martedì 22 ottobre 2013

Cristo senza dottrina nè Verità, di Gnocchi e Palmaro (il Foglio)

  
La bisnonna «Antonia» di Gnocchi e Palmaro mi ricorda la mia bisnonna. Si chiamava Marietta e la domenica andava a piedi, tutta sola e con qualsiasi clima, alla Santa Messa delle 5.00 del mattino, perché doveva essere poi “libera” di preparare il pranzo per la sua famiglia, quella costruita sulla roccia e non sulla sabbia. E la roccia era Cristo in Croce… Santa Messa, Santo Rosario, preghiere, giaculatorie, processioni… erano la sua forza, la sua resistenza, la sua perseveranza, la sua coerenza di vita, erano la Fede vissuta, non un sentimento religioso che oggi c’è e domani se ne va… Poteva crollare tutto intorno alla bisnonna Marietta (e molto per lei crollò), ma sarebbe rimasta in piedi, senza bisogno di psicanalisti e psicofarmaci… perché sapeva discernere fra ciò che è bene e ciò che è male e non in base ad una coscienza “personale” (che spesso è portata all’errore, visto che l’uomo, a causa del peccato originale, è più indirizzato al male che al bene, al peccato e al vizio piuttosto che alle virtù), ma in base e grazie ad una trama ed un ordito cattolici.
Scriveva Chesterton: «Il mondo moderno, con i suoi movimenti moderni, sta vivendo grazie al capitale cattolico che possiede. Sta usando e abusando delle verità che gli sono rimaste di quell’antico tesoro che è la cristianità». Oggi questa cristianità è sul precipizio.
I cattolici non possono accettare che si abusi della Verità (unica Verità) portata dal Salvatore per il vero bene terreno ed eterno di ciascuno; non possono accettare, per amore del loro Signore e della Chiesa, che si oltraggi la Fede, l’unica che permetta di andare avanti, nonostante i problemi, le angosce, le malattie, i lutti… quella Fede che fa chinare il Padre del Cielo sulle piaghe, causate dai peccati e per i quali Lui è morto in Croce.
Le ponderate e profonde riflessioni di questo articolo che presentiamo, a firma dei coraggiosi Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, non sono Amarcord sterili, ma sono l’antidito a ciò che sta accadendo in Inghilterra, sulla cui strada, se Papa Francesco non prende in considerazione la Tradizione della Chiesa, tutta l’Europa è indirizzata. Il rapporto annuale dell’agenzia statale britannica, quella che controlla gli standard scolastici e dei servizi sociali, dichiara come «si stiano frantumando i livelli basilari della società […] nella sua tradizionale gerarchia: la famiglia che forma e la società che sostiene […] mancano genitori che si prendano la responsabilità di crescerli. I bambini soffrono perché non si danno loro delle chiare regole o dei limiti. Nessuno insegna loro la differenza tra un comportamento giusto e uno sbagliato. […] Se non torneremo a riconoscere l’importanza di famiglie stabili, continueremo a usare lo stato per raccogliere i cocci» (Genitori, non sapete educare i figli, in «La Stampa», 17 ottobre 2013). Chi decide ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Per «Antonia» e «Marietta» era la Tradizione della Chiesa, quella sulla quale è stato edificato il Mondo Occidentale. Noi cattolici vogliamo (è nostro diritto, perché diritto che viene da Dio) un Vicario di Cristo che sappia educare il suo gregge; che indichi la verità e indichi l’errore; che ci apra, dunque, la porta stretta (Mt 7, 13-14), quella che conduce al Cielo.
Cristina Siccardi


Cristo senza dottrina né verità
Ridotti a sans papiers della Chiesa, ricordiamo che il Cardinale Biffi ha ricordato:
“Gesù talvolta è un pretesto per parlare d’altro”.
Una pastorale dell’intimo, senza mediazione razionale del dogma? No.

di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, da Il Foglio - 22.10.2013

