lunedì 30 maggio 2016

Osservazioni su alcuni punti controversi dell'Esortazione apostolica «Amoris laetitia» - I - Introduzione

di don Alfredo Morselli

A partire dal 30 maggio 2016, MiL ha presentato studio approfondito su alcuni punti controversi dell'esortazione Amoris laetitia: data l'ampiezza, lo scritto è stato diviso in più post: è possibile scaricare il testo completo in formato PDF.



Beato Angelico, Matrimonio della Vergine

Osservazioni su alcuni punti controversi
dell'Esortazione apostolica
Amoris laetitia


I parte - introduzione

DICHIARAZIONE PRELIMINARE

Sottopongo quanto ho scritto al giudizio della Chiesa Cattolica Romana e intendo fin d'ora per ritrattato tutto quello che dovesse risultare, per suo insindacabile giudizio, non in perfetta conformità con la sana dottrina.


I. Introduzione: dubbi e perplessità dopo la pubblicazionedell'Esortazione apostolica Amoris Laetitia.



1.     Lo stato di dubbio e di confusione dei fedeli è provato dalle reazioni più disparate e spesso diametralmente opposte nei confronti del documento.

Alcune affermazioni contenute nell'Esortazione Apostolica Amoris laetitia danno adito a gravi perplessità: potrebbero essere interpretate come l'affacciarsi, in un documento ufficiale della Chiesa, della cosiddetta "morale della situazione" o "nuova morale"[1].
L'esistenza di affermazioni non chiare è comprovata dal modo in cui il documento è stato recepito da alcuni Vescovi[2] e dai più importanti media del mondo, spesso in palese contraddizione con il Magistero antecedente quello di Papa Francesco.
Nessuna delle suddette presentazioni dottrinalmente dubbie è stata riprovata da qualche organismo della S. Sede.
D'altra parte, un drappello di buoni pastori[3] e alcuni buoni teologi[4] hanno chiaramente espresso le loro riserve nei confronti del documento.
Riporto, a mo' di esempio, l'amara constatazione de professor Robert Spaemann, coetaneo e amico di Joseph Ratzinger, professore emerito di filosofia presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera:
"Ogni sacerdote che si attenga all'ordinamento sacramentale sinora in vigore potrebbe subire forme di mobbing dai propri fedeli ed essere messo sotto pressione dal proprio vescovo. Roma può ora imporre la direttiva per cui saranno nominati solo vescovi "misericordiosi", che sono disposti ad ammorbidire l'ordine esistente. Il caos è stato eretto a principio con un tratto di penna. Il papa avrebbe dovuto sapere che con un tale passo spacca la Chiesa e la porta verso uno scisma. Questo scisma non risiederebbe alla periferia, ma nel cuore stesso della Chiesa. Che Dio ce ne scampi"[5]. 
Non posso tacere, per la loro gravità, le parole di Mons. Bruno Forte, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto e segretario speciale del Sinodo sulla famiglia, che ha svelato, nel corso di un recente incontro pubblico presso il Teatro Rossetti di Vasto, nella sua diocesi, un retroscena dei lavori sinodali:

"«Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato Mons. Forte riferendo una battuta di Papa Francesco – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io». Dopo aver riportato questa battuta lo stesso Forte ha scherzato dicendo: «Tipico di un gesuita»."[6].

Sconcertante è un caso di presunta applicazione dei principi proposti in Amoris laetitia, raccontato dal Card. Walter Kasper, secondo il quale sarebbe lecito a una donna che vive in stato di peccato accostarsi ai sacramenti, in quanto "molto attiva nella Chiesa e che era in Caritas", data l'occasione speciale della 1ª Comunione della figlia:
"Il cardinale ha fatto anche un esempio concreto che rivela molto della prassi “caso per caso” presente in Amoris Laetitia, a proposito dell'Eucaristia per le persone divorziate risposate. Quando Kasper era vescovo di Rottenburg un pastore gli pose il caso di una madre divorziata risposata che però aveva preparato la figlia alla Santa Comunione «molto meglio» di altri. «Una donna molto attiva nella Chiesa e che era in Caritas», sottolinea. Il prete non vietò a questa madre di accedere all'Eucaristia il giorno della prima comunione della figlia. «Quel prete aveva ragione», spiega Kasper, e «ho detto questo a Papa Francesco che ha confermato il mio atteggiamento». «È il sacerdote che deve prendere una decisione. D'altra parte non esiste una soluzione»"[7].

