domenica 15 maggio 2011

La comprensione del Vaticano II e la Tradizione. Alcuni punti fermi.

Ringraziamo l'autore per la gentile disponibilità ad inviarci le sue osservazioni, che volentieri pubblichiamo pur non condividendone punto le posizioni: in ogni caso, contribuiscono ad un dibattito sul valore del Concilio che è quanto mai necessaria, dopo decenni di intangilibilità dello stesso elevato, dixit Ratzinger, ad una sorta di "superdogma".


La discussione sul Concilio Vaticano Secondo si fa sempre più forte e – direi – necessaria. Sia Magister nel suo blog, come anche un interessante recensione di Enrico del blog messainlatino, ma poi la pubblicazione ieri della Universae Ecclesiae, dal titolo significativamente eloquente, solo alcune delle spie di un dibattito che sempre più investe l’opinione pubblica della Chiesa e allora… provo a dire la mia… ponendo dei punti fermi.

Anzitutto:
1. la Tradizione è un concetto teologico molto ampio e complesso; una realtà dinamica che investe la Chiesa dal suo nascere, dalla Croce di Gesù Cristo quando Egli “consegnò” lo Spirito (Gv 19,30: il verbo è proprio quello “tecnico” della paradosis, tradizione)… Cristo crocifisso consegna lo Spirito e la Chiesa custodisce questo suo Spirito e lo dona continuamente fino alla fine dei tempi…

2. se volessimo “definire” la Tradizione essa è il processo per cui la Chiesa, Corpo di Cristo e insieme sua Sposa, trasmette il depositum Fidei, e donandolo, di generazione in generazione, da cultura a cultura, lo comprende con sempre maggiore chiarezza e intelligenza…

3. in tal senso non ha alcun significato contrapporre un Concilio con quello che lo precede o ciò che lo segue: un Concilio è parte significativa di questo processo dinamico per cui la Chiesa sempre più chiaramente esprime e dice la sua fede… solo in un’indagine storica si può cercare di ricostruire i filoni che hanno generato questo o quel processo, un prima, un dopo, le cause, gli effetti, ma a livello teologico l’ermeneutica necessaria è quella indicata dal celeberrimo discorso del Papa sulla discontinuità/riforma-

4. un ultimo punto fermo lo prendo proprio da quel discorso: Benedetto XVI non oppone alla discontinuità una semplice continuità, ma il termine – ricco di suggestioni storiche e teologiche – di riforma e – penso – non a caso!

Sono però molto d’accordo con Enrico sul valore che possono avere queste “critiche”: scardinare quello che sembra un dogma, una visione che non si può superare o contraddire… e nella ricerca della verità questo è, spesso, un bene, una cosa importante… ogni dogmatismo è sempre un male anche se la cosa affermata è in sé buona…

La lettura che ha fatto del Concilio la scuola di Bologna è ancora l’unica davvero organica, completa e, sicuramente, imprescindibile. E mette in evidenza alcuni dati storici inoppugnabili ed essenziali. Possiamo dire: non sono gli unici! Possiamo dire: non bastano a cosrtuire una “teologia” del Concilio Vaticano secondo! Ma quei dati sono veri e necessari. Attendiamo altre letture che possano mettere in luce altri aspetti e, quindi, offrire anche altre visioni e considerazioni teologiche. In questo sia Marchetto, che De Mattei non mi pare che siano ciò che possiamo attenderci [quod gratis asseritur gratis negatur!].

Forse quello che manca è una vera e propria lettura teologica del Concilio Vaticano Secondo; una lettura, cioé, che considerando anche i dati storici, metta in evidenza il ruolo di questo “evento” (possiamo usare questo termine senza essere tacciati di essere “modernisti”?) della Chiesa del XX secolo nel cammino della tradizione ecclesiale. E in tal senso il dibattito che si sta instaurando mi pare che offra qualche elemento in tle direzione che andrebbe considerato.

Solo intraprendendo questa esegesi globale dei testi del Concilio si può davvero comprenderne la portata teologica e l’importanza per la Chiesa di oggi e forse contribuire a sanare le contrapposizioni all’interno della Chiesa.