Povera bisnonna Antonia, che ha passato una vita fatta di pateravegloria, rosari, messe alle cinque di mattina, segni di croce a ogni santella, catechismo imparato a memoria e precetti morali da praticare scrupolosamente e insegnare con zelo. Povera bisnonna Antonia, e poveri suoi ottantaquattro anni trascorsi a “dire preghiere” e a osservare “prescrizioni” nella speranza di abbracciare un giorno Gesù, a cui dava del Voi, come usavano le generazioni perbene. Povera bisnonna Antonia e povera la sua fede che, non fosse per il candore ingenuo e inerme delle vecchine di campagna, oggi potrebbe essere presa per una cristiana ideologica, moralistica, farisaica, senza cuore. Eppure, quella donnina sempre vestita di nero che parlava solo dialetto e un latino tutto suo, aveva mostrato quanto amore per Dio e per gli uomini sgorghi da una vita passata  a “dire preghiere”. Al marito, che in punto di morte le chiedeva perdono per quante gliene aveva fatte e lei aveva sopportato nel silenzio e nella pazienza, la povera bisnonna Antonia aveva risposto di non avere paura, “Quando sarete di là, vedrete quanto bene avranno fatto le preghiere che vostra moglie ha detto per voi”.
La durezza dell’omelia di Santa Marta in cui papa Francesco stigmatizza una fede che passa “per un alambicco e diventa ideologia” e in cui giudica le coscienze di chi, oggi, si ostina a vivere un cristianesimo come quello dei suoi vecchi, finisce per travolgere il passato che continua a vivere nel presente. Risulta difficile ipotizzare che il bersaglio non sia quel sentire tradizionale a cui si intende impedire di diventare un movimento capace di aggregare uomini e idee. Lo ha felicemente spiegato la gioiosa macchina da guerra degli ermeneuti del giorno dopo. Ma lo aveva inequivocabilmente anticipato il papa stesso, nell’intervista a “Civiltà Cattolica”, fulminando un “uso ideologico” del rito tradizionale riportato in onore da Benedetto XVI, uno “specialista del Logos” ormai archiviato dagli ermeneuti del suo successore.
Anche se parla delle ideologie di ogni segno, è chiaro a chi miri papa Bergoglio dicendo: “quando un cristiano diventa discepolo dell’ideologia, ha perso la fede: non è più discepolo di Gesù, è discepolo di questo atteggiamento di pensiero (…). E per questo Gesù dice loro: ‘Voi avete portato via la chiave della conoscenza’. La conoscenza di Gesù è trasformata in una conoscenza ideologica e anche moralistica, perché questi chiudevano la porta con tante prescrizioni”.
Non passa omelia, non passa intervista, non passa bagno di folla in cui il papa non scrolli le spalle davanti una fede che si oggettiva nel rigoroso rapporto con la ragione. “Nomina nuda tenemus”, sembra questo il messaggio di Francesco, lo stesso del francescano Gugliemo di Occam di cui Umberto Eco produsse un gradevole bigino con “Il nome della rosa”. La fede non cerca più un intelletto che ritiene inabile a conoscere veramente, produttore di oggettivazioni che rischiano di divenire un ostacolo all’incontro con Cristo. Come se ci si trovasse in una zona di rimozione forzata dei precetti permeabili all’intelligenza, un vicolo cieco nel quale non amava sostare un cristiano innamorato della ragione come Gilbert Keith Chetserton: “Per quanto un uomo può essere orgoglioso di una religione fondata sull'umiltà, io sono molto orgoglioso della mia religione. Sono particolarmente orgoglioso di quelle sue parti che sono molto comunemente chiamate superstizioni. Sono fiero di essere stato nutrito da dogmi antiquati ed essere schiavo di una fede morta, come i miei amici giornalisti ripetono con tanta insistenza, perché so benissimo che sono le eresie ad essere morte e che soltanto il dogma razionale vive abbastanza a lungo da essere chiamato antiquato”.