Ancora molto grave è stato il fatto che lo storico Alberto Melloni, prima dell'uscita del documento, abbia profeticamente annunciato un vero e proprio piano d'azione finalizzato separare la pastorale dalla teologia:
"[il Papa] Ha allora superato lo scoglio chiamando a responsabilità i vescovi a cui restituisce poteri effettivi, segnando, come ha detto il cardinale Kasper, una vera e propria «rivoluzione» (...) Perché il problema è legittimare una prassi (quasi tutti i parroci comunicano coppie nate per grazia dopo esperienze devastanti) e non fondarla teologicamente. Nella "misericordia", appunto"[8].
Di fronte a queste controverse prese di posizione, prima e dopo dopo l'uscita del documento, il semplice fedele - come chi scrive queste osservazioni - non mette in dubbio Amoris Laetitia, ma si ritrova, - storicamente - pieno di dubbi; sembra quasi che un atto del magistero petrino ottenga l'esatto opposto di ciò per cui è stato istituito dal Salvatore al servizio della sua Chiesa: i fratelli non si trovano confermati, ma più dubbiosi.


2.     Domande di natura più pratica che un fedele sconcertato si pone legittimamente dopo Amoris Laetitia.

Se è riprovevole una casistica meramente deduttiva, cioè che pretendesse di applicare more geometrico dei princípi immutabili senza tener conto della contingenza di ogni atto umano reale, al contrario è un errore filosofico e teologico rigettare una casistica generale (di cui, ad esempio, è stato maestro Pio XII); non si può rifiutare di ravvedere in ogni atto umano particolare un'essenza, ovvero di coglierne l'oggetto[9], sub ratione boni, conforme o meno all'essere (la verità sull'uomo e dell'uomo, rivelata da Dio in Gesù Cristo e/o conoscibile sub lumine naturalis rationis), e quindi elegibile o meno come bonum[10].
Una volta colta l'essenza di un atto sub ratione boni, astraendolo dalla sua materialità[11], è possibile confrontarlo con con i principi morali e così emettere il giudizio della coscienza.
La casuistica generale, analogamente al giudizio della coscienza, non è altro che un confronto di un universale (l'oggetto formale di un determinato atto) con altri universali (le conoscenze morali).
L'etica della situazione, al contrario, è un nominalismo morale, che rifiuta di cogliere in un atto l'essenza, e che rigetta anche ogni categoria universale - oppure le assegna una certa fluidità per cui non essa non è più universale - termine di confronto dell'atto oltre la sua pura "esistenza".

Troviamo una sana casistica nella Sacra Scrittura quando il profeta Natan va a rimproverare il re David per il suo peccato di adulterio e omicidio a tradimento: il profeta racconta la storia di un uomo ricco che sottrae a un povero una pecorella, ponendo così al re un vero e proprio caso di coscienza. David lo risolve affermando che quell'uomo è degno di morte[12]. Natan applica il caso di morale e la sua soluzione al peccato di David: "Tu sei quell'uomo!".

Posta la necessità di una casistica generale, avendola anche legittimata ex Scripturis, ci poniamo alcune domande: le prime tre competono alla teologia morale fondamentale, e si pongono - tra gli altri motivi - anche per il fatto che l'enciclica Veritatis Splendor non è mai citata in Amoris laetitia; è davvero strano che, in un documento che prende in esame i principi fondamentali della morale, non si faccia conto della più importante enciclica in tale materia. Ma ecco le domande:

1) Si possono dare atti umani (che procedono dalla libera volontà umana) intrinsecamente cattivi, ovvero atti che, posta la piena avvertenza e il deliberato consenso, sono sempre peccato grave?
2)    È possibile che l'uomo si trovi in una situazione dove non ha altra possibilità che quella di compiere un atto intrinsecamente cattivo?
3)    È possibile ammettere l'epikeia per i precetti negativi del diritto naturale?

La seconda serie di domande riguarda il problema della ammissione ai sacramenti di chi si trova in una situazione di convivenza uxorio modo senza essere sposato sacramentalmente con il convivente.