Posti questi punti fermi, pur vedendo con interesse la critica alla visione storiografica della scuola di Bologna (che, giova ricordare, è una lettura storiografica, appunto e non teologica… il problema non è la scuola di Bologna, ma chi da lì parte per una lettura teologica dell’insegnamento conciliare), tuttavia tale critica non mi pare di grande “qualità”. Sia Marchetto che De Mattei sono troppo “contro” per poter davvero offrire una vera alternativa possibile. Mi piace di più considerare alcuni teologi un po’ nascosti come Leo Schyeffczyk, ad esempio…

Dice giustamente Enrico che la replica di Introvigne pecca di un eccessivo peso posto sul “Magistero”. E sono d’accordo. La Tradizione non è il Magistero, ma è l’insieme delle componenti che la “fanno” la Rivelazione e la DV ne indica tre: la Bibbia, la Tradizione e il Magistero, appunto. Ed è vero che uno delle pecche contro cui il provvidenziale pontificato di Benedetto XVI si muove è quello di una assolutizzazione del magistero. Se non si comprende questo l’insegnamento del Papa non si comprende a fondo. Mentre questo è un punto importante! il Magistero è a servizio della Parola e della Tradizione e non le sostituisce. O, per dirla in termini “benedittiani” (aaarrrrrggghhhh che brutto neologismo!), la Verità è la realtà ultima da ricercare. Perciò Egli può contrastare anche la maggioranza dei Vescovi, può non essere succube dello “scisma” tradizionalista e può con autorità e autorevolezza affermare qualcosa: perché si pone a servizio della Verità. Solo a questa condizione il Magistero è autentico e offre un servizio alla Chiesa. Sotto questa luce, forse, andrebbe anche riletta tutto l’atteggiamento di Benedetto XVI verso la pedofilia del clero: proprio nell’ottica di un “ridimensionare” il ruolo, a volte eccessivo e segnato dalla volontà di dominio, del Magistero nei suoi diversi livelli.

Ma interessante è anche la critica a Rhonheimer, che Enrico accusa di dissolvere, di fatto, la visione di Chiesa in un indistinto già detto. E forse è vero perché mette in evidenza che se non è accettabile una semplicistica traduzione teologica del dato storico messo in evidenza dalla Scuola Bolognese (il Concilio Vaticano Secondo è stato un evento), come se la fede della Chiesa possa distinguersi in un prima e dopo del Concilio; d’altro lato non si può far finta che questo Concilio, siccome fu “pastorale” è stato ininfluente nella tradizione ecclesiale e nella comprensione della fede. La strada per la comprensione del Concilio Vaticano Secondo, come ha autorevolmente insegnato Benedetto è quella che passa per l’ermeneutica della riforma. Un concetto chiave, mi pare. Non assimilabile né alle ermeneutiche della rottura (progressista o tradizionalista), né a quella della semplice continuità. Diciamo con uno slogan: qualcosa è successo. Nulla di sostanziale è mutato nella fede della Chiesa così come nulla mutò con Trento o col Lateranense IV, ma qualcosa è successo. Una sconfessione? Una rivoluzione abortita? Mi pare né l’uno, né l’altro. Piuttosto un cammino di “compimento”, una voce dello Spirito da comprendere e da approfondire per poterla vivere.

In questo senso mi pare che una parola, spesso usata ai tempi del Concilio, e poi abbandonata possa esprimere l’intento espresso dal Papa: aggiornamento. Io aggiorno un programma, un applet non perché voglio sconvolgerla, non perché ne carico un’altra, ma perché voglio “migliorarla”, renderla più prestante… fa sempre la stessa cosa, ma meglio. Sia il Beato Giovanni XXIII che il servo di Dio Paolo VI hanno inteso questo termine con due accezioni unite: fedeltà al depositum Fidei e sua riproposizione nelle rinnovate situazioni storiche. In questo dinamismo di “tradizione” il Concilio è stato pensato e vissuto dai pontefici. Stranamente il termine “aggiornamento” non compare più nel linguaggio ecclesiale dopo le prime sessioni. Ai padri del Coetus internationalis sembrava troppo pericoloso; alla “maggioranza” rinnovatrice pareva troppo tiepido. Io lo rispolvererei per poter avere una chiave di lettura teologica dei documenti conciliari, che superi la tradizionale (e anche qui forse diventata un po’ dogmatica) opera di Acerbi sulle due ecclesiologie del Concilio. Brevemente per chi non conosce la tesi essa – semplificata al massimo – dice che nei testi del Concilio Vaticano Secondo si trovano due visioni di Chiesa, due “teologie” contrapposte e contrarie che non si sono amalgamate tra di loro.