Ma dove non c’è ragione c’è contraddizione e risulta difficile mettere al riparo le idee, e chi le sostiene, dall’aggressione che si sostituisce all’argomentazione. Chi critica errori dottrinali, confusioni, silenzi sui grandi temi della teologia e della morale, viene marchiato come un derelitto senza fede, un fariseo che non prega, un ipocrita che non crede in Cristo e lo usa per alimentare un’ideologia. E’ la “nuova chiesa della misericordia”, bellezza. E’ la chiesa che proclama di accogliere tutti e di non volere giudicare nessuno, ma che si mostra senza pietà per i suoi figli innamorati e insieme perplessi. Adotta schemi politici cari al Novecento, secondo cui il positivismo giuridico si mangia la verità e la legge naturale. Se fra l’intuizione di Dio e la vita quotidiana viene tolto di mezzo l’apparato razionale che contraddistingue l’uomo, il potere finisce per autolegittimarsi a prescindere da ciò che dice e che fa. Jean Bodin e Niccolò Macchiavelli lo avevano ben spiegato.
La strumentalizzazione del Nazareno per altri scopi, va detto, è un problema antico. Il cardinale Giacomo Biffi ha denunciato tempo fa che “Gesù è diventato un pretesto che i cristiani usano per parlare d’altro”. Ma è da decenni che questo “altro” è rappresentato da ecologismo, promozione della legalità, ecumenismo mediatico, lotta alle narcomafie, protezione della foresta amazzonica e altre amenità. A tutto discapito della dottrina morale, della bioetica, del rigore liturgico e dottrinale. Con il rischio di trovarsi al cospetto di un Cristo senza dottrina e senza verità, un personaggio buono per tutte le stagioni, un contenitore da riempire con quanto desideri ogni consumatore della religione fai da te.
Un simile fenomeno non è giustificabile in nome della cosiddetta pastoralità. Perché non può esistere pastorale che non sia preceduta dalla dottrina, a meno che non se la sia divorata e non sia divenuta dottrina essa stessa finendo per mortificare il robusto rapporto con la ragione e la legge naturale. Per duemila anni la Chiesa ha difeso la vera fede dall’eresia: a spada tratta, con impegno assoluto e a prezzo del sangue. Papi e cardinali, teologi e religiosi sapevano bene come una tesi eterodossa fosse la peggior malattia che potesse minacciare il Corpo Mistico. “La Chiesa e le eresie” dice il magnifico duellante cattolico inventato da Chesterton nel romanzo “La sfera e la croce” “hanno sempre combattuto sulle parole perché sono le uniche cose per le quali valga la pena di battersi”.
Da ciò si ricava quanto sia sorprendente e irrazionale, perché estraneo alla storia della chiesa, che oggi chi solleva domande e obiezioni dottrinali sia tacciato di essere rigido, moralista, eticista, senza bontà. Un’accusa che, a ben guardare, potrebbe essere trasferita su papi del recente passato. Paolo VI, nel 1968, scrive l’enciclica “Humanae vitae” per ribadire la condanna morale della contraccezione: un rigido eticista senza bontà. Giovanni Paolo II redige nel 1995 una summa della bioetica nella “Evangelium Vitae”: ma così facendo dimostra di insistere su tesi dure e difficili, che allontanano invece che avvicinare gli uomini alla chiesa. Benedetto XVI spiega al Bundestag, in un memorabile discorso, che quando le leggi civili contraddicono la legge naturale, non sono più leggi ma solo simulacri cui si deve disobbedienza: un intollerante che chiude la porta della chiesa in faccia allo stato laico e se ne va con la chiave in tasca.
Ma l’artificio dialettico che trasforma quanti vogliono difendere la dottrina cattolica in farisei spietati, privi di un cuore che palpita per il Cristo ferito e crocifisso, è debole. Gesù non invita i farisei ad andarsene perché professano una fede sbagliata, ma a essere i primi a osservare la legge. Mentre qui pare proprio che l’obiettivo finale, oltre il giudizio temerario sull’intimità della coscienza, sia il principio stesso, ritenuto un ostacolo al dialogo col mondo. Invece, fede e ragione, legge e carità possono solo stare insieme o si dissolvono entrambe: nell’irrazionalità di un fideismo luteraneggiante o nel gelo di un razionalismo volterriano, che oggi vanno volentieri a braccetto verso il nulla.
Portato nel perimetro della chiesa, tutto questo produce un cattolicesimo senza dottrina, emotivo, empatico, pneumatico. Si sarebbe tentati di dire alla Enzo Bianchi, se persino lui non fosse stato oscurato dalla stella mediatica di papa Bergoglio. Parafrasando Zygmunt Bauman, ciò segna la nascita di un cattolicesimo liquido, che diguazza nelle zone grigie evocate da Carlo Maria Martini. Una religione che, nell’incapacità di dare risposte, impone con prepotenza dubbi e domande e partorisce un cattolicesimo che “sa di non sapere”, di gusto prearistotelico. Qui dentro si trovano le coordinate dell’incontro con il mondo moderno da cui escono plotoni di cattolici che non credono nel credo perché non lo conoscono, ma accorrono festanti in piazza San Pietro o a Copacabana.
