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lunedì 5 marzo 2012

"VitaPastorale": lettera di un parroco che disdice l'abbonamento alla rivista

Pubblichiamo la mail di un sacerdote, nostro lettore, che ha inviato a VitaPastorale per esporre le sue critiche con parole chiare e per chiedere quindi di non ricevere più la rivista.
Noi non possiamo che sottoscrivere e condividere appieno il punto di vista e le considerazioni del sacerdote!
Se molti altri sacerdoti e fedeli abbonati seguissero l'esempio, forse la Redazione (su cui scrive don Sirboni!) inizierebbe a farsi delle domande, e a rendersi conto forse di aver preso una bella sbandata che dura ormai da troppo tempo.


Gentilissimi redattori del blog "messainlatino",

vorrei segnalarvi la mail che ho mandato poco fa alla redazione di vita pastorale in cui chiedo di disdire l'abbonamento (che non ho mai effettuato tra l'altro...)
spero possa esservi utile come incoraggiamento e, se ne ritenete utile la pubblicazione, anche di esempio per altri. [certamente! speriamo che moltri altri sacerdoti seguano il suo esempio! N.d.r.]
Credo che se ci si sforza tutti insieme possiamo diminuire la tiratura di questo mostro cartaceo.

w la Tradizione!
un parroco.

Ecco il testo della lettera:

"Gentile redazione di "vita pastorale"

la nostra parrocchia, anzi le nostre parrocchie dato che sono parroco di tre, riceve ogni mese "vita pastorale". Con la presente mail vorrei disdire questo abbonamento da noi mai sottoscritto (forse lo mandate a tutti i parroci?) perchè, per dirla senza giri di parole, lo riteniamo un vero e proprio spreco di carta. E non solo perchè ne arrivano tre copie per un solo sacerdote, ma proprio per i contenuti. E' da mesi che vorrei scrivervi ma finora non sono riuscito, anche perchè ritenevo utile leggere ciò che gli altri pensano,anche se questo non corrisponde (per niente) al mio pensiero. Poi avendo tra le mani l'ultimo numero (n° 3 marzo 2012) mi sono convinto che la misura sia colma, e che per me non ci sia più niente di istruttivo nel leggervi, dato che certi articoli e lettere mi causano ogni volta rabbia e delusione. Mi piacerebbe spiegarvi che la Chiesa non è ferma agli anni '70, che i veri nostalgismi non sono più quelli tridentini ma i vostri della nuova chiesa del postconcilio (che non ha assolutamente nulla a che vedere con la vera Chiesa del Concilio nè tantomeno con la tradizione bimillenaria) e che, a Dio piacendo, arriverà il tempo di vedere chi ha ragione e chi torto. La rabbia che provo a leggere certe cose pubblicate (ne citerò poi alcune) viene poi mitigata dal sorriso, sapendo che almeno il 70% dei seminaristi di qualunque diocesi e di qualunque istituto comincia a ridere delle vostre teorie liturgiche. Che è più grande la vostra rabbia e il vostro livore verso la Tradizione che la nostra nel leggervi. Che è chiaro che si tratti del vostro "canto del cigno" che, spero, un giorno sarà solo un (brutto) ricordo.
Vorrei citare alcune bestialità contenute nel nuovo numero:
1_ la lettera di mons. Papamanolis: trovo stridente che da un lato ci sia da parte sua un grande interessamento verso il baratro economico della Grecia e il tempo di scrivere certe idiozie (parlavamo di livore? come volevasi dimostrare). Che senso ha il suo intervento? perchè ha ricevuto un tale avvallo solo perchè è un vescovo? come si permette di criticare le liturgie romane? Come si permette di giudicare 1500 anni di storia liturgica?
2_ l'elogio a "don" Gallo: parliamoci chiaro, quello è un vecchio eretico. La sua età ci può solo rassicurare che tra poco sarà tutto finito.
Solo due esempi, se avessi tempo ne troverei decine. Preciso: liberissimi di scrivere ciò che volete, i soldi e la carta sono vostri. Liberissimo io di non leggervi, chiaramente. Però ritengo che le tre copie che ricevo mensilmente non debbano più far parte della vostra tiratura.
Ho sconsigliato e sconsiglierò i periodici S. Paolo dalla mia parrocchia, molti parroci ormai sono convinti di ciò. Se don Alberione potesse parlare!

cordialmente,

lettera firmata"

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