4)   Una persona cattolica, finché, con piena consapevolezza della legge di Dio e della Chiesa, con deliberato consenso, sceglie di convivere uxorio modo con una persona dell'altro sesso, senza che tale convivenza sia stata benedetta dal sacramento del matrimonio, può ricevere validamente l'assoluzione sacramentale?
5) Il desiderio della grazia sacramentale, l'impossibilità di interrompere la convivenza a motivo dei figli o di altri gravi fattori, l'affetto consolidatosi nel tempo, la fedeltà reciproca dei conviventi, il matrimonio civile già celebrato, l'impossibilità di ricevere la dichiarazione di nullità del precedente matrimonio rato e consumato, la convinzione soggettiva che il precedente matrimonio sacramentale fosse invalido, possono essere circostanze che rendano legittima e valida l'assoluzione di cui al punto 4)?
6)   Ammessa l'impossibilità materiale di interrompere la convivenza di cui ai punti 4) e 5), possono esserci condizioni oggettive e soggettive che rendano impossibile la sua "regolarizzazione", attraverso il vero e fermo proposito di vivere castamente la suddetta convivenza, "come fratello e sorella"? In caso affermativo, quali sarebbero tali circostanze?
7)  Il sacerdote che negasse l'assoluzione sacramentale di cui ai punti 4) e 5), nonostante l'insistenza del penitente, e il dolore di quest'ultimo per l'assoluzione negata, può esser considerato come un "duro di cuore" e, perciò, rimproverato per la sua mancanza di misericordia e, magari, punito dal suo Ordinario?
8)   Il sacerdote che, commosso per la sofferenza del penitente, o per altri motivi, concedesse l'assoluzione di cui ai punti 4) e 5), compie un atto sacrilego, e perciò è meritevole di rimprovero e, eventualmente, di altri provvedimenti correttivi, da parte del suo Ordinario?
9)   Il sacerdote che negasse pubblicamente la comunione sacramentale a conviventi notori, di cui ai nn. 4) e 5), può essere rimproverato e/o punito come nel caso al punto 7)?

Non è possibile trovare la risposta giusta a queste domande se non nel Magistero infallibile della Chiesa: da esso emergono alcuni princípi irrinunciabili e le risposte certe alle nostre domande.


3.     Criteri ermeneutici applicabili a un documento di magistero ordinario in generale, e ad Amoris laetitia in particolare.

a)    Richiamo, per chiarezza, alcuni principi di ermeneutica generale di un testo.

I regola: esaminare il testo stesso, senza aggiungere e/o togliere nulla, non presumendo niente che non sia scritto o chiaramente indicato: ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.
II regola: il contesto del documento stesso può chiarire eventuali dubbi.
III regola: trattandosi di un testo di Magistero, questo deve essere interpretato secondo la luminosa dottrina di Benedetto XVI, che ha insegnato "l'“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa"[13]: evitando quindi di cristallizzare il magistero precedente, come pure di contraddirlo (soprattutto in ciò che è definito dogmaticamente in modo definitivo), ponendo una sorta di nuovo inizio o di rivoluzione.

b)  Possiamo ora chiederci quale grado di assenso richiede Amoris laetitia.