Scriveva il cardinale Ratzinger che la fede in Cristo e il mettersi alla sua sequela dentro una visione morale rigorosa, esigente e seria, sono la stessa cosa: non si oppongono, ma l’una non è possibile senza l’altra e, proprio per questo richiedono rigore, fatica, ascesi. Al contrario, una volta varato il cattolicesimo liquido, la vita diventa più facile per tutti, dal confessore al penitente: un assessore e un commercialista, un ginecologo e un politico possono discettare di tangenti, di aborto e di tasse concludendo con l’unica consolante morale di non fare i moralisti.
Così, finisce la significanza del cattolicesimo come fatto anche civile, politico, pubblico. Il diritto, che nel Novecento ha galoppato tenuto per le briglie da Hans Kelsen e dal suo positivismo, si affranca definitivamente da qualsiasi influsso razionale del cattolicesimo. Se a Cristo si giunge senza preambula fidei, senza argomentazioni apologetiche, senza le cinque vie di San Tommaso, fra mondo moderno e chiesa l’incomunicabilità è totale. Si dissolve l’idea di regalità sociale di Cristo, che il calendario liturgico riformato si è affrettato a relegare nel dimenticatoio dell’ultima domenica del tempo ordinario, mentre in quello precedente era collocata nel mese dedicato alle missioni. Evapora persino la più modesta prospettiva di uno stato pluralista ma rispettoso della legge naturale, nel quale tutte le religioni sono tollerate, ma uccidere l’innocente non nato o ammalato è delitto per tutti.
Eppure, è questo il panorama evocato quando un papa duetta con la stampa volterriana convenendo che “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene”. E poi, richiesto di precisare la sua lezione sull’autonomia della coscienza precisa: “E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo”. Ma la coscienza non può essere una guida arbitraria e bizzosa, senza alcun riferimento alla verità. Non si può parlare di verità come relazione invece che come assoluto, quando la legge naturale si fonda proprio su degli assoluti morali, cioè l’esistenza di atti che sono sempre e comunque intrinsecamente malvagi. La verità per il cattolico è Cristo stesso: via, verità, e vita. Vladimir Solov’ev chiude i suoi “Fondamenti spirituali della vita” con un capitolo sull’immagine di Cristo come verifica della coscienza in cui spiega che “Il compito finale della morale individuale e sociale consiste nel fatto che Cristo sia formato in tutti e in tutto. (…) Si può non uccidere mai, non rubare, non infrangere nessuna legge criminale ed essere tuttavia disperatamente lontani dal regno di Dio”.
La coscienza non è uno strumento infallibile, può sbagliare. E quando è erronea, il soggetto agente è normalmente colpevole poiché, di solito, non ha fatto tutto il possibile per formarsi correttamente e riconoscere l’errore. La coscienza erronea diventa argomento di esclusione della colpa del soggetto solo quando l’errore è invincibile: questa condizione può, forse, riguardare un indigeno della Papuasia, ma difficilmente si può riferire a uomini nati cresciuti e vissuti a contatto con la Chiesa, con l’annuncio del Vangelo, con la sua dottrina, come è il caso dell’intervistatore volterriano cresciuto dai gesuiti. Secondo la dottrina cattolica è dovere dei pastori formare le coscienze, insegnando a chiunque la verità tutta intera. Se invece la nascondono per “giustificare con l’ignoranza” il singolo che pecca, si assumono una grave responsabilità: lo spiegava con forza lo “specialista del Logos” Joseph Ratzinger in un libro del 1997, “Cielo e Terra”.
