mercoledì 19 febbraio 2014

Mons Parolin: custodire la verità e l'autenticità della liturgia . Convegno all'Università Lateranense dedicato alla "Sacrosanctum Concilium"

La liturgia custodisce e apre la porta della grazia e va, dunque, a sua volta, coltivata e custodita nella sua verità”. 
Lo ha affermato il segretario di Stato, l’arcivescovo Pietro Parolin, all’omelia della Messa da lui presieduta questa mattina nella Basilica di San Pietro. 
Occasione della cerimonia, il Convegno in corso alla Lateranense dedicato alla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione del Vaticano II dalla quale, nel 1963, scaturì un profondo rinnovamento della liturgia ecclesiale. 
Una “tenda” al cui riparo Dio e l’uomo si incontrano. 
Un “canale sempre aperto” che dal cielo porta lo Spirito Santo sulla terra. 
Da duemila anni, il pensiero cristiano ha trovato molte espressioni per descrivere l’importanza della liturgia eucaristica. 
E da 51 anni, la Sacrosanctum Concilium veglia e sorveglia su quel complesso di segni e di gesti che ha il compito di comunicare la divinità all’umanità. Mons. Parolin lo ha sottolineato all’inizio dell’omelia, citando un passaggio del documento: “La Costituzione conciliare così descrive la liturgia: il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù. 
Questa affermazione si comprende pienamente alla luce di quanto poco prima viene detto al riguardo della vera natura della liturgia, definita come l’esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo”. 
La liturgia, ha proseguito mons. Parolin, permette la santificazione dell’uomo attraverso dei “segni sensibili”, tutti improntati a “sobrietà”, e la realizza all’interno di “un tempo e uno spazio nuovi”, che prefigurano ciò che sarà nella vita della redenzione. 
E tali segni sono per lo più umili. 
Sempre ci stupisce – ha affermato mons. Parolin – la sproporzione tra la semplicità dei segni e la portata sovrumana degli effetti. 
La vita trinitaria – ha osservato – ci è offerta nell’acqua del Battesimo; Dio ci offre se stesso in cibo nell’Eucaristia; il suo perdono ci raggiunge attraverso il gesto e le parole di un sacerdote”: “Si direbbe quasi che il Signore ci voglia incontrare e risanare e rinnovare in un contesto di disarmante normalità, che ci voglia raggiungere e trasformare nella ferialità della nostra esistenza, nello stesso modo in cui scelse i dodici, chiamandoli dalle loro occupazioni quotidiane e proiettandoli verso l’orizzonte della sequela e della missione”. 
Un esempio è contenuto nel Vangelo odierno, in cui Cristo guarisce un cieco ponendogli della saliva sugli occhi e imponendogli le mani
Gesù – ha commentato il segretario di Stato – rifugge dallo spettacolare, perché il bene compiuto possiede un suo inarrestabile dinamismo interno di crescita e di diffusione”: “Tale dinamismo, tanto potente e costante quanto delicato e silenzioso, si può percepire unicamente se l’intelligenza e il cuore non temono di aprirsi al dono della fede e all’azione dello Spirito Santo, il quale si serve della linfa della preghiera e del veicolo della liturgia”. 
Augurando un proficuo lavoro ai convegnisti impegnati in questi giorni alla Laternanense, mons. Parolin ha consluso: “Il mistero della vita di Cristo si attualizza nella vita della Chiesa con l’azione dello Spirito ed è la liturgia il canale principale, sempre aperto, in cui scorre l’acqua pura che promana dal mistero pasquale di Cristo. 
La liturgia custodisce ed apre la porta della grazia e va, dunque, a sua volta, coltivata e custodita nella sua verità e nella sua autentica finalità”. 

24 commenti:

  1. Che la Sacrosanctum Concilium vegli e sorvegli l'insieme dei gesti e dei segni che formano la liturgia (solo segni e gesti, preghiere no?) è una pura illusione. Non solo perché certe sue formulazioni, in un testo in cui non mancan pregi - lì dove, soprattutto, si ribadiscono norme secolari - han permesso stravolgimenti o almeno son l'appiglio per tante novità ed abusi liturgici, ma perché le Autorità che avrebbero dovuto e dovrebbero curarne l'applicazione sono o assenti o complici degli orrori che si perpetrano nelle celebrazioni eucaristiche.
    Un ottimismo, quello di Parolin, che sembra provenir da altro pianeta e non promette niente di buono. Forse un giretto per le chiese romane gli aprirebbe occhi ed orecchie.