L’opera è del 1975 e ha guidato di fatto tutta l’esegesi più comune dei testi conciliari fino ad oggi… potremmo vederla come una sorta di corrispettivo del metodo storico critico applicato ai testi conciliari… la mia tesi è: e se non fosse proprio così? se invece leggessimo i testi non soltanto nel loro “farsi”, ma nel loro essere consegnati alla tradizione ecclesiale? perché invece di studiare come i testi si sono prodotti o che cosa avrebbero potuto dire non si leggono all’interno della fede della Chiesa? qui l’idea di aggiornamento trova la sua importanza… sono testi che non vogliono offrire definizioni dogmatiche, ma vogliono rinnovare il linguaggio ecclesiale… e, chiaramente, con questo anche donare alla Chiesa, con l’autorità propria di un Concilio Ecumenico, alcune precisazioni teologiche, a volte anche delle vere e proprie esplicitazioni… “aggiornare” la fede per renderla capace di essere trasmessa in condizione storiche totalmente rinnovate: ecco la chiave di lettura propria dei testi conciliari, la “pastoralità” che essi intendono avere (si veda, ad esempio, un testo chiave pochissimo citato: la prima nota della Gaudium et Spes)…

Questa lettura è ancora tutta da fare… sia il continuo richiamo del Beato Giovanni Paolo II, che l’insegnamento di Benedetto XVI, mi pare che offrano non pochi motivi per dirigersi verso questa opera necessaria e preziosa per l’annuncio della fede e per la sua tradizione.

di F. G.


39 commenti:

  1. "Piuttosto un cammino di “compimento”, una voce dello Spirito da comprendere e da approfondire per poterla vivere."
    "Sia il Beato Giovanni XXIII che il servo di Dio Paolo VI hanno inteso questo termine con due accezioni unite: fedeltà al depositum Fidei e sua riproposizione nelle rinnovate situazioni storiche. In questo dinamismo di “tradizione” il Concilio è stato pensato e vissuto dai pontefici."

    Da condividere al 101%

    RispondiElimina
  2. "Questa lettura è ancora tutta da fare" .......
    appunto! Sono 50 anni e ancora si sta a discutere di cosa abbia effettivamente detto e voluto il Concilio Vat. II. .....
    Non voglio entrare nel merito....... ma preferisco il linguaggio evangelico, gli scritti e gli esempi dei santi, i canoni dei concili......
    e dopo, solo dopo, leggerò come lettura spirituale il Vatic. II sapendo che è ormai superato perchè gli anni 60 sono finiti da un pezzo......
    don bernardo discepolo di Gherardini, Amerio, de Mattei .....

    RispondiElimina
  3. Quanto alla "pastoralità" la pastoralità, l'adattamento si fa di volta in volta a seconda dei casi concreti.......
    Non si può dogmatizzare quello che è pastorale, la pastorale non può diventare il criterio di riferimento assoluto perchè i singoli casi non possono diventare la regola della fede........
    l'adattamento, l'aggiornamento sono frutto dello Spirito santo dato agli umili non costruzione  teorica fatta a tavolino..........

    Insomma il Vaticano II è come l'uranio radiattivo, più lo maneggi e più resti scottato....... lasciate perdere, inutile perdere tempo, c'è da predicare il vangelo, da farsi santi, da prepararsi a ben morire, altro che perdere tempo con "l'ermeneutica" del Vaticano II, manco fosse il vangelo, manco fosse un libro sacro...... 

    RispondiElimina
  4. <span><span>"Sia Marchetto che De Mattei sono troppo “contro” per poter davvero offrire una vera alternativa possibile." - </span></span><span>Questa frase è segno della solita mania per la "terza via", alla fine sono tutti fautori di questa "lettura ancora da fare", di questo "percorso ancora da compiere", intanto però si può sparare ad alzo zero su quelli che ci stanno provando a fare questa benedetta "lettura". Non è questione di essere troppo "contro", è questione di SAPERE cosa è realmente successo teologicamene e storicamente. A de Mattei e Gherardini va riconosciuto un merito: finalmente se ne parla! A chi li critica il compito di entrare nel merito di tutti gli aspetti, non però come hanno fatto SE Marchetto e Inos Biffi sull'Osservatore Romano che più che fare un discorso, hanno semplicemente "denigrato". Chi è Davide e chi Golia? Ai posteri l'ardua sentenza.</span>