Per quanto siano estemporanee le omelie di papa Francesco, si sbaglierebbe a non riconoscere una coerenza del pensiero che esprimono. C’è un solido legame tra l’esaltazione della coscienza, l’enfasi su un cristianesimo a scarso tasso dottrinale e quanto dice sulla preghiera. “La chiave che apre la porta alla fede è la preghiera” ha spiegato nell’omelia dedicata ai cristiani ideologici. “Quando un cristiano non prega, succede questo. E la sua testimonianza è una testimonianza superba… è un superbo, è un orgoglioso, è un sicuro di se stesso. Non è umile. Cerca la propria promozione… Quando un cristiano prega, non si allontana dalla fede, parla con Gesù… Dico pregare, non dico dire preghiere, perché questi dottori della legge dicevano tante preghiere… Una cosa è pregare e un’altra cosa è dire preghiere… Questi non pregano, abbandonano la fede e la trasformano in ideologia moralistica, casuistica, senza Gesù”.
Una fede ipodottrinale, risolta in un semplice incontro, finisce per vedere nell’aspetto formale della chiesa un ostacolo al proprio manifestarsi. E sarebbe difficile dimostrare che papa Bergoglio, fin dalla sera della sua elezione, non abbia mostrato con le parole e i fatti la sua avversione alla forma e alla formalità. Da qui scende la contrapposizione tra il “dire preghiere” e il “pregare”, che è ben più di un calembour perché mette in discussione l’armonia tra lex orandi e lex credendi. “Dire preghiere” è sempre stato un pregare con la chiesa, tanto per la vecchina con il rosario in mano, quanto per il cardinale Newmann o un monaco di clausura. Ognuno per la sua parte e la sua competenza, ma tutti insieme, membri dello stesso Corpo Mistico, come in coro, senza sapere l’uno dell’altro ma sicuri di essere lì insieme, nello stesso momento, a pregare nello stesso modo come vuole la lex orandi e a confessare la stessa fede, come vuole la lex credendi.
Ma serve disciplina, serve l’ascesi che l’attuale pontefice salta a pie’ pari volgendosi subito alla mistica. “Colui che smette di pregare con regolarità” scrive il cardinale Newman in un sermone sulla preghiera del 1829 “perde il mezzo principale per ricordarsi che la vita spirituale è obbedienza al Legislatore, non un semplice sentimento o gusto”. E poi ancora, nel 1835, dice che chi “desidera portare nel suo cuore la presenza di Cristo deve solo ‘lodare Dio’ e far sì che le parole del santo salterio di Davide le siano familiari, un servizio quotidiano, sempre ripetute e tuttavia sempre nuove e sempre sacre. Preghi e soprattutto permetta l’intercessione. Non dubiti del fatto che la forza della fede e della preghiera agisce su tutte le cose con Dio”.
Suona impietoso il giudizio di chi disprezza il “dire preghiere” senza immaginare che, in fondo a quelle formule di cui nessuno può mutare uno iota, c’è chi vede le piaghe di Cristo e magari arriva a toccarle e baciarle. In quelle parole considerate pietre d’inciampo a una fede autentica, è invece racchiusa una sapienza che apre al senso più profondo degli attimi terribili che ogni creatura dovrà vivere fin sulla soglia dell’ultimo respiro. Sono ritmi celesti che incantano l’anima e la strappano al mondo e la nutrono con quell’anticipo di vita soprannaturale che è la cerimonia. “Penso di poter parlare a nome di molti altri convertiti” scriveva Chesterton “quando dico che l’unica cosa che può suscitare in qualche modo nostalgia o rimpianto romantico, un vago sentore di mancanza per la propria casa in uno che la casa l’ha trovata veramente, è il ritmo della prosa di Cranmer”. Il “Libro delle Preghiere comuni” anglicano del XVI secolo aveva ancora una musicalità tale da essere una sirena. “La ragione” continuava il convertito inglese “può essere riportata in una frase: ha stile, tradizione, religiosità; venne redatto da cattolici rinnegati. E’ efficace, ma non in quanto primo libro protestante, bensì in quanto ultimo libro cattolico”.
I cattolici della Cornovaglia e del Devon si fecero massacrare, pur di non accettare il “Book of Common prayer”. Mette i brividi il solo pensare come li possa giudicare il pensiero dominante della chiesa di oggi, dove viene celebrata la messa su un messale che somiglia da vicino a quello di Cranmer. Forse “cultori di format ideologici in versione cristiana”, come quei bigotti mendicanti di tradizione ridotti a clandestini dal cattolicesimo della tenerezza, come i sans papiers de l’Église.