Il documento è sicuramente un atto di Magistero; tuttavia bisogna, su questo punto, fare delle distinzioni, perché il Magistero si esprime in modi qualitativamente diversi: riporto qui la spiegazione di Mons. Antonio Livi:
"Debbo premettere […] che gli atti del Romano Pontefice hanno un valore e una portata diversi, a seconda della materia della quale trattano e della forma prescelta per rivolgersi al popolo cristiano. Gli atti del Romano Pontefice (registrati come tali negli Acta Apostolicae Sedis) possono essere: 1) veri propri insegnamenti circa la fede e la morale della Chiesa cattolica, nel qual caso il Papa si limita a interpretare autorevolmente i dogmi già formulati dal Magistero precedente (magistero universale ordinario), a meno che, parlando ex cathedra, non enunci novi dogmi (caso che nella storia si è verificato pochissime volte);2) nuove norme disciplinari riguardanti i Sacramenti, la liturgia, gli incarichi ecclesiastici, etc. (norme che entrano a far parte del diritto canonico, attualmente compendiate nel Codice di Diritto Canonico per la Chiesa latina e in quello per la Chiesa Orientale);3) orientamenti e criteri per la prassi pastorale che non cambiano sostanzialmente ciò che è già stabilito nei principi della dottrina dogmatica e morale, così come non aggiungono o non tolgono nulla a ciò che è prescritto nelle vigenti leggi della Chiesa. In base a questa fondamentale distinzione, diversi sono i doveri di coscienza di un cattolico, nel senso che:1) gli insegnamenti del Papa, quando egli intende confermare o sviluppare e verità della fede cattolica, vanno accolti da tutti in fedeli con ossequio esteriore ed interiore della mente e del cuore; analogamente,2) gli ordini e disposizioni disciplinari del Papa vanno rispettati ed eseguiti prontamente da tutti coloro ai quali gli ordini sono rivolti, per quanto a ciascuno compete direttamente; al contrario,3) quelli che sono meri orientamenti per la pastorale vanno accolti da tutti gli interessati, a cominciare dai vescovi, come criteri da tener presenti nell'esercizio del loro ufficio pastorale di governo e di catechesi; in quanto criteri, essi entrano a far parte di tutta una serie di principi di ordine dogmatico, morale e disciplinare che già sono ordinariamente presenti alla coscienza dei Pastori al momento di prendere responsabilmente una decisione su situazioni generali della loro diocesi o su qualche caso concreto. Ora, l'Esortazione apostolica post-sinodale, sia per il tipo di documento che per gli argomenti che in esso vengo o affrontati, è indubbiamente un atto pontificio del terzo tipo tra quelli che ho prima elencato. In effetti, come genere di documento pontificio, questa Esortazione non è e non vuole essere un atto di magistero con il quale si insegnano dottrine nuove, fornendo ai fedeli nuove interpretazioni autorevoli del dogma. Si tratta invece di una serie di indirizzi pastorali, rivolto principalmente ai vescovi e ai loro collaboratori nel clero e nel laicato, affinché la dottrina sull'amore umano e sul matrimonio – che viene esplicitamente confermata in ogni suo punto – sia meglio applicata ai singoli casi concreti con prudenza, con carità e con desiderio di evitare divisioni all'interno della comunità ecclesiale. Queste sono le intenzioni del Papa, quali risultano dal tipo di documento che sto commentando"[14].
A quanto afferma Mons. Livi aggiungo poi che, in un documento di Magistero molto ampio, non ogni affermazione ha necessariamente lo stesso valore ed esige il medesimo grado di assenso.

Inoltre, al § 2, lo stesso Papa afferma:
"…la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza" (sottolineato redazionale).
Ciò che emerge invece come chiaro (anche da tanti altri discorsi del Papa), obbligatoriamente da tenersi e da cercare di realizzare con tutte le forze in questa nostra epoca, è lo slancio misericordioso che tutti i cristiani devono avere verso i peccatori: posto che, come dice il Codice di diritto canonico, "Su questa terra sono nella piena comunione della Chiesa cattolica quei battezzati che sono congiunti con Cristo nella sua compagine visibile, ossia mediante i vincoli della professione di fede, dei sacramenti e del governo ecclesiastico"[15] - anche se sono grandi peccatori - , non dobbiamo porre alcun ostacolo a chi è lontano, in vista del suo riavvicinamento; non solo dobbiamo far sì che nessuno si senta definitivamente escluso o che senta come pregiudicata la via di un pieno ritorno alla vita di grazia, ma dobbiamo sempre annunciare la tenerezza e la misericordia di Dio.
Tra questi destinatari della misericordia ci sono anche coloro che si trovano in una situazione coniugale irregolare, in stato oggettivo di peccato.
È propria dei protestanti – e non dei cattolici – la teorizzazione di una chiesa spirituale e formata solo dai perfetti[16]: noi crediamo, sulle orme di S. Roberto Bellarmino, in una Chiesa-mistero, corpo mistico di Cristo, ma nel contempo visibile e tangibile "come il popolo di Roma, o il regno di Francia o la Repubblica di Venezia"[17], e di cui fanno parte, anche se peccatori, tutti coloro che hanno la stessa fede, obbediscono ai legittimi Pastori e professano il medesimo culto.

c)  Infine chiediamoci se ci sia la possibilità da parte di un fedele di dissentire da alcune affermazioni di Amoris laetitia.

Abbiamo visto che il Papa ribadisce "la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali" (§ 2): questa libertà però non può riguardare "tutte quelle dottrine di fede divina e cattolica che la Chiesa propone come divinamente e formalmente rivelate e, come tali, irreformabili", "tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo" e "tutti quegli insegnamenti – in materia di fede o morale – presentati come veri o almeno come sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio solenne né proposti come definitivi dal Magistero ordinario e universale"[18].
Se quindi si trovasse un'affermazione in Amoris laetitia composta materialmente in modo tale da poter essere interpretata – anche coerentemente al testo – in modo contrario alla fede, questa interpretazione va respinta e la affermazione va segnalata "con libertà" alla stessa Autorità ecclesiastica. Questa ipotesi è ammissibile, posto il tenore del documento e tanto quanto gli insegnamenti contenuti non sono reiterazioni di affermazioni proposte a più riprese in passato.
Sbaglierebbe anche chi volesse dedurre da espressioni del documento, pur non precise, interpretazioni contrarie alla fede e al magistero precedente.