    RispondiElimina
  5. Queste poche righe tratte dalle memorie del Cardinale RICHELIEU possono adattarsi a tanti sacerdoti che vorrebbero ma non possono: .....Io riconobbi in questa circostanza la debolezza implicita in tutti i partiti che sian composti di gente diversa,cui non lega altro interesse che un comune desiderio di insurrezione e di cambiamento; e capii come coloro che lottano contro il potere vengano in realta' vinti dalla loro stessa immaginazione, in quanto vedono dietro il nemico che combattono il boia destinato a prenderli pel collo.....

    RispondiElimina
  6. <span>non è che vediamo nemici dappertutto. In realtà "... La nostra battaglia<span> infatti</span> non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti" (Ef 6,11-12)</span>

    RispondiElimina
  7. fatti e parole15 maggio 2011 16:02

    <span>uno delle pecche contro cui il provvidenziale pontificato di Benedetto XVI si muove è quello di una assolutizzazione del magistero.</span>

    per favore, avendo solo pochi minuti, e volendo andare al SODO di questa lunga disquisizione....
    qualcuno mi può dire , di tante   COMPLICATISSIME  PAROLE che qui leggo, senza capire quasi NULLA....
    CHE COSA esattamente  significa la frase che ho evidenziato  ??
    grazie a chi mi farà  un po' di luce !
    e dico: ancora parole parole parole....il Verbo si 
    è fatto carta e chiacchiere infinite, fino alla fine dei secoli, senza che possiamo più capire come si fa a diventare santi, cioè  SIMILI A NOSTRO SIGNORE ?

    DUNQUE, il semplice fedele, da oggi è tenuto a sapere che dobbiamo tenerci in guardia dalla ASSOLUTIZZAZIONE DEL MAGISTERO :  MA CHE COSA significa ciò ?  è forse un pericolo di peccare contro il Signore ?  un peccato che non ancora ci hanno spiegato in parrocchia  ? bene, me lo spieghi un sacerdote, con parole semplici e FATTI  concreti, come guardarsi da questo pericolo di ASSOLUTIZZAZIONE, che i santi di 2000 anni non conoscevano.
       ovvero:  Chiesa nuova, peccati nuovi, mai uditi prima, nè mai nominati da Gesù Cristo: l'assolutizzazione del Magistero....
    :(

    RispondiElimina
  8. In che Forma del Rito i seminaristi vogliono essere ordinati? Tenete sott'occhio questo: http://wdtprs.com/blog/2011/05/msgr-bux-tells-it-as-he-sees-it-wdtprs-poll-for-seminarians-only/ !!!

    RispondiElimina
  9. Quando ho letto: "ogni dogmatismo è sempre un male anche se la cosa affermata è in sè buona.."

     ho lasciato il computer a mio figlio perchè potesse giocare a Supermario.... :)

    RispondiElimina
  10. Ma perché tutte queste cose, compresi i dibattiti sull'ermeneutica del CVII non si insegnano in seminario ai futuri preti? Perché nei seminari americani (lo so perché mia cugina vive a Baltimora) si insegna a celebrare nelle due forme, ordinaria e straordinaria, e in Italia no? Perché la regia delle messe trasmesse da RAI 1 la domenica mattina impone la sciatteria come regola (alla schola cantorum si vieta di cantare in divisa, i celebranti indossano solo casule brutte, le croci astili sembrano lavoretti dell'asilo, ecc.)?

    RispondiElimina
  11. Caro Praecentor le tue domande fanno capire CHI veramente rema contro il Motu Proprio in Italia.
    Indovina?

    Risposta: la Conferenza Episcopale in mano ai modernisti con tutti gli uffici e sottouffici che di liturgico avrebbero solo il nome e poi
    chi da l'impostazione agli studi in seminario e nelle facoltà teologiche.....
    In partica il Papa è separato in casa....... fin in vaticano .........

    RispondiElimina
  12. Naturalmente il Signore che non vuole il male ma lo permette per suoi e nostri fini superiori ha regalato al Card. Bagnasco Presidente del carrozzone episcopale italiano (leggi CEI) il caso del prete di genova arrestato per alcuni innominabili peccati...... questi sono i frutti del clero nuovo formato nei nuovi seminari dove i poveri seminaristi che vogliono pregare il rosario, o indossare la talare, o studiarsi il rito antico devono nascondersi come i carbonari........