26 commenti:

  1. Che inutile dandismo! Gnocchi e Palmaro non portano da nessuna parte. Much ado about nothing.

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    1. Esattamente. Amen. E finiamola lì con gli gnocchi e le palme.

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  2. ma di che state parlando? siete anacronisticamente pericolosi per chi è alla ricerca, col vostro dogmatismo vuoto e fine a sè stesso. Siete una contraddizione vivente del messaggio evangelico. Ispirate solo sentimenti di profonda tristezza,

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  3. Basta vi prego con questi ripetuti post che non portano da nessuna parte.
    Solidarietà umana, ma solo umana, ai due studiosi che comunque se la son cercata l'espunsione da radio Maria .
    Non sarebbe ora di voltare pagina oppure non avete più argomenti validi da pubblicare ...

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  4. Che fiume di melma che esce dal vostro cuore ...è una tristezza vedere usata così tanta preparazione.
    Vi auguro comunque ogni bene.

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  5. Siamo stati definiti ideologizzati e farisei, ma siamo solo persone che soffrono tremendamente, che piangono nel veder demolire la dottrina cristiana e la nostra amata Chiesa. Proprio noi che soffriamo, solo e soltanto perche’ siamo innamorati di Cristo e della Sua Chiesa, siamo stati definiti con un cuore di pietra, da chi predica la tenerezza e la liberta’ di coscienza, per tutti tranne che per chi ama e difende il catechismo. Mentre tanti pseudo-cattolici, fans di Francesco, esultano nel poter gettare nel cestino il Catechismo e i dogmi, , a cui forse non hanno mai creduto, e insieme ad essi magari anche i comandamenti, per essere liberi di fornicare con la tranquillita’ di essere assolti in nome della tenerezza e della liberta’ di coscienza. Soffriamo tremendamente, noi gelidi ideologizzati perche’ mai avremmo pensato che il dolce Cristo in terra potesse in pochi mesi mettere in soffitta il magistero dei suoi predecessori (alla faccia dell’umilta’) proponendo una pastorale senza dottrina, senza dogmi, e, cosa gravissima, senza la condanna del peccato. Soffriamo e continuamente ma continuiamo a sperare che il papa prima o poi torni a parlare da papa, ne saremmo felici e torneremmo nel nostro silenzio, alle nostre preghiere e alla nostra ideologia. Ma non si illudano i pseudo-cattolici anti-catechismo, ad amare la Chiesa siamo in tanti. Anche gente molto moderata, come Socci, ha espresso tra le righe delle preoccupazioni. Ha dovuto spiegare addirittura dove finisce il potere di un papa. Sfido chiunque tra i pseudo-cattolici a dire se fino a 6 mesi fa si poteva solo immaginare che un giornalista cattolico doveva implicitamente spiegare a un papa come fare a non abusare del suo potere. Che Dio assista la Sua e nostra Chiesa

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    1. COndivido in toto....la questione è proprio quella che dice lei: "tanti pseudo-cattolici, fans di Francesco, esultano nel poter gettare nel cestino il Catechismo e i dogmi, a cui forse non hanno mai creduto" mi guardo in giro e confermo che chi vuol demolire tutto mai ha creduto alla dottrina cattolica....

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    2. Mentre tu Hierrot1973 sei il cavaliere puro e bianco che distribuisce patenti di vera cattolicità e di tradizionalismo a destra e a manca...
      Sei pateticamente schizzato...
      preghierò per te , poveretto ....

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    3. Farise ideologizzati che soffrono.

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    4. No Anonimo delle 20.09, sono assolutamente un peccatore come e più di tanti altri non voglio ergermi a cavaliere puro e bianco Dio me ne guardi. Ho sempre più la convinzione però che quando mancano argomenti seri come a lei ci si rifugia nell'offesa personale gratuita senza poter conoscere chi le sta di fronte. Ritengo di non essere schizzato come dice lei ma calmissimo e confermo: chi vuol cestinare dogmi e insegnamenti da sempre validi per la Chiesa Cattolica non ci ha mai creduto. Mi sa che siete voi quelli che hanno la smania di abbattere tutto per fare come gli pare....e questo vi rende un pochino ansiosi....pregherò anche io per voi mi creda!

