venerdì 31 ottobre 2014

III Pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum : una settimana dopo

Dal 23 al 26 ottobre 2014 si è svolto a Roma il terzo pellegrinaggio internazionale “ad Petri sedem – Populus Summorum Pontificum”, che riunisce sulle tombe degli Apostoli tutte le persone di fede cattolica legate alla celebrazione della Santa Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano secondo il dettato del Motu Proprio Summorum Pontificum emanato nel 2007 dal Papa Benedetto XVI. 
In questi giorni ho trascorso un’esperienza spirituale intensa.
Momenti estatici ed estetici hanno fatto vibrare la mia anima partecipando alle celebrazioni liturgiche nelle sublimi Chiese o Basiliche in cui per secoli ha vissuto e respirato proprio quella liturgia cattolica romana che in questi giorni è tornata rivivere. 
Questi edifici sacri furono costruiti e plasmati intorno ad un certo modo d’intendere la liturgia, e con essa l’architettura e l’arte si sono amalgamate formando una cosa sola. Vivere l’antica liturgia all’interno di questi grandiosi ed antichi templi cristiani ha significato toccare con mano l’universalità della Chiesa, la bellezza del suo culto, la sua bimillenaria storia, la “romanità” della nostra fede.  
La Santa Messa di venerdì 24 ottobre alla Chiesa della Santa Trinità dei Pellegrini, doveva essere celebrata dal cardinale australiano George Pell, Prefetto del Segretariato per l’Economia, ma purtroppo a causa di motivi di salute non ha potuto essere presente. 
E’ stata così celebrata dal suo segretario personale una messa solenne in terzo in cui è stata letta l’edificante omelia che Sua Eminenza aveva redatto per l’occasione. 
In occasione di questa Santa Messa, la chiesa era stracolma, molta gente è dovuta rimanere in piedi, io personalmente ero seduto sulla balaustra di un altare laterale. 
I sacerdoti che volevano assistere in coro alla celebrazione erano talmente tanti che non c’era più posto nei banchi loro assegnati e sono dovuti restare in piedi con le cotte in mano nel fondo della Chiesa.  
Il momento culminante del pellegrinaggio è stato il Pontificale celebrato sabato 25 ottobre dal Cardinale statunitense Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica nella Basilica di San Pietro, all’altare della Cattedra. 
Il Pontificale è stato preceduto dall’Adorazione Eucaristica nella Basilica di San Lorenzo in Damaso e dalla processione che da lì si è snodata lungo le strette vie delle borgate romane fino ad arrivare in Vaticano. 
Certamente e visibilmente molti turisti e romani erano incuriositi da questa processione partecipata, formata da numerosi e giovani chierici in berretta, molte donne velate, con i canti e le preghiere in latino. 
Per quanto mi riguarda il momento più emozionante della processione è stato percorrere Via della Conciliazione cantando a piena voce “Noi vogliam Dio”. 
Nel corso del Pontificale ho vissuto dei momenti spirituali altissimi.  
Che emozione quando mons. Pozzo ha letto il messaggio di Benedetto XVI rivolto agli organizzatori del pellegrinaggio! 
Nel coro dell’altare oltre ai numerosi sacerdoti e monsignori, assistevano anche i rappresentanti dei principali Isituti Ecclesia Dei, il cardinale statunitense William Joseph Levada, Prefetto Emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’Arcivescovo Guido Pozzo segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. 
La provvidenza ha disposto che accanto a me, che ero seduto vicino all’altare della Confessione, fossero sedute un folto gruppo di suore Francescane dell’Immacolata, così ho pregato il Signore per le sorti del loro Istituto. 
Per motivi di ordine e di sicurezza lo spazio in cui i partecipanti al Pellegrinaggio assistevano alla Santa Messa era delimitato dalle transenne, avevamo praticamente metà Basilica tutta per noi, ma ogni tanto mi capitava di girarmi verso le porte e vedevo la calca di gente, di visitatori e di turisti, che a metà Basilica si fermavano a scrutare incuriositi il sacro rito. 
Al termine della Santa Messa il cardinale Burke che, accompagnato dal suo segretario, faceva ritorno nei suoi appartamenti, è stato accolto in Piazza San Pietro da un fragoroso e lungo applauso dei pellegrini e da un turbine di gente che lo salutava affettuosamente, lo seguiva, lo abbracciava, lo baciava, che voleva scattare una fotografia ricordo con lui. 