    RispondiElimina
  13. Perchè i preti di prima erano migliori?

    RispondiElimina
  14. Ma...è più corretto dire "pastorale" o "pastorizio"???

    RispondiElimina
  15. Avendo partecipato ad alcune dirette RAI di celebrazioni di s. messe festive come organista e/o direttore di coro, posso dire che tutto dipende dal regista, è lui che fa il bello e cattivo tempo. Quando mi sono permesso, pur rimanendo dentro i tempi da lui stabiliti, di operare delle scelte musicali a mente dell'Istruzione conciliare "Musicam Sacram", il regista di turno (sempre un prete) mi ha sorriso in faccia compatendomi e mi disse che il "mondo era cambiato", per cui dovevo "aggiornarmi". Aggiornarmi a che cosa??? Sicuramente alle sue proposte sciatte e banali. E' questo il vero "cancro" delle liturgie N.O. Per cui ad un fedele che detesta queste liturgie celebrate in maniera difforme ai voleri e alle disposizioni del Concilio V.II, cos'altro rimane se non "rifugiarsi" nella messa di sempre?

    RispondiElimina
  16. oggi è 15 maggio15 maggio 2011 18:44

    i preti una volta avevano il senso del SACRO Timore di Dio, e sapevano che ogni peccato, anche il più piccolo, OFFENDE  il Cuore Divino di Nostro Signore e la Maestà infinita di Dio, che è infinitamente Santo !
    ma è risaputo che a voi KIKO insegna che il peccato non offende Dio, vero ?
    e allora ....pecca fortiter, come diceva Lutero, ...tanto Dio perdona tutti, anche senza pentimento, vero ? Gesù ha fatto tutto, e l'uomo non può far altro che peccare, questo insegna il pastor-teologo promosso evangelizzatore, e pare che la morale corrente di molti preti si adegui a questa nuova teologia morale, da quando nei seminari si studia Marx, Lutero e Fredu, anzichè i padri della Chiesa a S. Tommaso....

    RispondiElimina
  17. oggi è 15 maggio15 maggio 2011 18:52

    che i nostri peccati  trafiggono ancora Nostro Signore, ve lo insegnano ? no, e neanche ai bambini del catechismo, e neanche ai giovani seminaristi...
    anzi, ai seminaristi OGGI i maestri della Nuova Chiesa riformata-conciliare dicono che DEVONO FARE EESPERIENZA, come tutti i giovani....e alè, vita  !
    quando una volta si parlava di  lotta contro le tentazioni della carne ...già ma  per voio kikiani, che roba è questa ?
    oggi si deve  soperimentare, suscitare emozioni, sensazioni FORTI....un sacco forte, un sacco bbello...e vai ! il Signore ci deve esaltare, far gridare di allegria e spensieratezza, ci deve allietare.... ma... quanto a cambiare vita no, eh ? penitenza, conversione quuotidiana, no...combattere contro i vizi capitali, no, eh ?
    miortificazione della carne, dei sensi, dei desideri, dell'ORGOGLIO, no...giammai !
    e allora, signor  dallenuvole, il DIAVOLO LA FA DA PADRONE SU QUELLE ANIME , sia sui giovani che sui preti  più maturi ! se li trascina dove vuole lui, alla corruzione, distruggendo il corpo e l'anima,  scandalizzando i piccoli  a loro affidati: su questo scandalo l'ammonimento di Nostro Signore è gravissimo, se vogliono ascoltarlo !

    RispondiElimina
  18. riproposizione nelle rinnovate situazioni storiche

    che cosa è stato RIPROPOSTO finora, da 45 anni, in modo più efficace e pedagogico ?
    rinnovate situazioni storiche = ovvero ?
    ......  esistono-esistevano-esisteranno da qualche parte situazioni storiche <span>non rinnovate ?</span>

    RispondiElimina
  19. celeberrimo discorso del papa....

    mi scusi l'autore dell'art., ma vorrei sapere da lui se prima di affermare che quel discorso del Papa è "celeberrimo", ha forse svolto un SONDAGGIO presso i fedeli DELLE PARROCCHIE, di ogni età e cultura, o anche cattolici non praticanti, che seguano l'attualità, con buona CAMPIONATURA, per poter affermare con sicurezza che quel discorso è "celeberrimo"  ?