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    5. Se amate Cristo e amate la Chiesa allora dovreste amare e rispettare anche il Papa che e' stato scelto dallo Spirito Santo per guidarla. Papa Francesco non ha rinnegato niente della dottrina avoi tanto cara, ma ha semplicemente detto che al di sopra di tutto questo c'e' l'amore di Dio e del prossimo. Voi invece vi fissate su alcuni dettagli di dottrina e di morale facendone una vera e propria ideologia, e cosi' facendo perdete di vista il messaggio centrale del Vangelo. Il papa non ha detto che la messa in latino sia da censurare, e certamente non lo crede, ma il senso di quello che ha detto e' che se fate della liturgia in latino un'ideologia suprema vi state allontanando dal messaggio di Cristo. Come e' possibile che nonostante la vostra cultura e intelligenza voi chiudiate gli occhi difronte a questa cosi' evidente verita'? Guardate nel profondo della vostra coscienza e vedrete che il vostro sapere vi ha fatto diventare cosi' superbi che date ascolto a voi stessi credendo che sia Dio a parlarvi.

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    6. Ma chi è l'alticcio strafottente anonimo delle 20:09...e di tante altre ore, a quel che sembra?
      È uno di quelli che ballano la rumba attorno al tavolo con la menorah ed i fiorellini?
      Che pena queste parole finto buoniste che non sono che insulti mascherati.

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  6. Io sono di quanto più lontano possa esserci dal tradizionalismo di qualsiasi sponda, sono 'rientrato' da poco tempo in CC e devo confessare che ho trovato un mondo in dissoluzione, in ogni senso, esiste solo ideolatrìa estremizzata al massimo, niente fede, maxime in chi dovrebbe dall'alto dell'insegnamento dottrinale, e non parlo solo di PF, trasmetterla, ma non si può donare ciò che non si possiede, da lontano e disincantato,la vedo molto brutta per tutti, gnocchi e palme avranno i loro limiti, ma almeno ci mettono la faccia, tanti altri aspettano con la lingua penzoloni di poter fare le proprie laudi sullo 'straordinario'rinascimento della CC....io francamente vedo una zattera alla deriva, si salvi chi può.

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  7. Perdonatemi ma vi sento ad anni luce da quel Cristo "il quale, pur essendo di natura divina,
    non considerò un tesoro geloso
    la sua uguaglianza con Dio;
    ma spogliò se stesso,
    assumendo la condizione di servo
    e divenendo simile agli uomini;
    apparso in forma umana,
    umiliò se stesso
    facendosi obbediente fino alla morte
    e alla morte di croce."
    Oh, ci sono ad anni luce anch'io...ma almeno non do'la colpa al Papa...

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  8. quello che scrivi è ciò che vuoi capire e intendere tu non la realtà di ciò che dice il Santo Padre. Nessuno ha buttato via il Catechismo ne i dogmi o quant'altro. Quale autorità hanno questi 2 giornalisti o altri per insegnare al Santo Padre ? E sereno che Dio ha assistito e assiste la sua Chiesa da sempre, visto i grandi Papi che ci ha donato nel corso dei secoli. Adesso Papa Francesco è quanto necessita perchè la Buona Notizia sia annunciata al mondo. Grazie a Dio per questo Papa

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  9. Io non ho problemi col papa attuale o col papato, casomai ho problemi cogli errori che ha fatto e temo farà bergoglio.

    Criticare uno che fa gli auguri al ramadan ai musulmani per i frutti spirituali del medesimo o che si inventa la verità relazione al posto della verità unica e assoluta, per far contento un ateo miscredente spregiatore della chiesa, non è mettere in dubbio il apapto di francesco è rimarcare che bergoglio ha detto alcune sonore eterodossie e persino alcune testuali eresie.

    Questo non significa che non è papa, nè significa che il papato ne esca mutilato o offuscato, significa solo che invece di soffrire
    di bergogliolatria e lecchinismo opportunista il cattolico vero per quanto gli costi offre correzione fraterna come può anche a chi
    pur essendo papa può inciampare come tutti noi.