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    1. Nell'omelia non ho trovato nulla che fosse pervaso da retorico ottimismo ma vi ho letto il forte desiderio dell'uomo di chiesa, che sta con i piedi per terra, di riportare la liturgia al livello di " culmen et fons " della vita cristiana.
      Avanti così !

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    2. Dante Pastorelli19 febbraio 2014 20:56

      Non ho usato l'aggettivo "retorico". Ho sottolineato una visione ottimistica, ingenua al limite della cecità e dell'ignoranza della realtà, dell'attuazione della Sacrosanctum Concilium. Prove in contrario? Ad es.: latino, gregoriano, sacra polifonia, rispetto delle rubriche ecc. ecc?

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    3. Non c'è alcuna - visione ottimistica, ingenua al limite della cecità e dell'ignoranza della realtà, dell'attuazione della Sacrosanctum Concilium - ma solo il sogno di una liturgia degna della fede che la chiesa professa da sempre !

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    4. Dante Pastorelli19 febbraio 2014 22:57

      I sogni non son realtà.
      Melisenda,cos'è mai la vita?
      è l'ombra d'un sogno fuggente...

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  2. Caro..mio Parolin..ma da che mondo arrivi????? Quanta falsita' e ipocrisia!!

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  3. Ancora a menarla con la Sacrosantum Concilium???

    Questi ferrivecchi postconciliari ancora non hanno capito che stiamo parlando di una vecchia pagina squallida e perniciosa da dimenticare al più presto?

    Quando la Chiesa si sarà liberata di questi ferrivecchi coi loro "ferrovecchismi vaticanosecondisti" si potrà finalmente ripartire col cammino verso il sano futuro di Santa Romana Chiesa, interrotto con l'apertura del tragico concilio pastorale e ad oggi ancora impantanato tra bergogliate ecumenismi ed altre buaggini senza senso.

    L'unico futuro per la chiesa è nel solco della tradizione e le "rivoluzioni" di questi sudamericani progressisti sono solo l'ennesimo svarione di vecchi rintronati di cui la chiesa non ha alcun bisogno anzi, tutt'altro, prima se ne libera meglio è.

    Polimar

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    1. Dante Pastorelli19 febbraio 2014 20:58

      Come al solito, Polimar, ti metti dalla parte del torto. Ragiona invece di berciare e insultare.

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    2. Liberarsi da un atto del magistero della Chiesa emanato solennemente dalla cattedra del Romano Pontefice ? Questo è protestantesimo puro !

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    3. Meno male che ci sei tu a fare il Beppe Grillo della tradizione!

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    4. Meno male che sono obbediente al magistero e a tutti i papi ! Ho una fetta di paradiso assicurato !

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    5. Dante Pastorelli19 febbraio 2014 23:01

      Scusa ultimo anonimo, ma ti comporti come il fariseo che diceva d'esser perfetto perché osservava la legge in tutti i particolari e che Dio poteva vantarsi d'uno come lui...

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    6. Puzzerò da fariseo ma preferisco avere quello assieme all'olezzo cattolico piuttosto che il tanfo protestantico - illuminista che l'intervento di polimar emana.

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    7. Dante Pastorelli20 febbraio 2014 09:57

      Effettivamente hai la suprema superbia del fariseo, ma olezzo di cattolico, di quel che scrivi, non ne emani. Questa sicurezza di aver una fetta di Paradiso già assicurata fa sobbalzar tutti i santi che non se ne sentivan degni.

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    8. Caro Dante io non insulto nessuno (chi ho insultato scusa?)

      La Sacrosantum Concilium non è mica un dogma irreformabile, esso è un atto di pastorale liturgica che può essere cambiato ed abrogato in qualunque momento ed io auspico proprio questo. Non c'è niente di acattolico o protestante.

      Inoltre dare un giudizio di merito in termini pur forti di un documento di pastorale liturgica (che ho definito ferrovecchio)
      non è insultare nessuno perché non può esserlo né può essere inteso come protestantismo l'auspicare che un documento normativo in ambito liturgico venga accantonato venuti meno (come di fatto è successo) i presupposti della sua utilità.