    RispondiElimina
  20. Qui ora
    ringrazio di cuore la Redazione per il post successivo a questo: perchè ogni tanto ci presenta quelle sante meditazioni sui misteri divini del Santo Sacrificio di Gesù, e di tutta la sua Vita, Presente nella Santa Messa, accendendo nel nostro cuore di nuovo sentimenti di stupore, meraviglia, GRATITUDINE inesprimibile, e il volerGli rendere grazie da qui all'eternità...per il Suo Amore senza misura che si è così manifestato agli uomini, in modo che sta al di là di tutti i pensieri e parole umane, così grande che anche gli angeli Lo adorano in eterno, prostrati con la fronte a terra...
    e voglio dire che il concilio  queste cose ce le ha fatte dimenticare !, proprio con  la scusa di cercare un linguaggio nuovo adatto all'uomo moderno , per AGGIORNARE LA CHIESA E IL SUO LINGUAGGIO: ma l'uomo di ogni tempo ha SOLo bisogno di qesto: stare davanti a Nostro Signore e contemplare il suo sublime inenarrabile AMORE per noi, che gli ha fatto versare tutto il suo Sangue, per salvarci !
    CAri preti, cari vescovi e papi, non vogliamo il linguaggio e i miti dell'uomo e del mondo, come il mitico concilio presumeva di darci, per farcene che cosa?: vogliamo solo Dio , il suo linguaggio e la divina semplicità di Nostro Signore Gesù, che dice:
    "Non c'è amore più grande di Colui che dà la vita per i propri amici".
    "Imparate da me che sono mite e umile di cuore".
    QUESTO è SEMPRE vero e semplice, PAROLA DIVINA, non c'è nulla da aggiornare !
    Vogliamo parole di    VITA ETERNA.
    La Vita Eterna non si aggiorna, la Verità non si aggiorna: STAT VERITAS, in eterno, ed è il Signore GEsù Vero Dio e Vero UOmo,  Sole di Giustizia Amore e  Verità, che splende in eterno.
    Il giorno, gli anni e i secoli sono illuminati dal Suo splendore, e sono stati fatti per mezzo di Lui.
        Il tempo è illuminato da Lui, NON LUI dal tempo !
    Che bisogno ha la sua Parola di aggiornamento ?
    quella buona scusa che la deve stravolgere, come sta succedendo DI FATTO  nelle nuove traduzioni del Vangelo, che cominciano ad alterare significati e fatti e parole delle narrazioni ?

    RispondiElimina
  21. La lettura che ha fatto del Concilio la scuola di Bologna è ancora l’<span>unica</span> davvero organica, completa e, <span>sicuramente</span>, <span>imprescindibile</span>. 

    Sta vedere che adesso pure l'esegesi vaticansecondista petroniana, "unica" e "sicuramente imprescindibile", diventa parte del Magistero e della Tradizione.
    Lascia fare a loro, e fra cinquant'anni verranno a dirci che è parte del "depositum Fidei"!

    RispondiElimina
  22. ..... verrà un giorno che il mitico mega-concilio 21.mo, nella memoria dei nostri posteri, godrà del stessa considerazione de "La corazzata potemkin" di Paolo Villaggio....

    RispondiElimina
  23. Forse quello che manca è una vera e propria lettura teologica del Concilio Vaticano Secondo

    Ma certo! E come no! Almeno metà della Foresta Amazzonica è stata tagliata per dare alle stampe, in tutte le lingue di Babele, montagne di testi di apologetica conciliare e questo viene a dirci che ancora ne manca. Di più: con soave levità (magistrale l'understatement di quel "Forse" ...) ci suggerisce che ciò che manca è la "lettura teologica".
    CINQUANTA ANNI di letteratura CONCILIARE e manca la lettura TEOLOGICA? E in questi cinquant'anni cosa avete letto? E cosa avete scritto? E cosa volete scrivere nei prossimi cinquant'anni?
    E, soprattutto, chi vi aspettate che vi legga ancora?

    RispondiElimina
  24. Cari amici ho letto i vostri post e sono rimasto edificato....... il Signore vi benedica......
    Ecco un esempio di "sensus fidei"......... le pecorelle dell'ovile del Buon Pastore Gesù conoscono SOLO la sua voce e non la voce di quei teologastri che hanno tentato di ammanirci con le fumose ed evanescenti dottrine del Vat. II........