Inoltre, nell'Istruzione Donum Veritatis, si dice che…
«Il Magistero, allo scopo di servire nel miglior modo possibile il Popolo di Dio, e in particolare per metterlo in guardia nei confronti di opinioni pericolose che possono portare all'errore, può intervenire su questioni dibattute nelle quali sono implicati, insieme ai principi fermi, elementi congetturali e contingenti. E spesso è solo a distanza di un certo tempo che diviene possibile operare una distinzione fra ciò che è necessario e ciò che è contingente. La volontà di ossequio leale a questo insegnamento del Magistero in materia per sé non irreformabile deve essere la regola. Può tuttavia accadere che il teologo si ponga degli interrogativi concernenti, a seconda dei casi, l'opportunità, la forma o anche il contenuto di un intervento. II che lo spingerà innanzitutto a verificare accuratamente quale è l'autorevolezza di questi interventi, così come essa risulta dalla natura dei documenti, dall'insistenza nel riproporre una dottrina e dal modo stesso di esprimersi […]. In ogni caso non potrà mai venir meno un atteggiamento di fondo di disponibilità ad accogliere lealmente l'insegnamento del Magistero, come si conviene ad ogni credente nel nome dell'obbedienza della fede. Il teologo si sforzerà pertanto di comprendere questo insegnamento nel suo contenuto, nelle sue ragioni e nei suoi motivi. A ciò egli consacrerà una riflessione approfondita e paziente, pronto a rivedere le sue proprie opinioni ed a esaminare le obiezioni che gli fossero fatte dai suoi colleghi. Se, malgrado un leale sforzo, le difficoltà persistono, è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall'insegnamento in se stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l'insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato»[19].
Alla luce di quanto sopra, cercherò di analizzare alcuni passaggi controversi di Amoris laetitia, vincolato ai criteri ermeneutici naturali e di fede, ora richiesti, ora concessi, dalla Chiesa stessa.
Faccio mie ancora una volta le affermazioni di Mons. Antonio Livi, esternate nel corso di una conferenza tenuta presso la Basilica di San Giovanni alla Porta Latina, organizzata dalla “Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis”, il 6 maggio 2016.
Tutti i rilievi critici sono "…suggeriti sempre soltanto dalla responsabilità ecclesiale che mi impegna - come sacerdote … - soprattutto di fronte a quei fedeli che sovente manifestano in pubblico il loro turbamento e in privato mi confidano il disorientamento delle loro coscienze, pensando anche a quei fedeli che posso immaginare che siano addirittura indotti alla perdita del senso del peccato…"[20].

4.   Custodire tutto il Magistero analogamente a come Maria SS.ma custodiva nel suo Cuore i misteri della vita di Gesù Cristo.

Si legge per due volte nel Vangelo di S. Luca (Lc 2, 19. 50) che Maria custodiva nel suo cuore le parole-fatti della vita di Gesù. Ogni fatto della vita del Figlio era, nel Cuore Immacolato di Maria, oggetto di continua memoria e riflessione, in una dinamica di continuo approfondimento e di sempre maggior comprensione.
Ora, come dice S. Leone Magno, "alla osservazione diretta [dei misteri della vita di Cristo] è succeduto il magistero, la cui autorità avrebbero ormai seguito i cuori dei fedeli, rischiarati dalla luce suprema"[21].
Prima della vita pubblica di Gesù, solo i profeti e la storia sacra ci davano informazioni su Gesù; nella vita pubblica è Lui stesso che parla di sé. Dopo l'Ascensione, solo la Chiesa, con la sua Tradizione, ci dice chi è Gesù Cristo. I misteri della vita del Salvatore continuano nei sacramenti e in ciò che la Chiesa ci propone a credere, con la sua vita e il suo Magistero.
Se non abbiamo più, come ebbe la Vergine, la visione diretta dei misteri da custodire nel cuore, ne abbiamo una certa continuazione nella stessa dottrina cattolica.
E allora dobbiamo apprendere da Lei il metodo, e in un modo simile al suo, fare continua memoria, soppesare, rivalutare, ruminare tutto il Magistero nella sua continuità e dinamicità.
Mi affido dunque a Maria SS., per il proseguo di queste osservazioni.