      A me pare invece tristemente bigotto e patetico chi si straccia le vesti come caifa davanti ad una critica pur forte ma legittima, e tace di fronte a negazioni dogmatiche irreformabili
      o a violazioni gravissime persino a quella Sacrosantum Concilium che pure io non apprezzo ma che è disattesa da sampre nella sua massima parte, senza che nessun benpensante bigotto faccia o dica nulla.

      Sono costoro i veri farisei ipocriti altro che berci miei, cercate di fare mente locale voi prima di sentirvi autorizzati a tirar la pietra che io non ho tirato proprio a nessuno.

      E tu Dante che inviti a ragionare, ragiona.. anzi ragioniamo assieme... se sono in errore, fammi capire dove ho sbagliato, magari mi convinci, ma se non ci provi neppure, allora che torto mi ascrivi?

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    9. La costituzione conciliare Sacrosantum Concilium ( firmata anche da Lefebvre che adottò con gioia il messale che ne derivò - quello del '65 ) è un atto del magistero della chiesa.
      Merita il rispetto dei cattolici ( o presunti tali ) e obbedienza come fece Lefevbre .
      Lefebvre viene citato e imitato solo quando fa comodo ?

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    10. Dante Pastorelli20 febbraio 2014 12:28

      Polimar, rileggi quel che hai scritto qui e altrove, ed altrove hai usato aggettivi tali che, fossi stato un moderatore, mai ti avrei passato. Hai delle frecce al tuo arco, presentale o scagliale in modo corretto. Otterrai il consenso che meritano.

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    11. Non nego che le mie esternazioni siano spesso poco rispondenti a protocolli da galateo, ma vedi, mi sono stufato di provare a spiegare a chi non vuole capire, di provare a far riflettere chi pretende sempre di avere ragione perché ... "perché si", quindi spesso faccio come loro, ma uso mezzi meno ipocriti e più diretti.

      Quando un somaro che non obbedisce al basto del padrone prende una mazzata non capisce perché, ma si ricorda la mazzata e quello che gli cagiona mazzate, non lo fa più, pure se alla fine non ha capito perché.

      Tu non sei fra questi somari ed io ti rispetto ed accetto qualunque riflessione e confronto con quelli come te, ma agli altri (e sono tanti) mazzate e basta, capiscono solo quelle ed è l'unico modo per farli almeno tacere non potendo riuscire a farli parlar bene.

      E' sempre carità insomma...


      ahahahahaha

      Non credere che non capisca quello che tu dici, lo capisco, ma guarda, molte volte anche quelli "come me" con lo stile mio, riescono (a volte... èèè)
      a far entrare qualcosa nei meloni marci di tanti bigotti modernisti o sincretisti e new age che parrebbero irrecuperabili, quindi accetto i tuoi suggerimenti e cerco di farne tesoro, ma tu non credere che le frecce mie siano meno precise ed efficaci di altre, è che sono più adatte a bersagli differenti e forse meno evidenti di quelli più soliti.

      Il consenso poi non mi preoccupa e non mi lusinga, è la base della impostura democratica ed in proposito già ci mise in guardia Nostro Signore, indi lo disgredisco senza rimpianti.

      Saluti in fede e grazie per i tuoi suggerimenti

      Polimar

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    12. Consenso, Polimar, significa condivisione magari dopo riflessione causata in chi mai t'aspetteresti da frecce non avvelenate ma medicinali.
      Le mazzate riservale ai troll, sempre i soliti e il solito.