    RispondiElimina
  25. ma se il concilio Vaticano secondo è tutta una applicazione teologica... il carisma dottorale dei teologi ha prevalso su quello Magisteriale, anzi vi si è sostituito.

    RispondiElimina
  26. Mi piace di più considerare alcuni teologi un po’ nascosti come Leo Schyeffczyk

    In effetti si è nascosto bene, come una vocale (per la precisione la "e") tra una selva di consonanti.

    RispondiElimina
  27. chiacchiere...chiacchiere...chiacchiere...."che il vs, parlare si Si si No No!" Qua ninvece si da' sfoggio a tanto inutile dizionario italiano!

    RispondiElimina
  28. chiacchiere...chiacchiere...chiacchiere...."che il vs, parlare si Si si No No!" Qua ninvece si da' sfoggio a tanto inutile dizionario italiano!

    RispondiElimina
  29. chiacchiere...chiacchiere...chiacchiere...."che il vs, parlare si Si si No No!" Qua ninvece si da' sfoggio a tanto inutile dizionario italiano!

    RispondiElimina
  30. non è una terza via quella che dico... è la ripresa di una lettura non più fatta: quella dei testi sotto l'aspetto teologico... un esempio: esistono commentari dei documenti conciliari? negli anni 70 sì... oggi tutti ne parlano ma nessuno li studia... l'errore di de mattei (e in parte di marchetto) è di restare nella stessa linea della scuola di Bologna, cioé una lettura storiografica... quello cui il Papa chiama è una lettura teologica che manca...

    RispondiElimina
  31. ottima scelta!
    ... cmq la frase vuol dire che ogni idea anche buona se diventa un assoluto non serve per cercare la verità, ma diventa "ideologia", "dogmatismo"

    RispondiElimina
  32. in risposta alle critiche...
    la mia posizione è chiaramente dalla parte della bontà sostanziale dei documenti conicliari... non si può, per onestà intellettuale, denigrare il lavoro dell'Officina Bolognese che è un momento essenziale dello studio del Concilio... certo, però, che non si può restare fermi nella ricerca teologica e storica...
    riguardo alla teologia a me pare che non ci sia una reale attenzione ai documenti del Concilio... se ne parla per slogan, per frasette che sono l'una fotocopia dell'altra, ma a parte alcune opere degli anni 70 (tra cui il fondamentale studio di Acerbi citato nel post) per il resto nessuno studio approfondito del Concilio... la pastoralità (di cui i testi conciliari hanno un'idea alta e molto bella) è diventata una sorta di faidate teologico, liturgico e "pastorale"... questo punto secondo me è essenziale per una vera "ricezione" - come si dice in teologia - del Concilio... sennò si "recepisce" una sua caricatura che forse è quella che appare... il Papa, invece, che immagino conosca bene i testi conciliari nei suoi aspetti positivi e nei suoi limiti, insiste su una lettura più approfondita e globale dei testi... io mi fido di lui!
    per la cronaca sono un prete, parroco...

    RispondiElimina
  33. si può parlare di "bontà sostanziale" dei documenti conciliari per tutte quelle parti, e ce ne sono, che o richiamano esplicitamente o non si discostano dalla Tradizione quella organicamente evolutiva e non quella "vivente" in senso storicistico.
    Poi ci sono dei "bachi". Per quanto mi riguarda ne ho individuati alcuni da una visuale che poggia sulle spalle di alcuni giganti, come Romano Amerio e mons. Gherardini, altri ne incontro strada facendo e, guarda caso, mi accorgo che è su questi che si sono fondate molte delle applicazioni della cosiddetta 'pastorale' che ci ha portati fin qui.
    Se lei riesce a rendersi conto della frattura che si è creata e che, lungi dal colmarsi, rischia di aumentare ulteriormente, allora converrà che "il discorso da fare" non è su come procedere alla piena applicazione del concilio e alle sue magnifiche sorti e progressive, ma a come 'riparare' le rovine dell'"edificio antico" sotituito con dei prefabbricati.
    Comprende?

