lunedì 16 dicembre 2013

Le balle di Natale di Schönborn

ossia, dell'utilità della crisi per formare una nuova "Chiesa" e del feroce linciaggio di chi provi a risolvere la crisi per salvare la Chiesa di Cristo.

"..Siamo umiliati, abbiamo perso la reputazione, siamo diventati pochi"
"..c’è un congedo doloroso da fare: lasciare il passato che non verrà più, la Chiesa sarà diversa e sarà missionaria"
"..Ogni anno perdiamo l’uno per cento di cattolici"


"..Non so che fare"

..queste cose, però, le sa fare benissimo.

Il video osceno mostra il cenacolo di depravazione andato in scena nella Basilica Cattedrale di Vienna DURANTE una "messa", nel 2012.
Sì, figliole buone a scaldar torpori da prostate decembrine hanno indossato simulacri di abiti religiosi in salsa "all you need is love" e hanno accompagnato una non meglio precisata liturgia (si veda il "parroco" baciare l'Altare verso il min 00:40 e "presentare il pane e il vino" verso il min 02:13, discretamente stivato dietro lo stacchetto offertoriale).
Tutto questo, dice il "parroco" a "gloria di Dio e per la gioia dei cuori della gente"(sic!).
Era Dicembre 2012, Benedetto XVI regnante.

Dicembre 2013, il responsabile ultimo di tutta st'accozzaglia, arriva a Milano a predicare il ritiro d'Avvento: del resto, una persona con queste credenziali, è senza dubbio la più indicata a indicare agli altri come poter continuare a cavalcare l'onda lunga del disordinato regresso verso la pratica dell'indifferentismo dottrinale, del guazzabuglio liturgico e del conseguente relativismo morale.
Tocca temi scottanti, nervi scoperti..usa parole forti..e lascia un grande segno ai tempi presenti e futuri: nebbia. Miete elogi da sinistra (Radio Vaticana, Famiglia Cristiana) e persino da destra ( Il Foglio qui e qui), segno che sia riuscito magistralmente nel carpiato del colpo alla botte e al cerchio.
Ma questo è ciò cui Schönborn ci ha da sempre abituati: un conto è La Verità, un conto è tutto il resto cui doversi piegare, comprendendone l'impellenza delle ragioni.

Riflettevo su queste ed altre cose, quando una frase che S. Ecc. Mons. Fellay ebbe a rivolgere a Papa Benedetto XVI fa capolino sul davanzale dei miei pensieri: 
"Il problema nella Chiesa di oggi non siamo noi. Noi diventiamo un problema solo perché diciamo che c'è un problema."
Uhm..la Chiesa di oggi, dice il Prelato.
...e l'occhio ricade su un'affermazione di Schönborn:
"..lasciamo la nostalgia degli anni Cinquanta, quelli della mia infanzia, nel villaggio, quando la chiesa si riempiva di gente per tre volte ogni domenica. Tutti in chiesa. Lasciamo la nostalgia per la vitalità dei nostri oratori degli anni Cinquanta e Sessanta. Diciamo sì all’oggi" tuona il porporato. Applausi.
Ritorna il tema dell'oggi.
..lasciare insomma "la nostalgia" per quando la Chiesa radunava le genti attorno all'Altare. "Dire sì all'oggi". Ma cosa vorrà mai dire?! 
"Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora", dice Sant'Agostino: NOI "determiniamo" i tempi: come siamo noi, così saranno i tempi che viviamo.
E allora mi chiedo: "noi", come siamo OGGI?

Noi da quarant'anni abbiamo deciso che viviamo un tempo di crisi. 
Esatto: da quarant'anni abbiamo deciso che la Chiesa è in crisi.
Viene dal concilio? viene prima del concilio?..viene dalla Val Trompia? viene da Oriente (piccolo o grande)?... Non importa: la crisi ci incalza, la crisi ci spinge a "uscire", a "fare", a "cambiare", la crisi è con noi, la crisi è in noi, la crisi è imprescindibile, la crisi è ineluttabile, la crisi è impellente, LA CRISI E'
E basta. 
La crisi "è" talmente... che ormai nessuno riesce a concepire una Chiesa senza crisi, che non si arrenda alla crisi, che non alimenti la crisi pensandola prima ancora di doverla affrontare.

Non solo: chi, in seno alla Chiesa, ha cercato di tener fisso lo sguardo sull'Unum Necessarium e, senza esser ossessionato dall'onnipresente crisi, è andato avanti con passo di immacolata e francescana letizia, dimostrando che è l'unico buon passo, benedetto dal Signore... è stato vilmente consegnato nelle mani degli aguzzini (ogni riferimento ai volponi sguinzagliati nelle colombaie è voluto). 
Della serie: ahò! Non sia mai che cada il sistema!! Come, questa gente si permette di non vivere La Crisi!!! Si permettono di riaprire conventi, di riportare preghiera, pietà, conversione..??
HEY!! MA QUESTO E' UN ATTEGGAIMENTO SOVVERSIVO!! QUESTO NON E' SENTIRE CUM ECCLESIA.

