venerdì 19 agosto 2016

CL, il Meeting e il tradimento di San Francesco


A inizio del Meeting di CL non si può che essere turbati e addolorati del trend di molti esponenti ciellini. 
Fra tanti, uno dei loro leader, Giorgio Vittadini che ha appena fatto una vergognosa intervista al Corriere (vedi QUI) dove si esibisce in un pazzesco ruffianamento del nuovo corso ecclesiale, mettendo anche in mezzo il povero San Francesco (che si rivolterà nella tomba...).
Di seguito due interessanti commenti (una è una Preghiera di Camillo Langone), sull'argomento.
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 Camillo Langone, Il Foglio, 18-8-2016

San Francesco, in Cl ho sempre sentito dire che Giorgio Vittadini, che di Cl è da tempo immemorabile uno dei capi, non è capace nemmeno di allacciarsi le scarpe: per dirne l’inettitudine. Questo poteva spiegare tante cose ma io, che per non sbagliare porto i mocassini, ho cercato di resistere alle chiacchiere e ho fatto bene: leggendo l’intervista del Corriere ho appena scoperto che Vittadini è furbissimo. Perché ti ha tradito. Tradire Cristo è un classico ecclesiastico però tradire te è una moda recentissima, abbracciata dalle vecchie volpi di sacrestia per non finire in pellicceria: garantisce consenso sociale, mediatico, gerarchico. Al meeting ciellino di Rimini si riuniranno monsignori e muftì e “lo spirito”, dice Vittadini, sarà "quello dell’incontro tra San Francesco e il Sultano”. Sarà invece il solito salamelecco sincretista: il tuo spirito, Francesco, era tutt’altro, tu non facevi politica né lobbying, tu ardevi di fede in Cristo e ti presentasti al Sultano per convertirlo. Il capo ciellino ha rincarato: “La vita della Chiesa ha sempre avuto dentro San Francesco e i guerrafondai”. Fingendo di ignorare che tu fosti crociato e al Sultano osasti dire: “I cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete”. Niente di straordinario: Vittadini, per il successo del Meeting, è capace di fingere di ignorare anche l’Ave Maria.
 
 
 Antonio Gurrado, Il Foglio, 18-8-2016
"La vita della Chiesa ha sempre avuto dentro sia san Francesco sia i guerrafondai”, ha dichiarato al Corriere Giorgio Vittadini in vista del Meeting di Rimini, a riprova del fatto che sotto le parvenze dell'odierna guerra di religione si nasconde una lotta di potere ideologica ed economica. Questa contrapposizione fra chi anela alla pace francescana e gli egemonisti rimestatori di conflitti è talmente radicata nella visione cristiana che, sulle prime, l'ho data per scontata; rimuginando però mi sono insospettito e sono andato a controllare le fonti. Tommaso da Celano dice che san Francesco s'imbarcò clandestino per la Siria pur d'intervenire lì dove “ogni giorno si combattevano dure battaglie tra cristiani e pagani”, cioè musulmani; e che, giunto al cospetto del Sultano, non gli propose di far cessare le ostilità con una cerimonia interreligiosa ma volle parlare con fermezza e coraggio “a coloro che facevano ingiuria alla legge cristiana”.

 I Fioretti riferiscono poi che questo “Soldano di Babilonia”, l'egiziano Melek-al-Kamel, avrebbe gradito convertirsi ma non poté per via della propria gente: “Se costoro il sentissono”, disse al missionario, “eglino ucciderebbero me e te con tutti i tuoi compagni”. Si trattava infatti di “sì crudeli uomini, che niuno cristiano che vi passasse potea scampare che non fosse morto”; a San Francesco e ai suoi andò bene poiché vennero soltanto “presi, battuti e legati”. Sia per i Fioretti sia per fra' Tommaso, San Francesco andò a fronteggiare l'islam “arso dal desiderio di sacro martirio”, perifrasi che, per quanto siano passati più di settecento anni, resta quanto meno singolare per indicare una lotta di potere ideologica ed economica.