lunedì 13 giugno 2016

Il verdetto del cardinale Müller sul primo consigliere del papa: "ERETICO"


fernandezIl solito informatissimo Magister segnala un'intervento durissimo del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede a proposito di  Manuel Fernandez, Rettore dell'Università Cattolica Argentina, ghost writer del S. Padre e - sicuramente - uno degli estensori dell'Esortazione Apostolica Amoris laetizia.  Riferendosi ad un ragionamento del prelato argentino, Müller lo definisce: "Ciò è fondamentalmente sbagliato e anche eretico [sogar häretisch]".
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Settimo Cielo 10-6-16
In un'intervista sull'ultimo numero di "Herder Korrespondenz" il cardinale Gerhard L. Müller ha dato nientemeno che dell'"eretico" a un tizio che passa come "uno dei più stretti consiglieri del papa".
Ecco che cosa ha detto il prefetto della congregazione per la dottrina della fede:

"L'insegnamento sul papato come istituzione divina non può essere relativizzato da nessuno, perché questo vorrebbe dire voler correggere Dio stesso. […] Qualche tempo fa c'è stato chi è presentato da certi media di parte come uno dei più stretti consiglieri del papa, secondo il quale si può benissimo spostare la sede del papa a Medellin o sparpagliare gli uffici di curia in differenti Chiese locali. Ciò è fondamentalmente sbagliato e anche eretico [sogar häretisch]. In questa materia, basta leggere la costituzione dogmatica 'Lumen gentium' del Concilio Vaticano II per riconoscere l'assurdità ecclesiologica di questi giochi mentali. La sede del papa è la Chiesa di san Pietro in Roma".
Müller ha aggiunto che l'esplicita missione di san Pietro, di "guidare l'intera Chiesa come suo supremo pastore", è stata trasmessa "alla Chiesa in Roma e, con essa, al suo vescovo, il papa". E questo "non è un gioco organizzativo, ma è per preservare l'unità data da Dio" e riguarda anche "il ruolo dell'alto clero della Chiesa romana, i cardinali, che aiutano il papa nell'esercitare il suo primato".
Non è difficile indovinare chi è colui che Müller prende di mira. È l'arcivescovo Víctor Manuel Fernández, rettore della Universidad Católica Argentina di Buenos Aires e confidente di lunga data di Jorge Mario Bergoglio, nonché, effettivamente, suo teologo di fiducia e principale estensore dei suoi maggiori documenti, dalla "Evangelii gaudium" alla "Amoris laetitia", quest'ultimo addirittura saccheggiando brani di articoli scritti dallo stesso Fernández dieci anni fa:
> "Amoris laetitia" ha un autore ombra. Si chiama Víctor Manuel Fernández
Ciò che il cardinale Müller proprio non ha mandato giù, di Fernández, è quello che disse in un'intervista al "Corriere della Sera" del 10 maggio 2015:
"La curia vaticana non è una struttura essenziale. Il papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotá, e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania. Attorno al papa quello che c’è, in un senso teologico, è il collegio dei vescovi per servire il popolo. […] Gli stessi cardinali possono sparire, nel senso che non sono essenziali".
E ancora Fernández disse, prendendosela proprio con il cardinale prefetto, che in un'intervista a "La Croix" del 29 marzo aveva assegnato alla congregazione per la dottrina della fede la "missione di strutturazione teologica" di un pontificato eminentemente "pastorale" come quello di Francesco:
"Ho letto che alcuni dicono che la curia romana fa parte essenziale della missione della Chiesa, o che un prefetto del Vaticano è la bussola sicura che impedisce alla Chiesa di cadere nel pensiero light; oppure che quel prefetto assicura l’unità della fede e garantisce al pontefice una teologia seria. Ma i cattolici, leggendo il Vangelo, sanno che Cristo ha assicurato una guida e una illuminazione speciale al papa e all’insieme dei vescovi ma non a un prefetto o ad un altra struttura. Quando si sentono dire cose del genere sembrerebbe quasi che il papa fosse un loro rappresentante, oppure uno che è venuto a disturbare e che dev’essere controllato".
Più di un anno è passato da queste sparate del sedicente teologo argentino, delle quali papa Francesco non si dolse affatto, visto che se lo è tenuto ancora più stretto a sé.
E ora che Müller ha emesso contro Fernández il verdetto di "eresia", è sicuro che a cadere ancora più in basso nel punteggio del papa sarà lui, il cardinale. Che già non conta più nulla come prefetto della congregazione per la dottrina della fede, tanto meno per la "strutturazione teologica" di questo pontificato.
Al cui proposito non è escluso che soprattutto con Müller se la prendesse papa Francesco quando, nel suo terzo sermone ai sacerdoti in ritiro spirituale, il 2 giugno scorso, ha detto commentando l'incontro tra Gesù e l'adultera:
"A volte mi dà un misto di pena e di indignazione quando qualcuno si premura di spiegare l’ultima raccomandazione, il 'non peccare più'. E utilizza questa frase per 'difendere' Gesù e che non rimanga il fatto che si è scavalcata la legge".
Il cardinale Müller aveva infatti scritto, nel prendere posizione nel 2013 in vista del sinodo sulla famiglia:
"Un’ulteriore tendenza a favore dell’ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti è quella che invoca l’argomento della misericordia. Poiché Gesù stesso ha solidarizzato con i sofferenti donando loro il suo amore misericordioso, la misericordia sarebbe quindi un segno speciale dell’autentica sequela. Questo è vero, ma è un argomento debole in materia teologico-sacramentaria, anche perché tutto l’ordine sacramentale è esattamente opera della misericordia divina e non può essere revocato richiamandosi allo stesso principio che lo sostiene.
"Attraverso quello che oggettivamente suona come un falso richiamo alla misericordia si incorre nel rischio della banalizzazione dell’immagine stessa di Dio, secondo la quale Dio non potrebbe far altro che perdonare. Al mistero di Dio appartengono, oltre alla misericordia, anche la santità e la giustizia; se si nascondono questi attributi di Dio e non si prende sul serio la realtà del peccato, non si può nemmeno mediare alle persone la sua misericordia.
"Gesù ha incontrato la donna adultera con grande compassione, ma le ha anche detto: 'Va’, e non peccare più' (Giovanni, 8, 11). La misericordia di Dio non è una dispensa dai comandamenti di Dio e dalle istruzioni della Chiesa; anzi, essa concede la forza della grazia per la loro piena realizzazione, per il rialzarsi dopo la caduta e per una vita di perfezione a immagine del Padre celeste".
E altrettanto Müller ha scritto in un libro-intervista del 2014 e in un altro del 2016.

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