[1] Così la "nuova morale" è stata descritta da Pio XII (grassetto relazionale): "Il segno distintivo di tale morale è costituito dal fatto che essa non si basa in alcun modo sulle leggi morali universali come ad esempio i Dieci Comandamenti, ma sulle condizioni o circostanze reali e concrete nelle quali si deve agire, e secondo le quali la coscienza individuale è tenuta a giudicare ed a scegliere; questo stato di cose è unico ed è valido una sola volta per ciascuna azione umana. Perciò la decisione della coscienza, affermano coloro che sostengono tale etica, non può essere imperata dalle idee, dai principî e dalle leggi universali […] Espressa sotto questa forma l'etica nuova è talmente al di fuori della Fede e dei principii cattolici che persino un bambino, se conosce il suo catechismo, se ne può render conto e lo può percepire". Testo originale in francese: "Le signe distinctif de cette morale est qu'elle ne se base point en effet sur les lois morales universelles comme par exemple les Dix Commandements, mais sur les conditions ou circonstances réelles et concrètes dans lesquelles on doit agir, et selon lesquelles la conscience individuelle a à juger et à choisir. Cet état de choses est unique et vaut une seule fois pour toute action humaine. C'est pourquoi la décision de la conscience, affirment les tenants de cette éthique, ne peut être commandée par les idées, les principes et les lois universelles […] Sous cette forme expresse l'éthique nouvelle est tellement en dehors de la foi et des principes catholiques, que même un enfant, s'il sait son catéchisme, s'en rendra compte et le sentira" (Aux participants au congrès de la Fédération catholique mondiale de la jeunesse féminine, 18 avril 1952, http://tinyurl.com/jeja5su; tutti i testi di magistero citati in questo lavoro sono ripresi dal sito WEB della Santa Sede, se non diversamente specificato; di ogni documento si riporta l'URL abbreviato. In questo caso la traduzione in italiano è ripresa dal sito Progetto Barruel, http://tinyurl.com/zub7aad. Salvo diversa indicazione, tutti gli URL citati sono stati rivisitati e verificati in data 13.5.2016. S. Giovanni Paolo II così spiega: "In tal senso le tendenze culturali sopra ricordate, che contrappongono e separano tra loro la libertà e la legge ed esaltano in modo idolatrico la libertà, conducono ad un'interpretazione «creativa» della coscienza morale, che si allontana dalla posizione della tradizione della Chiesa e del suo Magistero. […] Per giustificare simili posizioni, alcuni hanno proposto una sorta di duplice statuto della verità morale. Oltre al livello dottrinale e astratto, occorrerebbe riconoscere l'originalità di una certa considerazione esistenziale più concreta. Questa, tenendo conto delle circostanze e della situazione, potrebbe legittimamente fondare delle eccezioni alla regola generale e permettere così di compiere praticamente, con buona coscienza, ciò che è qualificato come intrinsecamente cattivo dalla legge morale. In tal modo si instaura in alcuni casi una separazione, o anche un'opposizione, tra la dottrina del precetto valido in generale e la norma della singola coscienza, che deciderebbe di fatto, in ultima istanza, del bene e del male. Su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette «pastorali» contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un'ermeneutica «creatrice», secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare" (Lettera enciclica Veritatis Splendor, 6-8-1993, § 54. 56, grassetto e corsivo redazionali).
[2] Palesemente contrarie alla dottrina cattolica sono le affermazioni di S.Ecc.za Rev.ma Mons. Socrates Vilegas, presidente della Conferenza episcopale delle Filippine, ha scritto, a nome della stessa Conferenza episcopale: "Quando i nostri fratelli e sorelle che a motivo di relazioni spezzate, di famiglie spezzate e di vite spezzate, se ne stanno timorosi alle porte delle nostre chiese – e delle nostre vite – nel dubbio di essere accolti o no, andiamo loro incontro, come il papa ci chiede di fare, e assicuriamo loro che c'è sempre posto alla tavola dei peccatori, sulla quale il Signore offre se stesso come cibo per i reietti. 