Il giorno seguente, domenica 26 ottobre, non ho avuto la possibilità di recarmi a Norcia, alla Basilica di San Benedetto, in cui si teneva la Messa Solenne officiata dal Priore Padre Cassian Folsom nella Festa di Cristo Re a conclusione del pellegrinaggio. 
Sono dunque rimasto a Roma ed ho partecipato al Pontificale celebrato dal vescovo francese Francois Robert Bacquè nella Chiesa della Santa Trinità dei Pellegrini. 
Il pellegrinaggio è stata una preziosa occasione per immergersi nella tradizione cattolica e sperimentare sensibilmente l’universalità della Chiesa. 
Un evento di tale portata internazionale infatti è anche un momento per conoscere ed incontrare i fratelli nella fede che in tutto l’orbe cattolico condividono l’amore e la devozione verso l’antica liturgia, con i quali si allacciano rapporti, si scambiano opinioni, esperienze, riflessioni. 
Gli italiani che ho incontrato si ricorderanno di me per l’incalzante domanda “ma voi avete la Messa?”, poiché mi interessava capire come il Motu Proprio fosse stato applicato e quanto era diffusa la liturgia nell’antica forma del rito romano. 
Come si poteva immaginare è emersa una realtà frammentaria, una Chiesa di frontiera. 
Dunque ecco un’immagine della famosa Chiesa “ospedale da campo” di cui ci ha parlato Papa Francesco, una Chiesa in cui i fedeli sono costretti a fare i “pendolari della Messa”, che per partecipare al Santo Sacrificio devono percorre trenta, quaranta, cinquanta chilometri, e talvolta sono costretti ad emigrare nelle diocesi confinanti, con le conseguenti spese di viaggio, perché il loro ordinario gli ha negato un diritto spingendoli così a richiedere permessi e ferie dal lavoro o a ritirare anticipatamente i figli dalla scuola per partecipare alle funzioni religiose. 
Una Chiesa in cui i sacerdoti aprono le porte delle loro Chiese e delle loro canoniche per curare le ferite di cattolici provenienti da ogni dove e sono in costante paterno e fraterno contatto quotidiano con i loro fedeli per trovare luoghi o Chiese disposte a concedere il permesso di celebrare la Santa Messa, recitare rosari, compiere pellegrinaggi, ritiri spirituali od organizzare incontri di formazione cattolica, e quando le autorità non rilasciano i permessi sono costretti a riunirsi nella case private, di nascosto, come ladri nella notte. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)
Una Chiesa in cui i sacerdoti che scelgono di celebrare nella Forma Straordinaria del Rito Romano sono talvolta lasciati soli, emarginati, derisi ed allontanati dai loro confratelli o dai loro superiori. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)
Una Chiesa in cui i seminaristi escono di nascosto dai loro istituti diocesani per raggiungere le Chiese più vicine in cui si celebra l’antica forma e se vengono scoperti, vengono puniti. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)
Una Chiesa in cui è meglio non dire che frequenti la “Messa in latino”, ma serbare tutto nel profondo del proprio cuore, per il timore di essere scherniti in prima persona o che deridano i tuoi familiari, magari tuo figlio che frequenta il catechismo in parrocchia. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)
Una Chiesa in cui tanti sacerdoti che celebrano privatamente il Vetus Ordo non hanno potuto essere presenti a Roma, al pellegrinaggio, per la paura di essere giudicati dai loro confratelli, per non essere motivo di scandalo tra i loro fedeli. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)
Una Chiesa d’emergenza, in uno “stato di necessità” perenne, in cui sussistono delle vere e proprie periferie esistenziali, ma nonostante tutte queste difficoltà si mantiene viva, dinamica e giovane.   ( Sottolineatura nostra N.d.R.)
Un anziano sacerdote statunitense membro della Curia Generalizia di un antichissimo ordine religioso, mi ha confermato che la maggioranza dei seminaristi che vengono formati nelle loro case sono attratti dalla liturgia straordinaria. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)
E ciò era particolarmente visibile nel corso del pellegrinaggio: tanti giovani preti, tanti giovani fedeli, tante giovani famiglie. 
Rispetto allo scorso anno, questa edizione del pellegrinaggio è stata caratterizzata da un’affluenza più alta, sia da parte del clero che dai fedeli. 
La maggioranza dei presenti erano di lingua inglese (statunitensi), francesi, tedeschi, brasiliani, come al solito gli italiani erano pochi. 
Ciò denota che all’estero il Motu Proprio ha avuto una più ampia e facilitata applicazione, è sentito come parte integrante del magistero della Chiesa, mentre in Italia le cose sono andate diversamente. 
Sono consapevole che in un pellegrinaggio non si dovrebbe guardare al numero ma alla qualità dei partecipanti, tuttavia bisogna anche notare che nelle tre edizioni il numero dei pellegrini non ha mai sfondato la soglia psicologica delle mille unità. 
Per riuscire in questo obiettivo è necessario che i numerosi fedeli italiani (che quindi hanno più facilità a raggiungere Roma) legati al “Summorum Pontificum” si sveglino dal letargo, mettano da parte le divisioni ed i campanilismi. 
L’impegno che viene richiesto non deve essere inteso come una prova di forza verso un’opposizione immaginaria, ma al contrario un’occasione di comunione fraterna per dimostrare alla Chiesa visibile che esistiamo e che vogliamo camminare con essa ed in essa, guidati dai Vescovi, e confermati nella fede dal Successore di Pietro, poiché Ubi Petrus, ibi Ecclesia. 
Arrivederci nel 2015! 

Luigi Martinelli  

1 commento:

  1. Ma il pellegrinaggio non si chiamava "Una cum Papa nostro FRANCISCO"???

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