    RispondiElimina
  34. <span>si può parlare di "bontà sostanziale" dei documenti conciliari per tutte quelle parti, e ce ne sono, che o richiamano esplicitamente o non si discostano dalla Tradizione quella organicamente evolutiva e non per quelle che fondano, invece, la tradizione "vivente" in senso storicistico.  
    Poi ci sono dei "bachi". Per quanto mi riguarda ne ho individuati alcuni da una visuale che poggia sulle spalle di alcuni giganti, come Romano Amerio e mons. Gherardini. Altri ne incontro strada facendo e, guarda caso, mi accorgo che è su questi che si sono fondate molte delle applicazioni della cosiddetta 'pastorale' che ci ha portati fin qui.  
    Se lei riesce a rendersi conto della frattura che si è creata e che, lungi dal colmarsi, rischia di aumentare ulteriormente, allora converrà che "il discorso da fare" non è su come procedere alla piena applicazione del concilio e alle sue magnifiche sorti e progressive, ma a come 'riparare' le rovine dell'"edificio antico" sotituito con dei prefabbricati.  
    Comprende?</span>

    RispondiElimina
  35. <span>si può parlare di "bontà sostanziale" dei documenti conciliari per tutte quelle parti, e ce ne sono, che o richiamano esplicitamente o non si discostano dalla Tradizione quella organicamente evolutiva e non per quelle che fondano, invece, la tradizione "vivente" in senso storicistico.    
    Poi ci sono dei "bachi". Per quanto mi riguarda ne ho individuati alcuni da una visuale che poggia sulle spalle di alcuni giganti, come Romano Amerio e mons. Gherardini. Altri ne incontro strada facendo e, guarda caso, mi accorgo che è su questi che si sono fondate molte delle applicazioni della cosiddetta 'pastorale' che ci ha portati fin qui.    
    Se lei riesce a rendersi conto della frattura che si è creata e che, lungi dal colmarsi, rischia di aumentare ulteriormente, allora converrà che "il discorso da fare" non è su come procedere alla piena applicazione del concilio e alle sue magnifiche sorti e progressive, ma a come 'riparare' le rovine dell'"edificio antico" che, anziché essere rinnovato, in molti elementi fondamentali è stato sostituito con dei prefabbricati.    
    Comprende?</span>

    RispondiElimina
  36. <span>si può parlare di "bontà sostanziale" dei documenti conciliari per tutte quelle parti, e ce ne sono, che o richiamano esplicitamente o non si discostano dalla Tradizione quella organicamente evolutiva e non per quelle che fondano, invece, la tradizione "vivente" in senso storicistico.      
    Poi ci sono dei "bachi". Per quanto mi riguarda ne ho individuati alcuni da una visuale che poggia sulle spalle di alcuni giganti, come Romano Amerio e mons. Gherardini. Altri ne incontro strada facendo e, guarda caso, mi accorgo che è su questi che si sono fondate molte delle applicazioni della cosiddetta 'pastorale' che ci ha portati fin qui.      
    Se lei riesce a rendersi conto della frattura che si è creata e che, lungi dal colmarsi, rischia di aumentare ulteriormente, allora converrà che "il discorso da fare" non è su come procedere alla piena applicazione del concilio e alle sue magnifiche sorti e progressive, ma a come 'riparare' le rovine dell'"edificio antico" che, anziché essere sviluppato, in molti elementi fondamentali è stato sostituito con dei prefabbricati.      
    Comprende?</span>

    RispondiElimina
  37. comprendo, ma non condivido
    continuo a pensare che seguire il Papa sia la via migliore: il Concilio è opera dello Spirito Santo, grazia per la Chiesa... possiamo discutere sulla sua interpretazione, sulla sua applicazione, ma non discutere il fatto che sia un atto di magistero altissimo, il più alto possibile, insieme alle definizioni irreformabili di un Pontefice... come ho lasciato intendere nel mio intervento penso che fare la vivisezione dei testi conciliari (questo è buono questo no) non sia una strada percorribile... i testi sono quelli e vanno letti nella scia della Tradizione ecclesiale... cogliendone anche, però, gli elementi di approfondimento, addirittura di correzione dove necessario... così sono i testi di ogni Concilio Ecumenico! anche Trento operò la stessa cosa e il Vaticano I ecc.
    e questo mi sembra che sia l'intendimento del Papa...

    RispondiElimina
  38. sono d'accordo... diciamo che l'abero è sano (per definizione!) ciò che è malato può essere chi lo cura, chi ne coglie i frutti e forse anche chi ne assaggia... :-D

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.