'O res mirabilis! Manducat Dominum pauper, servus et humilis…'. O meraviglia! Il povero, il servo e l'umile mangiano il Signore. Si tratta di un'elargizione di misericordia, di un'apertura del cuore e dello spirito che non ha bisogno di nessuna legge, che non esige nessuna direttiva, né aspetta istruzioni. Può e deve essere attuata immediatamente"; testo originale in inglese: "When our brothers and sisters who, because of broken relations, broken families and broken lives, stand timidly at the doors of our churches – and of our lives – unsure whether they are welcome or not, let us go out to meet them, as the Pope urges us to, and assure them that at the table of sinners at which the All-Holy Lord offers himself as food for the wretched, there is always room. O res mirabilis manducat Dominum pauper, servus et humilis…O wonderful reality that the poor, the slave and the lowly should partake of the Lord. This is a disposition of mercy, an openness of heart and of spirit that needs no law, awaits no guideline, nor bides on prompting. It can and should happen immediately. (http://tinyurl.com/ja37697). Mons. Alberto Carrara, direttore del settimanale della Diocesi di Bergamo Sant'Alessandro, senza mezzi termini afferma che "Dunque divorziati e separati che si sono sposati di nuovo possono essere riammesse ai sacramenti. È una delle novità della “Amoris laetitia”, l'”esortazione apostolica” che Papa Francesco ha scritto a conclusione dei due sinodi sulla famiglia. Se ne è parlato molto, come era logico aspettarsi. E se ne è parlato anche in commenti a caldo tra amici. Più di un prete ha commentato: “Si fa già, si faceva già da molto tempo”. Ma, aggiunge un amico che ha il senso dell'umorismo: “Era artigianato locale”, benigna concessione di preti larghi di maniche. Adesso si fa alla luce del sole: il Papa stesso esorta ad andare in quella direzione."(http://tinyurl.com/gs4eyhd). Cfr. anche Sandro Magister, «Comunione ai divorziati risposati. Nelle Filippine e a Bergamo è già cosa fatta», http://tinyurl.com/hfm3omm.
[3] Ad esempio: Card. Raymond Leo Burke, «Amoris Laetitia non è magistero, lo dice papa Francesco», La Nuova Bussola Quotidiana, 12-04-2016, http://tinyurl.com/zujgcdh; Mons. Athanasius Schneider, «"Amoris Laetitia": chiarire per evitare una confusione generale», Corrispondenza Romana 24-4-2016, http://tinyurl.com/hovrxlb.
[4] Ad esempio: Roberto de Mattei, «L'Esortazione post-sinodale Amoris laetitia: prime riflessioni su un documento catastrofico», Corrispondenza Romana, 10 aprile 2016, http://tinyurl.com/jmqernw; “Amoris Laetitia”: «R. de Mattei intervista il teologo Barthe: “Non si può interpretare secondo la tradizione il capitolo VIII di Amoris Laetitia”», Corrispondenza Romana, 4-5-2016, http://tinyurl.com/ho9uscb; A. Livi, «Tante affermazioni che vanno chiarite», La Nuova Bussola Quotidiana, 13.4.2016, http://tinyurl.com/hosoe6z; «Mons. Livi parla ai penitenti e ai confessori», Disputationes Theologicae, 6-5-2016, http://tinyurl.com/hvqb95x; Michele Ippolito, a c. di, «Monsignor Antonio Livi: “La Amoris Laetitia mette a rischio la dottrina sull'indissolubilità del matrimonio”», La Fede Quotidiana, 16-5-2016 http://tinyurl.com/jhozf6x. Sul caos delle interpretazioni vedi: Giovanni Marcotullio, «Amoris lætitia tra Fellay e Melloni: letture ed errori», La Croce, 16-4-2016, http://tinyurl.com/jcxn634, articolo dalle cui conclusioni dissento, ma che mostra come il documento viene interpretato traendone conclusioni opposte; Sandro Magister, «"Amoris lætitia", ovvero la festa delle interpretazioni», Settimo Cielo, 24-4-2016, http://tinyurl.com/h6sdjvh;
[5] R. Spaemann, «"Ein Bruch mit der Lehrtradition" – Robert Spaemann über "Amoris lætitia", http://tinyurl.com/jklr7ne, trad.it. «Spaemann: "È il caos eretto a principio con un tratto di penna"», in Settimo Cielo, http://tinyurl.com/gnvo33v.
[6] Parole riportate in Zonalocale.it, ed. di Vasto, 3-5-2016, http://tinyurl.com/gltkbhh.
[7] Lorenzo Bertocchi, «Kasper: Divorziati risposati, il Papa ha aperto la porta», La Nuova Bussola Quotidiana, 26-04-2016, http://tinyurl.com/gr5jocs.
