazione della forma tradizionale della Messa. Quando chierici e vescovi ostacolano o limitano la celebrazione della Messa tradizionale, non obbediscono a cosa lo Spirito Santo dice alla Chiesa, e agiscono in un modo molto anti-pastorale. Si comportano come i possessori del tesoro della liturgia, che non appartiene a loro, perché sono solo gli amministratori. Nel negare la celebrazione della Messa tradizionale o nell’ostacolarla e discriminarla, si comportano come un amministratore infedele e capriccioso che – contrariamente alle istruzioni del padre di casa – mantiene la dispensa sotto chiave o, come una matrigna cattiva, dà ai bambini una magra paghetta. Forse questi chierici hanno paura del grande potere della verità che irradia dalla celebrazione della Messa tradizionale. La Messa tradizionale si può paragonare ad un leone: lasciala libera, e si difenderà».
Infine, sulla Russia, sulla Chiesa ortodossa e sulla sua consacrazione esplicita al Cuore Immacolato di Maria, mons. Schneider dice: «quei Prelati ortodossi, con i quali ho contatti, in genere non sono ben informati circa i contenziosi interni alla Chiesa cattolica. Anche se non riconoscono il primato di giurisdizione del Papa, comunque guardano al Papa come il primo ufficio gerarchico nella Chiesa. La Chiesa non è nostra, né del Papa. La Chiesa è di Cristo e Lui solo la tiene e la conduce indefettibilmente, anche attraverso i periodi più bui della crisi, come in effetti è la nostra attuale situazione. Questa è una dimostrazione del carattere divino della Chiesa. La Chiesa è essenzialmente un mistero, un mistero soprannaturale, e non possiamo avvicinarci a lei come ci si avvicina a un partito politico o a una società puramente umana. Allo stesso tempo, la Chiesa è umana e, dal punto di vista umano, sta oggi subendo una passione dolorosa, partecipando alla Passione di Cristo. Ai nostri giorni la Chiesa viene flagellata come nostro Signore, viene denudata come lo è stato nostro Signore, nella stazione decima della Via Crucis. La Chiesa, nostra madre, è stata legata da corde, non solo da parte dei nemici di Cristo, ma anche da alcuni chierici, a volte anche dell’alto clero. Tutti i buoni figli della Madre Chiesa, come soldati coraggiosi, abbiamo il dovere di cercare di liberare questa madre, con le armi spirituali della difesa e della proclamazione della verità, con la promozione della liturgia tradizionale, con l’adorazione eucaristica, la crociata del Santo Rosario, la battaglia contro il peccato e la ricerca della santità. Dobbiamo pregare affinchè il Papa possa presto consacrare esplicitamente la Russia al Cuore Immacolato di Maria. Poi essa vincerà, come la Chiesa ha pregato fin dai tempi antichi: Gaude, Maria Vergine, cunctas haereses sola interemisti in universo mundo».
o».

1 commento:

  1. Lucida diagnosi di una situazione dottrinale, pastorale e pedagogica di una gerarchia ecclesiale che ormai rinnega il Vangelo, sostituito da ideologie narcisistiche puramente umane imposte con arroganza di potere, dove quello che veniva chiamato' timor di Dio' non è più osservato per mancanza di fede.

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