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  4. A proposito di Parolin e Sacrosanctum Concilium: una notizia fresca. Mons. Vittorino Battistella, nuovo arciprete-parroco del duomo di Motta di Livenza (TV), non vuole più dare la comunione sulla lingua ai fedeli, adducendo non meglio conosciute disposizioni del Vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, adottate per una corretta profilassi di igiene. Ad una signora che l’ha sempre ricevuta sulla lingua, nell’accostarsi a ricevere il sacramento per ben tre volte gli ha preso la mano per mettervi la particola sul palmo, finché nella terza volta, con uno stratagemma, ci è riuscito. Al termine della Messa, la predetta Signora è andata in sacrestia a fare rispettosamente le sue rimostranze, dicendo, con buon senso, che le sue mani non erano consacrate, pertanto, non degne di ricevere il Corpo di Cristo. Il monsignore gli ha spiegato che dal momento che lui pone l’ostia sulla mano di un fedele, anche questa diventa consacrata ipso facto. La questione, a mio modesto avviso, è ben più sottile ed è un disegno parte da lontano e avanza per gradi, precisamente dalle nuove rubriche del Novus Ordo: meno cura nella pulizia dei vasi sacri (spesso demandata ad un chierichetto o al sacrestano), nessuna cura per le mani del sacerdote dopo che ha consacrato l’ostia, nessunissima cura nel raccogliere dal corporale eventuali residui (il corporale viene solo piegato e messo da parte), l’inginocchiarsi davanti al Santissimo sostituito con un frettoloso inchino (se non si inginocchia nemmeno il Vescovo di Roma dopo la consacrazione, significa che la genuflessione è abolita), comunione “maneggiata” non solo dai ministri straordinari dell’eucarestia, ma ormai molti preti la danno anche ai famigliari di un malato perché la portino a casa al loro congiunto, ora si aggiunge anche la comunione obbligatoria sulla mano del parroco di Motta di Livenza (sicuramente non sarà l’unico), così il cerchio sta per essere chiuso. Il significato è uno solo: non ci si crede più alla Presenza Reale, sempre più si parla di transignificazione e il termine transustanziazione non viene più menzionato, nemmeno nelle rubriche, per cui l’ostia rappresenta solo un simbolo, un significato, non possiamo mica adorare i simboli? Di questo dovrebbe preoccuparsi Parolin, anzi, di questo dovrebbe preoccuparsi il futuro cardinale Beniamino Stella che, come tutti sanno, ha sponsorizzato Parolin alla Segreteria di Stato. Stella come prefetto della Congregazione per il Clero, dovrebbe interessarsi di come agiscono i preti, in particolar modo di quelli che conosce, come il caso di mons. Battistella, nato a Camino di Oderzo (TV), parroco di Motta di Livenza (TV) e con-diocesano del futuro cardinale Stella che è nato a Pieve di Soligo (TV), ambedue della diocesi di Vittorio Veneto (TV)…Insomma, dai, almeno tra trevigiani mettetevi d’accordo e datevi un ordine.

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    1. Dante Pastorelli20 febbraio 2014 10:03

      Hai tutte le ragioni, e non solo per la violenza del prete che vuol imporre la comunione sulla mano. Anche a me è capitato varie volte, ma ilprete non l'ha avuta vinta, neppure quando m'ha ordinato di alzarmi perché ero inginocchiato in terra, in mancanza di inginocchiatoi. Un altro abuso è quello di far purificare i vasi da sacrestani o chierichetti. Nel duomo di Firenze c'è un giovane sacerdote che per questo è sempre in alterco con altri confratelli cialtroni.

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    2. A differenza poi di tanti che ciarlano di protestantismi altrui ma che non hanno vista mai una celebrazione protestante né sanno quello che succede nelle parrocchie luterane io parlo con cognizione di causa e vi dico che a differenza delle aree calviniste le comunità luterane del nord europa, pur non credendo affatto alla presenza reale impediscono che la comunione (che per loro è solo memoriale e non sacramento) venga distribuita sulla mano, ma è obbligatorio prenderla in bocca e in ginocchio, anche se la distribuisce un prete femmina magari lesbica convolata a nozze con la compagna.

      Questo lo dico a beneficio di chi sparla a proposito di protestantesimo senza saper una fava.

      Finiamola quindi con questo fariseismo biogotto e cerchiamo di affrontare gli argomenti senza l'untuosa ipocrisia del politicamente corretto alla curiale.

      Polimar

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    3. E sta volta hai ragione... ma anche altre volte..."...dall'occidente in suso." con te è spesso aridamente polemico e piuttosto vanesio. Ma che vuoi d'altronde si riconosce degno di del Purgatorio, del Paradiso no!

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    4. A Polimar, specialista in luteranesimo:
      non ho parlato di luteranesimo, ma di protestantesimo, che è una galassia piuttosto vasta e, come Lei grande specialista in materia ha detto, tutti costoro non credono nella Presenza Reale.
      Questo è sufficiente. Che la pastora lesbica luterana dia la comunione sulla mano o sulla bocca, a me, sinceramente, poco importa. Per me è sufficiente che nella Mia Chiesa, si continui a Credere nella Presenza Reale e chi celebra consacri con quest'intenzione.
      Se per lei questo è "fariseismo bigotto" condito con "ipocrisia del politicamente corretto alla curiale", sono felice ad appartenere a questa categoria nella quale Lei mi ha collocato.
      Punto.

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