[8] A. Melloni – C. Tito, «L'Esortazione di Papa Francesco: mediazione su divorziati e gay e ricambio in Curia», La Repubblica, !9-3-2016, http://tinyurl.com/jovp63n; per un'analisi più approfondita di questo testo vedi il mio «La melassa di Melloni», Mil - Messainlatino.it, 20-3-2016, http://tinyurl.com/zkyv3ag.
[9] "Illud autem quod se habet materialiter ad objectum voluntatis, est quaecumque res volita: sed ratio objecti completur ex ratione boni"; S. Tommaso d'Aquino, Super Sent., lib. 1 d. 48 q. 1 a. 2 co.
[10] Così Giovanni Paolo II descrive questo errore (sottolineato redazionale): "Si è giunti conseguentemente al punto di negare l'esistenza, nella rivelazione divina, di un contenuto morale specifico e determinato, universalmente valido e permanente: la Parola di Dio si limiterebbe a proporre un'esortazione, una generica parenesi, che poi solo la ragione autonoma avrebbe il compito di riempire di determinazioni normative veramente «oggettive», ossia adeguate alla situazione storica concreta. Naturalmente un'autonomia così concepita comporta anche la negazione di una competenza dottrinale specifica da parte della Chiesa e del suo Magistero circa norme morali determinate riguardanti il cosiddetto «bene umano»: esse non apparterrebbero al contenuto proprio della Rivelazione e non sarebbero in se stesse rilevanti in ordine alla salvezza. Non vi è chi non veda che una simile interpretazione dell'autonomia della ragione umana comporta tesi incompatibili con la dottrina cattolica"; Lettera enciclica Veritatis splendor, 6-8-1993, § 37, http://tinyurl.com/h2smc7b.
[11] "…extra substantiam ipsius secundum quod consideratur ipsa substantia actus absolute", Super Sent., lib. 4 d. 16 q. 3 a. 1 qc. 2 ad 2
[12] Cfr. 2 Sam 12, 1-7 e ssqq.
[13] «Ai membri della Curia e della Prelatura Romana per la presentazione degli auguri natalizi», 22-12-2005.
[14] A. Livi, «Tante affermazioni che vanno chiarite», La Nuova Bussola Quotidiana, 13.4.2016, http://tinyurl.com/hosoe6z
[15] CIC, Can. 205. Cfr. anche Catechismo della Chiesa Cattolica, § 815.
[16] Secondo Lutero la Chiesa è il "popolo santo dei cristiani" e solo i perfetti e chi non ha peccati ne fanno veramente parte; tuttavia vi è, per Lutero, "anche un'altra maniera di parlare della Chiesa. Secondo questa, essa è un'adunanza in una casa o in una parrocchia o in un vescovado (...), nella quale adunanza valgono le manifestazioni esteriori, come cantare leggere o indossare la pianeta" Del papato romano, in: Scritti politici a c. di Giuseppina Panzieri Saija, Torino:Utet, 1949, p. 80, cit. in Adriano Torricelli, Politica ed ecclesiologia nella teologia di Lutero, http://tinyurl.com/hkzhc4b. Secondo Calvino fanno parte della vera Chiesa (invisibile) solo i giusti predestinati; tuttavia ci sarebbe una Chiesa esterna visibile, in cui sono mescolati buoni e cattivi: "Abbiamo notato infatti che la sacra Scrittura parla della Chiesa in duplice modo. A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi a Dio, in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, mediante la santificazione dello Spirito, sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall'inizio del mondo. Spesso invece col nome di Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo. In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l'apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta. Pure, come è necessario credere quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa". (G. Calvino, Institutio christianae religionis, IV, 1, 7; http://tinyurl.com/z6j3w2j)
[17] "Ecclesia enim est coetus hominum ita visibilis, et palpabilis, ut est coetus populi romani, vel regnum Galliae, aut respublica Venetorum"; Disputationum Roberti Bellarmini, Politani, S.J, De Controversiis Christiana Fidei Adversus Huius Temporis Haereticos, t. II, l. III (De Ecclesia militante), Neapoli 1857, p. 75.
[18] Congregazione per la Dottrina della Fede, «Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei», 29-6-1998, §§ 5, 6 e 10, http://tinyurl.com/zdrbx7n.
[19] Congregazione per la Dottrina della fede, Istruzione Donum veritatis sulla vocazione ecclesiale del teologo, 24 maggio 1990, nn. 24; 29-30, grassetto redazionale.
[20] «Mons. Livi parla ai penitenti e ai confessori», http://tinyurl.com/hvqb95x.
[21] Disc. 2 sull'Ascensione 1, 4; PL 54, 397-399; testo tratto dalla Liturgia delle ore.