    La vera mancanza di carità e il vero fariseismo è quello dei papolatri, pronti a negare i dogmi veri per affermare il falso
    dogma del papolatrismo alla bisogna (solo se il papa dice quello che a loro fa comodo e va di moda)

    Essere cattolici significa seguire Cristo quale Unico Re spirituale e sociale e se capitasse (non sia mai...) che un bergoglio
    o chicchessia cadesse in errore magari anche in buona fede, non è per fariseismo o ideologia che il cattolico è costretto a seguire il dogma bensì perche è la via sola e certa di sequela di Cristo; seguire le vie della moda che ingannano e seminano il dubbio e il relativismo non è via maestra neppure se ti fanno papa.

    Se il papa che sia francesco o giovanni o nicola dovesse sbagliare nel promuovere magistero solenne non è il papato a sbagliare, ma è francesco che torna semplicemente mario bergoglio e la chiesa veramente cattolica va in sede vacante.

    Il resto gente mia è solo ciarle al vento

    Polimar

    PS: Gnocchi e Palmaro sono due esempi di veri cattolici in questo pantano di cortigiani e di lacchè ipocriti e servili
    in cui metto fanzaga e la sua linea editoriale dei miei tacchi.

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    1. Ecco un altro che mettendosi sopra una cassetta presa dal mercato della frutta ed aiutato dagli ormoni super - maschili prodotti dalla ditta " Anonimato " si erge a puro e duro : " in questo pantano di cortigiani e di lacchè ipocriti e servili "

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    2. Ma la fa finita con questa cassetta!!! Se le danno tanto noia i dogmi cattolici perché non si converte al calvinismo o al protestantesimo mi scusi? I dogmi sono ripresi da Vangelo non è che se li è inventati qualche Papa giusto per far dispetto a gente come lei!

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    3. ma dove l'hai visto sto film?

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    4. Polimar perche' devi offendere la grande maggioranza dei cattolici? Anche io potrei dire che certamente tu sei contro Papa Francesco (e probabilmente eri anche contro Papa Benedetto XVI e papa Giovanni Paolo II) solo perche' dalla tua ideologia trarresti un tornaconto, quindi saresti tu un ipocrita. Ma in verita' so (per avere qualche amico con posizione vicina alla tua) che probabilmente tu non sei ipocrita, e' solo che la tua superbia ti fa credere sinceramente di seguire Cristo Re mentre in fondo stai seguendo il tuo io che hai fatto diventare padrone di te stesso. Apri gli occhi al vero Cristo che ti ama, rileggi il Vangelo e capirai cosa veramente vuole da te.

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  10. Che inutili lenzuolate! Il mondo tradizionalista è proprio allo sbando! E pensare che con SP le cose si erano messe bene! Ma ve li ricordate gli eroici albori di MiL?! E adesso ci tocca vivere a colpi di Siccardi, Camilleri, Gnocchi & Palmaro e De Mattei. Bah, che fine ingloriosa, povero tradizionalismo!

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    1. Se quello tradizionalista è allo sbando figuriamoci quello dei cattolici "adulti"!!

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  11. Gnocco e Palmiro, invece, sono sue simpatici burloni.

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  12. la scusa dello Spirito Santo è davvero ingombrante. Le Crociate e l'inquisizione?

    chi può spiegare questa divertente storiella di questo Papa innovatore?

    D. - Suor Maria Concetta, cosa l’ha colpita dell’incontro con il Papa?

    R. - Lui era tranquillo, disteso come se non avesse alcun pensiero o nulla da fare. Ci ha parlato - in un modo che ci ha colpito tanto - di Maria, in questa Solennità dell’Assunta. La donna consacrata è un po’ come Maria. Ha raccontato una cosa simpatica, bella che ha fatto sorridere tutti, lui compreso: Maria sta all’interno della porta del Paradiso; San Pietro non sempre apre la porta quando arrivano i peccatori e allora Maria soffre un po’, però rimane lì. E la notte, quando si chiudono le porte del Paradiso, quando nessuno vede e nessuno sente, Maria apre la porta del Paradiso e fa entrare tutti


    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/08/15/il_papa_alle_clarisse:_se_pietro_chiude_le_porte_del_paradiso,_maria/it1-719819
    del sito Radio Vaticana

    spero che qualcuno la provi a spiegare perché sarebbe sicuramente esilarante.....

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