giovedì 4 ottobre 2012

Un Prelato scrive a MiL : “ Tradizione e contemporaneità : due facce della stessa medaglia”

Abbiamo ricevuto  da un Ecclesiastico che, a giudicare dalla "firma", ci dà l'impressione che risieda in un rione romano attiguo alle Mura Leonine e assai volentieri pubblichiamo . 

" Spesso il senso comune può trarre in inganno coloro che hanno poca dimestichezza con l’italica favella, purtroppo anche coloro che della cultura fanno vessillo, spesso ebri dalle ideologie politicamente corrette o alla moda non riconoscono che ogni termine ha il suo esatto ed ermeneutico significato. 
A volte mi trovo con dei miei confratelli o con alcuni fedeli, in profonda divergenza proprio su questi punti, sia che essi siano “tradizionalisti” o “progressisti”. 
Per i cosiddetti “progressisti” il termine ‘tradizione’ è sinonimo di fuori moda, stantio, vecchio, noioso, sorpassato mentre contemporaneità è equiparato a bello, interessante, al passo, alla moda; viceversa per i “tradizionalisti”, ma in questo cosa c’è di Cattolico?  Nulla!! 
Le parole mal interpretate cambiano i costumi sia nella dottrina che nella morale e qui sta il punto, che il tutto come di consueto si riversa sulla prassi, il pensiero o l’idea si incarna in essa sia in senso positivo che ovviamente e, sottolineo, purtroppo negativo e la prassi ordinaria per un Cattolico ordinario qual’è? 
Nella morale i buoni costumi ma nella dottrina è la celebrazione del Santo Sacrificio dell’altare e l’amministrazione o la richiesta dei Sacramenti in generale, poiché nell’azione sacramentaria si incontra la presenza viva del Cristo.
Ora cosa significa tradizione?
La parola deriva da “tràdere” che in latino significa consegnare, trasmettere, ma a chi si trasmette se non all’uomo contemporaneo e dove trova essa vita se non nel tempo presente, di essa alveo naturale, è qui ed ora che si arricchisce, vive e cresce e quale responsabilità l’uomo d’oggi ha nei confronti dei posteri se esso stesso non riuscendo a recuperare il senno custodendo gelosamente ciò che gli avi a lui con cura hanno affidato e fatto crescere lungo i secoli decidesse di recidere le radici dall’albero, facendo seccare la pianta stessa, equivalente responsabilità per coloro che desiderassero una “tradizione” congelata.
Ora, come si può riuscire a far cambiare idea a questi fratelli a cui purtroppo è stato alterato anzi avvelenato il senso comune dalle ideologie barbaramente imperanti del relativismo che è riuscito a distruggere ciò che le eresie o le rivoluzioni non riuscirono a distruggere?
Molti dei più intransigenti si spingerebbero fin sotto le mura leonine con forconi e picche e reclamerebbero a voce alta e urla un ritorno a ciò che era, perorando la necessità che si esplichi una specie di congresso di Vienna con l’arcigno desiderio di tornare indietro e basta senza tener cura di tutto quello che nel frammezzo c’è stato e purtroppo c’è stato, di contro per i più progressiti la risposta sarebbe la stessa ma nel puro e più becero senso dell’”evoluzionismo” nel volere un Concilio Vaticano III che cancelli definitivamente la “Chiesa Costantiniana”.
Ora, la ragionevolezza ci dovrebbe indurre a dire che queste posizioni o chiavi di lettura sono sciocche e la storia insegna che è così.
Cosa fare?
Bisogna essere più papisti del Papa? 
Assolutamente no poichè questa non è “tradizione” ma nemmeno “contemporaneità” questa è ideologia rivoluzionaria estremista generata dall’odio e dall’ignoranza sassantottarda comunista, venefica a tal guisa da aver influenzato anche i più pii tra i sacerdoti e fedeli senza che nemmeno loro se ne rendessero conto.
Tradizione e contemporaneità sono due facce della stessa medaglia, una non può esistere senza l’altra.
Ma allora cosa fare? 
Come celebrare i Santi Sacramenti in maniera esatta?
Come instillare nei cari nostri fratelli il sano equilibrio e Santo e reverenziale senso del Sacro senza spaventarli? 
Come aiutarli ad amare la liturgia Romana ora chiamata “straordinaria” ?
Innanzitutto con la sobrietà che ha sempre contraddistinto il cristiano, con l’amore che sempre lo ha animato e la Carità che sempre lo ha abbellito e aggraziato. 
Molti uomini o donne del nostro tempo purtroppo lo hanno dimenticato, e fanno delle loro posizioni una bandiera, e purtroppo cari amici questo è il gioco del maligno che divide e abbruttisce anche le cose più belle. 
Ora, ripeto cosa fare? 
Per prima cosa confidare nell’Eterno Padre, nel Suo diletto Figlio Gesù Cristo nostro Signore e nello Spirito Santo! 
Chi più di Lui ha interesse della Santa Chiesa Cattolica o forse ci riteniamo superbamente più onnipotenti dell’Onnipotente? 
Confidare nell’Augusta Regina Maria Santissima quale mediatrice di ogni Grazia, nell’intercessione dei Santi che come gemme rifulgono a nostro onore in Cielo e negli Angeli. 
Confidare nel Sovrano Pontefice e nell’amore che lo anima per il bene delle anime, è lui il Vicario di Cristo in terra e a lui spetta la vigilanza e a noi l’obbedienza, chi obbedisce non sbaglia mai. 
E qui concludo con la lettera dell’Apostolo delle genti San Paolo alla comunità dei Filippesi che dice nel capitolo 2, 5-11: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”. 
Cari fratelli nel sacerdozio, cari fedeli, facciamoci imitatori del Cristo, facciamoci Santi, obbediamo alla Chiesa di Dio, facciamoci veri uomini di questo tempo senza nostalgia per un passato che non tornerà più o per un futuro che non riserba in sé nulla che ricordi la lunga e bella tradizione Cattolica Apostolica Romana. Celebriamo o partecipiamo ai Santi riti in maniera devota e attenta, lì è presente il nostro Salvatore, lì lastrichiamo la strada per il Paradiso, celebriamo i Divini misteri con attenzione nei confronti delle rubriche, perché è questo che vuole la Chiesa ed è questo che vuole il Cielo, facciamo attenzione a non autocelebrarci, si bestemmierebbe Dio e ci si farebbe simili a satana. 
Noi dobbiamo rimanere  auto-incatenati al Porto della Fede  facendoci, col nostro esempio e la nostra preghiera, spine al fianco di quegli uomini di chiesa che, sciaguratamente, hanno abbracciato in chiave eretica e ostinata dottrine false e perniciose.
Preghiamo e usiamo misericordia verso questi "poveri in spirito" affinchè si ravvedano prima che sia troppo tardi !
Che Dio vi benedica!
Sempre vostro 
Mons. Alvaro Rissa Bufalini ".