martedì 22 novembre 2011

Echi tridentini di Goethe - III parte - Santa Cecilia

"Roma, 22 novembre 1786, festa di S. Cecilia.



[...] Così avevamo veduto tutto di San Pietro. Scendemmo a terra, consumammo un pasto lietamente frugale in una vicina trattoria e ci rimettemmo in cammino verso S. Cecilia [in Trastevere, n.d.r.].
Troppe parole ci vorrebbero per descrivere l'addobbo della chiesa, che era gremita di folla. Della costruzione non si scorgeva più neppure una pietra. Le colonne erano ricoperte di velluto rosso intrecciato di frasche dorate, i capitelli rivestiti di velluti ricamati che ne seguivano più o meno le forme, e similmente tutte le cornici e i pilastri erano drappeggiati e velati. Su tutti gli spazi vuoti dei muri si stendevano panneggi dipinti a colori vivaci, tanto che l'intera chiesa sembrava decorata a mosaico; e più di duecento ceri ardevano intorno e ai lati dell'altar maggiore, dando l'illusione di un'unica grande parete sfolgorante di luci e illuminando l'intera navata. Ugualmente adorni e splendenti gli altari e le navate laterali. di contro all'altar maggiore, sotto l'organo, due palchi pure ricoperti di velluto: su di uno erano posti i cantori, sull'altro gli strumenti e la musica non smetteva mai. La chiesa era piena zeppa."

J. W. Goethe, Viaggio in Italia, foto da Vatican.va

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