Giusto.
Un po' come tante leggende suburbane (cui non tributo grande attendibilità nel merito, ma interesse nel meccanismo perverso dell'eterogenesi dei fini..) sulla ricerca contro l'AIDS gestita dalle aziende farmaceutiche: queste aziende, foraggiate con fior fior di milioni grazie alla vendita dei farmaci antiretrovirali...che interesse avrebbero a trovare un vaccino o una cura definitiva alla patologia più conveniente del mondo? Se un paziente guarisce, non vendi più i medicinali. Se muore, nemmeno: ora, un paziente sieropositivo rimane in vita per decenni! E per decenni è obbligato ad assumere quotidianamente farmaci pagati a peso d'oro dall'Erario alle Aziende farmaceutiche produttrici, quelle stesse che "dovrebbero" trovare il farmaco di cura.

Ora, "la crisi" segue lo stesso paradigma.
La crisi "oggi", dell'oggi del "si", prima ancora che venire "prima", "durante", "dopo" il concilio Vaticano II.. RIGENERA, PERMETTE, ALIMENTA il "Concilio permanente" tanto caro ai modernisti, ai progressisti, all'ante-papa Martini..e troppi altri.
E' perchè "c'è la crisi" che "..i preti sposati!"
E' perchè "c'è la crisi" che "..i laici prendano più responsabilità"!
E' perchè "c'è la crisi" che "..la Chiesa si deve svecchiare, largo alle speranze dei giovani!!"
E' perchè "c'è la crisi" che "..che male fanno le coppie gay?!"
E' perchè "c'è la crisi" che "..più collegialità nella gestione della Chiesa!"
E' perchè "c'è la crisi" che "..le donne siano più presenti nella Chiesa!!!"
E' perchè "c'è la crisi" che "..riconosciamo quanto di buono ci viene dalle altre religioni!!"
E' perchè "c'è la crisi" che "..i divorziati risposati devono esser riammessi ai sacramenti!!"
E' perchè "c'è la crisi" che ".........-----> spazio bianco in cui poter inserire QUALSIASI COSA.

E' perché la crisi SERVE che deve esser tenuta in vita; chi nel proprio piccolo ha dato prova della sua inesistenza, è stato emarginato, umiliato, colpito, calpestato, falcidiato mentre i preti dell'appello alla disubbidienza o le suore eretiche statunitensi NO; anzi, quelli sono una benedizione per la Crisi.. o per la Chiesa ("..continui ad essere una benedizione per la Chiesa" ebbe a dire pubblicamente a Hans Küng il Card. Lehmann, Katholikentag di Ulm, annata 2004)
La Chiesa "deve" cambiare. Quella fondata da Gesù Cristo non piace più colà dove si puote ciò che si vuole. E più non dimandare.

Carissimi, "iterum dico, gaudete": la crisi della Chiesa NON ESISTE.
E' "quella" nuova religione ad essere in crisi. Diciamocelo, anzi, diciamoglielo anche al Card. Schönborn: "siete diventati pochi" perché ad un certo punto l'avete deciso voi; avete perso la reputazione perché chiunque organizzasse le scempiaggini da cretini che si vedono nel video MERITA di perdere la reputazione; siete umiliati perché umiliate la Bellezza, la Trascendenza, il Sacro: come la prostituta di Ezechiele 16, avete creduto "vostri" tutti questi gioielli di cui Iddio aveva ornata la Chiesa, Sua Sposa, e li avete impegnati, imbrattandovi di fornicazioni con lo spirito del mondo, credendo in questo modo di poter amare il mondo più di quanto Dio stesso lo abbia amato.

Folli! E' la "nuova" religione ad essere in crisi.
La Fede Cattolica, invece, no.

Peccato però che abbiate deciso che "quella" religione sia morta, sia finita... e siccome in ogni buon sistema sovietico è all'Ideologia che la realtà deve conformarsi.. chiunque dia prova del contrario, va schiacciato. 
Non se la prenda Fidenzio Volpi sentendo un certo sibilo all'orecchio.. Non ce l'abbiamo con lui. 
Lui non è cattivo, sono gli altri che lo disegnano così. 

Concludo con una provocazione del Card. Biffi l'immagine del Pastore viennese venuto a pontificare in terre ambrosiane:
"Il Regno dei cieli è simile a un pastore che avendo cento pecore e avendone perdute novantanove, rimprovera l'ultima pecora per la sua scarsità di iniziativa, la caccia via e, chiuso l'ovile, se ne va all'osteria a discutere di pastorizia"
Nuova Chiesa, nuovo vangelo.

Zac

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