sabato 24 agosto 2013

Il colpo da maestro dell'Immacolata

di don Alfredo M. Morselli

Ave Maria!

S.E. Rev. Mons. Marcel Lefebvre, nel corso di una conferenza svolta a Roma il 6 giugno 1977, usò l’espressione “il colpo da maestro di satana”, indicando con esso “la diffusione dei principi rivoluzionari, introdotti nella Chiesa dall'autorità della Chiesa stessa”: a motivo di ciò, continuava il Presule, “attraverso l’obbedienza la Chiesa si sta distruggendo con le sue stesse mani e si convertirà al mondo eretico”[1].

Concordo solo in piccola parte con quanto diceva Mons. Lefèbvre: da un lato è verissimo che sono stati imposti molti abusi “in nome dell’obbedienza”; molti ottimi sacerdoti e molti ottimi fedeli, proprio perché – in quanto tali – costituzionalmente obbedienti, hanno obbedito forse per eccesso. E sono noti i tanti casi in cui degnissimi sacerdoti non celebrano nella forma straordinaria per obbedienza al Vescovo, talvolta imposta con minacce. Inoltre la pusillanimità è, talvolta, contrabbandata per obbedienza.

Tuttavia, in base alle promesse del Salvatore, quanto affermava il Presule non è condivisibile in toto.

Se è vero – ed è vero – che portae inferi non praevalebunt, la Chiesa non sarà mai distrutta dalle mani di nessuno, né da quelle dei nemici, né tanto meno dalle sue; e più che giustamente diceva il Card. Consalvi, segretario di stato ai tempi di Pio VII: «se non ci sono riusciti i preti a distruggere la Chiesa non ci riuscirà nessuno».


Scrivo pubblicamente queste riflessioni perché il caso del golpe contro i carissimi Francescani dell’Immacolata, e la loro conseguente risposta, espressa in un contesto in cui tanti, in modi diversi, consigliavano di “resistere”, potrebbe essere la prova della verità di quanto affermo.

Rileggiamo la mirabile risposta dei Francescani:

P. Stefano M. Manelli, con tutto l'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata unito a lui, obbedisce al S. Padre e confida che da questa obbedienza ne vengano grazie più grandi.

Se il colpo da maestro di satana è stato quello di riuscire a far disobbedire alla Chiesa in nome dell’obbedienza, il colpo da maestro dell’Immacolata è, più semplicemente, quello di far obbedire in nome dell’obbedienza, in virtù della fede.

Il motivo soprannaturale dell’obbedienza è limpidamente espresso nel comunicato: i frati confidano che da questa obbedienza ne vengano grazie più grandi. Guarda caso, l’obbedienza religiosa come si intendeva prima del Concilio.

Se mi concedete una battuta, potrei aver offerto un argomento al Rev.do Padre Commissario: “Ecco, vi ho scoperti, voi obbedite come prima del Concilio!

Il caso dei Francescani dell’Immacolata dimostra inequivocabilmente che il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica non sono intrinsecamente cattivi: tanti fedeli della FSSPX hanno riconosciuto e riconoscono la bontà della loro esperienza e la santità del Fondatore, il quale, in pluribus, celebra – come ufficialmente comunicato ­–, secondo il Novus Ordo.
La pastorale dei francescani dell’Immacolata, nelle parrocchie e nei santuari loro affidati, si svolge principalmente con il Novus Ordo.
E non si può dire che la Messa celebrata da P. Stefano (e così come la dice Benedetto XVI e come la dicano tanti santi sacerdoti, alcuni morti martiri) sia avvelenata, come diceva Mons. Lefebvre.

E allora, se è vero questo, vengono a cadere gli argomenti che hanno impedito l’accordo tra la Santa Sede e la FSSPX: accettare il Concilio non vuol dire che i suoi testi e i suoi silenzi non sono criticabili, e non vuol dire neppure benedire la riforma liturgica. Significa però che la tragedia storica neo-modernistica post-conciliare è accidentale rispetto al Concilio, e non ne deriva direttamente, per se, simpliciter.

Secondo la buona logica, per dichiarare falsa una proposizione universale, basta che sia vera una particolare contraddittoria: Il concilio è cattivo in sé ­- è possibile una santa esperienza nella prospettiva dell’ermeneutica della continuità: queste due proposizioni non possono essere entrambe vere

 I Francescani dell’Immacolata sono la proposizione vera; ed è per questo che, aperta la porta del pollaio all’ingresso della volpe – purtroppo dall’interno –, quest’ultima non ci ha pensato due volte ad entrare e a cercare di fare razzia.

Ma io scommetto sul colpo da maestro dell’Immacolata: far obbedire in nome dell’obbedienza, per trarne un maggior bene. All in[2] sull’Immacolata. E quando andremo a vedere, nella tagliola ci resterà la volpe.
Dum adpropiant super me nocentes ut edant carnes meas, qui tribulant me et inimici mei, ipsi infirmati sunt et ceciderunt (Ps 26,2) 
Veniat illi laqueus quem ignorat, et captio quam abscondit conprehendat eum, et in laqueo cadat in ipso (Ps 34,8) 
Laqueum paraverunt pedibus meis et incurvaverunt animam meam, foderunt ante faciem meam foveam et inciderunt in eam (Ps 56,7) 
Anima nostra sicut passer erepta est de laqueo venantium; laqueus contritus est et nos liberati sumus (Ps 123,7)



[1] Mons. Marcel Lefèbvre, Il colpo da maestro di Satana, Milano: Il Falco, 1978, p. 46.
[2] Per i pii lettori che non hanno nessun vizio: all in è un’espressione tipica dl gioco del poker e indica quando un giocatore mette sul piatto tutto quanto gli rimane.